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sabato 25 aprile 2015

I ragazzi venuti da Israele - la Brigata Ebraica




E' il 25 aprile, 70 anni dalla Liberazione dell'Italia dal Nazifascismo.
Nel mio titolo ho voluto riprendere quello di un libro recentemente letto (e spero non me ne voglia l'autore, Primo Fornaciari).
 L'incipit del libro è lasciato alle parole di Hanoch Bartov uno di quei ragazzi, oggi scrittore, " Non eravamo nè santi nè nobili cavalieri. Eravamo semplici ragazzi venuti d Israele, capimmo che eravamo lì per gli altri ebrei perseguitati d'Europa e che semplicemente dovevamo fare qualcosa per loro"

 Chi erano questi "palestinesi", questi ragazzi che provenivano dalla Palestina sotto mandato britannico?
Erano i ragazzi della Brigata Ebraica.

Negli ultimi giorni  si sono levate voci (ma ci sono da alcuni anni a questa parte a ridosso di ogni 25 aprile)  che vorrebbero l'esclusione della Brigata Ebraica dalle sfilate del 25 aprile, mentre si vorrebbero accreditare bandiere palestinesi.

Sgombriamo subito il campo da equivoci:  il 25 aprile ricorda la liberazione di Italia dal nazifascismo ed il rispristino della libertà e della democrazia
L'unica bandiera che deve sventolare nelle manifestazioni e nei cortei è la bandiera ITALIANA  unitamente alla bandiere delle formazioni partigiane e di resistenti che contribuirono a tale liberazione.
E certamente la Brigata Ebraica ha pieno titolo di esserci, la Brigata Ebraica contribui' con le sue azioni, con il sudore e il sangue dei suoi ragazzi alla liberazione del nostro paese, e ha diritto di manifestare con le sue bandiere e i suoi vessilli. 

Le bandiere palestinesi invece non c'entrano niente. 
Hanno avuto un ruolo nella liberazione di Italia ? no, anzi, per completezza di informazione, occorre ricordare che il Gan Muftì di Gerusalemme era un forte simpatizzatore del signor Hitler, proprio il nostro oppressore!
 Pertanto non hanno alcuna legittimazione a sfilare  nei cortei del 25 aprile. Chi intende manifestare per la causa palestinese avrà certamente altre occasioni o potrà indire manifestazioni  ad hoc, ma certamente non puo' arrogarsi il diritto di porre il veto alla presenza della Brigata Ebraica .
Chi continua a sostenere il contrario dovrebbe entrare in una biblioteca e prendersi alcuni testi di storia. Studiarla un po' meglio potrebbe essere illuminante.


Per tornare alla genesi, alla storia dei corpi combattenti sin da Jabotinski e da Trumpeldor vi rimando all'importante ed esaustiva opera dell'Associazione Amici della Brigata Ebraica    Origine della Brigata Ebraica

La Brigata Ebraica fu costituita nel 1944, dopo una lunghissima trattativa tra le Autorità ebraiche in Palestina e il Governo britannico mandatario su quell'area. La Brigata Ebraica era formata da ebrei che provenivano dalla Palestina, dalle Terre che poi di li a pochi anni sarebbero diventate Israele, ai quali si aggiunsero ebrei provenienti da Paesi soggetti al controllo inglese, come Canada, Sudafrica ed Australia ed altri provenienti dalla Russia e dalla Polonia.
 Il brigadiere generale canadese Ernest Frank Benjamin fu nominato Comandante della Brigata.
 Dopo un breve addestramento in Egitto, la Brigata fu inviata sul fronte italiano nel 1944 e integrata nell'Armata britannica. Insieme al Gruppo di Combattimento "Friuli", fu protagonista dello sfondamento della famosa Linea Gotica nella vallata del Senio. La Brigata ebbe la propria bandiera, bianco e azzurra con la Stella di Davide al centro, che sarebbe diventata la bandiera del futuro Stato di Israele.
In tutto la Brigata Ebraica combatté in Italia fino al 25 aprile 1945.

La Brigata si sciolse nel 1946 e i circa 9.000 soldati, che ne fecero parte, tornarono in Israele e furono determinanti per la costituzione del futuro esercito di Israele presto chiamato a doversi difendere nelle prime guerre che dovette sostenere.

Per approfondire il contributo della Brigata Ebraica alla liberazione di Italia riporto il seguente testo reperito  qui  http://www.brigataebraica.org/italiano/ilcontributo.html   sul sito dell'associazione amici della Brigata Ebraica


