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sabato 10 maggio 2014

Claudio Vercelli ad Alba: la nascita di Israele




Martedì 6 maggio 2014 il Prof. Claudio Vercelli è stato ospite dell'Associazione Italia Israele, sez. Alba Bra Langhe e Roero, e in qualità di Segretario dell'Associazione ho avuto l'onore di accompagnarlo presso presso l'Istituto Enologico di Alba, dove ha intrattenuto per due ore gli studenti della 6° classe sul tema "la nascita di Israele"
Il prof. Vercelli  è ricercatore di storia contemporanea presso l'Istituto di studi storici "Gaetano Salvemini" di Torino, collabora con diverse testate tra le quali Pagine Ebraiche Moked, newsletter dell'Unione delle comunità ebraiche italiane. Svolge inoltre attività di consulenza e insegnamento. Come autore ha pubblicato, tra gli altri, i seguenti libri: Tanti olocausti. La deportazione e l'internamento nei Lager nazisti (Giuntina, Firenze 2005); Israele e Palestina: una terra per due (Ega, Torino 2005), Israele: storia dello Stato 1881-2008, Dal sogno alla realtà (Giuntina, Firenze 2007-2008), Breve storia dello Stato d'Israele (Carocci, Roma 2009), Storia del conflitto israelo-palestinese (Laterza, Roma-Bari 2010),  Triangoli violaStoria della deportazione dei testimoni di Geova nei Lager nazisti (Carocci, Roma 2012) e una Storia del negazionismo (Laterza, Roma-Bari 2013). 
Ecco cosa ci ha detto. 
 
“La storia è sempre contemporanea” diceva Benedetto Croce, la storia ci parla, guardiano al passato ma non per mero ricordo quanto piuttosto per comprendere il senso del presente.


Oggi parliamo della storia dello Stato di Israele, della sua nascita.



E per farlo dobbiamo per prima cosa chiederci: cosa c'era prima dello Stato di Israele? Cosa, chi c'era in quesi “territori”?

Prima del 1948 e anzi prima del 1918, in queste zone non esistevano “stati” come siamo abituati noi ad intendere questo termine, erano “luoghi”, territori, ma non “stati nazionali”. Buona parte dell'Europa, ma anche il Medioriente, era organizzata in Imperi, tanto per citarne alcuni quello austroungarico, quello russo o quello Ottomano, presente nella zona che oggi ci interessa. L'idea di “stato nazionale” come è oggi intesa, mancava.

La prima guerra mondiale irrompe sulla scena e fa saltare del tutto questo sistema imperialista.

L'impero austroungarico implode, nascono nuovi stati europei, l'Impero ottomano fa altrettanto e si riduce sino a svanire per lasciare posto alla moderna Turchia (pochi sapranno, tra l'altro, che la Turchia moderna nasce con un momento molto drammatico e truce, il massacro della popolazione armena).

Nelle zone dove oggi abbiamo Israele e Territori Palestinesi e Giordania cosa succede?

Spesso il nazionalismo palestinese rivendica la territorialità delle zone, sostenendo che da tali zone il popolo palestinse sia stato scacciato dai sionisti. Ma è davvero così?

La Palestina ottomana era un zona divisa e segmentata, assolutamente non unita. Vi erano delle piccole comunità arabe che abitavano in villaggi la zona, ma senza costituire “stato”. Non esisteva affatto uno Stato Palestinese. La Palestina era una zona geografica facente parte dell'Impero ottomano dal 1517 al 1918, salvo una parentesi dal 1832 al 1840 quando fu conquistata da Mehmet Alì, governatore ottomano dell'Egitto, ribellatosi al Sultano di Costantinopoli. Amministrativamente, la Palestina faceva parte del vilayet di Shām (nome preislamico della Siria), ed era stata divisa in varie zone, amministrata dagi ottomani, priva assolutamente di idea nazionale.

Non vi era neppure lo Stato di Israele.

Già a fine ottocento vi erano delle aspirazioni sioniste ma nulla di politicamente concreto sino alla fine della prima guerra mondiale.

La fine della Prima Guerra Mondiale segna dunque la fine degli Imperi, ma non del colonialismo.

Infatti le potenze vincitrici, segnatamente la Francia e l'Inghilterra, si spartiscono la zona del medioriente in “mandati”, zone di influenza cioè su cui amministrare in attesa che la popolazione locale possa forse un giorno essere in grado di autogovernarsi.. Ed è proprio la società delle Nazioni a conferire tali mandati sui territori ex impero ottomano in medioriente, in assenza di indipendenza politica degli stessi.

Quindi se fin al 1918 la zona che oggi è Israele, Territori plaestinesi, Giordania era Impero Ottomano, dopo la prima guerra mondiale è “mandato” britannico.






Nel mentre di questi sconvolgimenti politici, intanto, abbiamo un altro fenomeno:inizia infatti l'immigrazione ebraica in palestina.



Inzia già a fine ottocento e perdura nel primo dopoguerra, in maniera sporadica, la zona è inospitale, paludosa o desertica, non vi sono città, non vi sono campi..alcuni, pochi in verità, non resisteranno alle condizioni di vita e torneranno indietro.

