venerdì 4 aprile 2014

Vecchia Terra Nuova - di T. Herzl




di T. Herzl ed. Biblioteca Aretina
Theodor Herzl, , è universalmente noto per il libro Lo Stato degli ebrei, pubblicato nel 1896. Ma il messaggio fondamentale di quell'opera — l'idea di uno Stato dove l'ebraismo della diaspora potesse di nuovo riunirsi — animò anche un suo romanzo quasi sconosciuto del 1902,Vecchia terra nuova, ora pubblicato in italiano per la cura di Roberta Ascarelli. Inizialmente Herzl aveva pensato di affidare il proprio messaggio politico non a Lo Stato degli ebrei, ma a un'opera «straordinaria», il romanzo in questione. Si tratta effettivamente di un'opera «stupefacente», come la definisce la curatrice, anche se la qualità del romanzo rimane spesso schiacciata dalle pagine esplicitamente didascaliche e dalla trama narrativa un po' ingenua. Il libro immagina un meraviglioso avvenire visto con gli occhi di un ebreo austriaco che, abbandonata Vienna per una delusione amorosa ma anche per una più generale disperazione esistenziale, vive per vent'anni da eremita in un'isola e si trova poi a passare nel 1923 dalla Palestina. A quel punto si avvia il tema narrativo principale dell'opera: la descrizione delle meraviglie che gli ebrei hanno saputo portare in quella «vecchia e nuova» terra. Dalle coltivazioni ai mezzi di trasporto, dalla parità di diritti uomo-donna alla completa eguaglianza tra tutte le religioni e le culture, dalla pacifica convivenza con gli arabi alla ricostruzione del Tempio di Gerusalemme, scorrono sotto i nostri occhi i temi di un'utopia sionista dai tratti ingenui ma suggestivi.  l libro fu accolto piuttosto freddamente dalla cultura ebraica viennese: Karl Kraus vi ironizzò su, Arthur Schnitzler confessò all'autore di non averlo letto. Alla classe media ebraica dell'epoca appariva surreale — scriverà Stefan Zweig — che Herzl chiedesse agli ebrei di lasciare «le loro case e le loro ville della Ringstrasse, i loro affari, i loro incarichi; in una parola, che emigrassero, armi e bagagli, in Palestina per fondarvi una nazione». In effetti, gli unici personaggi negativi del romanzo sono gli appartenenti alla ricca e fatua borghesia ebraica viennese, che vediamo riferirsi al sionismo e all'idea del ritorno degli ebrei in Palestina al massimo come argomento per facili battute durante una cena («al suono della parola Palestina, echeggiò una scrosciante risata»). 
 
L'ottimismo che
 Vecchia terra nuova condivide con ogni opera utopistica ha un sottofondo drammatico e tragico. Non solo perché il protagonista è presentato subito come un giovane «colto e disperato», che vive in un milieu ebraico «che dava valore solo al divertimento e al tornaconto». Dietro l'utopia sionista di Herzl c'è l'esperienza dell'antisemitismo europeo, direttamente conosciuto quando era stato a Parigi negli anni dell'affare Dreyfus. Nel romanzo uno dei protagonisti della Nuova Società, costruita in Palestina su base mutualistica e multietnica, osserva che tutto era stato reso possibile dai grandi progressi della tecnica, certo. Ma di quei progressi si erano potuti giovare soltanto gli ebrei per una forza speciale da loro posseduta: «Da dove ci veniva? Dalla generale, angosciante pressione che era esercitata su di noi, dalla persecuzione, dal bisogno». Persecuzione e condizione di bisogno che nell'immaginario 1923 descritto da Herzl sono assenti: nell'ottimistica situazione da lui presentata nel romanzo l'antisemitismo risulta ormai scomparso, sia in Palestina sia nel resto del mondo. Una conclusione, o meglio un auspicio, che la storia successiva si sarebbe incaricata di smentire completamente. 
(recensione di Giovanni Belardelli su Informazione Corretta 17.12.2012)