Di Rav Luciano Caro

Rabbino capo della comunità ebraica di Ferrara e delle Romagne
(Tratto dal libro “La Brigata Ebraica – fronte del Senio 1945” di Romano Rossi, per gentile concessione dell’autore)
La Brigata Ebraica, costituita da volontari ebrei provenienti dalla Palestina, allora sotto Mandato britannico, fu istituita da Churchill, d'accordo col Presidente americano Roosevelt, nel settembre del 1944, aderendo con una certa riluttanza alle molteplici richieste dell'Agenzia Ebraica che, fino dal settembre del 1939, aveva offerto l'appoggio della Comunità ebraica di Erez Israel allo sforzo bellico degli alleati.
Il 29 agosto del 1939, due giorni prima dell'invasione tedesca della Polonia, atto d'inizio della II Guerra Mondiale, Chaim Weizmann, leader del Movimento Sionista, comunicava al Governo britannico, che, nell'imminenza di un conflitto con la Germania, gli Ebrei di Palestina avrebbero collaborato attivamente con la Gran Bretagna.
L'Inghilterra non era particolarmente entusiasta dell'offerta ebraica sia per non suscitare reazioni del mondo arabo, sia per precludere una possibile futura richiesta ebraica di dare vita ad uno Stato ebraico in Palestina.
Ma, nonostante la fredda risposta britannica, su una popolazione ebraica residente in Palestina di circa 550 mila persone, 30 mila tra uomini e donne si presentarono alle autorità inglesi come volontari.
Nel 1941, pressato dagli eventi bellici, il comando militare britannico del Medio Oriente, diffuse un appello per un reclutamento individuale. Si presentarono volontari arabi ed ebrei che furono inseriti nelle varie unità dell'esercito inglese, più tardi entrate nel Palestine Regiment. Furono anche costituite piccole unità ausiliarie composte da personale specializzato per essere impiegate in caso di necessità.
Tali compagnie (PLUGOT) , composte di circa 250 elementi ciascuna, comprendevano originariamente arabi ed ebrei, ma, per le difficoltà di coesistenza tra i due gruppi e per l'alto numero di diserzioni arabe, finirono per essere costituite solo da personale ebraico. I membri delle PLUGOT godevano di una certa libertà di movimento ed erano connotati dalla dicitura "PALESTINE" sulle spalline della divisa. Elementi appartenenti alle PLUGOT giunsero in Italia nel corso degli sbarchi alleati; le PLUGOT non vanno confuse con la Brigata ebraica che si formò solo nel novembre del '44. E' interessante notare che la notizia della costituzione di una unità combattente ebraica (per la prima volta dopo circa 20 secoli!) suscitò la scomposta reazione della propaganda tedesca a cui si unì quella della Repubblica di Salò. 
Con rabbia e sarcasmo le emittenti tedesche criticavano Churchill per aver permesso "ai giudei di avventarsi come cani idrofobi contro il popolo germanico.....Il popolo inglese si è abbassato fino al punto di sguinzagliare la sanguinaria brigata giudaica".
I componenti della Plugot erano generalmente molto motivati in quanto provenienti dai Kibuzim e dalla Haganà (organizzazione militare preposta alla difesa della popolazione ebraica in Palestina), si attivarono per ridar vita alle Comunità ebraiche sconvolte dalla guerra. Si erano arruolati non solo per combattere i tedeschi, ma anche per portare soccorso a quanti erano scampati alle persecuzioni oltre che per diffondere l'idea sionistica quale soluzione ai problemi degli ebrei della diaspora. 
Al termine del conflitto si prodigarono nella riorganizzazione delle Comunità ebraiche curando soprattutto il settore giovanile e in primo luogo la riapertura delle scuole e l'istituzione di centri culturali e sociali. 
Si distinsero anche nelle attività assistenziali rivolte ai numerosi profughi non italiani. A sbarcare per prima in Italia, più precisamente in Sicilia nell'agosto del '43, fu una piccola unità addetta a un deposito cartografico (20° Map Depot). Ai suoi componenti fu riferito che in Italia nessun ebreo era sopravvissuto alle deportazioni. Ma nessuno li aveva informati che, per quanto attiene alla Sicilia, la presenza ebraica era da secoli insignificante. Nel settembre del '43, sbarcò a Salerno un distaccamento della 148° compagnia "autocisterne - acqua" che si distinse nel compito di rifornire d'acqua la popolazione napoletana e nel prestare aiuto agli ebrei della città. Altre compagnie autotrasporti giunsero nei giorni successivi. In ottobre, membri di queste compagnie incontrarono gruppi di ebrei Jugoslavi giunti fortunosamente sulle spiagge meridionali italiane. Fu questo il primo commovente incontro tra militari ebrei e profughi scampati ai lager nazisti.Nel novembre del '43 sbarcava a Taranto la 1a compagnia Genio (mimetizzazione), specializzata nel realizzare finte strutture militari per ingannare i comandi tedeschi.
I suoi membri si distinsero per aver saputo escogitare brillanti soluzioni per raggiungere lo scopo.
I membri delle PLUGOT sparsi nel territorio liberato dai tedeschi ammontavano a più di tremila uomini. Allo scopo di coordinare l'attività delle varie Compagnie nell'opera di soccorso ai profughi ebrei che stavano affluendo nell'Italia meridionale, venne costituito a Bari un "Centro profughi". Con la liberazione di Roma (giugno '44) questo fu trasferito nella capitale. Il 15 luglio, nell'Oratorio di V.Balbo si tenne un incontro al quale presero parte rappresentanti delle varie unità militari e il Rabbino dell'VIII armata inglese.
Furono affrontati i gravi problemi della Comunità Ebraica di Roma. Successivamente altri centri operativi furono istituiti a Ancona, Fano, Faenza, Ravenna, Firenze, Arezzo, e Siena.
Dopo la liberazione, centri analoghi furono costituiti in varie città dell'Italia settentrionale.Tra le attività finalizzate al recupero dei giovani scampati alla Shoà, vennero istituiti centri di preparazione professionale (Hakhsharot), per quanti fossero interessati a "salire" in Terra d'Israele. Si trattava di centri agricoli sul modello del Kibbuz. Le prime strutture di questo genere sorsero a Bari (1944) per accogliere profughi iugoslavi e giovani cecoslovacchi e, poco più tardi, nei pressi di Foggia.
Nell'opera di soccorso e specialmente nel campo dell'assistenza sanitaria, si distinsero ausiliarie femminili sbarcate a Taranto nel maggio del '44.
L'attività dei militari ebrei nell'opera di ricostruzione morale e materiale delle comunità ebraiche delle città via via liberate è stata veramente meritoria.
Le Comunità erano in stato disastroso. Ai sopravvissuti, sbigottiti dall'immane tragedia che li aveva colpiti, i giovani militari ebrei infusero incoraggiamento, entusiasmo e voglia di vivere. L'incontro con militari le cui insegne recavano il simbolo ebraico della stella a sei punte, fu per gli scampati, motivo di emozione e di orgoglio.
Si devono ai giovani militari i primi provvedimenti per la riattivazione delle istituzioni comunitarie a cominciare dalla registrazione degli ebrei presenti , dalla riapertura delle scuole e con la riattivazione della DELASEM (Delegazione Assistenza Emigrati), benemerita organizzazione per l'assistenza ai profughi.
Allo scopo di preparare istruttori in grado di risollevare le Comunità ebraiche del Centro e del Nord Italia, furono organizzati a Roma appositi Seminari.
Lo stesso personale fu anche impiegato per dar vita, come si è detto, alle Haksharot, centri predisposti per avviare i giovani alla Terra dei Padri soprattutto per colonizzare zone incolte del deserto. Ne furono istituite nei pressi di Roma, Firenze, Livorno e Ancona.
I soldati delle Compagnie, per provvedere alle necessità dei sopravvissuti, collaborarono con l'American Joint Committee e l'UNRRA e spesso non esitarono a prelevare disinvoltamente materiale dai magazzini militari inglesi.
Molti ricordano ancora di aver frequentato la scuola riaperta dai militari a Firenze nei locali attigui alla sinagoga di via Farini. Altre scuole furono aperte a Livorno e a Siena.
Le varie PLUGOT chiesero più volte invano di essere incorporate nei ranghi della Brigata ebraica combattente. Solo tre Compagnie furono accettate perchè ritenute indispensabili a completare i ranghi della Brigata.
Tra le attività delle PLUGOT, va ricordata l'opera di una compagnia del Genio, la 745a, composta da membri del Solèl Bonè (impresa edile della confederazione dei lavoratori di Erez Israel). Questa riuscì, in tempi brevi, a riattivare un ponte sul Po, nei pressi di Lagoscuro. Il ponte era stato distrutto dai tedeschi in ritirata e la sua ricostruzione permise ai carri americani di irrompere nella Pianura Padana.
A fine maggio del 1945, le Compagnie Genieri e Trasporti furono trasferite nel nord Italia e si prodigarono per riattivare le comunità ebraiche di Milano, Trieste, Venezia, Padova e Torino. I loro membri collaborarono con il centro di coordinamento per l'assistenza istituito a Milano in via Unione e all'istituzione di Hakhsarot a Brivio e Ceriano Laghetto nei pressi del Lago di Como.
Le attività belliche della Brigata Ebraica durarono circa sette settimane, ma l'azione delle PLUGOT si protrasse molto più a lungo. Poi le Compagnie furono smobilitate e iniziò il rimpatrio dei soldati. Ma alcuni restarono in Italia come civili per proseguire l'opera di sostegno e soccorso ai sopravvissuti.
Non va sottaciuto che le attività della Brigata e delle PLUGOT sono state una scuola di guerra per coloro che entrarono a far parte dell'esercito del nuovo Stato d' Israele. E' giusto quanto afferma Romano Rossi che " la Brigata Ebraica divenne la struttura portante delle nascenti forze armate israeliane".
Ai membri della Brigata Ebraica e delle PLUGOT, va la riconoscenza della comunità ebraica italiana e delle migliaia di profughi assistiti durante la loro permanenza nella Penisola.