Già nel 1906 abbiamo l'istituzione dell'accademia Bezalel, istituto d'arte ebraica, in cui le lezioni si tengono nella lingua ebraica (che sta tentando di risorgere grazie a Ben Yehuda)


L'immigrazione post 1918 ha caratteri particolari. Va detto che insediamenti ebraici vi erano e di lunga data, erano insediamenti religiosi, su Gerusalemme, Hebron e Safed. Gruppi di studiosi, di ultra ortodossi, molti dei quali persino ostili al sionismo. Questii gruppi coesitevano in pace con altri gruppi, di cristiani e di islamici.



Il movimento sionista, che è un movimento nazionalista con forti ideologie socialiste, non nasce in Palestina,le sue radici sono altrove, sono nella Russia zarista (altro impero pre-prima guerra mondiale!)

Perchè nasce qui?

Nella Russia zarista la vita era dura, durissima, la nazione era arretrata, c'era molta povertà. In questo Impero vi erano molte comunità di ebrei, radunati in shtetl, conducevano vita comunitaria, temendo e guardando con sospetto la popolazione russa non ebraica. E a ragione. Infatti gli ebrei non godevano degli stessi diritti dei russi non ebrei (anche in termini di poter adire la giustizia), la Russia era fortemente antisemita, era praticato un vero antisemitismo di Stato. L'ebreo era usato dal Potere come capro espiatorio, un modo per canalizzare la rabbia della popolazione contro qualcuno.. se la povera gente, arrabbiata per le condizioni sociali, scateva un pogrom (spedizione puntiva dove si bruciava saccheggiava aggrediva lo shtetl e la sua popolazione) si sfogava così ed evitava di dar fastidio al Potere, di contestarlo! Allo zar andava bene una situazione in cui i poveri se la prendeva con altri poveri e in questo modo sfogava la frustazione per le pessime condizioni di vita.

La situazione cosi drammatica, fece si che molti ebrei emigrassero. E dove? 
Negli Usa soprattutto. Gli Stati Uniti erano l'opportunità, erano un vasto territorio con una popolazione minima, era una nazione in divenire, accoglieva a braccia aperte e concedeva opportunità a tutti, non bandando alla religione di appartenenza. Vi era lavoro, lavoro per tutti, cio' attirava migranti da molti Paesi.


La Russia tuttavia era una fucina di idee. L'impero zarista era alle ultime battute, ma cio' non lo si comprendeva ancora, tuttavia le idee brulicavano, specie l'idea socialista.

Ed era idea rivoluzioanria: gli uomini (e le donne) sono tutti uguali, uguali nei diritti e nei doveri.

E' un'idea attivistica, un mettere in atto dei cambiamenti, l'uomo deve contare su stesso, farsi parte del cambiamento. L'uomo non nasce subordinato ad altri ma ha la padronanza della sua vita, puo' e deve decidere cosa fare, insieme agli altri.

Il sionismo nasce in questa fucina di ideologie, e non nasce solo con l'obiettivo di emigrare, ma ha nei suoi geni anche l'idea politica di creare la propria società

Accanto a questo vi è un filone piu' nazionalista, ossia il vedersi nazione e non solo popolo.

Il sionismo, che verrà poi portato avanti da T. Herzl, si pone la domanda sulla meta da scegliere per questa nuova società e nuovo Stato per il popolo ebraico. La meta inizialmente  non è nemmeno la Terra dei Padri,la Palestina..si fanno ipotesi sull'Argentia, l'Uganda..ma il movimento sionista è maggiormente motivato a mettersi in gioco su un territorio dove ancora non vi sia uno Stato, dove non via qualcosa che già esiste, andare ad abitare in Argentina significava andare in uno stato di altri. Ed era molto diverso che abitare in Russia? O in Francia? Si guarda pertanto alla Palestina, in cui già vi erano state immigrazioni di comunità ebraiche e che ospitava unicamente delle comunità arabe, prodotto del disfacimetno ottomano, comunità non unite tra loro, senza soluzione di continuità. Ad esercitare il potere in zona erano i grandi latifondisti. Costoro davano parte della terra a diversi lavoratori arabi e loro famiglie, i quali adottavao un'economia di sussistenza..producevano quanto serviva ai bisogni loro e della loro famiglia oltre quanto da dare al latifondista. Costui aveva proprie milizie per la difesa della proprietà latifondiaria, aveva i piu' pieni diritti nei confronti dei propri lavoratori.

La Palestina viene scelta in quanto la si vede “libera”, gli spazi sono poco occupati, flussi di popolazione ebraica vanno via via ad insediarsi e a volte comprano anche terreni dai latifondisti locali, iniziando ad edificare, a costruire, villaggi, a seminare campi, a bonificare paludi.

Al contempo inizia l'ibridazione con la popolazione locale, la coesistena con le comunità arabe.
Ufficialmente Israele nasce il 14 maggio 1948.

Domanda: la popolazione araba ha sin da subito rigetttato l'imigrazione ebraica?

Prof. Vercelli: No, affatto. Sono incuriositi, ma non infastiditi, lo spazio non mancava, inoltre molti ebrei si radicano in luoghi dove non c'erano comunità arabe.

