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martedì 24 gennaio 2017

In Palestina regnano corruzione e nepotismo



Il presidente americano Obama giusto poche ore prima della cerimonia di giuramento del suo successore, ha firmato per l'invio di ben 221 milioni di dollari ai palestinesi, soldi che verranno destinati non solo ai territori controllati dal presidente palestinese Abbas ma anche a Gaza di Hamas sotto la voce "aiuti umanitari" 
La stessa amministrazione ha stanziato  4 milioni per il programma sul cambiamento climatico e poco più di un milione per le agenzie dell'Onu. 
Nessuno si chiede mai dove vanno davvero questi soldi, anche l'Europa, Italia inclusa, versa denaro ai palestinesi, che tutto sommato se andasse a costruire scuole, comprare libri, materiali didattici, apparecchiature mediche  potrebbe essere certamente apprezzato.
Ma sono denari destinati all'aiuto della popolazione, finiscono nelle mani di Hamas (per la quale  "materiale didattico" è comprare armi e insegnare ai bambini ad ammazzare), finiscono a finanziare armi, tunnel, atti terroristici.
Ho trovato estremamente interessate l'articolo pubblicato da italiaisraeletoday.it   "In Palestina regnano corruzione e nepotismo" e vi riporto il link per poterlo leggere. Evidentemente i nostri soldi non aiutano la sanità della Palestina, laddove "La firma di un medico o delle autorità sanitarie è la merce più preziosa in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza. Questa firma permette ai pazienti di ricevere cure mediche gratuite in Israele e altri paesi.
La mancanza di regole chiare che sanciscono chi abbia diritto a questo privilegio ha agevolato una diffusa corruzione in seno al sistema sanitario palestinese" 
"Lo scandalo dei permessi medici è un’ulteriore prova del fatto che Hamas e l’Autorità palestinese sfruttano spudoratamente la loro popolazione per scopi politici e finanziari. L’Ap approfitta del suo potere per rilasciare permessi medici al fine di esercitare pressioni sui palestinesi della Striscia di Gaza affinché si rivoltino contro Hamas. I suoi funzionari vendono i permessi in cambio di moneta sonante. Hamas, che continua a tenere in ostaggio l’intera Striscia, ha le sue idee su come il denaro vada speso. Gli ospedali di Gaza sarebbero attrezzati meglio se Hamas usasse il denaro per costruire centri medici anziché tunnel utilizzati per contrabbandare armi dall’Egitto e compiere attacchi contro Israele. Se i permessi medici vengono venduti al miglior offerente palestinese, allora ci si chiede: ‘Quanto costa un permesso per fare chiarezza sul comportamento dei leader palestinesi?’."

mercoledì 28 dicembre 2016

Il Foglio "Netanyahu è certo della premeditazione di Obama"



Una interessante analisi sull'astensione al voto da parte degli Usa nella risoluzione del Consiglio di Sicurezza 2334 di venerdi 23 dicembre.
Netanyahu non avrebbe dubbi sul fatto che l’Amministrazione Obama preparasse da tempo la decisione “vergognosa” di astenersi al voto della risoluzione che condanna la politica degli insediamenti di Israele in Cisgiordania e Gerusalemme est. 
“L’Amministrazione Obama ha iniziato questo processo – ha detto il premier – l’ha promosso, l’ha coordinato e ha chiesto che passasse”. 
Erano 36 anni che, in seguito al veto americano, non veniva approvata all’Onu una risoluzione di condanna dei settlement, e pochi pensano che si tratti di una decisione dell’ultimo minuto. Gli Usa naturalmente negano

