Visualizzazione post con etichetta ebraismo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ebraismo. Mostra tutti i post

giovedì 19 dicembre 2019

Happy Hannukkha


La festa di Hannukkha, o Festa delle Luci, cade quest'anno dal 23 al 30 dicembre, con accensione della prima luce la sera del 22 dicembre.
La parola "Hannukkha" o "channukkah" significa  inaugurazione o consacrazione, perché il 25 di Kislev venne inaugurato il nuovo altare nel Tempio di Gerusalemme, dopo la liberazione della Giudea dall'occupazione Siriana ellenica di Antioco IV Epifane. 
I Maccabei dovettero ripulire il Tempio dagli idoli e costruire un nuovo altare perché quello precedente era stato profanato

Il miracolo di Hanukkah, che è narrato nel Talmud, da' origine a questa festa che dura otto giorni, ed è  caratterizzata dall'accensione dei lumi di un candelabro a nove braccia chiamato chanukkià, il quale ricorda una Menorah ma ha due nove e non sette braccia
La storia vuole che, dopo la riconquista del Tempio di Gerusalemme devastato in parte dagli ellenici, secondo il rituale la menorà del Tempio doveva essere illuminata permanentemente con olio di oliva puro, ma si trovò olio sufficiente solamente per una giornata. I sacerdoti asmodei prepararono una menorà di ferro e stagno ed accesero comunque i lumi: miracolosamente quel poco olio durò il tempo necessario a produrre l'olio puro, otto giorni, da questo episodio deriva l'usanza di accendere la chanukkià..
Durante questa festa,  ogni giorno viene accesa un'ulteriore candela, queste vanno posizionate a partire da destra, ma accese da sinistra verso destra, quella centrale (chiamata Shammash) serve ad accendere le altre e va quindi sempre accesa.
 Nel Talmud sono presenti due opinioni: una indica che nel primo giorno si accendano tutte le luci della chanukkiah e ogni giorno se ne accenda una in meno rispetto al precedente; l'altra opinione, quella Halakhica, al contrario, prescrive di accendere solo la prima candela nel primo giorno e aumentare di una candela ogni giorno successivo

Quelli sopra in foro, sono i "dreidel" o "sevivon" , delle trottole, di legno per lo piu',  con cui i bambini ebrei giocano ancora oggi  in questo periodo dell'anno.  Ciascun dreidel presenta sulle facce le lettere dell'alfabeto ebraico Nun  (נ), Ghimel (ג), Hei (ה) e Pe (פ): queste sono le iniziali della frase  "nes gadol hayà po", "un grande miracolo è avvenuto qui" (glie brei in diaspora sostituiscono la lettera  Pe con la Shin (ש), iniziale per sham, lì: così la frase, tradotta, diviene "un grande miracolo è avvenuto lì [in Israele ]").

Durante il periodo dei Maccabei, gli ebrei furono incarcerati per il "crimine" di studiare la Torà. Mentre erano in prigione, questi ebrei si riunivano insieme per giocare il "dreidel o Sevivon (סְבִיבוֹן) - trottola". Con il pretesto di passare il tempo, si impegnavano in verità  in discussioni sulla Torà e sfidavano così i nemici dell'ebraismo. Ove sorpresi, dai soldati nemici, essi all'apparenza semplicemente giocavano con le trottole.


Non si sa esattamente quando, ma per questa festa si iniziarono  a cucinare le sufganiot, dei Krapfen,  cotti nell'olio, cio' a ricordo dell'olio di oliva della Menorah del Tempio di Gerusalemme e del suo miracolo in Chanukkah.



Oggi: Al giorno d'oggi, durante le sere di Chanukkà,  si è diffuso l'uso presso numerose comunità in tutto il mondo, di celebrare l'accensione delle candele in maniera pubblica. Numerose persone si ritrovano in una piazza centrale della città dove è stata installata una grande chanukkià. 

Il presidente della comunità o il rabbino capo, tengono un breve discorso, recitano la benedizione (beracha) delle candele e inaugurano la festa. I presenti solitamente intonano inni gioiosi ed eseguono tipici balli ebraici. 