Sono gli inglesi, mandatari all'epoca, piuttosto, a guardare con apprensione all'immigrazione ebraica, perchè essa andava ad alterare gli equilibri locali, ma in se' gli inglesi avevano come unico interesse quello della madrepatria, che le comunità locali fossero arabe o ebraiche a loro non importava affatto. L'unico motivo per cui gli inglesi erano interessati alla zona non erano certo le popolazioni locali, ma piuttosto erano focalizzati sul controllo della via per l'India.. e ne sono tanto interessati che ci stanziano 100.000 soldati!

La popolazione araba preesistente, come detto, non era un popolo unito, erano piccole comunità per lo piu' familiari o poco piu' grandi, a cui non importava avere per vicini di casa comunità ebraiche, erano incuriositi, ma non ostili.

Quando la comunità ebraica diviene piu' grande cresce e si struttura allora iniziano fenomeni di contrapposizione, soprattutto econonico -sociali. L'insediamento ebraico porta con se nuove tecnologie, nuove produzioni, un nuovo modo di intendere l'economia (non piu' di sola sussistenza, come era intesa dal mondo arabo). Il confronto non è politico ma economico sociale. Anche in questo tema infatti abbiamo una contrapposizione forte: il mondo arabo è improntato a una visione di gruppo in cui l'uomo ha un determinato ruolo, la donna un altro. Il sionismo è basato sull'uguaglianza dei diritti e doveri tra uomo e donna. Per gli arabi del luogo, abituati a ruoli femminili che si occupano esclusivamente di casa e figli, è rivoluzionario vedere donne che lavorano a fianco di uomini, magari sbracciate.. E' un concetto alieno al loro modo di concepire i ruoli..

Lo scontro è tra “culture” differenti, economie differenti; il sionismo scuote profondamente il mondo arabo, diventa davvero un movimento tellurico per il mondo arabo e per i latifondisti della zona, introducendo un mutamento socio-economico notevole.

Il mondo arabo sinora non aveva rivendicazioni nazionaliste, i primi arabi nazionalisti furono alcuni giovani, figli di ricchi arabi che avevano potuto studiare in prestigiose università statunitensi per lo piu', o a Beirut, ma la loro presa sul mondo arabo non fu pesante, l'arabo era abituato a vedersi parte di un gruppo, famigliare, tribale, e non come “Stato” modernamente inteso. Concetto al loro mondo estraneo.

Domanda: la risoluzione 181 dell'ONU: perchè il mondo arabo la rigetto'?

( Nota mia : la risoluzione Onu 181 statui' un piano adottato dall’Assemblea generale delle NU (29 nov. 1947) per la spartizione della Palestina mandataria in due Stati: uno ebraico, comprendente il 56% del territorio, l’altro arabo, sulla parte restante, mentre Gerusalemme sarebbe stata corpus separatum sotto l’amministrazione delle NU. Approvata a larga maggioranza dopo lunghi negoziati preliminari, fu accettata dalla parte ebraica e respinta dalla comunità araba, e non fu mai attuata. Qui sotto quello che la risoluzione 181 prevedeva)
Prof. Vercelli: L'onu, dopo la seconda guerra mondiale statui' una divisone dei territori tra Stato di Israele e popolazione araba, la divisione fu basata su un carattero demografico, ossia dove piu' vi era concetrazione di arabi il territorio sarebbe stato loro e viceversa, non 
fu affatto una divisione basata su terreni piu' o meno produttivi.
Il rigetto arabo fu una volontà politica. Ossia, se sul versante sionista vi era la volontà di avere uno Stato, dall'altra parte questa volontà non ci fu mai.. La prima guerra contro Israele, subito dopo la sua proclamzione, nel 1948, non fu solo una guerra contro lo Stato di Israele ma anche contro l'eventuale costituzione di quello palestinese. Da parte araba non si voleva affatto la nascita di uno Sttao nazionale palestinese .

Chi voleva la separazione dei due gruppi, arabi ed ebrei, ciascuno con un suo stato territoriale, erano solo i sionisti, i quali in questo modo puntavano alla fine delle ostilità. L'altra parte però non voleva questa seprazione e non voleva la fine delle ostilità, puntava piuttosto a mantenere vivo il conflitto.

Il problema è appunto di “riconoscimento”. La parte araba non vuole riconoscersi in uno Stato, e non vuole riconoscere lo Stato dell'altro, Israele. Per loro quello è sempre e solo l'entità sionista.



Domanda: e oggi? A che punto è la situazione?

Prof. Vercelli: Oggi esiste una condizione di status quo. Non è detto che tutta la popolazione palestinse sia contraria allo Stato di Israele, ma il punto è come l'identità palestinese pensa se stessa e che volontà abbia di trovare una soluzione al conflitto e non piuttosto di farlo perdurare.

La questione dei Profughi è vista per esempio sempre e solo univocamente e cioè quei palestinesi che dopo il 48 dovettero, spesso per scelta, lasciare le loro case. Ebbene, v'è da dire che in tempi di sconvolgimenti politici la migrazione di parte di popolazioni vi è sempre stata, anche in europa. Ma soprattutto non si parla mai dei profughi ebrei, cioè quegli ebrei che abitavano da secoli in paesi arabi e che dal 48 furono scacciati, si ritrovarono profughi e approdarono nel neonato stato israeliano..si parla di oltre un milione di profughi ebrei, che lo stato Israele faticò ad assorbire.

