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giovedì 19 dicembre 2019

Happy Hannukkha


La festa di Hannukkha, o Festa delle Luci, cade quest'anno dal 23 al 30 dicembre, con accensione della prima luce la sera del 22 dicembre.
La parola "Hannukkha" o "channukkah" significa  inaugurazione o consacrazione, perché il 25 di Kislev venne inaugurato il nuovo altare nel Tempio di Gerusalemme, dopo la liberazione della Giudea dall'occupazione Siriana ellenica di Antioco IV Epifane. 
I Maccabei dovettero ripulire il Tempio dagli idoli e costruire un nuovo altare perché quello precedente era stato profanato

Il miracolo di Hanukkah, che è narrato nel Talmud, da' origine a questa festa che dura otto giorni, ed è  caratterizzata dall'accensione dei lumi di un candelabro a nove braccia chiamato chanukkià, il quale ricorda una Menorah ma ha due nove e non sette braccia
La storia vuole che, dopo la riconquista del Tempio di Gerusalemme devastato in parte dagli ellenici, secondo il rituale la menorà del Tempio doveva essere illuminata permanentemente con olio di oliva puro, ma si trovò olio sufficiente solamente per una giornata. I sacerdoti asmodei prepararono una menorà di ferro e stagno ed accesero comunque i lumi: miracolosamente quel poco olio durò il tempo necessario a produrre l'olio puro, otto giorni, da questo episodio deriva l'usanza di accendere la chanukkià..
Durante questa festa,  ogni giorno viene accesa un'ulteriore candela, queste vanno posizionate a partire da destra, ma accese da sinistra verso destra, quella centrale (chiamata Shammash) serve ad accendere le altre e va quindi sempre accesa.
 Nel Talmud sono presenti due opinioni: una indica che nel primo giorno si accendano tutte le luci della chanukkiah e ogni giorno se ne accenda una in meno rispetto al precedente; l'altra opinione, quella Halakhica, al contrario, prescrive di accendere solo la prima candela nel primo giorno e aumentare di una candela ogni giorno successivo

Quelli sopra in foro, sono i "dreidel" o "sevivon" , delle trottole, di legno per lo piu',  con cui i bambini ebrei giocano ancora oggi  in questo periodo dell'anno.  Ciascun dreidel presenta sulle facce le lettere dell'alfabeto ebraico Nun  (נ), Ghimel (ג), Hei (ה) e Pe (פ): queste sono le iniziali della frase  "nes gadol hayà po", "un grande miracolo è avvenuto qui" (glie brei in diaspora sostituiscono la lettera  Pe con la Shin (ש), iniziale per sham, lì: così la frase, tradotta, diviene "un grande miracolo è avvenuto lì [in Israele ]").

Durante il periodo dei Maccabei, gli ebrei furono incarcerati per il "crimine" di studiare la Torà. Mentre erano in prigione, questi ebrei si riunivano insieme per giocare il "dreidel o Sevivon (סְבִיבוֹן) - trottola". Con il pretesto di passare il tempo, si impegnavano in verità  in discussioni sulla Torà e sfidavano così i nemici dell'ebraismo. Ove sorpresi, dai soldati nemici, essi all'apparenza semplicemente giocavano con le trottole.


Non si sa esattamente quando, ma per questa festa si iniziarono  a cucinare le sufganiot, dei Krapfen,  cotti nell'olio, cio' a ricordo dell'olio di oliva della Menorah del Tempio di Gerusalemme e del suo miracolo in Chanukkah.



Oggi: Al giorno d'oggi, durante le sere di Chanukkà,  si è diffuso l'uso presso numerose comunità in tutto il mondo, di celebrare l'accensione delle candele in maniera pubblica. Numerose persone si ritrovano in una piazza centrale della città dove è stata installata una grande chanukkià. 

Il presidente della comunità o il rabbino capo, tengono un breve discorso, recitano la benedizione (beracha) delle candele e inaugurano la festa. I presenti solitamente intonano inni gioiosi ed eseguono tipici balli ebraici. 