In ultimo, lascio  qui il link ad un interessante articolo del Rav Haim Cipriani "Il vero miracolo di Hannukkha"


Buona festa delle Luci a tutti

sabato 8 settembre 2018

Rosh ha-shanah 5779 (10-11 settembre 2018)


Un augurio di felice capodanno a tutti voi.
Il 10 /11 settembre inizia l'anno 5779 del calendario ebraico (vigilia la sera del 9 settembre).
Il capodanno ebraico non ricorda un particolare evento del popolo ebraico ma è il ricordo della creazione del mondo; è, in altre parole, il giorno del “compleanno” della Terra. Una data quindi di importanza universale in quanto, riallacciandosi al giorno in cui furono creati il primo uomo e la prima donna, mette in luce che l’intera umanità, discendente tutta dalla prima coppia, gode di pari diritti e dignità in quanto ogni uomo è figlio di Dio.
Rosh ha shanà è il giorno dell'esame di coscienza,in cui l’uomo si sforza di giudicare se stesso, il proprio comportamento durante l’anno trascorso, gli errori commessi, le tentazioni alle quali non ha resistito. E in base a tale giudizio, prende l’impegno di cambiare, di rafforzare le giuste decisioni, di eliminare gli errori per quanto gli sarà possibile. L’errore è infatti una componente umana; le difficoltà che la vita ci prospetta ogni giorno, ci pongono dinanzi a continue scelte, a inevitabili dubbi, a insistenti tentazioni: la santità perfetta è qualità che solo Dio possiede. E' quindi anche giorno di speranza, speranza nel miglioramento. 

Usi a tavola
A Rosh Hashanà è uso mangiare cibi che simboleggiano dolcezza, benedizione ed abbondanza come simbolo del tipo di anno che desideriamo ricevere. 
La challah, ossia il pane preparato per la festa, oltre che nel sale (come di abitudine) viene intinta nel miele perché “ci conceda il Signore un anno dolce e piacevole”. Inoltre la sua forma non è allungata, ma rotonda, perché l’anno sia privo di spigoli.
Si mettono in tavola mele e melograni: le mele vengono intinte nel miele e mangiate dopo il pane, quasi da raddoppiare l’augurio di un anno dolce. 
I melograni, oltre essere primizia di stagione, vengono divisi tra i commensali, i quali si augurano che durante il nuovo anno le buone azioni si moltiplichino come i semi di un melograno.
In molte comunità si usa terminare la cena con un dolce fatto col miele.
I vari piatti che sono mangiati durante la cena di Rosh ha-shanah sono generalmente composti da: fichi, mela, zucca, fagiolini, porri, bietola, datteri, melograno.


Che questo 5779 possa portare armonia, amore, salute e  ricchezza al mondo intero. Shana' Tovà



martedì 22 settembre 2015

G'mar Chatima Tova 5776









Yom Kippur è la ricorrenza religiosa ebraica che celebra il giorno dell' espiazione. 

Nella Torah viene chiamato Yom haKippurim (Ebraico, "Giorno degli espìanti"). È uno dei cosiddetti Yamim Noraim (Ebraico, letteralmente "Giorni terribili", più propriamente "Giorni di timore reverenziale"). 

Gli Yamim Noraim vanno da Rosh haShana a Yom Kippur, che sono rispettivamente i primi due giorni e l'ultimo giorno dei Dieci Giorni del Pentimento.
Nel calendario ebraico Yom Kippur incomincia al crepuscolo del decimo giorno del mese ebraico di Tishri (che cade tra Settembre e Ottobre del calendario gregoriano), e continua fino alle prime stelle della notte successiva. Può quindi durare 25-26 ore.

Quest'anno Yom Kippur cade il 23 settembre (vigilia il 22)

Kippùr si basa su tre concetti fondamentali: 
esame di coscienza  (cheshbonòt néfesh),
confessione delle nostre colpe (viddùi),

espiazione (kapparà) e perdono (selichà).

Chatima Tovà (buona firma nel Libro della Vita) a tutti!





venerdì 11 settembre 2015

Kfar Giladi, Tel Hai e Iosif Trumpledor





Attraverso i Kibbutz,specie quelli fondati coraggiosamente e tenacemente dai primi pionieri a inizio del 900, passa un pezzo importante della storia dello Stato di Israele.

Persone animate dall'ideale sionista, spesso stanche di subire pogrom e discriminazioni negli stati europei (ricordiamo il terribile pogrom di Kishniev nella Russia zarista del 1905 e per chi volesse..interessante leggere "Nella città del massacro" di Bialik o l'assurdo affaire Dreyfuss nella civilissima Francia di inizio 900), decidono di trasferirsi nella Palestina ottomana, in terreni incolti, zone aride  e malariche, senza alcuna comodità. Si tratta per lo piu' di terreni comprati da effendi arabi, i quali ben volentieri cedono zone incolte e difficili da coltivare, per un bel gruzzolo.

Nel 1909 viene fondato il primo kibbutz, a Degania e poi altri...tra cui Beit Zera, Kvutzat Kinneret e Kfar Giladi (foto mia qui sopra) e l'insediamento di Tel Hai
Oggi vorrei parlare di Kfar Giladi e di Tel hai, strettamente connessi. Vediamo perchè.