Interessante e importante anche il contributo Il contributo femminile alla Brigata Ebraica  contributofemminile




Hanoch Bartov, continua"  Ci sentivamo diversi dagli ebrei della diaspora, dai nostri fratelli appena immigrati dall’Europa.  Ma poi, l’aver militato nella Brigata Ebraica, durante la seconda guerra mondiale, mi ha fatto incontrare la realtà dell’Olocausto, ed è stato uno shock incontrare i sopravvissuti in Europa, o come si chiamavano in ebraico, “shearit hapleta”, gli sfollati. 

Il mio modo di pensare è cambiato. Ho capito che appartenevamo alla stessa nazione. Mi ricordo come in quei mesi abbiamo cercato, noi soldati della Brigata, i nostri parenti che forse erano sopravvissuti all’Olocausto. Ricordo ancora il nostro commovente incontro con i sopravvissuti. Certo, alcuni di noi sostennero propositi di vendetta, ammazzare nazisti e SS. Si discusse, ricordo, di queste cose.
Ma alla fine decidemmo che la vittoria, e la vittoria dell’idea sionista, sarebbe stata la miglior vendetta contro chi aveva tentato di distruggerci "
Testimonianza dello scrittore Hanoch Bartov  (sempre da www.brigataebraica.org)





Buon 25 aprile a tutti, con il ricordo di tutti i caduti per la libertà e la democrazia.
Io sono di Alba, quella città che "Alba la presero in duemila il 10 ottobre, e la persero in duecento il 2 novembre 1944" (Fenoglio, I 23 giorni della città di Alba), ho conosciuto partigiani, anche con il numero tatuato sull'avambraccio perchè la loro fede nella libertà era piu' forte del giogo del nazista o perchè non si piegarono alle leggi razziali e non denunciarono il vicino di casa in quanto ebreo.