In ultimo, lascio  qui il link ad un interessante articolo del Rav Haim Cipriani "Il vero miracolo di Hannukkha"


Buona festa delle Luci a tutti

venerdì 10 febbraio 2017

Tu B'shevat il Capodanno degli Alberi



Domani, 11 febbraio, e con vigilia questa sera  si celebra Tu BiShevat  anche conosciuto come Capodanno degli alberi. Il nome della festività significa 15 del mese di Shevat, ovvero il giorno centrale del mese di di Shevat.
E’ una festività minore durante la quale non vi è la proibizione di lavorare, però vi sono  alcuni divieti riguardo alla manifestazione di tristezza (durante questa ricorrenza sono ad esempio vietate le orazioni funebri).
La forma delle celebrazioni è diventata abbastanza definita solo in epoca moderna grazie al lavoro di Rabbi Y. Luria della città di Safad e dei suoi discepoli che nel 1600 elaborarono un “seder” simile a quello di Pesach:  e infatti si usano mangiare i frutti che nella Torah vengono associati alla terra di Israele.  frumento o cereali, orzo, uva, fichi, melograni, olive, datteri ed anche albicocche, mandorle, pistacchi, noci, agrumi, ecc. Viene consigliato il consumo o l'assaggio, quando possibile, di almeno 26 frutti, numero correlato al Tetragramma biblico. Il consumo dei frutti viene intercalato dalla lettura di brani della Torah e di commenti rabbinici.
Vediamo un po’ di storia:  la Torah racconta di come venne distribuita la terra di Israele alle dodici tribu' di Israele, laddove alla tribù dei Leviti e dei Cohen non venne assegnato alcun territorio dal quale ricavare sostentamento. Pertanto  vennero istituite le decime con le quali le altre tribù dovevano concorrere al sostentamento dei Leviti e dei Cohen.
La destinazione delle decime veniva decisa secondo il ciclo dei sette anni del calendario ebraico. Ogni anno una prima decima andava interamente alla tribù dei Leviti, e sulla parte rimanente di prodotto veniva applicata un'ulteriore decima che veniva differenziata a seconda dell'anno: nel terzo e sesto anno del ciclo essa veniva donata ai poveri; nel primo, secondo, quarto e quinto invece restava al produttore che, però, la doveva consumare personalmente a Gerusalemme. Il settimo anno, in quanto anno sabbatico, i prodotti della terra non vengono raccolti (eccetto quelli delle piante spontanee, non coltivate): la terra viene fatta riposare..
L'osservanza di questa regola prevedeva, però, la definizione di una sorta di inizio d'anno fiscale per calcolare a quale anno fossero da riferire i prodotti della terra e si identifico’ come inizio di anno il momento in cui le precipitazioni terminano, generalmente cominciano ad apparire i primi frutti degli alberi grazie alle piogge dell'anno precedente, la linfa formata sale dal tronco e le piante da frutta fanno sbocciare i primi fiori. In terra d'Israele questi eventi cadevano grossomodo durante la prima quindicina del mese di Shevat  e venne fissata al 15º giorno del mese di Shevat.
Considerando che le tasse sul prodotto venivano versate a raccolto avvenuto e non a Tu BiShvat, il festeggiamento rappresentava una sorta di ringraziamento per la fecondità della terra dell'anno e un'occasione di augurarsi un raccolto migliore per l'anno successivo.
 Già da inizio Novecento, in Israele, durante la festa di Tu BiShvat si usa piantare una gran quantità di alberi. Questo gesto simbolico viene associato al desiderio del popolo di Israele di rendere nuovamente verde un paese che, in epoca biblica, era descritto come stillante latte e miele, metafora per indicare un terreno rigoglioso dove l'agricoltura poteva fiorire facilmente.
E come detto, siccome Tu-BiShvat rappresenta una data importante per i precetti riguardanti la Terra di Israele, c'è l'abitudine di mangiare tutte le sette specie di frutti della terra per le quali viene lodata la Terra d'Israele: grano, orzo (frumento o cereali in genere), uva, fico, melograno, ulivo, dattero.
Alla festività di Tu BiShvat possono essere associati alcuni significati simbolici particolarmente importanti per il popolo ebraico:  l'attaccamento per la propria terra e la gioia nel poter godere dei frutti che, grazie al volere di Dio, ne sbocciano. L'attaccamento alla terra d'Israele è un tema centrale nell'ebraismo.

Una piccola nota: l’atto del piantare un albero è tenuto in  così grande considerazione che una massima rabbinica  afferma che, se vedessimo arrivare il Messia mentre stiamo piantando un albero, dovremmo finire di piantare l’albero prima di andargli incontro; poiché persino la venuta del Messia dipenderà dalla volontà e dalla capacità dell’uomo di continuare a “piantare gli alberi”, seguendo nelle azioni concrete il sentiero tracciato dal Creatore.