Kfar Giladi è un kibbutz, situato nella Valle di Hula, nel Distretto Nord, in prossimità del confine con il Libano, è  stato fondato  sin dal 1916 da alcuni membri dell'Hashomer sul terreno di proprietà della Jewish Colonization Association
Il gruppo Hashomer (in ebraico : השומר   I Guardiani  scritto anche come HaShomer ) era un'organizzazione ebraica di difesa in Palestina che traeva origine da gruppo Bar- Giora , creato nel mese di aprile 1909 (e poi assorbito nel 1920 nella Haganah)
 Lo scopo di Hashomer era quello di fornire un servizio di guardia per gli insediamenti ebraici in Yishuv , liberando comunità ebraiche dalla dipendenza consolati stranieri e dalle sentinelle arabi per la loro sicurezza .
Era diretto da un comitato di tre giovani uomini  Israel Shochat , Israel Giladi , e Mendel Portugali .


Inizialmente aveva altro nome, ed è stato chiamato solo successivamente Israel Giladi, dal nome di uno dei fondatori appunto, morto ne 1918 a causa della epidemia di influenza spagnola
Poco distante si trovava un alto piccolo insediamento, il kibbutz di Tel Hai.
Intanto a Kfar Giladi era arrivato, nel  1919 Iosif Trumpeldor, giovane militare russo che aveva abbandonato la Russia  seguito dei numerosi pogrom contro gli ebrei e preso dalle idee del movimento di Herzl.

La regione su sui sorgono Tel Hai e Kfar Giladi, protesa all'estremo nord dell'attuale  Israele, era posta sull'incerto confine tra il Mandato britannico della Palestina e il Mandato francese della Siria (il Libano non esisteva) ed era frequente teatro di scontri tra l'esercito francese e gruppi arabi-sciiti, militanti a fianco del  Regno di Siria, nella ribellione contro il mandato francese. 
Al contrario, i rapporti tra gli arabi-sciiti del sud del Libano e gli ebrei, nella zona, erano stati relativamente pacifici: i primi si erano, di solito, mostrati ostili ai soli francesi, mentre i secondi cercavano di mantenersi neutrali tra le due parti, soprattutto nella speranza che nessuna delle due occupasse l'area, affinché essa rimanesse sotto il Mandato britannico della Palestina e divenisse, un giorno, parte del futuro Stato ebraico. Ciononostante, negli ultimi tempi, il rischio di attacchi arabi agli insediamenti ebraici si era notevolmente innalzato anche nella valle di Hula: nel gennaio  1920 due coloni residenti nel piccolo insediamento di Tel Hai  erano rimasti uccisi in un assalto da parte delle milizie arabe. Trumpeldor era al corrente del pericolo e, temendo che ulteriori attacchi potessero colpire nuovamente Tel Hai, nonché gli altri due insediamenti ebraici della zona, Metulla e il kibbutz di Kfar Giladi aveva chiesto, invano, rinforzi da parte del movimento sionista.
Il 1 marzo 1920 gli arabi sciiti provenienti da Jabal Amil, che  sospettavano che alcuni militari francesi si fossero rifugiati a Tel Hai, pretesero che i coloni li facessero entrare per verificare. Gli ebrei non opposero resistenza, sia per le dimensioni numeriche della milizia araba, sia perché effettivamente non erano presenti francesi all'interno di Tel Hai.
La situazione, che sulle prime appariva non ostile, degenerò e  un colono sparò un colpo in aria, per chiedere rinforzi dal vicino kibbutz di Kfar Giladi
Da qui, partì un gruppo di dieci uomini, comandati proprio da Trumpeldor. Giunti a Tel Hai, probabilmente a causa di una serie di malintesi tra i due gruppi armati, ne sorse un diverbio e, di lì a poco, un vero e proprio scontro a fuoco. Gli ebrei, in netta inferiorità numerica, ebbero la peggio e Trumpeldor, insieme a sette compagni, rimasero uccisi.
Trumpeldor fu soccorso da un medico, che tuttavia non riuscì a salvargli la vita. In punto di morte, proferì al medico una frase probabilmente ispirata al dulce et decorum est pro patria mori di Orazio:
(HE)
« אין דבר, טוב למות בעד ארצינו(Ein davar, tov lamut be'ad arzenu) »
(IT)
« Non preoccuparti, è bello morire per la nostra patria! »
Trumpeldor fu inizialmente sepolto nel cimitero del kibbutz di Kfar Giladi  nel quale fu successivamente ricompresa anche Tel Hai.
Il confronto armato, come detto, portò alla morte di otto sionisti, gli ebrei rimasti si ritirano e il luogo venne dato alle fiamme.
In onore di Trumpeldor, nel 1934 fu eretta a Tel Hai una statua raffigurante un leone ruggente e in quell'occasione la salma fu traslata presso il monumento