In Israele furono temporaneamente collocati in tendopoli, le ma'abarot in ebraico. Queste tendopoli continuarono ad esistere fino al 1963! I loro abitanti furono gradualmente e con successo integrati nella società israeliana, senza ottenere aiuto dalle organizzazioni delle Nazioni Unite per i rifugiati.

L'integrazione comportò comunque dei problemi.

L'Organizzazione mondiale degli ebrei dai paesi arabi (WOJAC) stima che le proprietà ebraiche nei paesi arabi sarebbero valutate oggi a più di $ 300 miliardi di dollari ed le proprietà immobiliari lasciate nelle terre arabe equivarrebbero a 100.000 chilometri quadrati (quattro volte la dimensione dello Stato di Israele)



Anche in questo caso ci troviamo di fronte alla non volontà di trovare una soluzione, ma anzi abbiamo un continuo rimando al problema dei “profughi palestinesi”.. La popoalzione palestinese oggi si attesta sui 10-12milioni di individui, un po' nei territori palestinesi, un po' in alre zone del MO, molti in Usa. Hanno una buona scolarizzazione, una buona economia..pochi sanno che il pil palestinese nell'ultimo anno è stato +7%

Oggi la popolazione israeliana ha varcato la soglia degli 8 milioni di cittadini. Di questi, sei milioni sono ebrei, per cui Israele ospita oggi la comunità ebraica più grande del mondo, ma sono israeliani, cioè con passaporto israeliano, anche 1,6 milioni di arabi, 350.000 cristiani non-arabi e altre minoranze. E' un errore pensare che israeliano sia sinonimo di ebreo o che tutti gli ebrei siano israeliani.


Domanda: perchè gli Usa hanno raggiunto così pochi risultati diplomaticamente in MO?

Prof. Vercelli: Gli usa hanno per lungo tempo giocato al gatto col topo in MO, il loro primario impegno sino alla fine degli anni 80 era piu' che altro di contenimento del comunismo russo, e, mentre il mondo arabo era pericolante, sempre in bilico, Israele era certamente una nazione di modello occidentale, democratica, stabile, un paese basico per gli Usa contro l'espansionismo comunista russo.

La qestione israelo-palestinese invece è piu' recente,non nasce subito..nel 48 possiamo avere un problema legato ai profughi (e arabi ed ebrei) ma nessuna questione palestinese. Questa sorge solo negli anni 70 -80.



Domanda: Come è pensabile che oggi, in un mondo moderno, aperto alle diversità, vi sia ancora un antisemitismo tanto forte?

Prof. Vercelli :La risposta è complessa, certo il pregiudizio è comodo, è molto difficile abbandonarlo e il fatto che si sia in un mondo moderno cio' non esclude la barbarie. Antisemitismo non è necessariamente ignoranza. L'antisemitismo fa parte della tradizione, anche cristiana, ed è difficile dismettere la tradizione.

Con la globalizzazione l'antisemitismo, che è il principale pregiudizio etnico di tutti i tempi, è diventato mondiale. Spinto dai Paesi arabi e islamici, agganciandosi a fonti europee e cristiane di antica matrice, accantonate solo momentaneamente dopo la Shoa, l'antisemitismo è oggi presente in larga misura ovunque. I media digitali - dal web alla tv satellitare - l'hanno messo alla portata di chiunque, ovunque e in qualsiasi momento.

L'antisemitismo globale attinge a vecchi pregiudizi cristiani, musulmani, di sinistra e di destra, ma oggi ha assunto anche nuove forme e dimensioni. Se prima prendeva di mira gli ebrei locali - quelli che si conoscevano direttamente per città, regione o nazione - oggi è accanitamente fissato anche sugli ebrei lontani, ovvero su quelli americani e israeliani. Inoltre, mentre in precedenza era un fenomeno di matrice principalmente sociale o culturale, oggi è anche un fenomeno politico. Per la prima volta, esso occupa un posto centrale nelle strategie e nella politica estera di molti Paesi, contro lo Stato d'Israele.


martedì 22 aprile 2014

Personaggi di Israele: la passione di Golda Meir



...."Io credo che la guerra nel Medio Oriente durerà ancora molti, molti anni. E le dico perchè. Per l'indifferenza con cui i capi arabi mandano a morire la propria gente, per il poco conto in cui tengono la vita umana, per l'incapacità dei popoli arabi a ribellarsi e dire basta. Alla pace con gli arabi si potrebbe arrivare solo attraverso una loro evoluzione che includesse la democrazia. Ma ovunque giro gli occhi e li guardo, non vedo ombra di democrazia. Vedo solo regimi dittatoriali. E un dittatore non deve rendere conto al suo popolo di una pace che non fa. Non deve rendere conto neppure dei morti".....

....Ogni singola morte, per noi, è una tragedia. A noi non piace fare le guerre: neppure quando le vinciamo. Dopo l'ultima, non c'era gioia per le nostre strade. Non c'erano danze, né canti, né feste. E avrebbe dovuto vedere i nostri soldati che tornavano vittoriosi. Erano, ciascuno, il ritratto della tristezza. Non solo perchè avevano visto morire i loro fratelli, ma perchè avevano dovuto uccidere i loro nemici. Molti si chiudevano in camera e non parlavano più.Proprio il contrario degli arabi"

...."E Gaza? Rinuncereste a Gaza, signora Meir?". Risposta: "Io dico che Gaza deve, dovrebb'essere parte di Israele. Sì, la mia opinione è questa. La nostra, anzi".....