giovedì 3 aprile 2014

Personaggi di Israele: Eliezer Ben Yehuda


(Luzhky, 7 gennaio 1858 – Gerusalemme, 21 dicembre 1922)
Personaggi di Israele... vi chiederete come mai iniziare da Ben Yehuda, che non ha neppure visto la nascita dello stato di Israele, essendo morto nel 1922, che non è stato un politico, non un combattente.. ma invece un giornalista, Ben Yehuda era un “semplice” giornalista.
Ben Yehuda è nato in Russia, oggi Bieloriussia, di famiglia ebraica, e la sua influenza per il futuro Stato Ebraico è stata così grande e così basilare che non esiste città in Israele senza una via, una strada, una piazza, un qualcosa ad Egli dedicata. Piu’ di Herzl per esempio, che pure è stato padre del sionismo, padre cioè di quel movimento che ha portato alla fondazione della Nazione.
Eliezer Ben Yehuda, nato Eliezer Isaac PerelmanElianov, a Luzhky (Vilna allora Russia, oggi Bierlorussia) come la maggior parte dei ragazzi ebrei di quel periodo Elizer conosceva l'ebraico biblico e talmudico Sin dall'età di tre anni, infatti, comincia lo studio dei principali testi della liturgia ebraica, la Torah e la Mishna..
Dopo la maggiorità religiosa diventa allievo del rabbino MaskilimRav Yossi Bloïker che lo introduce segretamente alle idee ebraiche del Haskala e che gli fa leggere alcuni libri giudicati eretici dagli ebrei ortodossi. Legge tra altri Tzohar Ha-Teva (La luce dell'arca), KurOni (Robinson Crusoé), la Guida dei Perplessi di Maimonide, il Tesoro della saggezza di ZviRabinovitch, AhavatTzion (L'amore di Sion) di Abramo Mapu. Si stacca quindi sempre più dalla religione fino al giorno in cui decise l'abbandono degli studi rabbinici, sancendo così la rottura con la famiglia di origine, fortemente religiosa
Fortunatamente per lui, un uomo di affari chassidico Samuel NaphtaliHerz Giona l'adotta, ed è in questa famiglia che incontra la sua futura moglie, Debora, figlia maggiore del suo nuovo padrino. 
Nella sua autobiografia, Ben Yehuda confessò che a quell'epoca, aveva rotto quasi totalmente con la sua appartenenza al popolo ebraico. La sola cosa che gli impedì di diventare completamente russo è stato il suo attaccamento alla lingua ebraica. Continua così a leggere tutti i testi ebraici che gli passano tra le mani. Diventa lettore del giornale mensile HaShachar di PerezSmolenskin.
È in un caffè del quartiere latino che fa l'incontro del suo terzo 'padre' Chashnikov, un giornalista russo corrispondente del RuskiMir. Di famiglia nobile e amico della principessa Trubetskaja, il giornalista, sulla quarantina, lo prende sotto la sua ala e grazie a questo incontro, Eliezer apprende tutti i segreti del giornalismo e del mondo politico parigino. Accompagna Chashnikov nei dibattiti dell'assemblea nazionale e al teatro. Per provvedere ai suoi bisogni e pagare i suoi studi, Chashnikov gli procura dei lavori di traduzione del francese al russo.
Inizia gli studi medici alla Sorbona, a Parigi, ma durante il suo primo inverno in città contrae la tubercolosi e la sua condizione di salute lo costringerà presto ad abbandonare i suoi studi medici, ma non prima di avere fatto conoscere il suo progetto a Parigi
Quando Eliezer confida finalmente al suo amico giornalista il segreto della sua venuta a Parigi, Chashnikov lo appoggia e l'incita a fare conoscere, tramite i giornali, la sua idea di rinascita dell'ebraico nella Terra Santa degli ebrei.
È a Parigi che prende l'abitudine di conversare esclusivamente in ebraico con gli ebrei che incontra. Nel 1880, pubblica due articoli sul giornale HaVatzelet (Il giglio) di Israele Dov per esaltare l'uso dell'ebraico come lingua di insegnamento nelle scuole di Gerusalemme
Quando Eliezer comincia a peggiorare e a sputare del sangue, il medico della scuola normale lo fa ricoverare all'ospedale Rothschild. Mentre è ricoverato incontra Abramo MoshéLuntz, anch'egli ricoverato, e apprende da lui che le differenti comunità ebraiche già stabilitesi in Israele, gli ashkenaziti, sefarditi, magrebini e georgiani hanno già l'abitudine di parlare in ebraico sefardita, unica lingua compresa di tutti.
Intanto la sua fidanzata Debora lo raggiunge con la ferma intenzione di seguirlo ovunque vada e dopo l’ospedale troviamo Ben Yehuda a d Algeri indi a Vienna. Comincia ad insegnare l'ebraico alla fidanzata, che come tutte le donne ebree dell'epoca non aveva potuto studiare questa lingua. La giovane coppia si sposa al Cairo in Egitto. La meta successiva è per Giaffa nel mese di ottobre del 1881.
Al momento di scendere in Palestina prova un forte sentimento di spavento, di timore quasi.
Arrivato a Gerusalemme IsraelDov gli offre di lavorare per il suo giornale HaVatzelet. Diventa redattore capo aggiunto con un stipendio di venti franchi al mese. Si serve di questa posizione privilegiata per promuovere la rinascita della lingua e della cultura ebraica a Gerusalemme.
A quell'epoca un buon numero di persone si lascia conquistare dal progetto nazionalista ebraico. In seguito ai primi episodi di pogrom nella Russia imperiale circa 10.000 persone, non sentendosi più al sicuro a causa della loro origine e della loro religione e non avendo più niente da perdere, lasciano il territorio dell'impero per trasferirsi in Israele. È la prima Aliya. Alcune organizzazioni come OhaveiTzion (Gli Amanti di Sion), sotto la leadership di MoséLilienblum e Leon Pinsker, e come il Bilu di IsraelBelkind simpatizzano con la causa dell'ebraico come lingua nazionale.
Ma lasciamo la parola a questo pezzo, davvero toccante, Alla lingua ebraica Memoria di Ben Yehuda, (trad. Marcello Leone)
 