" Di fronte alle tante bozze di risoluzione circolate all’Onu nell’ultimo anno, i diplomatici israeliani hanno definito gli ultimi mesi di governo di Obama una “kill zone”, racconta il Wall Street Journal: con la vittoria di Donald Trump, il presidente si sarebbe sentito libero di mostrare la sua politica reale – ostile – nei confronti di Israele. Grande preoccupazione aveva creato il discorso del 4 dicembre di John Kerry, segretario di stato.
Kerry aveva definito gli insediamenti “un ostacolo alla pace”, come è scritto anche nella risoluzione 2334. L’incontro, qualche giorno dopo, del segretario di stato americano con il capo dei negoziatori palestinesi, Saeb Erekat, ha convinto la diplomazia di Israele che fosse in corso una “collusione” contro Netanyahu tra americani e palestinesi. 
A guidare l’iniziativa sulla definizione di “illegalità” degli insediamenti è stato l’Egitto, membro non permanente del Consiglio di sicurezza, che aveva “messo in blu” la risoluzione – pronta per il voto – mercoledì sera. A quel punto la tentazione di astenersi da parte dell’America è risultata chiara in Israele: Netanyahu (che è anche ministro degli Esteri) ha chiamato Kerry al telefono, senza ottenere alcuna garanzia (“gli amici non se la prendono con gli amici al Consiglio di sicurezza”), e così si è rivolto al futuro presidente Trump  che è intervenuto su Twitter ribadendo la necessità del veto e ha telefonato al rais egiziano, Abdel Fattah al Sisi, chiedendo e ottenendo una proroga del voto. 
Ma di fronte al tentennamento dell’Egitto, Malesia, Nuova Zelanda, Senegal e Venezuela hanno preso in mano la risoluzione e organizzato il voto, passato con 14 voti a favore (compreso l’Egitto), zero contrari, l’astensione americana, un grande applauso e una spiegazione dell’ambasciatrice americana all’Onu, Samantha Power, del perché dell’astensione. 
Il premier israeliano ieri ha detto che Israele “non mostrerà l’altra guancia” e ha convocato nel giorno di Natale gli ambasciatori di dieci dei paesi che hanno votato per la risoluzione, compreso l’ambasciatore americano Daniel Shapiro. Netanyahu ha predisposto delle misure contro quelle agenzie dell’Onu che continuano a mostrare ostilità nei confronti di Israele, e lavora per una risoluzione che fissi alcune regole per i dipendenti dell’Onu rendendoli responsabili per ogni dichiarazione che eccede il loro mandato, che incitino alla violenza o siano antisemite. La reazione di Israele non è dettata tanto dalla natura della risoluzione 2334, che non è vincolante, quanto dalle ripercussioni legali e dalla possibilità che questa svolta americana consolidi una strategia anti Israele già in atto in Europa.
Poi c’è Obama. La discordia tra il presidente e Netanyahu è leggendaria, abbiamo sentito diplomatici di lungo corso usare espressioni terribili per definire il rapporto tra i due leader; sappiamo che da tempo Washington fa pressioni su Israele per gli insediamenti. Ma un’astensione all’Onu è più di una ratifica di un rapporto deturpato, è anche più, come scrive il Wall Street Journal, di un’espressione “della petulanza di Obama”: è la dimostrazione di un’enorme “animosità”. Che trova riscontri da molte parti, in Israele e in Europa, dove si celebra – vedi il resoconto del Monde – la “fine del l’impunità diplomatica” di Israele, e del detestato premier Netanyahu"
(Paola Pedruzzi, Il Foglio)

Si profila l'ipotesi tutt'altro che irrealistica di un vero tranello sortito contro Israele, ultimo atto di un Presidente Usa che ha sempre mostrato ostilità verso Israele e il suo Governo.
L'amministrazione Obama ha sempre puntato molto sul congelamento della costruzione degli insediamenti, come fosse unico requisito necessario per la pace tra israeliani e palestinesi.
Eppure basta vedere cosa è accaduto dopo il ritiro israeliano da Gaza. La città è diventata un covo per il terrorismo di Hamas.  La stessa cosa accadrebbe nella Cisgiordania.  Ed è follia pensare che non sarebbe così.
Non per supponenza, ma la visione di Obama sulla questione non è affatto realistica nè condivisibile.
La mossa, preordinata o meno del 23 dicembre all'Onu,  resta una vigliaccata, e verso Israele, e verso il successore alla Presidenza Usa.
Meglio farebbe l'uscente Obama a dedicarsi a scrivere biglietti di saluti, nella speranza di non ritrovarlo, come da voci percepite, quale prossimo segretario generale dell'Onu