....Hamas. Che ne pensa la Meir? "Penso, semplicemente, che non siano uomini. Io non li considero nemmeno esseri umani, e la peggiori cosa che si possa dire di un uomo è che non è un essere umano E poi, l'Europa: anche il nostro amato Continente, in questi decenni, sembra cambiato ben poco. "Finoggi c'è stata troppa tolleranza che, mi permetta di dirlo, ha le sue radici in un antisemitismo non spento. Ma l'antisemitismo non si esaurisce mai nella sofferenza degli ebrei e basta. La storia ha dimostrato che l'antisemitismo, nel mondo, ha sempre annunciato sciagure per tutti. Si incomincia col tormentare gli ebrei e si finisce col tormentare chiunqu
e"..... 

da Intervista a Golda Meir 1972 - di Oriana Fallaci


3 Maggio, 1898 - 8 Dicembre 1978


Golda Mabovitch (avrebbe poi cambiato il suo cognome in Meir nel 1956 ) è nata nel 1898 nel ghetto ebraico all'interno di Kiev in Ucraina da Moshe e Blume Mabovitch . Moshe era un falegname esperto i cui servizi erano richiesti, ma il suo salario non era sempre sufficiente a mantenere la sua nutrita famiglia. E cio' dipendeva anche dal fatto che se alcuni clienti se riufiutavano di pagarlo, egli, in quanto ebreo, non poteva fare nulla, in base al diritto russo, l'ebreo non aveva, infatti, tutele giuridiche.

Nel tardo 19 ° secolo in Russia , lo Zar Nicola II rese la vita estremamente difficile per il popolo ebraico Lo zar addossò pubblicamente molti dei problemi della Russia agli ebrei e ha promulgato dure leggi di controllo su di loro, stabilendo dove potevano vivere e quando, giungendo persino ad autorizare o vietare le nozze. Dalla fine dell'800 in Russia si moltiplicarono i pogrom, vere e proprie spedizioni contro case, quartieri, villagi di ebrei (per un'intensa raffigurazione consiglio di leggere “Nella città del massacro” di Bialik) che includevano la distruzione di proprietà , pestaggi e omicidi . Uno dei primi ricodi di infanzia di Golda fu il padre che saliva fino alle finestre per difendere la loro casa da una folla violenta .

Infine, tutte queste difficoltà costrinsero la sua famiglia ad emigrare negli Stati Uniti nel 1906. Golda insieme con la madre ( Blume ) e le sorelle ( Sheyna e Zipke ) iniziarono il loro viaggio da Kiev a Milwaukee, Wisconsin, per unirsi Moshe giunto negli Stati Uniti poco prima. Il loro viaggio attraverso l'Europa comprendeva il passaggio attraverso Polonia , Austria e Belgio in treno , durante il quale dovettere anche utilizzare passaporti falsi e corrompere un funzionario di polizia . Poi, una volta a bordo di una nave, soffrirono in un difficile viaggio di 14 giorni attraverso l'Atlantico.

Una volta sistemati in modo sicuro a Milwaukee, Golda, piccola bambina di otto anni, fu dapprima sopraffatta dalle immagini e i suoni della città vivace , ma ben presto scoprì che vivere lì le piaceva. Era affascinata dai grattacieli e da altre novità , come ad esempio gelati e bibite, che non aveva mai provato in Russia .

A poche settimane dal loro arrivo, Blume avvio' un piccolo negozio di alimentari nella parte anteriore della loro casa e Golda apriva il negozio ogni giorno . Questo “dovere” mattutino comportò che Golda fosse cronicamente in ritardo a scuola. Tuttavia , Golda Meir era una buona scolara, imparò facilmente l'inglese ed era amichevole con i compagni.



A undici anni , Golda organizzo' una raccolta di fondi per gli studenti che non potevano permettersi di comprare i loro libri di testo. Questo evento, che rappresentò la prima volta in cui Golda dovette parlare in pubblico , fu un grande successo .


I genitori di Golda Meir erano orgogliosi dei suoi successi, ma consideravano l'ottavo grado di scola come il completamento della sua educazione. Essi credevano infatti che gli obiettivi primari di una giovane donna fossero matrimonio e maternità . Golda invece, in disaccordo con loro, sognava di diventare un insegnante. Sfidando i suoi genitori, si iscrisse in un liceo pubblico nel 1912, pagandosi la scuola con vari lavoretti.

Blume cercò di costringere Golda a lasciare la scuola e cominciò a cercare un futuro marito per lei. Disperata, Golda scrisse alla sorella maggiore Sheyna, che nel frattempo si era trasferita a Denver con il marito. Sheyna convinse la sorella ad andare a vivere con lei.

Una mattina , nel 1912 , Golda Meir lascio' la sua casa , apparentemente diretta a scuola , ma invece si reco' a Union Station, dove prese un treno per Denver.

Golda Meir aveva dei rimpianti per la sua decisione di trasferirsi a Denver , soprattutto per ave lasciato i genitoQui giunta, a Denver, iniziò il liceo e intanto frequentava i membri della comunità ebraica di Denver che si ritrivovano spesso a casa di sua sorella .