“ Nel 1877, lo stesso anno in cui terminai il mio ginnasio, la Russia dichiarò guerra contro l’Impero Ottomano al fine di supportare i Bulgari nelle lotte per la loro indipendenza. I Greci ce l’avevano fatta nel 1829 (e ancora circolava per l’Europa il fantasma irrequieto di Byron, accorso in difesa dell’Ellade e poi morto di malaria); intorno alla metà del secolo gli Italiani avevano sognato e ritrovato una patria. Così, pensai che anche gli Ebrei dovevano ritrovare una patria, ma non immaginai soltanto un pezzo di terra in cui vivere insieme.
Sognai - ed è questo il sogno che ancora mi spezza la schiena - che tutti gli Ebrei potessero un giorno abitare la stessa lingua. Lasciai dunque la Russia nel 1878, deciso a recarmi in Palestina. Prima, tuttavia, volevo studiare medicina a Parigi, per poter essere d’aiuto agli altri Ebrei. In Francia trovai insieme la gioia ed il dolore. Non ricordo più dove conobbi il primo colpo di tosse, come non so quando e dove sopraggiungerà l’ultimo. Tuttavia, mi piace pensare che io abbia scoperto la prima macchia di sangue in quello stesso caffè dove incontrai anche la gioia.
Non potrò mai dimenticare il colore verde brillante delle sedie, il fruscio dei paltò lungo i tavoli, una tenue campanella che indicava nervosamente l’aprirsi ed il chiudersi della porta, il viavai dei camerieri. Era una giornata fredda e solare, una di quelle in cui i pensieri si affinano ed acquistano insieme vigore e leggerezza. Fu lì, seduto in quel caffè lungo il boulevard Montmartre, che ebbi una conversazione interamente in lingua ebraica con GetzelZelikovitz e Mordecai Adelman. Di certo non si trattò di una lunga chiacchierata: pochi erano i nostri vocaboli e la nostra lingua era ancora legata. Ma fu in quella occasione che capii, per la prima volta, che l’Ebraico poteva tornare a vivere. E fuallora che presi una decisione irrevocabile, che vaste conseguenze avrebbe avuto sulla mia vita. Qualunque cosa accadesse, per quante difficoltà si presentassero, non avrei mai parlato altra lingua che l’Ebraico (con gli altri Ebrei, naturalmente, ma non c’è bisogno di specificarlo...).
Così, quando nel 1881 arrivai a Jaffa, parlai in Ebraico con un cambiavalute, poi con il proprietario di un albergo, quindi con un carrettiere. Tuttavia, ben presto mi accorsi di quanto impoverita e frusta fosse divenuta questa lingua. Ebrei di diversa provenienza lo parlavano nelle strade e nelle piazze, è vero, ma quanto stentatamente, e ognuno con una diversa pronuncia, che spesso rendeva le parole degli uni incomprensibili agli orecchi degli altri. Ad ogni piccola difficoltà l’Ebraico veniva mescolato con altre lingue, e poi soprattutto non varcava le porte delle case. Quasi ogni ebreo, nel chiuso delle mura domestiche, parlava una lingua diversa dall’Ebraico.
Questo deprimente scenario mi fece compiere uno dei passi più dolorosi della mia vita.
Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, va’ nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò. Così Abramo si alzò di buon mattino, sellò l’asino, prese con sé due servi e si mise in viaggio verso il luogo che gli era stato indicato.
Il mio coltello mai si è levato contro mio figlio, ma quando egli nacque, nel 1882, in un certo senso lo votai a un sacrificio in nome dell’Altissimo: feci promettere a Deborah, mia moglie, che l’avremmo allevato come il primo bambino di lingua interamente ebraica della storia moderna. Non una singola parola di un’altra lingua sarebbe stata proferita in sua presenza, né da noi, né dai nostri amici e conoscenti. La lingua del popolo ebraico sarebbe cresciuta assieme a mio figlio, ma alto era il prezzo da pagare per questa impresa. Il mio
cuore di vecchio si stringe ancora quando penso agli eccessi di quell’epoca. A quattro anni, mio figlio era ancora incapace di parlare. Lo mandavo a letto quandoospiti non ebrei venivano nella mia casa, ed arrivai persino ad impedirgli di ascoltare il nitrito dei cavalli, o il raglio degli asini. Solo il suono dell’Ebraico doveva passare dalle sue orecchie. Poi un giorno, tornando a casa, scoprii Deborah che gli cantava una ninna-nanna in russo, dondolandolo fra le braccia. Andai su tutte le furie e cominciai a gridare. Fu allora che avvenne un piccolo miracolo. L’angelo mi chiamò dal cielo e mi disse: "Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli alcun male!" Quindi, come Abramo alzò gli occhi e vide un ariete impigliato con le corna in un cespuglio, io sentii, e ancora risuona nella mia memoria, la prima parola in Ebraico pronunciata da mio figlio.
Egli aveva bisogno ogni giorno di nuove parole, così come gli Ebrei di Palestina. Ma è difficile trovare nella Bibbia parole come "bambola", "gelato", "budino", "omelette", "fazzoletto", "asciugamano", "bicicletta", e molti altri ancora. Capii dunque che se volevo far rinascere l’Ebraico come lingua moderna non potevo limitare la mia ricerca lessicologica alla Bibbia, ma dovevo estenderla ad altre fonti, di altri periodi. E poi dovevo coniare parole nuove sulla base di quelle vecchie, continuare modestamente il lavoro di Adamo.
All’inizio la mia passione linguistica fu oggetto più di scherno che di ammirazione, poi pian piano cominciò a suscitare entusiasmo. Nel 1889 fondai l’associazione SafaBerura, un "comitato di letteratura" incaricato di estrapolare i vocaboli ebraici dai testi in cui si trovavano relegati, per poi pubblicarli. Con la supervisione di grammatici e scrittori, il comitato poteva anche proporre dei neologismi. Fra il 1880 e il 1900, associazioni di questo genere sorsero un po’ dappertutto in Europa, ma fu solo a partire dal 1904 che la mia testardaggine iniziò a dare i suoi frutti. Da quando ero giuntoa Gerusalemme mantenevo me stesso e la mia famiglia lavorando come giornalista. Nel 1884 avevo fondato un nuovo giornale, HaTzevi, dapprima un settimanale, poi un quotidiano. Scrivevo tutti i miei articoli ricorrendo all’"Ebraico totale", basato su fonti ebraiche di tutti i tempi, ma inventai anche moltissime parole nuove, più di 230, se ricordo bene.
Lentamente, poi, e proprio grazie al mio giornale, questi neologismi entrarono a far parte dell’Ebraico quotidiano: diedi un nome al ristorante, al giornale, alla bicicletta, all’orologio, all’arte, alla bambola, alla rosa, al colore grigio e all’ombrello, al fazzoletto, all’ufficio, al marciapiede. Ma poi, con la guerra del 1914, dovetti dare un nome anche ai soldati, al fronte, alla bomba, alla pistola. Paradossalmente, scelsi di imprigionare il mio corpo per sempre dietro una di queste scrivanie nel 1894, quando le autorità turche mi obbligarono a trascorrere in prigione un breve periodo. Mio suocero aveva pubblicato un articolo in HaTzevi, e una delle sue frasi, "Ne’esofchayilvenelekhkadima",
"riuniamo le nostre forze e andiamo avanti", fu interpretata come "riuniamo un esercito per conquistare l’Oriente". Questo episodio fece scattare in me il desiderio di compilare un dizionario che raccogliesse tutte le parole dell’Ebraico e le associasse ad un significato preciso. La prigione mi diede tempo a sufficienza per dare avvio a questa impresa, che in seguito ho proseguito a Londra, Oxford, Cambridge, Parigi, Berlino, San Pietroburgo, Parma, Livorno e nel Vaticano, dovunque si nascondano testi in Ebraico. Dopo quindici anni di ricerche, la maggior parte dei quali passati a lavorare fino a diciotto ore al giorno, il primo volume del Thesaurus della lingua ebraica antica e moderna ha visto la luce 11 anni fa, nel 1910. Altri volumi sono stati completati negli anni successivi, e ora la mia mano stanca continua a riempire schede su schede di minute parole, sotto il cerchio di questa lampada. Lavoro al settimo volume del mio agognato dizionario, memoria delle parole di Adamo. Tra le tante parole del passato, ve ne sarà anche qualcuna interamente mia, figlia della mia propria lingua come il primo bambino di lingua ebraica è stato figlio dei miei lombi. Tante parole nuove dovranno essere inventate, e quando l’Ebraico non basterà, la lingua araba, sorella della nostra, ci fornirà i suoi suggerimenti. Che cos’è infatti un amico, se non quello che ti offre la parola mancante?”

