Rosh
ha-shanah è la festività che celebra il capodanno ebraico. E’ chiamata
anche Yom teru’ah, “giorno del suono”, Yom ha-din, “giorno del giudizio”
e Yom ha-zikkaron, “giorno del ricordo”.
La ricorrenza non è legata ad alcun fatto
storico relativo al popolo d’Israele, ma vuol ricordare la creazione
del mondo; è, in altre parole, il giorno del “compleanno” della Terra.
Una data quindi di importanza universale in quanto, riallacciandosi al
giorno in cui furono creati il primo uomo e la prima donna, mette in
luce che l’intera umanità, discendente tutta dalla prima coppia, gode di
pari diritti e dignità in quanto ogni uomo è figlio di Dio.
Nella Torah, non è usato il termine Rosh ha-shanah, bensì quello di Yom
teru’ah, “giorno del suono” (dello shofar): nella sinagoga, infatti, il
giorno di Rosh ha-shanah lo shofar viene ripetutamente suonato perché,
secondo una tradizione, l’ultimo giorno della creazione Dio manifestò la
sua gioia e la sua vicinanza all’uomo creato “a immagine divina”,
proprio con il suono dello shofar.
In questa prospettiva, il giorno
di Capodanno e il periodo immediatamente seguente (periodo, in cui,
secondo l’ebraismo, Dio giudica ogni singolo individuo a qualunque
popolo appartenga) diviene avvenimento che coinvolge i membri
dell’intera umanità.
Ma è anche un giorno che riguarda
personalmente ogni individuo perché ognuno di noi ha una personalità a
sé stante, con i propri problemi personali, familiari, di lavoro e di
salute: problemi che lo spingono a levare gli occhi verso Dio per
chiedergli aiuto e conforto, per trovare in lui la forza di continuare,
di migliorare, di scegliere la giusta strada.
Il suono dello
shofar che echeggia in questo mondo così tecnologicamente avanzato, ma
in cui purtroppo l’odio e l’aggressività sono tutt’altro che scomparsi,
in cui gli Stati continuano a intraprendere guerre, e ognuno cerca il
proprio profitto chiudendosi in piccoli egoismi, ha espressamente lo
scopo di richiamare l’attenzione di ognuno di noi su alcune domande
fondamentali: “Chi sei? Perché? Che cosa stai facendo della tua vita?”.
Per questa ragione il Capodanno ebraico è avvolto da un’atmosfera di
santità, di gioia serena, di rinnovamento e di rafforzamento dei legami
che uniscono gli uomini a Dio.
E’ il giorno in cui l’uomo
comincia a fare un esame di coscienza per giudicare se stesso, il
proprio comportamento durante l’anno trascorso, gli errori commessi, le
tentazioni alle quali non ha resistito. E in base a tale giudizio,
prende l’impegno di cambiare, di rafforzare le giuste decisioni, di
eliminare gli errori per quanto gli sarà possibile. L’errore è infatti
una componente umana; le difficoltà che la vita ci prospetta ogni
giorno, ci pongono dinanzi a continue scelte, a inevitabili dubbi, a
insistenti tentazioni: la santità perfetta è qualità che solo Dio
possiede. Ma l’uomo è perfettibile: ed è questo che si propone ogni
ebreo nel solenne giorno in cui ha iniziato un nuovo anno, in cui ogni
essere umano può compiere una svolta decisiva ed iniziare un nuovo
percorso. Senza eccedere né nell’auto-compassione, né nell’autocondanna
che raramente raggiungono risultati positivi, ognuno può imporre a se
stesso, con la propria forza di volontà, di uscire dal tunnel oscuro del
peccato, nella sicurezza che Dio misericordioso è sempre pronto a
tendere una mano agli uomini disposti ad affrontare, animati da nuova
speranza e da trepida gioia, il prossimo futuro: perché “le porte del
perdono sono sempre aperte” e “dal cielo porgono una mano a chi viene a
purificarsi”.
Ma, come si diceva, il giorno di Rosh ha-shanah è
il giorno in cui anche Dio prende in esame e giudica il comportamento
di ogni uomo, le sue opere, i suoi pensieri, i suoi rapporti con il
prossimo, il suo pentimento, per decidere del suo destino nell’anno a
venire: decisione che assumerà il suo carattere definitivo il giorno di
Kippur, sulla base del pentimento dimostrato e dell’impegno assunto
durante i giorni penitenziali.
Ma non per paura del castigo,
bensì per amore verso Dio, verso la sua opera, verso le sue creature, ci
si può avvicinare all’ideale propugnato dall’ebraismo sin dalle sue
premesse: riportare sulla terra l’era della pace, meritando così il
ritorno alla perfetta pace del Gan Eden!
Rosh ha-shanah è anche la festa della speranza.
