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lunedì 26 dicembre 2016

Il colpo di coda di un presidente finito: Obama e la risoluzione contro Israele




Venerdi 23 dicembre il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha emanato una risoluzione sui famosi “insediamenti israeliani”  condannandoli come “illegali”  ove previsti nei “territori palestinesi occupati” . Si badi che tra questi “territori” l’onu inserisce anche Gerusalemme Est, cioè una parte della capitale dello Stato di Israele (un po’ come se ci dicessero che Roma non è italiana ma è un territorio occupato illegalmente  perché di appartenenza dello Stato del vaticano, il che sarebbe piu’ corretto che definire Gerusalemme una città araba palestinese poiché prima dello Stato di Israele, in palestina non vi è mai stata una nazione Palestinese)
 “Israele rifiuta l’indegna risoluzione anti-israeliana delle Nazioni Unite e non vi si atterrà”. Questo il comunicato diffuso venerdì sera dall’ufficio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu dopo l’approvazione della suddetta risoluzione
Durissima, ma condivisibile, la presa di posizione israeliana “Il Consiglio di Sicurezza che ha approvato, con l’astensione degli Stati Uniti, questa risoluzione non fa nulla da cinque anni per fermare il massacro di mezzo milione di persone in Siria, ma non trova di meglio che rivolgere le sue attenzioni contro Israele, unica vera democrazia in Medio Oriente, e definire il Muro del Pianto “territorio occupato”. E aggiungono: “L’amministrazione Obama non solo non ha protetto Israele dalla fissazione ossessiva delle Nazioni Unite, ma ha anche collaborato con le Nazioni Unite alle spalle di Israele. Israele attende con ansia di lavorare con il neoeletto presidente Donald Trump e con tutti gli amici nel Congresso, repubblicani e democratici, per sventare gli effetti nocivi di questa risoluzione assurda”.
“Votando a favore di questa risoluzione – ha dichiarato l’ambasciatore d’Israele alle Nazioni Unite, Danny Danon – avete di fatto votato no: no ai negoziati, no al progresso e a una vera possibilità di vita migliore per israeliani e palestinesi. Avete votato no alla concreta possibilità di pace”.

David Horovitz sul Times of Israel  scrive “la decisione dell’amministrazione Obama contraddice la posizione tenuta per decenni dagli Stati Uniti secondo cui le divergenze fra israeliani e palestinesi (compresa la questione dei confini definitivi) possono essere risolte solo attraverso i negoziati e non con l’imposizione di diktat dall’esterno. La decisione si fa beffe degli impegni e delle posizioni precedenti della stessa amministrazione Obama, in particolare quando cinque anni fa bloccò con il veto una risoluzione del tutto simile a questa, spiegando che il Consiglio di Sicurezza “non è la sede giusta per affrontare le questioni che devono essere risolte dalle parti stesse”. 

Ma perché Israele è tanto arrabbiata per l’astensione Usa? Per capirlo è necessario spiegare in poche parole come funziona il consiglio di sicurezza dell’Onu
L’Onu è dotata di una Assemblea, in cui sono rapresentati tutti gli Stati membri e tutti hanno diritto al voto, e dal Consiglio di Sicurezza, il cui scopo è stabilito dall'articolo 24 dello Statuto delle Nazioni Unite, "la responsabilità principale del mantenimento della pace e della sicurezza internazionale".
Il Consiglio 15 membri, di cui  5 membri permanenti e 9 a rotazione tra tutti i paesi membri dell’Onu.
Chi sono i 5 paesi membri permanenti?  Sono i Paesi che fondarono l’Onu, i Paesi che vinsero al Seconda Guerra Mondiale: Usa, GB, Russia, Francia, Cina (fino al 1971 Taiwan)
Ogni decisione per essere approvata ha bisogno della maggioranza di almeno 9 dei 15 membri. Ma, attenzione, ogni membro permanente ha il diritto di veto, ossia basta che uno dei paesi tra Cina, Russia, Usa, Francia o GB dica “no, pongo il voto” e anche se tutti gli altri 14 paesi fossero a favore, la decisione non passa.
Venerdi il Consiglio di Sicurezza  ha emanato una discutibile risoluzione, e si resta stupefatti che l’amministrazione Obama si sia astenuta, non abbia posto il veto a una risoluzione tanto bislacca, che va contro non solo ad Israele ma anche alle possibilità di distensione

Secondo la risoluzione, gli insediamenti "costituiscono una flagrante violazione del diritto internazionale e un grande ostacolo per costruire la soluzione dei due stati, così come una pace giusta, duratura e completa". Inoltre, il Consiglio ribadisce che non riconoscerà alcuna modifica alle linee tracciate nel 1967 salvo diverso accordo tra le due parti attraverso i negoziati. Così, condanna "tutte le misure volte ad alterare la composizione demografica, il carattere e lo stato del territorio palestinese occupato dal 1967, compresa Gerusalemme Est, in cui accadono confische e  demolizioni di case palestinesi.
Dimenticando tuttavia che le linee del 1967 non sono confini di stato, né lo erano quelle del 1949, pure linee armistiziali, crollate nel momento in cui gli Stati arabi hanno tentato di distruggere Israele.
L’Onu mostra di non avere conoscenza storica né geografica, oltre che etnica, perché  i “palestinesi” sono proprio gli ebrei, divenuti “israeliani” solo nel 48 quando nacque il loro Stato.

La reazione di Israele è giunta puntuale, con l'ambasciatore presso il Palazzo di Vetro che ha parlato di "risoluzione scandalosa": "Né il Consiglio di sicurezza dell'Onu né l'Unesco possono spezzare il legame fra il popolo di Israele e la terra di Israele", ha affermato Danny Danon. In merito all'astensione americana Danon ha messo in evidenza che "ci si attendeva che il maggiore alleato agisse in linea con i valori che condividiamo e che mettesse il veto su una scandalosa risoluzione. Non ho dubbi sul fatto che la nuova amministrazione americana e il nuovo segretario generale dell'Onu apriranno una nuova era in termini di relazioni dell'Onu con Israele".