Molti erano anche essi immigrati, e molti di essi erano socialisti e anarchici, si ritrovavano per discutere i temi piu' scottanti del momento.
Golda Meir ascoltava con attenzione le discussioni soprattutto quelle riguardo il sionismo , un movimento il cui obiettivo era di costruire uno stato ebraico in Palestina . Ammirava la passione dei sionisti per la loro causa e presto arrivò ad adottare la loro visione di una patria nazionale per gli ebrei, co.ondividendo gli ideali dei sionisti.

Golda fu attratta in particolare da uno dei visitatori più tranquilli a casa di sua sorella - Morris Meyerson, un immigrato lituano . I due timidamente si confessarono il loro amore e Meyerson presto le chiese di sposarlo. A sedici anni , Golda non si sentiva pronta al matrimonio, ma promise a Meyerson che un giorno sarebbe diventata sua moglie .

Nel 1914 , Golda Meir ricevette una lettera dal padre , in cui questi la pregava di tornare a casa a MilwaukeeL; la madre di Golda era infatti malata. Golda non ci pensò su due volte e acconsenti' alla richeista del padre, anche se cosi facendo dovette lasciare Meyerson.

La coppia però si tenne in contatto via epistolare e Meyerson progettò anche un eventuale matrimonio a Milwaukee.

In questa occasione i genitori di Golda le permisero di frequentare il liceo e Golda termino' i suoi studi.

Indi Golda decise di aderire al gruppo sionista Poale Sion, un'organizzazione politica radicale. La piena adesione al gruppo richiedeva un impegno di emigrare in Palestina .Golda, che aveva 17 anni, così fece , si impegno': un giorno sarebbe emigrata in Palestina. Mantenne sempre un grande amore verso gli Usa, di cui dirà “L’America che ho conosciuto io» – dirà più avanti – «è un posto dove gli uomini a cavallo proteggono il corteo di lavoratori. La Russia che ho conosciuto io, è un posto dove gli uomini a cavallo massacrano i giovani socialisti e gli ebrei”.
Con la prima guerra mondiale, si assiste ad una esclation di violenze contro gli ebrei europei, Golda lavorava per la Società di Soccorso ebraica e lei e la sua famgilia raccolsero fondi per le vittime di guerra, divendendo la loro casa un luogo di ritrovo per i membri di spicco della comunità ebraica.

Nel 1917 , giunse la notizia dall'Europa che un'ondata di pogrom mortali
erano stati portati avanti contro gli ebrei in Polonia e Ucraina . Golda rispose organizzando una marcia di protesta . L'evento, a cui parteciparano molte persone, ebrei e cristiani, ricevette grande pubblicità nazionale.

Più determinata che mai a rendere la patria ebraica una realtà ,
Golda lasciò la scuola e si trasferi' a Chicago per lavorare per la Poale Sion. Meyerson, che si era trasferito a Milwaukee per stare con Golda, più tardi si unì a lei a Chicago .

Nel novembre 1917, la causa sionista
guadagna credibilità quando la Gran Bretagna rilascia la Dichiarazione Balfour , annunciando il suo sostegno a una patria ebraica in Palestina . In poche settimane , le truppe britanniche entrarono a Gerusalemme e ha preso il controllo della città dalle forze turche.Ormai Golda ha 19 anni, ed accetta di sposare Meyerson a condizione però che si trasfriscano in in Palestina. Anche se non condivideva il suo zelo per il sionismo, e non voleva vivere in Palestina, Meyerson acconsente a tale condizione, amava troppo Golda per rifiutare.

La coppia
si sposa il 24 dicembre 1917 a Milwaukee . Dal momento che non avevano ancora i fondi per emigrare , Golda continua il suo lavoro per la causa sionista , viaggiando in treno attraverso gli Stati membri ad organizzare i nuovi capitoli della Poale Sion .

Infine , nella primavera del 1921 , ave
ndo risparmiato abbastanza soldi per il loro viaggio, Golda e Meyerson salparono da New York nel maggio 1921.

Dopo un estenuante viaggio di due mesi, rivarono ​​a Tel Aviv . La città , costruita nella periferia di Giaffa, era stata fondata nel 1909 da un gruppo di famiglie ebree.


 Al momento dell'arrivo di Golda , la popolazione era cresciuta fino a 15.000.



Golda e il marito vissero in un kibbutz nel nord della Palestina, ma le difficoltà erano grandi: gli americani ( anche se di origine russa , Meir era considerato americano) erano ritenuti troppo "soft " per sopportare la dura vita di lavoro su un kibbutz ( una fattoria comunale) . Golda insistette per un periodo di prova ma cio' confermò che non era la vita adatta a loro, Meyerson, d'altra parte, era infelice sul kibbutz.

Ammirata per i suoi discorsi forti e lucidi, Golda venne scelta dai membri della sua comunità come loro rappresentante alla prima convention kibbutz nel 1922 . Il leader sionista David Ben - Gurion, presente al convegno, ebbe modo di prendere atto dell'intelligenza e competenza di uan giovane Golda Meir , che rapidamente guadagnò un posto nel comitato di governo del suo kibbutz.

L'ascesa di Golda Meir alla leadership del movimento sionista si è arrestò nel 1924, quando Meyerson contrasse la malaria . Indebolito, egli non poteva più tollerare la vita difficile e dura del kibbutz .