Nel 1950, invece, fu fondata nelle vicinanze la città di Kiryat Shmona, il cui nome, che significa "la città degli otto", fu intitolata a Trumpeldor e agli altri sette caduti di Tel Hai.
Ogni anno, nell'anniversario della morte (l'11 del mese di Adar), la sua figura viene commemorata, inoltre il cimitero storico di Tel Aviv porta il suo nome
Dopo  l'attacco arabo su Tel Hai nel 1920, fu temporaneamente abbandonato. Dieci mesi dopo, i coloni tornarono. Diversi edifici sono ancora visibili nel kibbutz e  commemorano le battaglie precedenti sul sito, prima e durante il 1948 guerra arabo-israeliana.
La storia di Kfar Giladi è strettamente connessa a quella di Tel Hai, infatti i due kibbutz (Tel Hai fondato nel 1907 da solo 6 persone) finiscono per confluire
Gli inglesi e i francesi decisero che questa zona della Galilea doveva essere inclusa nella Palestina britannica, e fu cosi possibile un reisediamento a  Tel Hai  nel  1921, anche se non riuscì piu' a divenire una comunità vitale e indipendente e nel 1926 è stato assorbito nel kibbutz di Kfar Giladi.


Tra il 1916 e il 1932, la popolazione era si e no di  40-70 persone. Nel 1932, il kibbutz assorbì 100 nuovi arrivati, soprattutto giovani immigrati. Dal 1922 al 1948, tra 8.000-10.000 immigrati ebrei vennero fatti arrivare piu' o meno legalmente( a causa dei pesanti divieti inglesi) in Palestina attraverso Kibbutz Giladi, Gli immigrati provenivano da Siria, Libano, Turchia, Iraq, Afghanistan e l'Europa orientale.
In un'operazione nota come Mivtzah HaElef, 1.300 bambini ebrei sono stati portati  dalla Siria tra il 1945 e il 1948. Nel kibbutz, i bambini erano vestiti in abiti da lavoro e nascosti nei pollai  e nelle stalle del kibbutz
Il 6 agosto 2006, durante la guerra del Libano 2006, dodici soldati della riserva  IDF  sono stati uccisi dopo essere stati colpito da un razzo Katyusha lanciato da Hezbollah dal sud del Libano. 

foto qui sopra, memoriale degli Hashomer


Oggi il Kibbuzt Kfar Giladi  ha un'economia basata  sull'agricoltura, quattro cave, una fabbrica di occhiali  e un albergo. 

Il kibbutz coltiva mele e avocado, utilizzando volontari per aiutare a raccogliere frutta durante la stagione del raccolto. Altre colture sono litchi, mais, cotone, grano e patate. Il kibbutz alleva anche polli e vacche da latte..

(Tiziana Marengo)

venerdì 28 agosto 2015

Ponti e Muri _ (riflessione del rav Riccardo Di Segni)