"Gli Stati Uniti hanno abbandonato Israele, il loro unico alleato in Medio Oriente", ha dichiarato il ministro per le Infrastrutture Pubbliche e l'Energia ed esponente di punta del Likud, Yuval Steinitz.

Ed ecco come si è espresso il Premier Benjamin Netanyahu
“ Cittadini di Israele, vorrei rassicurarvi. La risoluzione che è stata adottata ieri alle Nazioni Unite è distorta e vergognosa, ma la supereremo. La risoluzione stabilisce che il quartiere ebraico della Città Vecchia di Gerusalemme è 'territorio occupato'. Questa affermazione  è delirante.
La risoluzione stabilisce che il Muro Occidentale è 'territorio occupato'. Anche questo è delirio. Non c'è niente di più assurdo che chiamare territorio il Muro Occidentale e il quartiere ebraico “occupati”.
Vi è un tentativo qui, che non avrà successo, di imporre la terminologia di “insediamento permanente” su Israele.
Si potrebbe ricordare che l'ultimo che ha cercato di fare questo fu  Carter, un presidente estremamente ostile a Israele, e che proprio di recente ha detto che Hamas non è un'organizzazione terroristica. Carter fece passare decisioni radicali contro di noi alle Nazioni Unite simili a quella recente. Ci opponemmo anche allora.
Tutti i presidenti americani da Carter in poi hanno accolto l'impegno americano a non cercare di dettare i termini di cosa sia “insediamento” o meno in Israele al Consiglio di Sicurezza. E ieri, in piena contraddizione di questo impegno, compreso un impegno esplicito dello stesso presidente Obama nel 2011, l'amministrazione Obama ha effettuato una manovra anti-Israele vergognosa alle Nazioni Unite.

Vorrei dirvi che la risoluzione che è stata adottata, non solo non porta la pace più  vicino,ma anzi la spinge più lontano.
Forse la verità fa male. Pensate a questa assurdità, mezzo milione di esseri umani vengono massacrati in Siria. Decine di migliaia di persone vengono massacrati in Sudan. L'intero Medio Oriente sta andando in fiamme e l'amministrazione Obama e il Consiglio di Sicurezza scelgono di coalizzarsi contro l'unica democrazia in Medio Oriente - lo Stato di Israele. Che vergogna.
Amici miei, vorrei dirvi, la prima notte di Chanukah, che noi rifiutiamo questa risoluzione a titolo definitivo, proprio come abbiamo respinto la risoluzione delle Nazioni Unite che ha determinato che il sionismo era una forma di  razzismo. Ci è voluto tempo, ma quella risoluzione è stata revocata; ci vorrà del tempo, ma anche questo sarà risolto.
Ora vi dirò come sarà annullata. Sarà annullata non a causa dei nostri ritiri, ma a fronte della nostra fermezza e quella dei nostri alleati.
Vi ricordo che ci siamo ritirati da Gaza, sradicato le comunità ebraiche lì presenti. Forse questo ci è stato riconosciuto dalle Nazioni Unite? Ha fatto migliorare le nostre relazioni alle Nazioni Unite? No, anzi siamo stati colpiti con migliaia di razzi da Gaza e alle Nazioni Unite siamo stati colpiti con il rapporto Goldstone!
Così vi dirò ciò che è chiaro, lo so, per la stragrande maggioranza dei cittadini israeliani: abbiamo imparato questa lezione, e noi non ci cascheremo piu’.   Ma voglio anche dire un'altra cosa: non siamo soli. Ho parlato ieri sera con molti leader americani. Mi ha fatto piacere sentire da parte dei membri del Congresso americano, da democratici e repubblicani, che si troveranno a combattere una guerra a tutto campo contro questa risoluzione con tutto il potere a loro disposizione. Ho sentito le stesse cose anche da parte dei nostri amici nella nuova amministrazione, che ha detto che si troveranno a combattere una guerra a tutto campo contro la risoluzione. E ho sentito questo dall’ opinione pubblica americana e la politica americana - repubblicani, democratici, ebrei e non ebrei. I leader del Congresso e l'amministrazione americana in arrivo, mi hanno detto in modo inequivocabile: 'Siamo stufi di questo e non continuerà. Cambieremo questa risoluzione. Non permetteremo a nessuno di danneggiare lo Stato di Israele '. Essi dichiarano la loro intenzione di approvare una legge per punire i paesi e gli organismi che cercano di danneggiare Israele. Si dice che questo comprenderà anche la stessa ONU. Vi ricordo che l'Onu riceve un quarto, il 25%, del suo bilancio dagli soli Stati Uniti.
Nel mio più recente discorso alle Nazioni Unite, nel mese di settembre, ho detto che la tempesta era prevedibile proprio alle Nazioni Unite e da lì si deve migliorare, dalle Nazioni Unite. La risoluzione che è stata approvata in sede Onu di ieri fa parte del canto del cigno del vecchio mondo che è prevenuto contro Israele, ma, amici miei, stiamo entrando in una nuova era. E proprio come ha detto il presidente eletto Trump ieri, accadrà molto prima di quanto si pensi. Nella nuova era c'è un prezzo molto più elevato per coloro che tentano di danneggiare Israele, e che il prezzo sarà preteso non solo dagli Stati Uniti, ma da Israele.
Due paesi con i quali abbiamo rapporti diplomatici hanno cosponsorizzato la risoluzione contro 
di noi alle Nazioni Unite; pertanto, ho ordinato ieri che i nostri ambasciatori sono richiamati 
da Senegal e dalla Nuova Zelanda. Ho ordinato che tutta l'assistenza di Israele al Senegal dovrà 
essere fermato, e daremo piu’ sostegno a questo Paese. 
Coloro che lavorano con noi trarranno vantaggio perché Israele ha molto da dare ai paesi del mondo. Ma chi lavora contro di noi non avrà piu’ vantaggi da noi - perché ci sarà un prezzo diplomatico ed economico per le loro azioni contro Israele.
Inoltre, ho incaricato il ministero degli Esteri di completare, entro un mese, una rivalutazione di tutti i nostri contatti con le Nazioni Unite, compreso il finanziamento di Israele alle istituzioni delle Nazioni Unite e la presenza di rappresentanti delle Nazioni Unite nel nostro paese. Ma io non aspetto e  già ora ho ordinato di fermare circa 30 milioni di NIS quali finanziamento per cinque istituzioni delle Nazioni Unite, cinque organi delle Nazioni Unite che sono particolarmente ostili a Israele. Ho già ordinato che i finanziamenti saranno fermati e non ci saranno piu’. 
Vogliamo migliorare le nostre relazioni con le nazioni del mondo. Ma ci vorrà più tempo, e ho detto anche questo, il miglioramento delle relazioni  con i paesi dei cinque continenti si riflette anche nelle loro decisioni in istituzioni internazionali come le Nazioni Unite.
 Ma vorrei dire un'altra cosa, e ascoltate attentamente quello che sto dicendo. Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, è molto probabile che la risoluzione scandalosa di ieri sera accelererà questo processo, perché è la goccia che ha fatto traboccare il vaso. La risoluzione di ieri sera è una chiamata alle armi per tutti i nostri molti amici negli Stati Uniti e nel resto del mondo, gli amici che sono stufi della ostilità delle Nazioni Unite nei confronti di Israele, e che intendono portare un cambiamento fondamentale nelle Nazioni Unite. Pertanto, questa sera vi dico nel linguaggio delle nostre fonti, il dolce sarà ancora uscita dalla amaro e coloro che vengono a maledire saranno coloro che ci benediranno”
 