Oggi è giornata di ricordo, di memoria. Non di polemiche sterili e pretestuose. 
Alziamo la bandiera dell'Italia e di chi  supportò e aiutò la liberazione di questa nostra Terra.


domenica 28 settembre 2014

Addio Dan, l'ebreo fortunato che ebbe una vita da romanzo

Da Il Giornale 28.9.2014  di Mario Cervi

Combattè per la nascita dello Stato di Israele. Diplomatico di rango, inviato, avrebbe potuto fare politica: fondò con Montanelli il Giornale. 
È morto a 92 anni



Vittorio Dan Segre (era nato solo Vittorio, poi aggiunse Dan Avni in omaggio al suo essere ebreo, poi si firmò R.A. per ricordare la moglie Rosetta) se n'è andato.
E ricordandolo con commozione mi accorgo di dire addio non a un singolo personaggio ma a tanti personaggi in lui riuniti. Quell'uomo pacato, saggio, disincantato era stato esule, giovanissimo combattente contro la ferocia nazista e per la creazione di Israele, diplomatico di rango, professore universitario, consigliere di potenti...

Era stato, e ne siamo orgogliosi, uno dei fondatori del Giornale , nel 1974: legato a Indro Montanelli da un'amicizia che era un legame d'affetto ma anche d'idee e di ideali. Entrambi, il piemontese e il toscano, borghesi di buona famiglia e di buoni studi che avevano tuttavia in comune un fondo ribelle se non proprio anarchico, l'insofferenza per i luoghi comuni e per le infatuazioni collettive.
Dan Segre era da tempo molto malato. In un articolo malinconico   e fieramente «civico» del febbraio scorso, volendo far l'elogio dell'ospedale in cui era benissimo assistito, aveva scritto: «Alla giovane età di 92 anni sono stato colpito da una malattia di nome leucemia acuta. Qualcuno me la qualifica terminale. Definizione ridicola non solo per la mia età ma per il fatto che l'unica malattia mortale, per tutti gli esseri viventi, mi sembra essere la vita che inizia a spegnersi con la concezione». Frasi con un guizzo d'ironia e con un pessimismo leopardiano. Accompagnate tuttavia dalla fede. Segre era un credente, rispettava profondamente la religione dei padri.
Quell'annuncio, che era anche un congedo, l'avevo subito e sentito come una mazzata. L'indomani volli fargli sapere, su queste stesse colonne, che mi sentivo vicino al suo tormento e al grande momento. «Siamo coetanei - queste le mie righe - l'ultimo appuntamento ci attende a breve. Un po' prima o un po' dopo non fa molta differenza. Mi piacerebbe avviarmi verso la tenebra - o la luce? - con il tuo coraggio antico e con la tua straordinaria dignità».
Addio Dan. O arrivederci. Come recita un titolo di bellissime pagine autobiografiche, la sua è stata la vita di «un ebreo fortunato». Ha scampato l'Olocausto rifugiandosi per tempo in Palestina, è tornato in Italia da vincitore - vincitore davvero non come gli antifascisti dell'ultima ora - nei reparti della «Brigata ebraica», ha visto e vissuto la nascita dello Stato di Israele addestrandone reparti di paracadutisti. È stato attaché dell'ambasciata israeliana a Parigi, e poi ambasciatore in Madagascar, e infine delegato diplomatico per l'Africa occidentale.
Chissà dove sarebbe potuto arrivare se si fosse messo in politica. Ha preferito mettersi nel giornalismo, della qual cosa noi suoi colleghi dobbiamo essergli sommamente grati. Prima qualche collaborazione con quotidiani esteri (in particolare il Figaro dove firmava con lo pseudonimo Renè Bauduc per onorare la moglie Rosetta Bauducco). Poi Il Giornale , traguardo del suo impegno di saggista, di divulgatore, di maestro. Fu a lungo onnipresente e considerato a ragione onnisciente quando ci si riferiva al groviglio inestricabile del Medio Oriente. Sia Andreotti sia Gianni Agnelli se volevano avere un quadro chiaro di situazioni sempre confusissime si rivolgevano a lui fidandosene ciecamente. Perché Segre, appartenente secondo una certa ottica all'universo dei suggeritori e dei consigliori , aveva caratteristiche professionali che in quell'universo sono sconosciute: la sincerità e l'onestà.
Segre era un buon italiano e un patriota israeliano. Ma questi sentimenti personali non gli hanno mai fatto velo nel raccontare e commentare i fatti evidenti e i retroscena oscuri. Non s'è lasciato condizionare dal suo essere ebreo e dal suo essere risolutamente «occidentale». Era troppo intelligente e troppo sapiente per cedere alle semplificazioni, alle rappresentazioni d'una realtà sempre in bianco o in nero. Ci mancherà. Quando saremo assaliti da dubbi non potremo più affidarci a uno che i dubbi, anche se non li risolveva, almeno li chiariva. Dan Segre è stato un uomo dalle molte vite. È stato soprattutto un Uomo.
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 Note di biografia