lunedì 26 dicembre 2016

Il colpo di coda di un presidente finito: Obama e la risoluzione contro Israele




Venerdi 23 dicembre il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha emanato una risoluzione sui famosi “insediamenti israeliani”  condannandoli come “illegali”  ove previsti nei “territori palestinesi occupati” . Si badi che tra questi “territori” l’onu inserisce anche Gerusalemme Est, cioè una parte della capitale dello Stato di Israele (un po’ come se ci dicessero che Roma non è italiana ma è un territorio occupato illegalmente  perché di appartenenza dello Stato del vaticano, il che sarebbe piu’ corretto che definire Gerusalemme una città araba palestinese poiché prima dello Stato di Israele, in palestina non vi è mai stata una nazione Palestinese)
 “Israele rifiuta l’indegna risoluzione anti-israeliana delle Nazioni Unite e non vi si atterrà”. Questo il comunicato diffuso venerdì sera dall’ufficio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu dopo l’approvazione della suddetta risoluzione
Durissima, ma condivisibile, la presa di posizione israeliana “Il Consiglio di Sicurezza che ha approvato, con l’astensione degli Stati Uniti, questa risoluzione non fa nulla da cinque anni per fermare il massacro di mezzo milione di persone in Siria, ma non trova di meglio che rivolgere le sue attenzioni contro Israele, unica vera democrazia in Medio Oriente, e definire il Muro del Pianto “territorio occupato”. E aggiungono: “L’amministrazione Obama non solo non ha protetto Israele dalla fissazione ossessiva delle Nazioni Unite, ma ha anche collaborato con le Nazioni Unite alle spalle di Israele. Israele attende con ansia di lavorare con il neoeletto presidente Donald Trump e con tutti gli amici nel Congresso, repubblicani e democratici, per sventare gli effetti nocivi di questa risoluzione assurda”.
“Votando a favore di questa risoluzione – ha dichiarato l’ambasciatore d’Israele alle Nazioni Unite, Danny Danon – avete di fatto votato no: no ai negoziati, no al progresso e a una vera possibilità di vita migliore per israeliani e palestinesi. Avete votato no alla concreta possibilità di pace”.

David Horovitz sul Times of Israel  scrive “la decisione dell’amministrazione Obama contraddice la posizione tenuta per decenni dagli Stati Uniti secondo cui le divergenze fra israeliani e palestinesi (compresa la questione dei confini definitivi) possono essere risolte solo attraverso i negoziati e non con l’imposizione di diktat dall’esterno. La decisione si fa beffe degli impegni e delle posizioni precedenti della stessa amministrazione Obama, in particolare quando cinque anni fa bloccò con il veto una risoluzione del tutto simile a questa, spiegando che il Consiglio di Sicurezza “non è la sede giusta per affrontare le questioni che devono essere risolte dalle parti stesse”. 

Ma perché Israele è tanto arrabbiata per l’astensione Usa? Per capirlo è necessario spiegare in poche parole come funziona il consiglio di sicurezza dell’Onu
L’Onu è dotata di una Assemblea, in cui sono rapresentati tutti gli Stati membri e tutti hanno diritto al voto, e dal Consiglio di Sicurezza, il cui scopo è stabilito dall'articolo 24 dello Statuto delle Nazioni Unite, "la responsabilità principale del mantenimento della pace e della sicurezza internazionale".
Il Consiglio 15 membri, di cui  5 membri permanenti e 9 a rotazione tra tutti i paesi membri dell’Onu.
Chi sono i 5 paesi membri permanenti?  Sono i Paesi che fondarono l’Onu, i Paesi che vinsero al Seconda Guerra Mondiale: Usa, GB, Russia, Francia, Cina (fino al 1971 Taiwan)
Ogni decisione per essere approvata ha bisogno della maggioranza di almeno 9 dei 15 membri. Ma, attenzione, ogni membro permanente ha il diritto di veto, ossia basta che uno dei paesi tra Cina, Russia, Usa, Francia o GB dica “no, pongo il voto” e anche se tutti gli altri 14 paesi fossero a favore, la decisione non passa.
Venerdi il Consiglio di Sicurezza  ha emanato una discutibile risoluzione, e si resta stupefatti che l’amministrazione Obama si sia astenuta, non abbia posto il veto a una risoluzione tanto bislacca, che va contro non solo ad Israele ma anche alle possibilità di distensione