Intanto ieri, 25 dicembre, per la giornata di Natale il premier israeliano Benjamin Netanyahu, che conserva anche la titolarità degli Esteri, ha convocato, individualmente, tutti gli ambasciatori dei Paesi che hanno votato a favore della risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu contro le colonie in Cisgiordania, per esprimergli il forte disappunto del suo governo.
 
Qualcuno avrà storto il naso sulla convocazione nel giorno di natale, ma io credo che sia stato appositamente scelta questa data.  Israele ha sempre mostrato grande rispetto per ogni confessione religiosa, e ogni religione è liberamente praticabile in Israele (cosa non tanto scontata nel resto del Medio Oriente), Netanyhau ha evidentemente scelto di mostrare il pugno forte proprio a quei paesi che si mostrano ostili ad Israele. Del resto il porgere l’altra guancia non funziona quasi mai.  Ma vi è anche da dire che i fatti richiedevano una presa di posizione immediata. 
Il nostro Primo Ministro ha fatto gli auguri di Hanukkah agli ebrei presenti in Italia e nel Mondo?  Perché il suo omologo israeliano lo ha fatto, lo fa ogni anno. E permette ad ogni cristiano di praticare liberamente la propria fede.
In Europa siamo giunti invece a chiedere agli ebrei di nascondersi, di non esporre in modo visibile
ad esempio la chippà..per non essere aggrediti..
E’ necessario scegliere da che parte stare, non per odio verso qualcuno (giacchè stare con Israele non è e non deve essere odiare gli arabi o gli islamici o i palestinesi) ma per senso di giustizia e correttezza verso chi è osteggiato da sempre e ingiustamente. Io scelgo la giustizia, scelgo di stare di Israele, ogni giorno.

venerdì 23 dicembre 2016

Gli auguri di Natale del Premier Netanyahu ai cristiani nel mondo


A tutti i nostri amici cristiani in tutto il mondo, Buon Natale e un Felice Anno Nuovo!
Vi mando questi saluti da Gerusalemme. Mi trovo nel cortile di questa magnifica Ambasciata Internazionale Cristiana. Sono così orgoglioso delle nostre relazioni con i nostri fratelli e sorelle cristiani. Mi chiedo se molti di voi ricordano l'esperienza avuta la prima volta che avete visitato Israele, quando avete visitato la Chiesa del Santo Sepolcro o la Via Dolorosa o il Mar di Galilea e Nazaret. Sono sicuro che vi ha emozionato profondamente.
E ci emoziona profondamente avere questo legame con voi, perché tutti sappiamo che questa terra di Israele è la terra del nostro patrimonio comune. Ha cambiato la storia dell'umanità, ha cambiato la civiltà. Che magnifico patrimonio che è. Tuttavia, sappiamo anche che è sotto attacco in questi giorni, che le forze di intolleranza, di barbarie attaccano tutte le religioni, i cristiani con particolare veemenza. Noi siamo con voi e sono orgoglioso del fatto che in Israele, l'unico posto in Medio Oriente, la comunità cristiana non solo sopravvive, ma prospera e non è un caso. E' a causa del nostro impegno per la libertà religiosa; è a causa del nostro abbraccio del nostro patrimonio e del nostro comune futuro .
Quindi, per favore venite in Israele. Vi aspetto. Sarà una grande esperienza per voi.
Buon Natale, Buon Anno!"



(foto: albero di Natale ad Haifa)

venerdì 15 maggio 2015

la Knesset vota a favore del Nuovo Governo di Israele


Dopo quasi due mesi di trattative, ieri sera  il primo ministro Benjamin Netanyahu ha ottenuto la fiducia per il suo Governo.


Alla Difesa Netanyahu ha confermato Moshe Yaalon, mentre alla Finanze farà il suo esordio il centrista Moshe Kahlon, che ha condotto una campagna elettorale populista. 

 Nel suo discorso Netanyahu non ha fatto accenno alle linee politiche del nuovo governo. Ma a quanto risulta esse non includono un impegno alla formula dei "Due Stati", né fanno in alcun modo accenno a un futuro Stato palestinese. 