Dan Segre nasce da famiglia ebraica piemontese, nel ‘39, dopo l'avvento delle leggi razziali, emigra in Palestina, dove cambia il nome anagrafico italiano (semplicemente "Vittorio Segre") in "Dan Avni".
Nel 1944 torna in Italia come corrispondente di guerra al seguito della  Brigata Ebraica
Nel 1948 assiste e partecipa alla fondazione dello Stato di Israele, addestrando fra l'altro un reparto di paracadutisti 
Diventa in seguito attaché all'ambasciata israeliana a Parigi, cominciando così una carriera che lo condurrà a diventare ambasciatore di Israele in Madagascar e poi delegato diplomatico per l'Africa occidentale.
Collabora negli anni con "Le Figaro" (con lo pseudonimo René Bauduc, omaggio al cognome della moglie Rosetta Bauducco), "La Nazione" (con lo pseudonimo Giacomo Sorgi) e il "Corriere della Sera" (con lo pseudonimo R.A.Segre, sempre in omaggio alla moglie, e al proprio cognome israeliano).
Nel 1974 è fra i fondatori e finanziatori del "Giornale" di Indro Montanelli. 
Dal 1969 si dedica alla carriera accademica insegnando a Oxford, Stanford, al MIT di Boston, alla Bocconi e alle Statali di Torino e Milano e dal 1989 è Professore emerito di Pensiero politico ebraico a Haifa.
Autore di saggi come Il poligono mediorientale (1994) e Le metamorfosi di Israele (2006), è noto però soprattutto per la sua autobiografia, Storia di un ebreo fortunato (del 1985, seguita poi dagli ancora autobiografici Il bottone di Molotov, del 2004, e Storia dell'ebreo che voleva essere eroe, del 2014), e per la non-fiction La guerra privata del tenente Guillet (1993).
Nel 1998 ha fondato, presso l'Università della Svizzera Italiana di Lugano, l'Istituto Studi Mediterranei, di cui è ancora presidente.
Nel 2007 l'Archivio Ebraico Terracini di Torino ha acquisito il suo ricco epistolario (con alcuni vincoli temporali), creando così il "Fondo Vittorio Dan & Rosetta Segre"; fra i corrispondenti spiccano i nomi di Golda Meir e Ben Gurion, René Girard, Adin Steinsaltz, Isaiah Berlin, Ralph Dahrendorf, Indro Montanelli, Colette Rosselli, Mario Missiroli, Alfio Russo, Enzo Biagi, nonché Yogananda.

venerdì 25 aprile 2014

La Brigata Ebraica


Nascita della Brigata Ebraica

La storia dei corpi combattenti ebraici è sempre stata contrastata e difficile, a partire dal 1914 quando Vladimir Jabotinsky, scrittore e attivista sionista, e Joseph Trumpeldor ex ufficiale decorato dell’esercito russo nella guerra russo-giapponese, si batterono per la costituzione di una formazione combattente di ebrei in Palestina.
Le autorità britanniche che all’epoca controllavano l’area di Gerusalemme, Tel Aviv, Jaffa e gli insediamenti della Giudea, ostacolarono il progetto e concessero la formazione di un piccolo gruppo di volontari, il Zion Mule Corps (Mulattieri di Sion) formato da 650 ebrei fuoriusciti in Egitto, che si distinse nella battaglia di Gallipoli contro i turchi, potenza all’epoca occupante gran parte del Medio Oriente.
Jabotisky continuò la sua entusiastica opera di persuasione nei confronti delle autorità britanniche, e finalmente si arrivò alla formazione della Legione Ebraica. L’unità combattente comprendeva il 38° Battaglione dei Royal Fusiliers (City of London Regiment) che includeva nuovi volontari e membri del Zion Mule Corps oltre a molti ebrei immigrati recentemente dalla Russia. Ze'ev Jabotinsky nella sua opera The Jewish Legion in the World War, (New York, 1945, p.164) fornisce questi dati di arruolamento: 34% dagli Stati Uniti, 30% dalla Palestina, 28% Inghilterra, 6% Canada, 1% ebrei fatti prigionieri come soldati turchi, 1% dall’ Argentina.
Nell’aprile del 1918 fu unita al 39° Battaglione composto, per oltre il 50% da volontari ebrei degli Stati Uniti e del Canada. Nel giugno il 38° Battaglione fu impiegato in Palestina dove combatté per la liberazione contro l’occupazione dell’impero Ottomano. Ma dopo questi fatti, a fronte della richiesta di arruolamento di ben 20.000 uomini, il comando delle Forze armate britanniche oppose la scusa di non avere nessun ordine di arruolamento per un contingente così numeroso.
Nel 1918 l’ingresso fu concesso a poco più di mille uomini, che furono arruolati e organizzati come 40° Battaglione dei Royal Fusiliers.
Nel 1919, ormai ridotta a un battaglione, alla Legione Ebraica fu dato il nome di First Judeans, e insignita di un distintivo autonomo per il cappello della divisa: una Menorah con la parola ebraica kadima, che significa sia “avanti” che “verso oriente”.
Analoghe difficoltà nel convincere la Gran Bretagna, l’Agenzia Ebraica le ebbe nel secondo conflitto mondiale. Dall’inizio del conflitto gli ebrei britannici e di Palestina fecero pressione sul governo di Londra perché si formasse un contingente di combattenti ebrei. All’epoca c’erano circa 20.000 ebrei in servizio nel Medio Oriente, molti di loro inquadrati in unità esclusivamente ebraiche, ma non combattenti, mentre del resto già centinaia di migliaia di ebrei stavano combattendo, in tutto il mondo, nelle armate inglesi americane e sovietiche.
Nel 1940 agli ebrei di Palestina fu permesso di arruolarsi in compagnie ebraiche inquadrate nell’ East Kent Regiment (detto The Buffs), erano tre battaglioni di fanteria, inviati in Cirenaica ed Egitto, ma anche qui, come in Palestina, mantenevano soprattutto mansioni di guardia.
Alla fine le resistenze politiche degli inglesi, che avevano il problema di mantenere un certo equilibrio tra ebrei e arabi in Palestina, furono vinte dalla caparbia campagna condotta da Chaim Weizmann e, grazie anche alle simpatie sioniste di Winston Churchill, subentrato a Neville Chamberlain alla guida del governo, si arrivò così al settembre del 1944, quando, dopo sei anni di negoziazione, si formò la Brigata Ebraica.
Essa era costituita da tre battaglioni, circa 5.000 soldati (fanteria, artiglieria, genio e servizi), sotto il comando del Generale di brigata Ernest Benjamin, ebreo canadese.
A questa unità, inquadrata nell’Ottava Armata e destinata al fronte italiano, venne concessa una autonoma insegna di battaglia: una stella di David color oro su sfondo a strisce bianche e azzurre, sotto la scritta in caratteri ebraici Chayil, acronimo di Chativah Yehudit Lochemet (Brigata Ebraica Combattente), comunemente nota come Jewish Brigade Group. Dopo un periodo di addestramento in Egitto la Brigata fu inviata in Italia dove continuò a prepararsi fino al mese di febbraio per giungere all’inizio di marzo in prima linea, in Romagna (fronte del Senio), dove diede il proprio eroico contributo alla liberazione della penisola.
A dimostrazione della variegata composizione della Brigata, formata da ebrei provenienti dalla Terra d’Israele, ma molti dei quali ancora legati alla Diaspora europea. Mentre la Brigata si trovava sparsa nel nord Europa con compiti di assistenza alle comunità ebraiche disperse, a guerra ormai conclusa, si manifestò la richiesta di molti soldati, di poter avere il permesso per mettersi in cerca dei propri familiari. Il Generale Benjamin appoggiò, presso le autorità britanniche, questa richiesta, spiegando che riguardava quasi 1500 soldati e l’unità morale dell’intera Brigata, ma il permesso non venne accordato.
Nonostante il rifiuto delle autorità, racconta Casper, “Molti soldati si poterono incontrare, in quei giorni, nelle strade di Praga, Varsavia, Cracovia, Bucarest, Budapest…impegnati a chiedere notizia dei propri cari scomparsi.”