I rabbini si spinsero fino a sostenere che era “proibito abitare in una città priva di verde”, poiché  la contemplazione delle bellezze della natura è essenziale per lo sviluppo spirituale degli esseri umani.

sabato 5 dicembre 2015

chag chanukah sameach




Hanukkah, detta anche Festa delle luci,  è una festività che dura otto giorni e inizia il 25 del mese di Kislev,  quest'anno cadente il 7 dicembre sino al 14 (con vigilia e accensione della prima luce domani sera, 6 dicembre).
Rappresenta anche la ri-dedicazione del Tempio di Gerusalemme, che era stato conquistato dai Greci
Durante l’occupazione di Israele da parte dei greci, questi entrarono nel Tempio e contaminarono tutti gli olii che servivano per accendere la Menorah. 
Una volta liberato il Tempio, gli Asmonei insistettero nella ricerca di olio puro, che recasse intatto il sigillo del Sommo Sacerdote e furono premiati quando trovarono un’ampolla ancora incontaminata. Purtroppo l’olio che conteneva bastava a tenere accesi i lumi un giorno soltanto.
Ed ecco che avvenne il miracolo: l’olio durò gli altri sette giorni necessari per andare alla terra di Ashèr, preparare l’olio nuovo e portarlo fino a Gerusalemme.
qui un po' di storia la festa di hanukkah
Come si festeggia:  si utilizza una hanukkiah  ossia un candelabro a 9 bracci e delle candele da accendere
 Il nono braccio, che è collocato ad un'altezza più elevata rispetto agli altri otto, viene chiamato “shamash”, e la sua candela serve per accendere le altre. Di solito, il momento dell'illuminazione coincide con il tramonto.  
La prima sera, si accendono lo shamash e la prima candela, accompagnando il rito con una benedizione. 
Le candele vengono posizionate da destra a sinistra, ma bruciate al contrario. La prima candela accesa è sempre l'ultima collocata sull'Hanukkiah, mentre l'ultima che accendi è quella che sarà stata sistemata per prima. 
La seconda sera, si accendono lo shamash e due candele. L'ultima notte saranno tutte accese. 
Secondo la tradizione, l'Hanukkiah si mette davanti ad una finestra, così tutti i passanti potranno ricordare il miracolo dell'Hanukkah. Alcune famiglie sistemano le candele da sinistra a destra, affinché il loro ordine sia invertito per chi le veda dall'esterno. 
Mentre vengono accese le luci, si reciteranno determinate benedizioni per mostrare rispetto verso il Creatore e verso gli antenati

Poi ci si diverte anche con la "dreidel”, trottola a quattro facce che si utilizza per giocare d'azzardo


Si mettono in palio caramelle o frutta secca. I giocatori iniziano tutti con la stessa quantità di dolciumi, mentre una parte dei dolcetti viene messa in un contenitore posto al centro. A turno, ogni partecipante fa girare la trottola. Ciascun lato presenta una lettera che indica se prendere o dare caramelle. Il gioco termina quando solo un partecipante resta con tutti i dolciumi, o quando saranno stati mangiati tutti (questo succede molto frequentemente se intervengono tanti bambini!)
E' uso fare dei doni soprattutto ai bambini
 Si mangiano cibi cucinati nell'olio, uno dei simboli della festa. 
Un Hanukkah non sarebbe completo senza i caratteristici latkes, pancake realizzati con patate tritate, cipolla, farina di matzah e sale, fritti nell'olio per renderli dorati e croccanti ed accompagnati dalla mousse di mela o dalla panna acida. 
Un'altra specialità di questo periodo, specialmente in Israele, è rappresentata dalle sufgeniot, ciambelline ricoperte di zucchero e, naturalmente, fritte.
I derivati del latte si consumano in occasione dell'Hanukkah per ricordare la storia di Giuditta, che salvò il suo villaggio da Oloferne offrendogli formaggio salato e vino in gran quantità. Quando l'uomo svenne, lei afferrò la sua spada e lo decapitò. È per questo che i latkes e i blintze al formaggio sono popolari durante questa festa. 

A tutti voi  ... chag chanukah sameach

martedì 22 settembre 2015

G'mar Chatima Tova 5776









Yom Kippur è la ricorrenza religiosa ebraica che celebra il giorno dell' espiazione. 

Nella Torah viene chiamato Yom haKippurim (Ebraico, "Giorno degli espìanti"). È uno dei cosiddetti Yamim Noraim (Ebraico, letteralmente "Giorni terribili", più propriamente "Giorni di timore reverenziale"). 

Gli Yamim Noraim vanno da Rosh haShana a Yom Kippur, che sono rispettivamente i primi due giorni e l'ultimo giorno dei Dieci Giorni del Pentimento.
Nel calendario ebraico Yom Kippur incomincia al crepuscolo del decimo giorno del mese ebraico di Tishri (che cade tra Settembre e Ottobre del calendario gregoriano), e continua fino alle prime stelle della notte successiva. Può quindi durare 25-26 ore.