Questi i Ministri del 4° Governo Netanhyau

Partiti: Likud, Kulanu, Shas, Ebraismo Torah, Focolare ebraico
Questa la composizione del nuovo governo di Benyamin Netanyahu che ieri ha ottenuto alla Knesset (parlamento) una maggioranza di 61 seggi su 120. 
Si basa su cinque partiti: 
Likud; Kulanu (centrista laico); 
Ebraismo della Torah e Shas (ortodossi); 
e Focolare ebraico (nazional-religiosi).
Ministri Likud:
Benyamin Netanyahu: premier e ministro esteri; sanita'; cooperazione regionale.
Moshe Yaalon: difesa.
Silvan Shalom: vicepremier e ministro degli interni.
Yuval Steinitz: ministro delle infrastrtture nazionali; energia; addetto alla commissione per l'energia atomica.
Miri Regev: ministra della cultura e dello sport.
Israel Katz: ministro dei trasporti e dell'intelligence.
Haim Katz: ministro per l'assistenza sociale.
Dani Danon: ministro per scienza, tecnologia e spazio.
Yariv Levin: ministro del turismo e della sicurezza interna.
Ghila Gamliel: ministra degli anziani e della eguaglianza fra i settori sociali.
Zeev Elkin: ministro dell'immigrazione e delle questioni strategiche.
Ophir Akunis e Benyamin Begin: ministri senza portafoglio.

Ministri Kulanu:
Moshe Kahlon: ministro delle finanze.
Yoav Galant: ministro dell'edilizia.
Avi Gabbay: ministro per la protezione dell'ambiente.

Ministri Focolare ebraico:
Naftali Bennett: ministro dell'istruzione, Gerusalemme e Diaspora.
Uri Ariel: ministro dell'agricultura.
Ayelet Shaqed: ministra della giustizia.

Ministri Shas:
Aryeh Makhluf Deri: ministro dell'economia; Neghev e Galilea.
David Azulay: ministro per le questioni religiose.

Fra i viceministri spiccano: Tzipi Hotoveli (Likud) agli esteri; il rabbino Ely Ben Dahan (Focolare ebraico) alla difesa; e l'esponente druso Ayub Kara (Likud) allo sviluppo regionale. 

Il partito Ebraismo della Torah e' rappresentato da due viceministri: Yaakov Litzman (sanita') e Meir Porush (istruzione)

mercoledì 4 marzo 2015

Benjamin Netanyahu al Congresso Usa - 3.3.2015




I passi piu' significativi del discorso ...



"So che questo mio intervento è stato oggetto di molte controversie. 
Sono profondamente dispiaciuto che alcuni abbiano interpretato la mia presenza qui come una mossa politica. Questa non è mai stata mia intenzione. So che voi qui, indipendentemente da che parte dell’aula sedete, siete a fianco di Israele. La forte alleanza tra Stati Uniti e Israele è stata e deve sempre rimane al di sopra della politica. Noi apprezziamo tutto quello che il presidente Barack Obama ha fatto per Israele. Alcune di queste cose sono ben note, altre sono meno note perché riguardano questioni delicate e strategiche. Sarò sempre grato al presidente Obama per tale sostegno. E Israele è grato al Congresso americano per il suo sostegno. La scorsa estate, milioni di israeliani sono stati protetti da migliaia di razzi di Hamas, grazie al fatto che la cupola in questa capitale [il Campidoglio] ha aiutato a costruire la nostra “cupola di ferro” [anti-missili].


Come nella vicenda di Purim (nel Libro di Ester) in cui i persiani cercarono di spazzare via gli ebrei, oggi la Guida Suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, sta cercando di spazzare via gli ebrei. E rigurgita il più vecchio odio antisemita usando le tecnologie più nuove. Scrive su Twitter che Israele deve essere distrutto. Sapete, in Iran non è che internet sia proprio libera. Ma lui twitta in inglese che Israele deve essere distrutto. Chi crede che l’Iran minacci lo stato ebraico ma non il popolo ebraico, ascolti Hassan Nasrallah, il capo di Hezbollah, il principale lacchè terrorista dell’Iran. Ha detto: “Se tutti gli ebrei si riuniscono in Israele, questo ci risparmierà il fastidio di dare loro la caccia in tutto il mondo”.


Ma il regime iraniano non è solo un problema per gli ebrei, esattamente come il regime nazista non era solo un problema per gli ebrei. Il regime iraniano rappresenta una grave minaccia non solo per Israele, ma per la pace del mondo intero

Per capire quanto sarebbe pericoloso un Iran con armi nucleari, bisogna capire la natura di quel regime, che nel 1979 ha sequestrato un paese di grande civiltà imponendo una dittatura oscurantista e spietata, redigendo una nuova costituzione che contiene la missione ideologica della jihad oltre i confini. Il fondatore del regime, l’ayatollah Khomeini, esortava i suoi seguaci a “esportare la rivoluzione in tutto il mondo”. La costituzione del regime iraniano promette jihad, tirannia e morte. E mentre gli stati crollano in tutto il Medio Oriente, l’Iran va a riempire il vuoto. Gli scagnozzi dell’Iran a Gaza, i suoi lacchè in Libano, le sue guardie rivoluzionarie sulle alture del Golan stringono Israele con tre tentacoli del terrore. Sostenuti dall’Iran, Assad sta massacrando i siriani, le milizie sciite infuriano in Iraq, gli Houthi prendono il controllo dello Yemen minacciando gli stretti strategici alla foce del Mar Rosso. Oggi l’Iran controlla Damasco, Baghdad, Beirut, Sana’a. 
Sicché, nel momento in cui tanti sperano che l’Iran si unisca alla comunità delle nazioni, l’Iran è intento a inghiottire nazioni.