FRONTE DEL SENIO, MARZO-APRILE 1945 Il 29 settembre del 1944 Winston Churchill annuncia al Parlamento inglese: “So benissimo che c’è già un gran numero di ebrei nelle nostre forze armate e in quelle americane; ma mi è sembrato opportuno che una unità formata esclusivamente da soldati di questo popolo, che così indescrivibili tormenti ha dovuto patire per colpa dei nazisti, fosse presente come formazione a sé stante fra tutte le forze che si sono riunite per sconfiggere la Germania”.
La campagna d’Italia della Brigata Ebraica è durata poco più di un mese.
Le operazioni per forzare il fronte del Senio le sono costate poco più di 40 vittime fra morti e dispersi, centocinquanta feriti, ventuno sono i decorati al valore sul campo.
Ai primi di marzo arriva a Mezzano (Ravenna) con tre battaglioni, (circa 5000 uomini), e il compito di controllare il fronte a nord di Ravenna, nel triangolo tra Mezzano e Alfonsine e Bagnacavallo. Qui si distinse per coraggio in duri scontri con i tedeschi, le cui linee fece arretrare oltre il Senio, fece decine di prigionieri ed ebbe 7 caduti.
La Brigata Ebraica il 27 marzo è trasferita nel settore di Riolo dei Bagni, a fianco del valoroso Gruppo di Combattimento Friuli, insieme al quale libera la cittadina termale.
La Brigata Ebraica fu protagonista, in Romagna, della liberazione delle seguenti località: Cuffiano, Riolo Terme, Ossano, Monte Ghebbio, La Serra, Imola.

Il contributo della Brigata Ebraica alla liberazione dell'Italia

Di Rav Luciano Caro
Rabbino capo della comunità ebraica di Ferrara e delle Romagne
(Tratto dal libro “La Brigata Ebraica – fronte del Senio 1945” di Romano Rossi, per gentile concessione dell’autore)