Ecco perché ho iniziato da Elizer Ben Yehuda. La lingua,è cio’ che unisce un popolo, cio’ che crea una nazione, nello spirito prima ancora che sulla carta. Nell’idea dei primi sionisti, come lo stesso Herzl, si pensava di fondare uno Stato ebraico ove la lingua potesse essere il tedesco (o l’yiddish). L’idea di una lingua “ebraica” non li sfiorava, anzi Herzl considerava Ben Yeuhda solo un utopista destinato a fallire (ma anche Ben Yehuda pensava lo stesso dell’idea sionista di Herzl) Come giustamente osservo’ Ben Yeudha, fino a che un popolo parla la lingua di un’altra nazione, sarà sempre suddito di quella nazione .
Per questo, quando ci chiediamo quando sia nato Israele..la risposta è tutt’altro che scontata, e non necessariamente coincide con quel 1948.
Eliezer Ben-Yehuda è sepolto nel cimitero di Mount Olive in Gerusalemme, in una tomba di famiglia delimitato da una recinzione in ferro battuto con un cancello oltre il quale vi è una scritta in caratteri ebraici antichi "Per il vivificatore della nostra lingua - Eliezer Ben-Yehuda" ed una mappa di Eretz Yisrael inquadrata nella forma di una casa.


mercoledì 2 aprile 2014

PALESTINESI CONTRO IL BOICOTTAGGIO



L'85% dei palestinesi residenti in Cisgiordania ha dichiarato di avere interesse a collaborare con Israele, questi i dati di un sondaggio condotto dalla Geocartography Knwoledge Group nel 2011.
L'indagine ha riscontrato che la vicinanza geografica e la familiarità con lo Stato ebraico hanno aumentato la disponibilità dei palestinesi a cooperare con gli israeliani e viceversa.

L'OLP, le imprese e le università in Cisgiordania collaborano con la realtà israeliana tutti i giorni, motivo per cui lo stesso Presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese, il 13 dicembre scorso - in occasione del funerale di Nelson Mandela - aveva espresso la sua disapprovazione nei confronti del boicottaggio.
Secondo il Capo della Federazione Generale dei Sindacati di Palestina Shaher Saad, il numero dei palestinesi che lavorano in Israele sono circa 70.000 mentre quelli che lavorano nei territori sono circa 31.000, dato che è aumentato significativamente a causa dell'elevato tasso di disoccupazione nelle aree controllate dall'ANP.

Anche dal mondo accademico giungono voci di dissenso nei confronti del boicottaggio. Sari Nusseibeh, presidente dell'Università palestinese Al-Quds si è opposto fermamente alla politica del movimento BDS e altri accademici palestinesi hanno dichiarato al New York Times di non voler tagliare i legami con le università israeliane.

(FONTE: Globes)

GRAN BRETAGNA, ATTIVISTI DEL MOVIMENTO BDS CONDANNATI IN ULTIMO GRADO DALLA CORTE SUPREMA BRITANNICA.