Quest'anno Yom Kippur cade il 23 settembre (vigilia il 22)

Kippùr si basa su tre concetti fondamentali: 
esame di coscienza  (cheshbonòt néfesh),
confessione delle nostre colpe (viddùi),

espiazione (kapparà) e perdono (selichà).

Chatima Tovà (buona firma nel Libro della Vita) a tutti!





domenica 13 settembre 2015

Shanà Tovà, felice 5776!!!


Domani  14 settembre inizia Rosh HaShana, il capodanno ebraico, una delle festività più sacre tra quelle ordinate dalla Torah.
E' la "testa dell'anno", è la festa che segna l'inizio dell'anno ebraico, e cade nel mese di Tishrei, tra il tardo settembre e il primo ottobre, quest'anno cade il 14-15 settembre, vigilia 13 settembre.


Secondo il testo biblico, il primo mese del calendario è quello in cui si celebra Pesach, cioè Nissan (Esodo 12:2), eppure il capodanno si festeggia il primo giorno del mese di Tishrei (in autunno), poichè esso segnava l'inizio dell'anno agricolo, fondamentale nell'antica concezione ciclica del tempo.
Il nome Rosh Hashanah, che significa proprio "capo dell'anno", non compare mai nella Bibbia, dove invece questa festività viene chiamata "festa della raccolta" (Esodo 23:16), e "giorno annunciato dal suono, una santa convocazione" (Levitico 23:24).
E’ chiamata anche Yom teru’ah, “giorno del suono”, Yom ha-din, “giorno del giudizio” e Yom ha-zikkaron, “giorno del ricordo”.

Rosh Hashanah ha un significato collettivo che riguarda tutta l'umanità poichè, secondo i Maestri, in questo giorno ricorre l'anniversario della Creazione del primo uomo, ed è quindi il momento in cui Dio rinnova il Suo sostentamento alla natura segnando un nuovo inizio per tutti. 
Ma il capodanno ha anche un significato che riguarda individualmente ogni essere umano, ed è per questo che nella tradizione è chiamato anche "Yom HaDin", cioè "Giorno del Giudizio".

Infatti, come è spiegato nel Talmud e nei Midrashim, nel giorno di Rosh Hashanah, Dio prende in esame le azioni di ogni uomo e stabilisce il Suo Giudizio, che tuttavia viene decretato definitivamente soltanto dieci giorni dopo, in occasione di Yom Kippur. 
Per questo, nei dieci giorni che separano queste due festività, gli uomini hanno ancora la possibilità di ravvedersi rimediando ai propri errori e abbandonando le loro trasgressioni per meritare il perdono Divino.


Il capodanno ebraico è quindi la festa della riflessione sulla propria coscienza, del pentimento e della speranza di riuscire a migliorare sè stessi, non per la paura di essere puniti, ma per amore del Creatore, del prossimo e della giustizia.
Per scuotere gli animi dal torpore spirituale viene suonato lo Shofar, uno strumento musicale costituito dal corno di un animale (di solito un montone), il cui suono nell'antico Israele era un segnale di guerra. Lo Shofar viene utilizzato nelle Sinagoghe per annunciare alcune funzioni religiose, in particolare durante Rosh Hashanah e Yom Kippur.


Shanà Tovà a tutti !


martedì 3 marzo 2015

Festività ebraiche : Purim



La festività di Purim viene osservata ogni anno nel 14 giorno del mese ebraico di Adar, nel calendario gregoriuano, quest'anno, dal tramonto del 4 marzo al crepuscolo del 5 marzo . 
Purim  ricorda la miracolosa salvezza del popolo ebraico che si trovava alla mercé del malvagio Haman, in Persia.
La storia di Purim.
Con la distruzione del primo Tempio e l'estinzione del Regno di Giuda, il popolo ebraico fu mandato in esilio in Babilonia. 
Poco dopo, i Persiani conquistarono la Babilonia ed i paesi circostanti concedendo una certa autonomia ai loro sudditi ebrei fino al punto che Ciro, re di Persia, permise che gli Ebrei tornassero in patria, ricostruissero il Tempio e le città, e ristabilissero la loro vita nazionale e religiosa.
Nel corso di questi anni, Assuero (Achashveròsh) ascese al potere e regnò su 127 province, proibendo la continuazione della costruzione del Tempio.
Com'è riportato nella Meghillat Estèr, il suo primo ministro Hamàn decise di sterminare tutti gli ebrei residenti all'interno di queste province. Hamàn tirò a sorte il mese ed il giorno nei quali avrebbe realizzato le sue malvagie intenzioni. Da qui il nome di Purìm, che significa "le sorti". 
La sorte indicò il mese di Adàr e il suo 13° giorno.
Un'ebrea, Estèr, fu scelta tra le più belle del regno per prendere il posto della regina Vashtì, giustiziata per aver rifiutato di presentarsi al cospetto del re nel corso del fastoso banchetto da lui organizzato. Mordechài, parente di Estèr nonché capo del Sinedrio (sanhedrìn - la Corte Suprema ebraica), godeva anch'esso di un'alta posizione al servizio del re.
Consigliata ed istruita da lui, Estèr intercesse in favore del popolo e denunciò il piano di Hamàn al re. 
In un eccesso di collera, questi ordinò che Hamàn fosse impiccato e permise agli ebrei di difendersi contro chi ne aveva voluto la distruzione. 
Il 14 di Adàr (il giorno seguente la data fissata da Hamàn), fu quindi scelto dai saggi come data di celebrazione per la Festa di Purìm."