Secondo la risoluzione, gli insediamenti "costituiscono una flagrante violazione del diritto internazionale e un grande ostacolo per costruire la soluzione dei due stati, così come una pace giusta, duratura e completa". Inoltre, il Consiglio ribadisce che non riconoscerà alcuna modifica alle linee tracciate nel 1967 salvo diverso accordo tra le due parti attraverso i negoziati. Così, condanna "tutte le misure volte ad alterare la composizione demografica, il carattere e lo stato del territorio palestinese occupato dal 1967, compresa Gerusalemme Est, in cui accadono confische e  demolizioni di case palestinesi.
Dimenticando tuttavia che le linee del 1967 non sono confini di stato, né lo erano quelle del 1949, pure linee armistiziali, crollate nel momento in cui gli Stati arabi hanno tentato di distruggere Israele.
L’Onu mostra di non avere conoscenza storica né geografica, oltre che etnica, perché  i “palestinesi” sono proprio gli ebrei, divenuti “israeliani” solo nel 48 quando nacque il loro Stato.

La reazione di Israele è giunta puntuale, con l'ambasciatore presso il Palazzo di Vetro che ha parlato di "risoluzione scandalosa": "Né il Consiglio di sicurezza dell'Onu né l'Unesco possono spezzare il legame fra il popolo di Israele e la terra di Israele", ha affermato Danny Danon. In merito all'astensione americana Danon ha messo in evidenza che "ci si attendeva che il maggiore alleato agisse in linea con i valori che condividiamo e che mettesse il veto su una scandalosa risoluzione. Non ho dubbi sul fatto che la nuova amministrazione americana e il nuovo segretario generale dell'Onu apriranno una nuova era in termini di relazioni dell'Onu con Israele".

"Gli Stati Uniti hanno abbandonato Israele, il loro unico alleato in Medio Oriente", ha dichiarato il ministro per le Infrastrutture Pubbliche e l'Energia ed esponente di punta del Likud, Yuval Steinitz.

Ed ecco come si è espresso il Premier Benjamin Netanyahu
“ Cittadini di Israele, vorrei rassicurarvi. La risoluzione che è stata adottata ieri alle Nazioni Unite è distorta e vergognosa, ma la supereremo. La risoluzione stabilisce che il quartiere ebraico della Città Vecchia di Gerusalemme è 'territorio occupato'. Questa affermazione  è delirante.
La risoluzione stabilisce che il Muro Occidentale è 'territorio occupato'. Anche questo è delirio. Non c'è niente di più assurdo che chiamare territorio il Muro Occidentale e il quartiere ebraico “occupati”.
Vi è un tentativo qui, che non avrà successo, di imporre la terminologia di “insediamento permanente” su Israele.
Si potrebbe ricordare che l'ultimo che ha cercato di fare questo fu  Carter, un presidente estremamente ostile a Israele, e che proprio di recente ha detto che Hamas non è un'organizzazione terroristica. Carter fece passare decisioni radicali contro di noi alle Nazioni Unite simili a quella recente. Ci opponemmo anche allora.
Tutti i presidenti americani da Carter in poi hanno accolto l'impegno americano a non cercare di dettare i termini di cosa sia “insediamento” o meno in Israele al Consiglio di Sicurezza. E ieri, in piena contraddizione di questo impegno, compreso un impegno esplicito dello stesso presidente Obama nel 2011, l'amministrazione Obama ha effettuato una manovra anti-Israele vergognosa alle Nazioni Unite.