Anche al di là del Medio Oriente, l’Iran attacca l’America e i suoi alleati attraverso la sua rete terroristica globale. Dobbiamo stare tutti uniti per fermare la marcia iraniana di conquista, assoggettamento e terrore. Il governo di Rouhani impicca omosessuali, perseguita cristiani, incarcera giornalisti e mette a morte detenuti più di prima. Lo stesso ministro degli esteri Zarif, che affascina i diplomatici occidentali, ha deposto una corona sulla tomba di Imad Mughniyeh, l’arci-terrorista che ha versato più sangue americano di qualsiasi altro terrorista a parte Osama bin Laden.


Il regime iraniano sarà sempre nemico dell’America. Non fatevi ingannare. La battaglia tra l’Iran e l’ISIS non trasforma l’Iran in un amico dell’America. Iran e ISIS si contendono lo scettro dell’islamismo militante. Uno si chiama Repubblica Islamica, l’altro si fa chiamare Stato Islamico. Entrambi vogliono imporre un impero islamista prima sul Medio Oriente, poi su tutto il mondo. Sono solo in disaccordo tra loro su chi sarà il sovrano di quell’impero. Quando si tratta di Iran e ISIS, anche il nemico del tuo nemico è tuo nemico.

Lo ripeto ancora una volta: il più grande pericolo che minaccia il nostro mondo è il connubio fra islamismo militante e armi nucleari. Sconfiggere l’ISIS ma lasciare che l’Iran ottenga armi nucleari equivale a vincere la battaglia, ma perdere la guerra. Non possiamo permettere che accada.

Ma potrebbe accadere, se l’accordo in corso di negoziato verrà accettato dall’Iran. Quell’accordo non impedirà all’Iran di sviluppare armi nucleari, molte armi nucleari.

L’accordo finale non è ancora firmato, ma diversi elementi che saranno presenti in qualunque sua formulazione sono noti a tutti. Salvo cambiamenti clamorosi, esso prevede concessioni importanti all’Iran. Lascerebbe all’Iran una vasta infrastruttura nucleare: non un solo impianto nucleare verrebbe demolito. Spento, magari, ma non smantellato. Il tempo necessario all’Iran per produrre abbastanza materiale per una bomba atomica sarebbe solo di un anno, secondo la stima degli Stati Uniti, anche meno secondo la valutazione di Israele.

Certo, vi sarebbero limiti e ispezioni. Ma gli ispettori documentano le violazioni, non le fermano. Gli ispettori sapevano che la Corea del Nord stava per produrre la Bomba, ma questo non fermò nulla. La Corea del Nord spense le telecamere, buttò fuori gli ispettori e nel giro di pochi anni ottenne la Bomba. Come la Corea del Nord, anche l’Iran ha sfidato gli ispettori internazionali. Lo ha fatto almeno tre volte, nel 2005, nel 2006 e nel 2010. E come la Corea del Nord, ha rotto i lucchetti e spento le telecamere. L’Iran gioca a nascondino con gli ispettori nucleari. Proprio ieri l’agenzia di controllo nucleare dell’Onu, l’AIEA, ha detto che l’Iran si rifiuta ancora di fare chiarezza sul suo programma nucleare militare. L’Iran è stato colto due volte, non una ma due volte, a far funzionare a Natanz e Qom impianti nucleari segreti che gli ispettori non sapevo nemmeno esistessero. In questo stesso momento l’Iran potrebbe avere impianti nucleari nascosti di cui nessuno è a conoscenza, nemmeno gli Stati Uniti e Israele.

L’accordo prevede inoltre che quasi tutte le restrizioni scadranno automaticamente nell’arco di una decina di anni. Dieci anni sono un batter d’occhio nella vita di una nazione, nella vita dei nostri figli. Il mio vecchio amico e Segretario di Stato John Kerry ha confermato la scorsa settimana che l’Iran a quel punto potrà legittimamente possedere quella enorme quantità di centrifughe. Dunque, al principale sponsor del terrorismo globale basteranno poche settimane per avere uranio arricchito sufficiente per un intero arsenale di armi nucleari. Con piena legittimità internazionale. E, per inciso, l’Iran rifiuta di inserire nell’accordo il suo programma di missili intercontinentali, cioè gli strumenti per far arrivare quell’arsenale in ogni parte della terra, Stati Uniti compresi.

Dunque questo accordo non sbarra la strada, bensì apre la strada all’atomica iraniana.

Il regime iraniano diventerà meno aggressivo allentando le sanzioni? Se l’Iran sta divorando quattro paesi mentre è sotto sanzioni, quanti ne divorerà quando le sanzioni verranno levate? Finanzierà meno terrorismo quando avrà montagne di denaro a disposizione? Perché il regime dovrebbe cambiare quando potrà praticare contemporaneamente aggressione all’estero e prosperità all’interno? Questa è la domanda che tutti si fanno nella nostra regione. E molti di questi paesi dicono che reagiranno con una gara per dotarsi di armi nucleari. Quindi questo accordo non cambierà l’Iran in meglio: cambierà il Medio Oriente in peggio. Questo accordo non sarà un addio alle armi, sarà un addio al controllo sulle armi. Una regione dove piccoli scontri possono innescare grandi guerre si trasformerebbe in una polveriera nucleare.

Se qualcuno pensa che questo accordo servirà almeno a rinviare il problema, ci ripensi. Alla fine avremo di fonte un Iran molto più pericoloso e un Medio Oriente disseminato di bombe nucleari.

Dobbiamo invece insistere che le restrizioni al programma nucleare iraniano non vengano revocate finché l’Iran continua la sua politica di aggressione nella regione e nella mondo. Prima di togliere le restrizioni, il mondo deve esigere che l’Iran faccia tre cose. Primo, cessare l’aggressione ai suoi vicini mediorientali. Secondo, smettere di sostenere il terrorismo in tutto il mondo. Terzo, smetterla di minacciare di annientamento il mio paese: Israele, l’unico e solo stato ebraico.

Se l’Iran vuole essere trattato come un paese normale, che si comporti da paese normale.