Come si celebra
Il giorno precedente Purim si fa digiuno, per ricordare  quello analogo fatto da Ester e Mardocheo quando il perfido Amàn,  tramò per liberarsi degli ebrei, cercando di convincere il medesimo Assuero ad ucciderli tutti.
 Il digiuno viene quindi chiamato Digiuno di Ester e dura dall'alba a dopo il tramonto, pochi minuti dopo lo spuntare di un gruppo di almeno tre stelle non "abitualmente" visibili.
Durante lo Shabbat precedente Purim, si legge, oltre alla parasha della settimana, anche il brano del Deuteronomio (25;17-19) in cui si racconta dell'attacco subito dagli ebrei in fuga dall' Egitto da parte del popolo degli Amaleciti, "gente" del malvagio Amàn. Le letture richiamano l'evento di Amàn e degli Amaleciti. 
Il 13 di Adar si digiuna, come detto,  ma se questa data dovesse coincidere con lo shabbat, il digiuno viene anticipato al giovedì precedente (11 di Adar).

La sera di Purim si usa fare Tzedakà ( carità..atti di giustizia verso i bisognosi) .
La meghillàt di Ester deve essere letta sia la sera del 13 che la mattina del 14 di Adar ed è mitzvah (precetto) sia per i bambini che per le donne. La meghillàt deve essere letta dal rotolo in pergamena, anche su "testi", per adempiere alla mitzvah.
Durante la lettura, è d'uso fare molto rumore ogni qualvolta viene pronunciato il nome di Amàn.
Purim è una festa gioiosa, i bambini a volte si travestono, si ride e si scherza perchè ci si rallegra per lo scampato pericolo e con la gioia si esprime fiducia nel Signore 
In occasione di questa festa si usa donare agli amici un pacchetto di dolci, chiamato mishloach manot: si fa questo dono per assicurarsi che coloro che amiamo abbiano abbastanza cibo per festeggiare e per condividere la gioia con le persone che ci sono vicine.

Dolci tipici le "orecchie di Aman" ..

Ricetta  (tratta da www.labna.it)
  • 2 uova
  • 1 bicchiere di zucchero
  • 1/2 bicchiere di olio d’oliva leggero (o un quarto olio d’oliva e un quarto olio di semi)
  • 1/2 bustina di lievito
  • 2 bicchieri e 1/2 di farina
  • marmellate, a piacere
Mescolate tutti gli ingredienti in una ciotola e impastateli bene, dapprima con l’aiuto di un leccapentola o di un cucchiaio di legno, poi a mano, fino ad ottenere un bell’impasto sodo e compatto, che non si attacchi alle mani.
Fate riposare l’impasto così ottenuto, coperto con uno strofinaccio, per mezz’oretta, poi stendetelo sul piano di lavoro ben infarinato allo spessore di circa mezzo centimetro (se riuscite anche più sottile, ma poi l’operazione si complica).
Col l’aiuto di un coppapasta tagliate dei cerchi di impasto della misura che preferite, disponete al centro dei cerchi una piccola quantità di marmellata e poi chiudete i cerchi a triangolo, sovrapponendo le alette e premendo leggermente per sigillare il tutto.
Disponete le “orecchie” così ottenute su un foglio di carta da forno e infornate a 150 gradi per una decina di minuti, sorvegliando attentamente la cottura perchè a seconda del forno la temperatura può variare ed è facilissimo bruciare i biscotti.
Sfornate le orecchie di Aman e fatele raffreddare all’aria aperta.

Ps. vengono buoni anche senza uova..li feci in versione vegana la scorso anno ottenendo gran successo presso un pubblico molto difficile:mio figlio ^_^