Vorrei dirvi che la risoluzione che è stata adottata, non solo non porta la pace più  vicino,ma anzi la spinge più lontano.
Forse la verità fa male. Pensate a questa assurdità, mezzo milione di esseri umani vengono massacrati in Siria. Decine di migliaia di persone vengono massacrati in Sudan. L'intero Medio Oriente sta andando in fiamme e l'amministrazione Obama e il Consiglio di Sicurezza scelgono di coalizzarsi contro l'unica democrazia in Medio Oriente - lo Stato di Israele. Che vergogna.
Amici miei, vorrei dirvi, la prima notte di Chanukah, che noi rifiutiamo questa risoluzione a titolo definitivo, proprio come abbiamo respinto la risoluzione delle Nazioni Unite che ha determinato che il sionismo era una forma di  razzismo. Ci è voluto tempo, ma quella risoluzione è stata revocata; ci vorrà del tempo, ma anche questo sarà risolto.
Ora vi dirò come sarà annullata. Sarà annullata non a causa dei nostri ritiri, ma a fronte della nostra fermezza e quella dei nostri alleati.
Vi ricordo che ci siamo ritirati da Gaza, sradicato le comunità ebraiche lì presenti. Forse questo ci è stato riconosciuto dalle Nazioni Unite? Ha fatto migliorare le nostre relazioni alle Nazioni Unite? No, anzi siamo stati colpiti con migliaia di razzi da Gaza e alle Nazioni Unite siamo stati colpiti con il rapporto Goldstone!
Così vi dirò ciò che è chiaro, lo so, per la stragrande maggioranza dei cittadini israeliani: abbiamo imparato questa lezione, e noi non ci cascheremo piu’.   Ma voglio anche dire un'altra cosa: non siamo soli. Ho parlato ieri sera con molti leader americani. Mi ha fatto piacere sentire da parte dei membri del Congresso americano, da democratici e repubblicani, che si troveranno a combattere una guerra a tutto campo contro questa risoluzione con tutto il potere a loro disposizione. Ho sentito le stesse cose anche da parte dei nostri amici nella nuova amministrazione, che ha detto che si troveranno a combattere una guerra a tutto campo contro la risoluzione. E ho sentito questo dall’ opinione pubblica americana e la politica americana - repubblicani, democratici, ebrei e non ebrei. I leader del Congresso e l'amministrazione americana in arrivo, mi hanno detto in modo inequivocabile: 'Siamo stufi di questo e non continuerà. Cambieremo questa risoluzione. Non permetteremo a nessuno di danneggiare lo Stato di Israele '. Essi dichiarano la loro intenzione di approvare una legge per punire i paesi e gli organismi che cercano di danneggiare Israele. Si dice che questo comprenderà anche la stessa ONU. Vi ricordo che l'Onu riceve un quarto, il 25%, del suo bilancio dagli soli Stati Uniti.
Nel mio più recente discorso alle Nazioni Unite, nel mese di settembre, ho detto che la tempesta era prevedibile proprio alle Nazioni Unite e da lì si deve migliorare, dalle Nazioni Unite. La risoluzione che è stata approvata in sede Onu di ieri fa parte del canto del cigno del vecchio mondo che è prevenuto contro Israele, ma, amici miei, stiamo entrando in una nuova era. E proprio come ha detto il presidente eletto Trump ieri, accadrà molto prima di quanto si pensi. Nella nuova era c'è un prezzo molto più elevato per coloro che tentano di danneggiare Israele, e che il prezzo sarà preteso non solo dagli Stati Uniti, ma da Israele.
Due paesi con i quali abbiamo rapporti diplomatici hanno cosponsorizzato la risoluzione contro 
di noi alle Nazioni Unite; pertanto, ho ordinato ieri che i nostri ambasciatori sono richiamati 
da Senegal e dalla Nuova Zelanda. Ho ordinato che tutta l'assistenza di Israele al Senegal dovrà 
essere fermato, e daremo piu’ sostegno a questo Paese. 
Coloro che lavorano con noi trarranno vantaggio perché Israele ha molto da dare ai paesi del mondo. Ma chi lavora contro di noi non avrà piu’ vantaggi da noi - perché ci sarà un prezzo diplomatico ed economico per le loro azioni contro Israele.
Inoltre, ho incaricato il ministero degli Esteri di completare, entro un mese, una rivalutazione di tutti i nostri contatti con le Nazioni Unite, compreso il finanziamento di Israele alle istituzioni delle Nazioni Unite e la presenza di rappresentanti delle Nazioni Unite nel nostro paese. Ma io non aspetto e  già ora ho ordinato di fermare circa 30 milioni di NIS quali finanziamento per cinque istituzioni delle Nazioni Unite, cinque organi delle Nazioni Unite che sono particolarmente ostili a Israele. Ho già ordinato che i finanziamenti saranno fermati e non ci saranno piu’. 
Vogliamo migliorare le nostre relazioni con le nazioni del mondo. Ma ci vorrà più tempo, e ho detto anche questo, il miglioramento delle relazioni  con i paesi dei cinque continenti si riflette anche nelle loro decisioni in istituzioni internazionali come le Nazioni Unite.
 Ma vorrei dire un'altra cosa, e ascoltate attentamente quello che sto dicendo. Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, è molto probabile che la risoluzione scandalosa di ieri sera accelererà questo processo, perché è la goccia che ha fatto traboccare il vaso. La risoluzione di ieri sera è una chiamata alle armi per tutti i nostri molti amici negli Stati Uniti e nel resto del mondo, gli amici che sono stufi della ostilità delle Nazioni Unite nei confronti di Israele, e che intendono portare un cambiamento fondamentale nelle Nazioni Unite. Pertanto, questa sera vi dico nel linguaggio delle nostre fonti, il dolce sarà ancora uscita dalla amaro e coloro che vengono a maledire saranno coloro che ci benediranno”
 