La Brigata Ebraica, costituita da volontari ebrei provenienti dalla Palestina, allora sotto Mandato britannico, fu istituita da Churchill, d'accordo col Presidente americano Roosevelt, nel settembre del 1944, aderendo con una certa riluttanza alle molteplici richieste dell'Agenzia Ebraica che, fino dal settembre del 1939, aveva offerto l'appoggio della Comunità ebraica di Erez Israel allo sforzo bellico degli alleati.
Il 29 agosto del 1939, due giorni prima dell'invasione tedesca della Polonia, atto d'inizio della II Guerra Mondiale, Chaim Weizmann, leader del Movimento Sionista, comunicava al Governo britannico, che, nell'imminenza di un conflitto con la Germania, gli Ebrei di Palestina avrebbero collaborato attivamente con la Gran Bretagna.
L'Inghilterra non era particolarmente entusiasta dell'offerta ebraica sia per non suscitare reazioni del mondo arabo, sia per precludere una possibile futura richiesta ebraica di dare vita ad uno Stato ebraico in Palestina.
Ma, nonostante la fredda risposta britannica, su una popolazione ebraica residente in Palestina di circa 550 mila persone, 30 mila tra uomini e donne si presentarono alle autorità inglesi come volontari.
Nel 1941, pressato dagli eventi bellici, il comando militare britannico del Medio Oriente, diffuse un appello per un reclutamento individuale. Si presentarono volontari arabi ed ebrei che furono inseriti nelle varie unità dell'esercito inglese, più tardi entrate nel Palestine Regiment. Furono anche costituite piccole unità ausiliarie composte da personale specializzato per essere impiegate in caso di necessità.
Tali compagnie (PLUGOT) , composte di circa 250 elementi ciascuna, comprendevano originariamente arabi ed ebrei, ma, per le difficoltà di coesistenza tra i due gruppi e per l'alto numero di diserzioni arabe, finirono per essere costituite solo da personale ebraico. I membri delle PLUGOT godevano di una certa libertà di movimento ed erano connotati dalla dicitura "PALESTINE" sulle spalline della divisa. Elementi appartenenti alle PLUGOT giunsero in Italia nel corso degli sbarchi alleati; le PLUGOT non vanno confuse con la Brigata ebraica che si formò solo nel novembre del '44. E' interessante notare che la notizia della costituzione di una unità combattente ebraica (per la prima volta dopo circa 20 secoli!) suscitò la scomposta reazione della propaganda tedesca a cui si unì quella della Repubblica di Salò.
Con rabbia e sarcasmo le emittenti tedesche criticavano Churchill per aver permesso "ai giudei di avventarsi come cani idrofobi contro il popolo germanico.....Il popolo inglese si è abbassato fino al punto di sguinzagliare la sanguinaria brigata giudaica".
I componenti della Plugot erano generalmente molto motivati in quanto provenienti dai Kibuzim e dalla Haganà (organizzazione militare preposta alla difesa della popolazione ebraica in Palestina), si attivarono per ridar vita alle Comunità ebraiche sconvolte dalla guerra. Si erano arruolati non solo per combattere i tedeschi, ma anche per portare soccorso a quanti erano scampati alle persecuzioni oltre che per diffondere l'idea sionistica quale soluzione ai problemi degli ebrei della diaspora.
Al termine del conflitto si prodigarono nella riorganizzazione delle Comunità ebraiche curando soprattutto il settore giovanile e in primo luogo la riapertura delle scuole e l'istituzione di centri culturali e sociali.
Si distinsero anche nelle attività assistenziali rivolte ai numerosi profughi non italiani. A sbarcare per prima in Italia, più precisamente in Sicilia nell'agosto del '43, fu una piccola unità addetta a un deposito cartografico (20° Map Depot). Ai suoi componenti fu riferito che in Italia nessun ebreo era sopravvissuto alle deportazioni. Ma nessuno li aveva informati che, per quanto attiene alla Sicilia, la presenza ebraica era da secoli insignificante. Nel settembre del '43, sbarcò a Salerno un distaccamento della 148° compagnia "autocisterne - acqua" che si distinse nel compito di rifornire d'acqua la popolazione napoletana e nel prestare aiuto agli ebrei della città. Altre compagnie autotrasporti giunsero nei giorni successivi. In ottobre, membri di queste compagnie incontrarono gruppi di ebrei Jugoslavi giunti fortunosamente sulle spiagge meridionali italiane. Fu questo il primo commovente incontro tra militari ebrei e profughi scampati ai lager nazisti.Nel novembre del '43 sbarcava a Taranto la 1a compagnia Genio (mimetizzazione), specializzata nel realizzare finte strutture militari per ingannare i comandi tedeschi.
I suoi membri si distinsero per aver saputo escogitare brillanti soluzioni per raggiungere lo scopo.
I membri delle PLUGOT sparsi nel territorio liberato dai tedeschi ammontavano a più di tremila uomini. Allo scopo di coordinare l'attività delle varie Compagnie nell'opera di soccorso ai profughi ebrei che stavano affluendo nell'Italia meridionale, venne costituito a Bari un "Centro profughi". Con la liberazione di Roma (giugno '44) questo fu trasferito nella capitale. Il 15 luglio, nell'Oratorio di V.Balbo si tenne un incontro al quale presero parte rappresentanti delle varie unità militari e il Rabbino dell'VIII armata inglese.
Furono affrontati i gravi problemi della Comunità Ebraica di Roma. Successivamente altri centri operativi furono istituiti a Ancona, Fano, Faenza, Ravenna, Firenze, Arezzo, e Siena.
Dopo la liberazione, centri analoghi furono costituiti in varie città dell'Italia settentrionale.Tra le attività finalizzate al recupero dei giovani scampati alla Shoà, vennero istituiti centri di preparazione professionale (Hakhsharot), per quanti fossero interessati a "salire" in Terra d'Israele. Si trattava di centri agricoli sul modello del Kibbuz. Le prime strutture di questo genere sorsero a Bari (1944) per accogliere profughi iugoslavi e giovani cecoslovacchi e, poco più tardi, nei pressi di Foggia.
Nell'opera di soccorso e specialmente nel campo dell'assistenza sanitaria, si distinsero ausiliarie femminili sbarcate a Taranto nel maggio del '44.
L'attività dei militari ebrei nell'opera di ricostruzione morale e materiale delle comunità ebraiche delle città via via liberate è stata veramente meritoria.
Le Comunità erano in stato disastroso. Ai sopravvissuti, sbigottiti dall'immane tragedia che li aveva colpiti, i giovani militari ebrei infusero incoraggiamento, entusiasmo e voglia di vivere. L'incontro con militari le cui insegne recavano il simbolo ebraico della stella a sei punte, fu per gli scampati, motivo di emozione e di orgoglio.
Si devono ai giovani militari i primi provvedimenti per la riattivazione delle istituzioni comunitarie a cominciare dalla registrazione degli ebrei presenti , dalla riapertura delle scuole e con la riattivazione della DELASEM (Delegazione Assistenza Emigrati), benemerita organizzazione per l'assistenza ai profughi.
Allo scopo di preparare istruttori in grado di risollevare le Comunità ebraiche del Centro e del Nord Italia, furono organizzati a Roma appositi Seminari.
Lo stesso personale fu anche impiegato per dar vita, come si è detto, alle Haksharot, centri predisposti per avviare i giovani alla Terra dei Padri soprattutto per colonizzare zone incolte del deserto. Ne furono istituite nei pressi di Roma, Firenze, Livorno e Ancona.
I soldati delle Compagnie, per provvedere alle necessità dei sopravvissuti, collaborarono con l'American Joint Committee e l'UNRRA e spesso non esitarono a prelevare disinvoltamente materiale dai magazzini militari inglesi.
Molti ricordano ancora di aver frequentato la scuola riaperta dai militari a Firenze nei locali attigui alla sinagoga di via Farini. Altre scuole furono aperte a Livorno e a Siena.
Le varie PLUGOT chiesero più volte invano di essere incorporate nei ranghi della Brigata ebraica combattente. Solo tre Compagnie furono accettate perchè ritenute indispensabili a completare i ranghi della Brigata.
Tra le attività delle PLUGOT, va ricordata l'opera di una compagnia del Genio, la 745a, composta da membri del Solèl Bonè (impresa edile della confederazione dei lavoratori di Erez Israel). Questa riuscì, in tempi brevi, a riattivare un ponte sul Po, nei pressi di Lagoscuro. Il ponte era stato distrutto dai tedeschi in ritirata e la sua ricostruzione permise ai carri americani di irrompere nella Pianura Padana.
A fine maggio del 1945, le Compagnie Genieri e Trasporti furono trasferite nel nord Italia e si prodigarono per riattivare le comunità ebraiche di Milano, Trieste, Venezia, Padova e Torino. I loro membri collaborarono con il centro di coordinamento per l'assistenza istituito a Milano in via Unione e all'istituzione di Hakhsarot a Brivio e Ceriano Laghetto nei pressi del Lago di Como.
Le attività belliche della Brigata Ebraica durarono circa sette settimane, ma l'azione delle PLUGOT si protrasse molto più a lungo. Poi le Compagnie furono smobilitate e iniziò il rimpatrio dei soldati. Ma alcuni restarono in Italia come civili per proseguire l'opera di sostegno e soccorso ai sopravvissuti.
Non va sottaciuto che le attività della Brigata e delle PLUGOT sono state una scuola di guerra per coloro che entrarono a far parte dell'esercito del nuovo Stato d' Israele. E' giusto quanto afferma Romano Rossi che " la Brigata Ebraica divenne la struttura portante delle nascenti forze armate israeliane".
Ai membri della Brigata Ebraica e delle PLUGOT, va la riconoscenza della comunità ebraica italiana e delle migliaia di profughi assistiti durante la loro permanenza nella Penisola.