Domenica 6 settembre sarà la Giornata europea della cultura ebraica.
 Fin qui benissimo. 
Ogni anno la manifestazione ha un titolo, che viene deciso dall’organismo europeo di coordinamento, e che quest’anno è: “Ponti & AttraversaMenti”. 
Credo che qui ci sia un problema, di simboli, di lingue e di culture. E prima che si sollevi un’ondata di protesta per quanto scriverò qui di seguito, venendo accusato di ottusità e di chiusura, preciso che auguro tutto il successo alla giornata alla quale parteciperò (e spero parli poco di ponti) e che ho rispetto per l’idea dell’attraversamento (ma da dove e verso dove?); ma questa, quella dei ‘ponti’, non è la nostra lingua. Non è un caso che la parola ebraica per ponte, ghèsher, non compaia mai nella Bibbia. Forse perché in Terra d’Israele non ci sono fiumi importanti se non ai confini. Ma anche perché dai tempi di Abramo l’ebreo, Avrahàm ha‘ivrì, è tale perché sta ‘ever, dall’altra parte [del fiume] o “perché tutto il mondo è da una parte e lui sta dall’altra” (Bereshit Rabbà 42). I ponti non sono mai diventati nell’ebraismo un simbolo positivo, anzi sono qualcosa di rischioso. Così come per la donna il momento di rischio è quello del parto, per gli uomini il momento rischioso è quello dell’attraversamento del ponte (TB Shabbàt 32 a; un paragone, questo tra parto e ponte, che evoca simboli molto suggestivi, ma che comunque si basa sulla percezione di pericolo). I ponti li costruivano i Persiani e i Romani e nei loro confronti, sia tra i Maestri che da parte del popolo, non c’era grande simpatia; i Romani tanto consideravano questa attività che avevano una qualifica speciale e simbolica per chi i ponti li costruiva, i pontefici. Rabbì Shimòn ben Yochài diceva: “Hanno fatto i ponti [i Romani] solo per farci pagare il pedaggio” (ibid. 32 b; v. anche ‘AZ 2 b). Molti secoli dopo rabbi Nachman di Breslav scriveva la frase che ha avuto e continua ad avere grande impatto: “Sappi che l’uomo deve passare su un ponte molto molto stretto, l’importante è non avere affatto paura” (Liqutè Moharan 2, Torà 48). La retorica del ponte è pericolosa come il ponte stesso. Sappiamo come negli ultimi anni il simbolo del ponte sia stato usato in opposizione a quello del muro nella polemica anti israeliana. Nell’immaginario collettivo i ponti (e chi li fa) sono buoni, i muri cattivi. Sembra quasi che ora dobbiamo dimostrare che anche noi siamo buoni, che facciamo i ponti. La vecchia storia di Yaaqòv che si traveste da Esàv. Ma non ci sono ponti buoni e muri cattivi, c’è ponte e ponte e muro e muro. Ritornando al patriarca Abramo, non è tanto il ponte che conta, ma il cammino, da dove si viene e dove si vuole andare, e su questo i signori della cultura europea non sono stati chiari. E non c’è solo cammino, ma anche sosta. Ora può succedere che qualche volta, per caso, un ebreo si fermi davanti a un ponte a pregare. Ma quando si ferma davanti a un muro, non è un caso.
Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma

sabato 25 aprile 2015

I ragazzi venuti da Israele - la Brigata Ebraica




E' il 25 aprile, 70 anni dalla Liberazione dell'Italia dal Nazifascismo.
Nel mio titolo ho voluto riprendere quello di un libro recentemente letto (e spero non me ne voglia l'autore, Primo Fornaciari).
 L'incipit del libro è lasciato alle parole di Hanoch Bartov uno di quei ragazzi, oggi scrittore, " Non eravamo nè santi nè nobili cavalieri. Eravamo semplici ragazzi venuti d Israele, capimmo che eravamo lì per gli altri ebrei perseguitati d'Europa e che semplicemente dovevamo fare qualcosa per loro"

 Chi erano questi "palestinesi", questi ragazzi che provenivano dalla Palestina sotto mandato britannico?
Erano i ragazzi della Brigata Ebraica.

Negli ultimi giorni  si sono levate voci (ma ci sono da alcuni anni a questa parte a ridosso di ogni 25 aprile)  che vorrebbero l'esclusione della Brigata Ebraica dalle sfilate del 25 aprile, mentre si vorrebbero accreditare bandiere palestinesi.

Sgombriamo subito il campo da equivoci:  il 25 aprile ricorda la liberazione di Italia dal nazifascismo ed il rispristino della libertà e della democrazia. 
L'unica bandiera che deve sventolare nelle manifestazioni e nei cortei è la bandiera ITALIANA  unitamente alla bandiere delle formazioni partigiane e di resistenti che contribuirono a tale liberazione.
E certamente la Brigata Ebraica ha pieno titolo di esserci, la Brigata Ebraica contribui' con le sue azioni, con il sudore e il sangue dei suoi ragazzi alla liberazione del nostro paese, e ha diritto di manifestare con le sue bandiere e i suoi vessilli. 

Le bandiere palestinesi invece non c'entrano niente. 
Hanno avuto un ruolo nella liberazione di Italia ? no, anzi, per completezza di informazione, occorre ricordare che il Gan Muftì di Gerusalemme era un forte simpatizzatore del signor Hitler, proprio il nostro oppressore!
 Pertanto non hanno alcuna legittimazione a sfilare  nei cortei del 25 aprile. Chi intende manifestare per la causa palestinese avrà certamente altre occasioni o potrà indire manifestazioni  ad hoc, ma certamente non puo' arrogarsi il diritto di porre il veto alla presenza della Brigata Ebraica .
Chi continua a sostenere il contrario dovrebbe entrare in una biblioteca e prendersi alcuni testi di storia. Studiarla un po' meglio potrebbe essere illuminante.