La Corte Suprema della Gran Bretagna ha rigettato il terzo e ultimo appello di quattro attivisti del movimento BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni contro Israele), che in segno di protesta contro l'occupazione israeliana, si erano incatenati fuori dal negozio dell'azienda cosmetica Ahava.

L'episodio ha avuto luogo nel 2011, dopo quattro anni di manifestazioni in cui i sostenitori del boicottaggio esortavano i clienti a non comprare i prodotti cosmetici dell'azienda israeliana, accusata di aver violato la Convenzione di Ginevra e di essere responsabile di "crimini di guerra" per la presenza di una fabbrica in Giudea-Samaria.
Il negozio, situato nel centro di Londra, ha chiuso nel settembre del 2011 ma i quattro manifestanti sono stati arrestati e condannati per violazione di domicilio da un giudice della Corte Distrettuale, che ha ordinato a ognuno di loro di pagare una multa di 250 sterline.

La scorsa settimana, a seguito del fallimento di altri due ricorsi alla Corte d'Appello, la Corte Suprema ha condannato in ultimo grado i quattro attivisti respingendo anche l'ultima istanza.
La sentenza ha affermato che l'azienda non ha violato la Quarta Convenzione di Ginevra - non essendo quest'ultima applicata in Giudea Samaria - e che qualsiasi collegamento ad una violazione della Convenzione "non era una parte integrante dell'attività svolta presso il negozio, che era di vendita al dettaglio".

La Federazione Sionistica britannica ha descritto la sentenza come "una vittoria sull'ipocrisia".

"In questo paese è la norma condannare qualsiasi minaccia, motivata dal fanatismo, a persone o proprietà", ha commentato il presidente Paul Charney "tuttavia per anni, gli attivisti filo-palestinesi hanno cercato di giustificare il loro odio contro tutto ciò che è legato a Israele avvalendosi di varie scuse e pretesti"

"La sentenza della Corte Suprema contro gli attivisti anti-Ahava, è quindi importante non solo perché sostiene il principio che il comportamento intimidatorio e ostile contro clienti e personale è inaccettabile in qualsiasi contesto, ma perché respinge espressamente tutte le logiche che il movimento BDS ha potuto utilizzare per mascherare ciò che è odio, puro e semplice"

(FONTE: Arutz Sheva)

LA VERITA' SUL MOVIMENTO BDS: DIECI MOTIVI PER CUI IL BOICOTTAGGIO DI ISRAELE E' IMMORALE E OSTACOLA LA PACE



Alan Dershowitz, professore presso la facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Harvard, espone i dieci motivi inconfutabili per i quali il movimento BDS è incompatibile con gli attuali sforzi di arrivare a un compromesso di pace:

"Essendo un convinto sostenitore della soluzione a due stati, e un critico delle politiche degli insediamenti israeliani, sono particolarmente sconcertato dagli sforzi di imporre un boicottaggio contro Israele - e solo contro Israele - dato che il movimento che promuove il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni rende più difficile raggiungere una risoluzione pacifica del conflitto mediorientale, che richiede compromessi da ogni parte.

Il movimento BDS è altamente immorale, minaccia il processo di pace e scoraggia i palestinesi ad accettare qualsiasi ragionevole proposta. Ecco perché:

1- Il movimento BDS impone solo agli israeliani l'intera colpa dell'occupazione e della politica degli insediamenti. Rifiuta di riconoscere la realtà storica. In almeno tre occasioni Israele ha offerto di sospendere l'occupazione e in ciascuna di queste tre volte i leader palestinesi, sostenuti dal loro popolo, hanno rifiutato di accettare tali offerte. 
Nel 1967, ho avuto un piccolo ruolo nella preparazione della Risoluzione 242 del Consiglio di sicurezza dell'Onu, che stabiliva la formula per mettere fine all'occupazione in cambio del riconoscimento del diritto di Israele a esistere in pace. Israele aveva accettato la risoluzione, mentre i palestinesi, così come le altre nazioni arabe, si sono riuniti a Khartoum e hanno emesso i famosi "tre no": no alla pace, no al negoziato, no al riconoscimento. 
In quell'occasione non ci fu alcuno sforzo per imporre un boicottaggio nei confronti di coloro che dissero "no". 
Nel 2000-2001, il primo ministro israeliano, il liberale Ehud Barak, assieme al presidente americano Bill Clinton, offrì ai palestinesi lo status di nazione e la fine dell'occupazione. Yasser Arafat rifiutò quest'offerta – un rifiuto che molti leader arabi considerarono un crimine contro il popolo palestinese -.
Nel 2007, il primo ministro israeliano Ehud Olmert offrì ai palestinesi un accordo ancora migliore, un'offerta alla quale però essi non risposero. E anche allora non vi fu alcuna minaccia da parte del movimento BDS contro quelli che avevano rifiutato le offerte di pace. Ora ci sono in atto negoziazioni nelle quali entrambe le parti stanno facendo offerte e imponendo condizioni: in queste circostanze è immorale dare la colpa esclusivamente a Israele, e dirigere il movimento BDS solo contro lo Stato ebraico, che ha per tre volte offerto di interrompere l'occupazione in cambio della pace.