Il programma nucleare iraniano può essere riportato indietro ben oltre l’attuale proposta in discussione, insistendo su un accordo migliore e mantenendo la pressione su un regime in realtà assai vulnerabile. E se l’Iran minaccia di abbandonare il tavolo delle trattative, non credete al suo bluff da bazar: dovrà tornare, perché l’Iran ha bisogno dell’accordo molto più di voi.

Per più di un anno ci hanno detto che nessun accordo è meglio di un cattivo accordo. Ebbene, quello che si prospetta è un pessimo accordo. Ora ci viene detto che l’unica alternativa a questo pessimo accordo è la guerra. Ma non è vero. L’alternativa è un accordo migliore. Un accordo migliore che forse non piacerà granché a Israele e ai suoi vicini, ma con il quale potremo almeno convivere. Letteralmente.

Opporsi ai regimi oscurantisti e sanguinari non è mai facile. 

C’è qui con noi, oggi, il sopravvissuto alla Shoà e premio Nobel Elie Wiesel
Elie, la tua vita e la tua opera ci ispirano per dare un senso alla frase “mai più”. Vorrei poterti garantire che la lezione della storia è stata appresa. Posso solo esortare i leader del mondo a non ripetere gli errori del passato. A non sacrificare il futuro per il presente. A non ignorare l’aggressione nella speranza di ottenere una pace illusoria. Ma una cosa posso garantirti. I giorni in cui il popolo ebraico rimaneva passivo di fronte all’aggressione sono finiti per sempre. Non siamo più dispersi fra le nazioni, nell’impossibilità di difenderci. Abbiamo ripristinato la nostra sovranità nella nostra antica casa. E i soldati che difendono la nostra casa hanno coraggio senza limiti. Per la prima volta dopo cento generazioni, noi, popolo ebraico, siamo in grado di difenderci. Ecco perché, come primo ministro d’Israele, ti posso garantire un’altra cosa: Israele, anche se dovrà resistere da solo, resisterà.

Ma so che Israele non è da solo. So che l’America è al fianco di Israele"


Un grande discorso, applauso!

lunedì 29 settembre 2014

Il Primo Ministro Netanyahu alle Nazioni Unite




Netanyahu: Hamas e Stato islamico condividono la stessa ideologia fanatica

Durante il suo discorso alle Nazioni Unite, il primo ministro ribadisce la posizione di Israele e sostiene che all'Iran non deve essere permesso di ottenere la bomba nucleare.
“Sconfiggere lo Stato islamico", ha detto poche ore fa il primo ministro Benjamin Netanyahu nel suo discorso all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Nel suo discorso, il primo ministro ha evidenziato un nesso tra la minaccia che Israele affronta con Hamas a Gaza e la minaccia che la comunità internazionale ha di fronte a se con lo Stato islamico. "Hamas, come lo Stato islamico, vuole un califfato", ha detto.

"L'obiettivo immediato di Hamas 'è quello di distruggere Israele, ma ha un obiettivo più ampio: la stessa ISIS", ha detto il primo ministro. "ISIS e Hamas sono rami dello stesso albero velenoso Quando si tratta di loro obiettivi finali:. Hamas è ISIS e ISIS è Hamas."
"La lotta di Israele contro Hamas è la lotta mondiale contro il militantismo", ha affermato Netanyahu. "La lotta contro l'Islam militante è indivisibile. Ecco perché la lotta di Israele contro Hamas è la vostra lotta. Israele sta combattendo cosa i vostri paesi potrebbero essere chiamati a combattere domani."

Hamas, Stato islamico, Hezbollah e altre organizzazioni militanti islamici "tutti condividono un'ideologia fanatica. Essi cercano di creare enclave continua espansione dell'Islam militante. Dove non c'è libertà o tolleranza", ha avvertito Netanyahu.

"I nazisti credevano in una razza superiore. Gli islamisti militanti credono ciecamente in una fede"

Di Rouhani dice “lacrime di coccodrillo'
Non diversamente da queste organizzazioni militanti dell'Islam, l'Iran è altrettanto pericoloso, il primo ministro ha detto: "L'Iran con armi nucleari sarà la più grave minaccia per noi -. Islamisti militanti con una bomba nucleare"

"Una cosa è confrontarsi con militanti islamici in un camioncino con un fucile, un'altra cosa quando hanno armi di distruzione di massa", ha detto 
 “Sconfiggere ISIS e lasciare l'Iran come potenza nucleare è vincere la battaglia e perdere la guerra," Netanyahu ha aggiunto.

"Il presidente iraniano Rouhani
era qui la scorsa settimana e versava lacrime di coccodrillo", accusa il primo ministro.

"Non fatevi ingannare da
l fascino manipolativo dell'offensiva iraniana", ha ammonito. "E progettato per un solo scopo: per sollevare le sanzioni e rimuovere gli ostacoli sul percorso dell'Iran alla bomba."

"Permettere che ciò accada sarebbe un grave pericolo per il nostro futuro comune.
Una volta che che l'Iran produrrà bombe atomiche, vedrete scomparire il fascino e il sorriso", ha continuato.

Netanyahu
è stato appaludito quando ha ribadito che "le capacità nucleari dell'Iran devono essere completamente smantellate."



'Hamas usa i bambini per proteggere i suoi razzi'
Facendo il punto sulla lotta contro Hamas e sull'operazione Margine Protettivo, il primo ministro ha chiesto ai delegati "Che cosa fareste se i vostri paesi fossero colpiti da migliaia di razzi, contro le vostre città?"

«
Non lascereste di certo che i terroristi sparassero razzi a portata di città con impunità", ha detto Netanyahu, rispondendo alla sua stessa domanda.

"Israele giustamente si è difesa sia contro gli attacchi di razzi sia contro i tunnel del terrore", ha detto.

Hamas, Netanyahu ha detto, ha combattuto una guerra di propaganda. "Hamas ha cinicamente usato
i palestinesi e le scuole delle Nazioni Unite come scudi e siti di stoccaggio, mentre sparava verso Israele." Il premier israeliano ha poi risposto alle accuse del presidente dell'Autorità Palestinese Mahmoud Abbas, che nel suo discorso alle Nazioni Unite aveva additato Israele per aver commesso un genocidio a Gaza durante l'Operazione protettiva Edge.