Intanto ieri, 25 dicembre, per la giornata di Natale il premier israeliano Benjamin Netanyahu, che conserva anche la titolarità degli Esteri, ha convocato, individualmente, tutti gli ambasciatori dei Paesi che hanno votato a favore della risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu contro le colonie in Cisgiordania, per esprimergli il forte disappunto del suo governo.
 
Qualcuno avrà storto il naso sulla convocazione nel giorno di natale, ma io credo che sia stato appositamente scelta questa data.  Israele ha sempre mostrato grande rispetto per ogni confessione religiosa, e ogni religione è liberamente praticabile in Israele (cosa non tanto scontata nel resto del Medio Oriente), Netanyhau ha evidentemente scelto di mostrare il pugno forte proprio a quei paesi che si mostrano ostili ad Israele. Del resto il porgere l’altra guancia non funziona quasi mai.  Ma vi è anche da dire che i fatti richiedevano una presa di posizione immediata. 
Il nostro Primo Ministro ha fatto gli auguri di Hanukkah agli ebrei presenti in Italia e nel Mondo?  Perché il suo omologo israeliano lo ha fatto, lo fa ogni anno. E permette ad ogni cristiano di praticare liberamente la propria fede.
In Europa siamo giunti invece a chiedere agli ebrei di nascondersi, di non esporre in modo visibile
ad esempio la chippà..per non essere aggrediti..
E’ necessario scegliere da che parte stare, non per odio verso qualcuno (giacchè stare con Israele non è e non deve essere odiare gli arabi o gli islamici o i palestinesi) ma per senso di giustizia e correttezza verso chi è osteggiato da sempre e ingiustamente. Io scelgo la giustizia, scelgo di stare di Israele, ogni giorno.