2) L'attuale movimento BDS legittima i palestinesi a rifiutare le soluzioni di pace. Più a lungo i dirigenti palestinesi si opporranno alla pace, più forte diverrà il movimento BDS contro Israele. Quindi perché non aspettare che questo rafforzi le sue posizioni, in modo da non dover scendere a compromessi, abbandonando la pretesa del diritto al ritorno, accettando uno stato demilitarizzato e facendo altre concessioni che sono necessarie per raggiungere la pace, ma che sono troppo difficili da accettare per alcuni palestinesi? Il movimento BDS sta effettivamente rendendo più difficile il raggiungimento di una soluzione pacifica.

3) Il movimento BDS è immorale perché i suoi leader non saranno mai soddisfatti dal tipo di soluzione a due stati che è accettabile per Israele. Molti dei suoi leader infatti, non credono nel concetto di Israele come Stato nazione del popolo ebraico (Omar Barghouti, fondatore del movimento, ha ripetutamente espresso la sua opposizione al diritto dell'esistenza di Israele persino all'interno dei confini del 1967). Alla fin fine quindi, gli esponenti del movimento BDS non si oppongono solo all'occupazione dei territori da parte di Israele e alla sua politica di insediamenti, ma alla sua stessa esistenza.

 
4) Il movimento BDS è immorale perché viola il principio fondante dei diritti umani, cioè "il peggio per primo". Israele è fra le nazioni più libere e democratiche al mondo. E' certamente la nazione più libera e più democratica in tutto il medio oriente. I suoi cittadini arabi godono di più diritti di qualsiasi altro arabo in qualsiasi altra parte del mondo. Lavorano alla Knesset, nel sistema giudiziario, nei servizi esteri, nel mondo dell'istruzione e in quello degli affari. Sono liberi di criticare Israele e di sostenere i suoi nemici. Le università israeliane sono focolai di retorica, patrocinio, persino di insegnamenti anti-israeliani. Israele ha un record superbo per ciò che riguarda i diritti delle donne, i diritti dei gay, la difesa dell'ambiente e altri diritti che a malapena esistono in gran parte del resto del mondo. Inoltre, il modo in cui Israele riesce a evitare feriti fra i civili, mentre combatte nemici che nascondono i loro soldati proprio fra i civili, è senza paragoni nel mondo attuale. La situazione in Cisgiordania è ovviamente diversa a causa dell'occupazione, eppure persino gli arabi di Ramallah, Betlemme e Tulkarm hanno più diritti umani e politici della stragrande maggioranza degli arabi nel mondo d'oggi. Inoltre, chiunque – ebreo, musulmano o cristiano – sia insoddisfatto dalle azioni di Israele può esprimere il suo scontento nei tribunali e sui media, in patria e all'estero. Questa libertà non esiste in nessun paese arabo, e neppure in molti stati non arabi. Eppure Israele è l'unica nazione al mondo attualmente minacciata dal BDS. Quando una sanzione è diretta esclusivamente contro uno stato, che è anche uno stato con uno fra i migliori record in materia di diritti umani, e capita che tale stato sia anche lo stato del popolo ebraico, allora deve essere preso in considerazione qualche sospetto di ipocrisia.

5) Il movimento BDS è immorale perché colpisce le persone sbagliate. Colpirebbe infatti i lavoratori palestinesi che perderebbero il loro lavoro in caso di sanzioni economiche dirette contro le aziende che li impiegano. Colpirebbe gli artisti e le accademie, molti dei quali sono le voci più forti a invocare la pace e la fine delle occupazioni. Colpirebbe coloro che sono malati in tutto il mondo, e che sarebbero invece aiutati dalla sanità israeliana e dalla collaborazione fra gli scienziati israeliani e altri scienziati. Colpirebbe l'industria tecnologica di tutto il mondo, dato che Israele contribuisce in modo enormemente maggiore di altri allo sviluppo delle tecnologie atte al miglioramento della vita.

6) Il movimento BDS è immorale perché incoraggerebbe l'Iran – il maggior finanziatore del terrorismo al mondo – a scatenare i suoi scagnozzi, come Hezbollah e Hamas contro Israele, sperando che in caso di risposta israeliana agli attacchi aerei, la pressione in favore del movimento BDS contro Israele aumenterebbe, così come successe quando Israele rispose alle migliaia di razzi lanciati da Gaza nel 2008- 2009.

7) Il movimento BDS è immorale perché diverge l'attenzione del mondo da quelle che sono ingiustizie molto più gravi, inclusi i genocidi. Concentrandosi in modo sproporzionato su Israele, la comunità a favore dei diritti umani presta un'attenzione sproporzionatamente inferiore alle altre occupazioni, come quelle da parte di Cina, Russia e Turchia, e ad altri disastri umanitari come quelli che stanno avvenendo in Siria.

8) Il movimento BDS è immorale perché promuove false rappresentazioni di Israele, esagera le sue pecche e di conseguenza promuove semplicemente il più vecchio pregiudizio del mondo – quello antisemita – solo in un'altra formula. Non sorprende quindi che il movimento BDS sia promosso su siti internet neonazisti che negano la Shoah, o su altri siti in ogni modo apertamente antisemiti, o che sia promosso da alcuni fra i più famigerati odiatori al mondo, come David Duke.

9) Il movimento BDS è immorale perché riflette e incoraggia un doppio standard di giudizio e di risposta alla violazione dei diritti umani. Domandando di più a Israele, si aspetta di meno dagli altri stati, popoli, culture e religioni, reificando una sorta di razzismo coloniale e di estremismo inverso, che va a colpire le vittime di violazioni dei diritti umani inflitte da altri.