Lo shofar
Si tratta di un corno d’animale (normalmente di capro, a memoria
dell’animale sacrificato da Abramo al posto di Isacco) adibito a
strumento musicale, che ha la sua parte in molti momenti di riti,
soprattutto a Rosh ha-shanah e a Kippur.
Il suono dello shofar è un suono ricorrente in tutta la storia ebraica e rappresenta la speranza e la fiducia.
Al suono dello shofar, che echeggiava solennemente sul monte Sinai, furono consegnati a Mosè il Decalogo e la Torah.
Quando Mosè salì la seconda volta sul monte Sinai per ricevere
nuovamente le tavole che aveva spezzato alla vista del vitello d’oro,
diede ordine che ogni giorno venisse suonato lo shofar perché il suo
suono ammonitore impedisse al popolo di lasciarsi nuovamente fuorviare
dal culto pagano.
L’anno del Giubileo aveva inizio nel giorno
di Kippur, al termine dei dieci giorni penitenziali ed era annunciato
con il suono dello shofar. Era l’anno in cui agli “schiavi” veniva
restituita la libertà e in cui le terre che, per un qualsiasi motivo,
fossero state vendute durante gli anni precedenti, ritornavano agli
antichi proprietari: saggia legge sociale che impediva l’eccessivo
arricchimento da una parte, la condanna dell’eterna misera dall’altra.
Al suono dello shofar il Signore annuncerà la completa redenzione del
suo popolo: “in quel giorno verrà suonato un grande shofar e coloro che
erano dispersi nel paese di Assiria, e quelli che erano dispersi nel
paese d’Egitto, verranno e si prosterneranno sul monte santo, a
Gerusalemme” (Is 27, 13).
E’ in base a questa profezia che
nella ‘amidah, preghiera che recita tre volte al giorno, si chiede a
Dio: “Suona il tuo grande shofar per annunciare la nostra liberazione, e
riuniscici dai quattro angoli della terra nella nostra terra”.
Secondo alcune tradizioni lo shofar rappresenta inoltre la fiducia
nella risurrezione dei morti che sarà anch’essa accompagnata dal suono
di questo strumento.
E infine anche la redenzione dell’intera
umanità, l’Era messianica, secondo la tradizione ebraica sarà annunciata
dal suono dello Shofar (cf Is. 18, 3).
Usi e tradizioni
Tashlikh: “Tu getterai”
Nel pomeriggio di Rosh ha-shanah è uso recarsi presso un fiume o al
mare, o comunque in un luogo ove ci sia dell’acqua corrente, per
gettarvi simbolicamente qualcosa di vecchio, recitando i versi del
profeta Michea: “Perché Tu, Dio, getterai nel mare più profondo le
nostre colpe” (Mic 7, 19).
Tale cerimonia si chiama Tashlikh.
Ovviamente, come tutti gli usi entrati nella tradizione di ogni popolo,
tale cerimonia non deve essere considerata una specie di superstiziosa
liberazione da ogni peccato, ma deve essere interpretata nel suo
significato simbolico di impegno personale a rigettare ogni cattivo
comportamento.
A tavola: il seder di Rosh Ha Shanah

La sera di Rosh ha-shanah la tavola ha un aspetto particolarmente festoso e colorato.
Dopo la consacrazione della solenne ricorrenza con il Kiddush, la
challah, il pane preparato appositamente per la festa, oltre che nel
sale viene intinta nel miele perché “ci conceda il Signore un anno dolce
e piacevole”. Inoltre la sua forma non è allungata, ma rotonda, perché
l’anno sia privo di spigoli.
Si prepara poi una fruttiera piena
di mele e di melograni: le mele vengono intinte nel miele e mangiate
dopo il pane, quasi da raddoppiare l’augurio di un anno dolce.
In
quanto ai melograni, essi non solo rappresentano una primizia di
stagione (e ciò è di buon auspicio per l’anno nuovo e permette di
aggiungere alla benedizione di ringraziamento a Dio quella delle
primizie), ma vengono divisi tra i commensali, i quali si augurano che
durante il nuovo anno le buone azioni si moltiplichino come i semi di un
melograno.
In molte comunità si usa terminare la cena con un dolce fatto col miele.
I vari piatti che sono mangiati durante la cena di Rosh ha-shanah sono
generalmente composti da: fichi, mela, zucca, finochio, fagiolini,
porri, bietola, datteri, melograno, testa d’agnello e di pesce.
In sinagoga
A Rosh ha-shanah, come anche a Kippur, in sinagoga domina il colore
bianco. Bianca è la tenda che copre il luogo ove sono contenuti i rotoli
della Torah, bianche sono le “vesti” che coprono i rotoli stessi.
Anche coloro che partecipano alla funzione usano indossare un indumento
bianco o aggiungere qualche accessorio bianco agli abiti di festa, in
quanto il bianco è simbolo di purezza.
Numerosi sono gli inni, i salmi e i canti che si recitano in sinagoga in occasione di Rosh Ha-Shanah.