Con grande disappunto di Golda, Meyerson si trasferisce di nuovo a Tel Aviv, lei lo segue.

Una volta che Meyerson fu guarito, lui e Golda si trasferirono a Gerusalemme, dove aveva trovato un lavoro. Golda diede alla luce qui il figlio di Menachem nel 1924 e la figlia Sarah nel 1926 . Anche se amava la sua famiglia, Golda Meir trovava il lavoro di cura dei figli e mantenere casa molto insoddisfacente, il sogno di Golda era potersi ancora occupare di affari politici, lo zelo, l'amore sionista è sempre stato un richiamo fortissimo per Golda. .

Nel 1928, Golda Meir incontrò un amico di Gerusalemme, che le offrì la carica di segretario della Camera del Lavoro delle Donne per la Histadrut ( la Federazione del Lavoro per i lavoratori ebrei in Palestina ) . Lei prontamente accettò . Subito si impegno' e portò alla creazione di un programma per insegnare alle donne a coltivare la terra arida della Palestina e impostare la cura dei bambini che consenta alle donne di lavorare .

Il suo lavoro richiese anche che si recasse negli Stati Uniti e in Inghilterra , lasciando i suoi figli per settimane alle volte. I bambini naturalmente sentivano la mancanza della mamma, e Golda, come ogni madre, si trovava ad affrontare un forte senso di colpa. Questo fatto, delle frequenti assenze, lascio' pericolose tracce nella vita di coppia. Infatti Golda e Meyerson si allontanarono e infine si separarono definitivamente alla fine del 1930 .

Non hanno mai divorziato; Meyerson è morto nel 1951.
“Conobbi mio marito quando avevo appena quindici anni. Lo sposai presto e da lui appresi tutte le cose belle: la musica, la poesia. Ma non ero nata per appagarmi di musica, di poesia, e... Lui voleva che stessi a casa e lasciassi perdere la politica. Invece ero sempre fuori, sempre nella politica e... Certo che ho un senso di colpa anche verso di lui... L’ho fatto tanto soffrire, anche lui... Venne in Israele perché io volevo venire in Israele. Venne nel kibbutz perché io volevo stare nel kibbutz. Affrontò una vita che non gli si addiceva perché era la vita di cui io non potevo fare a meno... Fu una tragedia. Una immensa tragedia. Perché, ripeto, lui era una creatura meravigliosa e con una donna diversa da me avrebbe potuto esser molto felice” (a Oriana Fallaci).


Quando la figlia si ammalò gravemente di una malattia renale nel 1932, Golda Meir la portò (insieme con il figlio Menachem ) a New York City per il trattamento. Durante i loro due anni negli Stati Uniti, Golda Meir lavorò come segretario nazionale della Pioneer donne in America, senza dimenticare il suo sostegno per la causa sionista vincente.

Dopo l'ascesa di Adolf Hitler al potere in Germania nel 1933, i nazisti cominciarono a colpire gli ebrei - in primo luogo- per la persecuzione e poi per l'annientamento. Golda Meir e altri leader ebraici si fecero portatori presso i capi di stato europei affinchè consentissero alla Palestina di accettare un numero illimitato di ebrei.

Non ricevettero alcun sostegno alla loro idea, né alcun paese si mostrò interessato alle suppliche di aiuto per far fuggire quanti piu' ebrei possibili

La Gran Bretagna, anzi, in Palestina ulteriormente rafforzò le restrizioni all'immigrazione ebraica, nel tentativo di placare i palestinesi arabi, che risentivano della marea di immigrati ebrei. Golda Meir e gli altri leader ebrei iniziarono un movimento di resistenza segreta contro gli inglesi.

Golda Meir durante la guerra, servì come collegamento tra i britannici e la popolazione ebraica della Palestina . Ma lavorò anche ufficiosamente per aiutare il trasporto illegale di immigrati e di fornire forze combattenti della resistenza in Europa con le armi .

I profughi che giunsero portarono con se' la sconvolgente notizia dei campi di concentramento di Hitler.

Eppure , la Gran Bretagna decise di non cambiare la politica di immigrazione in Palestina .

Dopo il 1945 sempre piu' profughi scampati alla barbarie nazista si misero in viaggo verso la Palestina, ma l'immigrazione contnuava ad essere frenata dalla Gran Bretagna.

L' organizzazione di difesa ebraica,l' Haganah, inizio' a ribellarsi apertamente, far saltare in aria le ferrovie in tutto il paese. Golda Meir e gli altri leader si ribellarono e iniziarono anche un digiuno per protestare contro le politiche britanniche.

Quando la violenza tra le truppe britanniche e l'Haganah venne intensificandosi, la Gran Bretagna si rivolse alle Nazioni Unite ( ONU ) per chiedere aiuto. Nel mese di agosto 1947 una commissione speciale delle Nazioni Unite statui' che la Gran Bretagna ponesse fine alla sua presenza in Palestina e che il paese fosse diviso in uno stato arabo e uno stato ebraico . La risoluzione venne approvata dalla maggioranza dei membri delle Nazioni Unite e adottata nel novembre 1947.