L’opera della Brigata Ebraica in aiuto dei sopravvissuti dell’Olocausto

Hanoch Bartov, scrittore israeliano, è uno dei protagonisti di "In Our Hands: The Hidden Story of the Jewish Brigade in World War II.", documentario sulla Brigata Ebraica. Bartov, classe 1926, fece parte della Brigata Ebraica come giovane combattente della Haganà. Nel 1948 prese parte alla Guerra d’Indipendenza di Israele, in seguito si occupato di giornalismo e si è dedicato alla scrittura come autore di romanzi.
Non ho mai avuto il mito del sabra (l’ebreo nativo di Israele), ho vissuto in Israele con gli ebrei immigrati da molti paesi. Questi ebrei vivevano a cavallo tra passato e futuro.
Semplicemente vorrei farvi capire che noialtri giovani ebrei della terra d’Israele, negli anni tra le due guerre, membri dell’Haganà o del Palmach, ci sentivamo come membri di un’altra tribù: giovane, forte, con radici salde.
Ci sentivamo diversi dagli ebrei della diaspora, dai nostri fratelli appena immigrati dall’Europa
Ma poi, l’aver militato nella Brigata Ebraica, durante la seconda guerra mondiale, mi ha fatto incontrare la realtà dell’Olocausto, ed è stato uno shock incontrare i sopravvissuti in Europa, o come si chiamavano in ebraico, “shearit hapleta”, gli sfollati.
Il mio modo di pensare è cambiato. Ho capito che appartenevamo alla stessa nazione. Da quel giorno mi resi conto che sarei stato un buon sionista nella misura in cui il mio essere sionista poteva servire alla nazione ebraica, non se vi si fosse opposto.
Mi ricordo come in quei mesi abbiamo cercato, noi soldati della Brigata, i nostri parenti che forse erano sopravvissuti all’Olocausto. Ricordo ancora il nostro commovente incontro con i sopravvissuti. Certo, alcuni di noi sostennero propositi di vendetta, ammazzare nazisti e SS. Si discusse, ricordo, di queste cose.
Ma alla fine decidemmo che la vittoria, e la vittoria dell’idea sionista, sarebbe stata la miglior vendetta contro chi aveva tentato di distruggerci.
Testimonianza dello scrittore Hanoch Bartov (foto)