"Non abbiamo deliberatamente di mira i civili a Gaza e ci scusiamo per ogni vittima civile", ha detto Netanyahu. "Nessun altro paese e nessun altro esercito nella storia
aunto noi per evitare vittime tra la popolazione civile del loro nemico. Abbiamo agito moralmente rispetto a qualsiasi altro esercito del mondo. I Soldati israeliani non meritano nessuna condanna, ma solo ammirazione”

Hamas, d'altra parte, "stava facendo tutto il possibile per indirizzare le vite dei civili", ha detto.

Hamas ha deliberatamente messo i suoi razzi dove i bambini palestinesi
vivevano e giocavano", ha continuato Netanyahu, tirando fuori una foto di France 24 relazione durante la guerra, mostrando bambini di Gaza che giocano nei pressi di un lanciarazzi. "Signore e signori, questo è un crimine di guerra. Israele ha usato i suoi missili per proteggere i bambini - Hamas usa i bambini per proteggere i suoi missili "ha detto.


Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite un 'ossimoro'

Netanyahu ha censurato il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, e li ha criticati per la loro ipocrisia nel condannare Israele per le sue azioni, mentre "l'invio di un messaggio ai terroristi di tutto il mondo è stato : Utilizzate i bambini come scudi umani"

"La CDU ha tradito la sua nobile missione di proteggere gli innocenti. Il Consiglio dei diritti umani è diventato il Consiglio per i Diritti
dei terroristi", ha detto Netanyahu. "Anche il termine 'Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite' è un ossimoro."

Secondo Netanyahu,
questo "pregiudizio contro Israele" del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite è una nuova forma di antisemitismo.

'Sono disposto a fare un compromesso'
Il primo ministro ha
affrontato il tema dei negoziati di pace israelo-palestinesi, dichiarando che si sono fermati nel mese di aprile..

"Sono pronto a fare un compromesso storico", ha detto.

"Un riavvicinamento più ampi
o tra Israele e il mondo arabo può contribuire a facilitare la pace israelo-palestinese", ha detto Netanyahu. "Israele è pronto a lavorare con i partner arabi per affrontare i pericoli e cogliere le opportunità. C'è un nuovo Medioriente: presenta nuovi rischi, ma anche nuove opportunità. Dobbiamo sconfiggere il jihadismo ed eliminare il rischio del nucleare iraniano. Abbiamo bisogno del mondo arabo per realizzare la pace con i Palestinesi"

L'iniziativa di pace araba, invece, "dovrebbe essere aggiornato in base alle realtà attuali."

"In ogni accordo di pace
inisterò sempre sul fatto che Israele debba potersi difendersi da sé," ha sottolineato il primo ministro "

Netanyahu ha concluso il suo intervento citando il profeta Isaia: 

"Per amore di Sion non tacerò,
per amore di Gerusalemme non mi concederò riposo,
finché non sorga come aurora la sua giustizia
e la sua salvezza non risplenda come una fiaccola"
 
"Cerchiamo di accend
ere una fiaccola della verità e della giustizia per salvaguardare il nostro futuro comune."