Per tornare alla genesi, alla storia dei corpi combattenti sin da Jabotinski e da Trumpeldor vi rimando all'importante ed esaustiva opera dell'Associazione Amici della Brigata Ebraica    Origine della Brigata Ebraica

La Brigata Ebraica fu costituita nel 1944, dopo una lunghissima trattativa tra le Autorità ebraiche in Palestina e il Governo britannico mandatario su quell'area. La Brigata Ebraica era formata da ebrei che provenivano dalla Palestina, dalle Terre che poi di li a pochi anni sarebbero diventate Israele, ai quali si aggiunsero ebrei provenienti da Paesi soggetti al controllo inglese, come Canada, Sudafrica ed Australia ed altri provenienti dalla Russia e dalla Polonia.
 Il brigadiere generale canadese Ernest Frank Benjamin fu nominato Comandante della Brigata.
 Dopo un breve addestramento in Egitto, la Brigata fu inviata sul fronte italiano nel 1944 e integrata nell'Armata britannica. Insieme al Gruppo di Combattimento "Friuli", fu protagonista dello sfondamento della famosa Linea Gotica nella vallata del Senio. La Brigata ebbe la propria bandiera, bianco e azzurra con la Stella di Davide al centro, che sarebbe diventata la bandiera del futuro Stato di Israele.
In tutto la Brigata Ebraica combatté in Italia fino al 25 aprile 1945.

La Brigata si sciolse nel 1946 e i circa 9.000 soldati, che ne fecero parte, tornarono in Israele e furono determinanti per la costituzione del futuro esercito di Israele presto chiamato a doversi difendere nelle prime guerre che dovette sostenere.

Per approfondire il contributo della Brigata Ebraica alla liberazione di Italia riporto il seguente testo reperito  qui  http://www.brigataebraica.org/italiano/ilcontributo.html   sul sito dell'associazione amici della Brigata Ebraica