10) Il movimento BDS non raggiungerà mai i suoi scopi. Né il governo israeliano né il popolo israeliano capitoleranno mai ai metodi estorsivi impliciti al BDS. Non prenderanno, e non dovrebbero prendere, decisioni importanti riguardo la sicurezza nazionale e la sicurezza dei loro cittadini sulla base di minacce immorali. Inoltre, se Israele dovesse compromettere la propria sicurezza di fronte a tali minacce, si otterrebbero solo più guerre, più morti e più sofferenze. 

Tutte le persone rispettabili che cercano la pace in Medio Oriente dovrebbero unirsi nell'opposizione del movimento BDS. Usate le vostre voci per pretendere che sia il governo israeliano che l'Autorità palestinese accettino un compromesso di pace che assicuri la sicurezza di Israele e la fattibilità di uno stato palestinese pacifico e democratico. Il modo per raggiungere tale scopo non è attraverso immorali minacce estorsive che fanno più male che bene, è piuttosto attraverso il negoziato, il compromesso e la buona volontà."

(FONTE: Haaretz)

p.s Movimento BDS=  Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni contro Israele

Boicottaggio: adesso è il turno degli architetti (articolo di Deborah Fait)



commento di Deborah Fait  (Informazione Corretta 27.3.2014)


Deborah Fait, "Boicottiamo Israele... perché da qualche parte bisogna cominciare..."


"Il veleno del movimento più razzista e antisemita oggi esistente  si sta spargendo a macchia d’olio, quasi tutti ne sono coinvolti, i loro mezzi sono immensi avendo alle spalle i palestinesi e tutti i loro soldi. Mi direte: come, i loro soldi? Ma se sono considerati  i negletti del mondo!
E i milioni di euro che gli arrivano dall’Europa ( le vostre tasse)?
E i milioni di dollari che gli arrivano dall’America ( le loro tasse)?
Credete che li usino per la popolazione? Come pensate che comprino armi, missili e esplosivo?
Come pensate  che le organizzazioni che  battono propaganda antisemita coprano le enormi  spese che hanno?
Con i soldi che tutto l’Occidente manda  ai capi dell’ANP e di Gaza e che  servono  anche a riempire le piscine ( senza acqua naturalmente, come la propaganda ci insegna ) dei capoccia palestinesi, per farli vivere nel lusso più sfrenato oltre che  per acquistare armi e per seminare l’odio contro Israele. 
Con i vostri soldi, amici miei!
Il boicottaggio procede alla grande, musicisti  minacciati se vengono a cantare in Israele, agli  scienziati , a politici e intellettuali israeliani viene impedito di collaborare con università europee, di tenere conferenze, vengono boicottati anche gli  spettacoli teatrali di compagnie israeliane, Non esiste più un limite, hanno le mani dappertutto, come tentacoli avvelenati pronti a colpire, a stritolare ad annullare tutto ciò che sa di israeliano e di ebraico.
Adesso è il turno degli architetti di sua Maestà Britannica. Il 19 marzo  il Royal Institute of British Architects ha scritto una lettera per  invitare la UIA ( International Union of Architects)  a sospendere la collaborazione  con Israele. La motivazione?  Eccola : “ gli architetti israeliani non si sono ribellati ai progetti di edilizia nella terra dei palestinesi occupata illegalmente e etnicamente purificata  ”


Un architetto israeliano, Itzhac Lipovetzky, e Il presidente dell’Ordine degli architetti israeliano, Dott Baruch Baruch, hanno dichiarato al   Jerusalem Post che l’organizzazione degli architetti israeliani riceve praticamente un giorno si e un giorno no messaggi da decine di gruppi internazionali che vogliono boicottare Israele perché costruisce case a Gerusalemme est (per inciso la Capitale di Israele) :” Non abbiamo progetti in Giudea e Samaria, dice Baruch, ma la nostra organizzazione copre tutti i segmenti della società israeliana, inclusi quelli che vivono al di là della Linea Verde. La nostra è un’organizzazione democratica, non politica. L’energia ( e io aggiungo, i soldi) che  questi mettono nel boicottaggio potrebbe essere spesa per incrementare dei progetti di collaborazione israelo-palestinesi. La nostra organizzazione – aggiungono gli architetti – ha buone relazioni con architetti palestinesi”.

La UIA ha risposto che gli architetti israeliani potrebbero venire sospesi dall’Organizzazione Internazionale, anche solo per un voto, all’incontro che si terrà a Durban, Sud Africa, in agosto!
Simpatici no? Sembra una catena di Sant’Antonio solo che , a  differenza dell’originale, questa è fatta di odio antisemita, fanatismo,  mezzi tali da raggiungere ogni settore importante della società occidentale per  mettere Israele all’angolo e  distruggerlo moralmente  prima che economicamente.

La stessa tecnica dei nazisti che prima di mettere gli ebrei nelle camere a gas hanno provveduto a renderli incapaci di reagire togliendo loro lavoro, casa, scuole, affetti e diritti civili. Poi, solo dopo questo lavoro certosino di disumanizzazione, sono arrivati i forni crematori.
A proposito, date un’occhiata a questo link e avrete un’idea di cosa siano  capaci di fare questi novelli nazisti,  è facile, si prende una foto di quello che russi e americani hanno trovato ad Auschwitz , ebrei sopravvissuti ridotti allo stremo delle forze e, con i potenti mezzi forniti dalla tecnologia, li si ricopre con cartelli di propaganda: Gaza , la nuova Auschwitz!     "


http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=115&sez=120&id=52873



Contestualmente vi è da dire che paesi come la Germania e ora anche la Gran Bretagna si  sono opposte a qualsiasi boicottaggio dello Stato di Israele.
E' quanto ha affermato, ad esempio,  il premier britannico David Cameron di fronte al parlamento israeliano, in riferimento alla campagna internazionale di boicottaggio economico e culturale di Israele come conseguenza dell'occupazione dei Territori palestinesi. ''Delegittimare Israele è ingiusto. E insieme supereremo questa situazione'', ha dunque promesso ai deputati."