Gli ebrei palestinesi accettarono il piano, ma la Lega Araba decisamente no. Quindi scoppiarono i combattimenti tra i due gruppi , minacciando di esplodere in una guerra su vasta scala . Golda Meir e gli altri capi ebrei si resero conto che la loro nuova nazione avrebbe avuto bisogno di soldi per armarsi . Golda Meir, nota per i suoi discorsi appassionati, viaggio' per gli Stati Uniti in un tour di raccolta fondi; in sole sei settimane riusci' a mettere insieme ben 50 milioni di dollari per Israele .

In mezzo alle crescenti preoccupazioni circa un imminente attacco da parte delle nazioni arabe, Golda Meir intraprese un audace incontro con il re Abdullah di Giordania a maggio 1948., nel tentativo di convincere il re a non unire le forze con la Lega araba ed attaccare Israele . (Golda per incontrarsi con lui si travestì da donna araba in abiti tradizionali e con la testa e il viso coperto ). Il viaggio, purtroppo, fu infruttuoso.

Il 14 maggio 1948 il mandato britannico della Palestina terminò. La nazione Israele nacque con la firma della Dichiarazione della Fondazione dello Stato di Israele, con Golda Meir come uno dei 25 firmatari. Dopo aver firmato - racconterà - mi misi a piangere. Quando avevo studiato, a scuola, la storia americana e la firma della dichiarazione di indipendenza, non riuscivo a immaginare che fossero vere persone che facevano qualcosa di reale. E poi, proprio io, ero lì seduta a firmare una dichiarazione di indipendenza”. Da quel momento la sua vita sarà interamente votata alla costruzione e all’istituzionalizzazione del Paese. 
 

Il giorno dopo, gli eserciti delle nazioni arabe confinanti attaccarono Israele nella prima di molte guerre arabo-israeliane . L'ONU chiese una tregua dopo due settimane di combattimenti .


Primo premier israeliano, David Ben - Gurion nomina Golda Meir come ambasciatore in Unione Sovietica (oggi Russia) nel settembre 1948. Rimase in quella posizione solamente sei mesi, perché i sovietici , che avevano praticamente vietato il giudaismo, erano furiosi per i tentativi della Meir di informare gli ebrei russi sugli eventi attuali in Israele. Golda torna in Israele marzo 1949 , quando Ben - Gurion la nomina ministro del lavo del lavoro. Anche in questa posizione Golda fece grandi cose, migliorando le condizioni per gli immigrati e le forze armate .

Nel giugno 1956 , Golda Meir diviene ministro degli Esteri. A quel tempo, Ben- Gurion chiese che tutti i lavoratori di servizi stranieri prendessero nomi ebraici ; così Golda Meyerson divenne Golda Meir (" Meir " significa " illuminare " in ebraico ).
Golda Meir si trova ad affrontare situazioni difficili come ministro degli esteri , a partire dal luglio 1956 , quando l'Egitto sequestra il canale di Suez . Siria e Giordania uniscono le forze con l'Egitto nella loro missione per indebolire Israele . Nonostante una vittoria per gli israeliani nella battaglia che ne seguì, Israele è costretta alla restituzione dei territori che aveva guadagnato nel conflitto .

Oltre alle sue diverse posizioni nel governo israeliano , Golda è anche un membro della Knesset (parlamento israeliano) 1949-1974.

Nel 1965 , Golda si ritira dalla vita pubblica all'età di 67 anni, ma solo dopo qualche mese viene richiamata per cercare di sistemare la frattura nel partito Mapai, partito di cui Golda diviene segretario generale e che poi fuse in un Partito Laburista congiunto .

Quando il primo ministro Levi Eshkol morì improvvisamente il 26 febbraio 1969 , il partito di Meir la nomina a succedergli, Golda è primo ministro, in anni tra i pu' turbolenti della storia mediorientale.
Ella ha dovuto affrontare la Guerra dei Sei Giorni (1967) e le sue conseguenze, guerra durante la quale Israele ri- prese le terre acquisite durante la guerra di Suez -Sinai . La vittoria israeliana porta ad un ulteriore conflitto con le nazioni arabe

Golda è Primo Ministro durante le olimpiadi di Monaco del 1972 quando il gruppo palestinese denominato Settembre Nero prende in ostaggio e poi uccide undici membri della squadra olimpica di Israele, ed pertanto responsabile della risposta che Israele diede al terribile gesto.

Ed è ancora Primo Ministro in quell'ottobre del 1973 quando le forze siriane ed egiziane attaccano a sorpresa Israele (guerra del Kippur)

Le vittime israeliane sono molte, e si chiedono da piu' parti le dimissioni di Golda Meir , l'opposizione infatti accusa il governo di Golda Meir di essere stato impreparato all'attacco . 

 

Golda, che era stata comunque rieletta , sceglie di dimettersi il 10 aprile 1974 . Nel 1975 ha pubblicato un libro di memorie “My Life”
Muore l'8 dicembre 1978, a 80 anni, combattendo contro il cancro. 
 


«A me ha sempre fatto pena la gente che ha paura dei sentimenti, delle emozioni, e nasconde quello che prova e non sa piangere con tutto il cuore. Perché chi non sa piangere con tutto il cuore non sa nemmeno ridere a gola spiegata.». (Intervista con la Storia, Oriana Fallaci, Novembre 1972).