Di Rav Luciano Caro

Rabbino capo della comunità ebraica di Ferrara e delle Romagne
(Tratto dal libro “La Brigata Ebraica – fronte del Senio 1945” di Romano Rossi, per gentile concessione dell’autore)
La Brigata Ebraica, costituita da volontari ebrei provenienti dalla Palestina, allora sotto Mandato britannico, fu istituita da Churchill, d'accordo col Presidente americano Roosevelt, nel settembre del 1944, aderendo con una certa riluttanza alle molteplici richieste dell'Agenzia Ebraica che, fino dal settembre del 1939, aveva offerto l'appoggio della Comunità ebraica di Erez Israel allo sforzo bellico degli alleati.
Il 29 agosto del 1939, due giorni prima dell'invasione tedesca della Polonia, atto d'inizio della II Guerra Mondiale, Chaim Weizmann, leader del Movimento Sionista, comunicava al Governo britannico, che, nell'imminenza di un conflitto con la Germania, gli Ebrei di Palestina avrebbero collaborato attivamente con la Gran Bretagna.
L'Inghilterra non era particolarmente entusiasta dell'offerta ebraica sia per non suscitare reazioni del mondo arabo, sia per precludere una possibile futura richiesta ebraica di dare vita ad uno Stato ebraico in Palestina.
Ma, nonostante la fredda risposta britannica, su una popolazione ebraica residente in Palestina di circa 550 mila persone, 30 mila tra uomini e donne si presentarono alle autorità inglesi come volontari.
Nel 1941, pressato dagli eventi bellici, il comando militare britannico del Medio Oriente, diffuse un appello per un reclutamento individuale. Si presentarono volontari arabi ed ebrei che furono inseriti nelle varie unità dell'esercito inglese, più tardi entrate nel Palestine Regiment. Furono anche costituite piccole unità ausiliarie composte da personale specializzato per essere impiegate in caso di necessità.
Tali compagnie (PLUGOT) , composte di circa 250 elementi ciascuna, comprendevano originariamente arabi ed ebrei, ma, per le difficoltà di coesistenza tra i due gruppi e per l'alto numero di diserzioni arabe, finirono per essere costituite solo da personale ebraico. I membri delle PLUGOT godevano di una certa libertà di movimento ed erano connotati dalla dicitura "PALESTINE" sulle spalline della divisa. Elementi appartenenti alle PLUGOT giunsero in Italia nel corso degli sbarchi alleati; le PLUGOT non vanno confuse con la Brigata ebraica che si formò solo nel novembre del '44. E' interessante notare che la notizia della costituzione di una unità combattente ebraica (per la prima volta dopo circa 20 secoli!) suscitò la scomposta reazione della propaganda tedesca a cui si unì quella della Repubblica di Salò. 
Con rabbia e sarcasmo le emittenti tedesche criticavano Churchill per aver permesso "ai giudei di avventarsi come cani idrofobi contro il popolo germanico.....Il popolo inglese si è abbassato fino al punto di sguinzagliare la sanguinaria brigata giudaica".
I componenti della Plugot erano generalmente molto motivati in quanto provenienti dai Kibuzim e dalla Haganà (organizzazione militare preposta alla difesa della popolazione ebraica in Palestina), si attivarono per ridar vita alle Comunità ebraiche sconvolte dalla guerra. Si erano arruolati non solo per combattere i tedeschi, ma anche per portare soccorso a quanti erano scampati alle persecuzioni oltre che per diffondere l'idea sionistica quale soluzione ai problemi degli ebrei della diaspora. 
Al termine del conflitto si prodigarono nella riorganizzazione delle Comunità ebraiche curando soprattutto il settore giovanile e in primo luogo la riapertura delle scuole e l'istituzione di centri culturali e sociali. 
Si distinsero anche nelle attività assistenziali rivolte ai numerosi profughi non italiani. A sbarcare per prima in Italia, più precisamente in Sicilia nell'agosto del '43, fu una piccola unità addetta a un deposito cartografico (20° Map Depot). Ai suoi componenti fu riferito che in Italia nessun ebreo era sopravvissuto alle deportazioni. Ma nessuno li aveva informati che, per quanto attiene alla Sicilia, la presenza ebraica era da secoli insignificante. Nel settembre del '43, sbarcò a Salerno un distaccamento della 148° compagnia "autocisterne - acqua" che si distinse nel compito di rifornire d'acqua la popolazione napoletana e nel prestare aiuto agli ebrei della città. Altre compagnie autotrasporti giunsero nei giorni successivi. In ottobre, membri di queste compagnie incontrarono gruppi di ebrei Jugoslavi giunti fortunosamente sulle spiagge meridionali italiane. Fu questo il primo commovente incontro tra militari ebrei e profughi scampati ai lager nazisti.Nel novembre del '43 sbarcava a Taranto la 1a compagnia Genio (mimetizzazione), specializzata nel realizzare finte strutture militari per ingannare i comandi tedeschi.
I suoi membri si distinsero per aver saputo escogitare brillanti soluzioni per raggiungere lo scopo.
I membri delle PLUGOT sparsi nel territorio liberato dai tedeschi ammontavano a più di tremila uomini. Allo scopo di coordinare l'attività delle varie Compagnie nell'opera di soccorso ai profughi ebrei che stavano affluendo nell'Italia meridionale, venne costituito a Bari un "Centro profughi". Con la liberazione di Roma (giugno '44) questo fu trasferito nella capitale. Il 15 luglio, nell'Oratorio di V.Balbo si tenne un incontro al quale presero parte rappresentanti delle varie unità militari e il Rabbino dell'VIII armata inglese.
Furono affrontati i gravi problemi della Comunità Ebraica di Roma. Successivamente altri centri operativi furono istituiti a Ancona, Fano, Faenza, Ravenna, Firenze, Arezzo, e Siena.
Dopo la liberazione, centri analoghi furono costituiti in varie città dell'Italia settentrionale.Tra le attività finalizzate al recupero dei giovani scampati alla Shoà, vennero istituiti centri di preparazione professionale (Hakhsharot), per quanti fossero interessati a "salire" in Terra d'Israele. Si trattava di centri agricoli sul modello del Kibbuz. Le prime strutture di questo genere sorsero a Bari (1944) per accogliere profughi iugoslavi e giovani cecoslovacchi e, poco più tardi, nei pressi di Foggia.
Nell'opera di soccorso e specialmente nel campo dell'assistenza sanitaria, si distinsero ausiliarie femminili sbarcate a Taranto nel maggio del '44.
L'attività dei militari ebrei nell'opera di ricostruzione morale e materiale delle comunità ebraiche delle città via via liberate è stata veramente meritoria.
Le Comunità erano in stato disastroso. Ai sopravvissuti, sbigottiti dall'immane tragedia che li aveva colpiti, i giovani militari ebrei infusero incoraggiamento, entusiasmo e voglia di vivere. L'incontro con militari le cui insegne recavano il simbolo ebraico della stella a sei punte, fu per gli scampati, motivo di emozione e di orgoglio.
Si devono ai giovani militari i primi provvedimenti per la riattivazione delle istituzioni comunitarie a cominciare dalla registrazione degli ebrei presenti , dalla riapertura delle scuole e con la riattivazione della DELASEM (Delegazione Assistenza Emigrati), benemerita organizzazione per l'assistenza ai profughi.
Allo scopo di preparare istruttori in grado di risollevare le Comunità ebraiche del Centro e del Nord Italia, furono organizzati a Roma appositi Seminari.
Lo stesso personale fu anche impiegato per dar vita, come si è detto, alle Haksharot, centri predisposti per avviare i giovani alla Terra dei Padri soprattutto per colonizzare zone incolte del deserto. Ne furono istituite nei pressi di Roma, Firenze, Livorno e Ancona.
I soldati delle Compagnie, per provvedere alle necessità dei sopravvissuti, collaborarono con l'American Joint Committee e l'UNRRA e spesso non esitarono a prelevare disinvoltamente materiale dai magazzini militari inglesi.
Molti ricordano ancora di aver frequentato la scuola riaperta dai militari a Firenze nei locali attigui alla sinagoga di via Farini. Altre scuole furono aperte a Livorno e a Siena.
Le varie PLUGOT chiesero più volte invano di essere incorporate nei ranghi della Brigata ebraica combattente. Solo tre Compagnie furono accettate perchè ritenute indispensabili a completare i ranghi della Brigata.
Tra le attività delle PLUGOT, va ricordata l'opera di una compagnia del Genio, la 745a, composta da membri del Solèl Bonè (impresa edile della confederazione dei lavoratori di Erez Israel). Questa riuscì, in tempi brevi, a riattivare un ponte sul Po, nei pressi di Lagoscuro. Il ponte era stato distrutto dai tedeschi in ritirata e la sua ricostruzione permise ai carri americani di irrompere nella Pianura Padana.
A fine maggio del 1945, le Compagnie Genieri e Trasporti furono trasferite nel nord Italia e si prodigarono per riattivare le comunità ebraiche di Milano, Trieste, Venezia, Padova e Torino. I loro membri collaborarono con il centro di coordinamento per l'assistenza istituito a Milano in via Unione e all'istituzione di Hakhsarot a Brivio e Ceriano Laghetto nei pressi del Lago di Como.
Le attività belliche della Brigata Ebraica durarono circa sette settimane, ma l'azione delle PLUGOT si protrasse molto più a lungo. Poi le Compagnie furono smobilitate e iniziò il rimpatrio dei soldati. Ma alcuni restarono in Italia come civili per proseguire l'opera di sostegno e soccorso ai sopravvissuti.
Non va sottaciuto che le attività della Brigata e delle PLUGOT sono state una scuola di guerra per coloro che entrarono a far parte dell'esercito del nuovo Stato d' Israele. E' giusto quanto afferma Romano Rossi che " la Brigata Ebraica divenne la struttura portante delle nascenti forze armate israeliane".
Ai membri della Brigata Ebraica e delle PLUGOT, va la riconoscenza della comunità ebraica italiana e delle migliaia di profughi assistiti durante la loro permanenza nella Penisola.