Si è aggiunta anche la voce dell'Ambasciatore dell'Unione Eurpoea a Tel Aviv

"Nessuna ragione per boicottare Israele. Questa non è la politica dell'Unione Europea e non lo sarà mai" lo ha dichiarato l'ambasciatore Lars Faaborg Andersen a Tel Aviv, durante un seminario sulle relazioni commerciali tra Israele e l'Unione Europea.

"Il boicottaggio riguarda i singoli consumatori e le aziende private, non l'Unione Europea" ha sottolineato durante l'evento organizzato dalla Israel-European Union Chamber of Commerce and Industry.
"Questo è un messaggio molto importante da trasmettere perché c'è stato un grande dibattito in Israele riguardo a questo argomento" 

L'ambasciatore danese ha inoltre menzionato l'adesione di Israele al Programma europeo per la Ricerca e l'Innovazione Horizon 2020 e l'accordo Open Skies, che offrirà nuove opportunità alle compagnie aeree che potranno volare da qualunque aeroporto europeo verso lo Stato ebraico. 

L'Unione Europea è il principale partner commerciale di Israele. Le esportazioni israeliane verso l'UE ammontano a 12,5 miliardi di euro e le importazioni a quasi 17 miliardi di euro. 

Con l'offerta di una partnership privilegiata nel contesto di un accordo finale con i palestinesi - proposta in un consiglio dell'Unione Europea nel mese di Dicembre- l'ambasciatore ha concluso dicendo che l'Europa farà tutto il possibile per aiutare Israele a sostenere le sfide che deve affrontare.


Personalmente ritengo del tutto folle e sconsiderato un boicottaggio allo stato di Israele su ogni campo lo si voglia inserire. Quello contro i prodotti agricoli danneggia gli stessi palestinesi, quello contro la cultura sono ignobili poiché la cultura è fonte di unione, sempre e comunque, mai di divisione, quelli contro la scienza  sono al limite del ridicolo.. si boicotta una medicina, una tecnica innovativa per una cura? ma scherziamo?
Spiace vedere che anche persone "colte" invece finiscano in quella trappola del movimento "bds"  (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni contro Israele).

martedì 1 aprile 2014

Israele per vacanze al top!


Israele , secondo il sito britannico  leader di comparazione di viaggi  TravelSupermarket  ha scalato la  Top 10 delle mete più ricercate per le destinazioni tra gli utenti di Twitter nel 2014 .


Luoghi di vacanza top

Tel Aviv è classificata come posto di vacanza top sul portale del sito britannico leader in tema di viaggi .

Tel Aviv , la prima città ebraica moderna di Israele , è il centro del paese, economico e culturale , ricco di divertimento, cultura, arte , festival - e una vita notturna frizzante .


In ordine decrescente tra le mete piu’ ricercate trovaimo: Rovinj , Croazia , Varsavia, Polonia , San Pietroburgo , Russia; Reykjavik , in Islanda , e Copenaghen , in Danimarca .


TravelSupermarket ha condotto la sua ricerca analizzando in primo luogo le statistiche dal proprio sito e poi combinandolo con i dati provenienti da Twitter per quanto riguarda destinazioni trend di vacanza .

Evidentemente , c'è una chimica speciale tra Twitter , il social networking online e un servizio di microblogging , e Israele , la Terra di latte e miele .


Israele : un primo posto per le vacanze e …con tanto amore

Nel mese di febbraio , Twitter ha rivelato che gli israeliani sono quelli che hanno twittato maggiormente nel professare il loro amore .

Secondo Twitter , Israele è  al primo posto per  tweets con circa un  milione di persone che esprimono il loro amore . Nel complesso , 481 milioni di tweets in 116 lingue sono stati inviati nel 2013 , in cui vi erano  le parole " ti amo ".

 E se vi capita di essere di un membro del gentil sesso , prendete nota : Israele è stato classificato il miglior paese in cui vivere da donna in Medio Oriente e Nord Africa , secondo un rapporto 2013 citato da The Huffington Post.

Il World Economic Forum ha pubblicato il suo annuale Global Gender Gap Report , esaminando gli sforzi per colmare il divario in quattro categorie : partecipazione economica e le opportunità , risultati educativi , sanitari e di sopravvivenza , e di empowerment politico .

 Israele si è distinta come una terra regionale di grandi opportunità nel 2013. Lo Stato ebraico si è classificato secondo nella scienza e nella tecnologia del settore Global Index Dinamismo di una delle più grandi società di revisione a livello mondiale del mondo, con un marchio di 62.7 .

Israele è salito di un posto e si è posizionato secondo dietro alla sola Corea del Sud con un segno di 64,2 . Israele si è classificata davanti a Finlandia ( 62,6 ) , Svezia ( 58,8 ) e Giappone ( 58,7 ) .


Autore testo originale: Gidon Ben - Zvi, collaboratore, www.unitedwithisrael.com
Traduzione mia