Interessante e importante anche il contributo Il contributo femminile alla Brigata Ebraica  contributofemminile




Hanoch Bartov, continua"  Ci sentivamo diversi dagli ebrei della diaspora, dai nostri fratelli appena immigrati dall’Europa.  Ma poi, l’aver militato nella Brigata Ebraica, durante la seconda guerra mondiale, mi ha fatto incontrare la realtà dell’Olocausto, ed è stato uno shock incontrare i sopravvissuti in Europa, o come si chiamavano in ebraico, “shearit hapleta”, gli sfollati. 

Il mio modo di pensare è cambiato. Ho capito che appartenevamo alla stessa nazione. Mi ricordo come in quei mesi abbiamo cercato, noi soldati della Brigata, i nostri parenti che forse erano sopravvissuti all’Olocausto. Ricordo ancora il nostro commovente incontro con i sopravvissuti. Certo, alcuni di noi sostennero propositi di vendetta, ammazzare nazisti e SS. Si discusse, ricordo, di queste cose.
Ma alla fine decidemmo che la vittoria, e la vittoria dell’idea sionista, sarebbe stata la miglior vendetta contro chi aveva tentato di distruggerci "
Testimonianza dello scrittore Hanoch Bartov  (sempre da www.brigataebraica.org)





Buon 25 aprile a tutti, con il ricordo di tutti i caduti per la libertà e la democrazia.
Io sono di Alba, quella città che "Alba la presero in duemila il 10 ottobre, e la persero in duecento il 2 novembre 1944" (Fenoglio, I 23 giorni della città di Alba), ho conosciuto partigiani, anche con il numero tatuato sull'avambraccio perchè la loro fede nella libertà era piu' forte del giogo del nazista o perchè non si piegarono alle leggi razziali e non denunciarono il vicino di casa in quanto ebreo.

Oggi è giornata di ricordo, di memoria. Non di polemiche sterili e pretestuose. 
Alziamo la bandiera dell'Italia e di chi  supportò e aiutò la liberazione di questa nostra Terra.