lunedì 1 settembre 2014

Nei villaggi dove nasce la rabbia di Israele: Gush Etzion




                   Beitar Illit, Gush Etzion

 Reportage di Maurizio Molinari

A meno di cento metri dall'entrata di Mon Shvut c'è la «trampeada» dove è niziato l'attuale conflitto fra Hamas e Israele. 
La «trampeada» è il posto dove i residenti di Gush Etzion fanno il «tramp» - ovvero l'autostop - per spostarsi in un'area dove i trasporti pubblici sono quasi inesistenti. 
Fu qui che alle 22,30 del 12 giugno gli adolescenti Eyal Yifrah, Naftali Frenkel e Gilad Shaer salgono a bordo dell'auto-trappola di Hamas, dove vengono uccisi poco dopo il sequestro. 
Venire su queste colline, a metà strada fra Gerusalemme e Hebron, serve a comprendere in quale misura il blitz di Hamas ha ferito Israele e dunque, di conseguenza, l'entità della resa dei conti militare ancora in corso nella Striscia di Gaza. Ciò che distingue Gush Etzion - il «Blocco di Sion» - è l'essere un gruppo di insediamenti che, pur trovandosi topograficamente in Cisgiordania, è considerato dagli israeliani parte integrante di Gerusalemme e di Israele. 
Per scoprirne il motivo bisogna attraversare il cancello giallo di Kfar Etzion - attaccato ad Mon Shvut - dove nel 1927 un gruppo di ebrei immigrati dallo Yemen tenta per la prima volta di costruire un insediamento nei pressi delle grotte dove i Maccabei si rifugiarono per sfuggire agli ellennizzanti e dove Bar Kochbà sfidò le legioni di Roma. 
L'intenzione degli yemeniti è di «proteggere Gerusalemme a Sud» ma si arena davanti all'ostilità del terreno roccioso che anche nel 1935 ostacola i fondatori di Kfar Etzion. 
La svolta arriva nel 1943 quando un gruppo di ebrei cecoslovacchi e ungheresi, riusciti a sfuggire alla Shoah, domano le colline di pietra grazie a una rudimentale coltivazione a terrazze. Cinque anni dopo il Gush Etzion è un insieme di quattro insediamenti, somma oltre 500 adulti e 50 bambini, e grazie all'agricoltura inizia a essere un tassello della Gerusalemme ebraica ma viene travolto dalla Legione Giordana 24 ore prima della proclamazione dell'indipendenza di Israele. La Legione infatti, sostenuta dai volontari dei villaggi arabi locali, conquista il Gush uccidendo 240 difensori, catturandone altri 260. Kfar Etzion cade il 13 maggio 1948 e i vincitori ne fanno scempio: ogni edificio è raso al suolo, i difensori che si arrendono sono passati per le armi e i cadaveri delle vittime - in gran parte civili - restano per oltre un anno esposti alle intemperie sul luogo della battaglia. 
Figli e nipoti delle vittime, anno dopo anno, si alternano assieme ai pochi sopravvissuti sul Monte Herzl per osservare da lontano con potenti binocoli - nell'anniversario della caduta - il luogo della strage, identificandola con la quercia solitaria presente su questo colle da almeno 700 anni. Quando nel 1967 gli israeliani conquistano la Cisgiordania, sono gli stessi sopravvissuti e discendenti a ricostruire il Gush distrutto
E un nuovo inizio che dà origine all'attuale blocco di 18 insediamenti, per un totale di 20 mila residenti, la cui caratteristica è di ospitare accademie rabbiniche e vigneti, scuole di trekking e parchi turistici, zoo biblici e start up di alta tecnologia in quello che assomiglia ad un microcosmo della società israeliana. Con una caratteristica in più: la maggioranza dei residenti sono «datim-leumim», nazional-religiosi, ovvero appartengono a quei gruppi di ebrei osservanti che hanno generato i «modern-orthodox» divenuti la tendenza di maggiore successo nell'ebraismo americano. La genesi è nel pensiero di Abraham Isaac Kook, primo rabbino capo ashkenazista della Palestina sotto mandato britannico, favorevole a coniugare ortodossia e modernità, che si studia anche nella yeshivà «Mekor Chaim» di Rabbi Adin Steinsaltz frequentata proprio da Eyal, Naftali e Gad. «Se quando nacque, Israele aveva la sua spina dorsale nei kibbutzim laici di matrice socialista - osserva Meir Steinberg, portavoce del consiglio di Gush Etzion - oggi ad averli sostituiti sono i nazional-religiosi». Per accorgersene basta guardare le foto dei soldati dei reparti speciali in uscita da Gaza dopo la fine delle operazioni di terra: in gran parte hanno in testa la kippà «srugà» ovvero il copricapo religioso ebraico fatto a uncinetto, come usano i nazional-religiosi che si formano spesso nel movimento giovanile Benè Akivà, lo stesso frequentato dal sottotenente dei Givati, Hadar Goldin, il cui corpo esanime è stato catturato a Gaza da Hamas. Senza contare che Efrat, insediamento poco lontano da Gush Etzion, vanta la maggior percentuale di generali per abitante dell'intera nazione. La fusione fra studio della Torà (legge ebraica), servizio militare e identità sionista si rispecchia nella «Pninà Hamà» (Angolo Caloroso), una piccola baracca creata dieci anni fa sull'incrocio stradale all'entrata del Gush dove i volontari servono cibo ai soldati di passaggio, giorno e notte, ogni singolo giorno dell'anno. Fondata dalla moglie di un dottore ucciso in un agguato terroristico, è auto-gestita da un network di dozzine di volontari. Quando vi entriamo dietro al balcone ci sono due donne di 54 anni, entrambe immigrate da New York nel 1984, che servono granite al lampone e dolci di ogni tipo a soldati in transito fra Beersheva e Gerusalemme. «Ogni mattina sono le famiglie che ci portano il cibo, noi siamo qui per darlo gratis ai soldati, facendo turni di 12 ore». E i militari ringraziano lasciando le bandiere dei reparti, o le mostrine delle proprie divise, con tanto di firme, personali e collettive. 
«Pninà Hamà» è un successo tale da essere stata emulata sulle Alture del Golan, in uno degli incroci più frequentati dai soldati al Nord, e a Sud, a ridosso della zona di operazioni a Gaza. «A Gush Etzion c'è l'anima di Israele - riassume Orly Jacobovitch, medico - e dunque chi ci vive non si riconosce nella definizione di "coloni" spesso usata all'estero come anche nelle diatribe sugli insediamenti in Cisgiordania che segnano spesso i rapporti fra Israele e Stati Uniti». A pensarla nello stesso modo è Amit, che gestisce un parco di daini nella Valle di Elah, secondo il quale «su queste colline vengono ogni anno 120 mila turisti perché è uno degli angoli dello Stato dove natura e Storia si fondono di più con l'identità ebraica». 
Da qui i malumori nei confronti del governo Netanyahu «perché non autorizza più la costruzione di immobili - come afferma Meir Steinberg - provocando rincari dei prezzi che impediscono alle giovani coppie di trovare casa». 
II fatto che nella coalizione di Netanyahu vi siano almeno cinque ministri che risiedono negli insediamenti non cambia l'opinione dei residenti. «Netanyahu può fare poco - afferma Ofer, manager del ristorante del vigneto Yekev - perché deve cedere alle pressioni di Obama, il presidente più avverso a noi che sia mai stato alla Casa Bianca».

da La Stampa , Maurizio Molinari 24.8.2014

giovedì 28 agosto 2014

Netanyahu: Hamas ha subito il peggior colpo della sua storia senza realizzare nessuno dei suoi obiettivi



traduzione di Israele.net, articolo di Jerusalem Post, Times of Israel
"Mentre le Forze di Difesa israeliane hanno raggiunto gli obiettivi della loro missione a Gaza, Hamas non è riuscita a imporre nessuna delle condizioni che aveva cercato di strappare in cambio del cessate il fuoco. Lo ha detto mercoledì sera il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu in una conferenza stampa nella quale ha parlato dell’operazione anti-terrorismo “Margine protettivo” iniziata lo scorso 8 luglio.
“Hamas ha subito il colpo peggiore dalla sua fondazione” ha detto Netanyahu, che ha inoltre sottolineato l’isolamento di Hamas nel recente conflitto. Israele, ha detto, è riuscito a dimostrare alla comunità internazionale “le dimensioni dell’estremismo islamista di Hamas, e come Hamas, ISIS e al-Qaeda siano tutti parte della stessa famiglia”. E ha convinto il mondo “che l’obiettivo a lungo termine deve essere il disarmo” della striscia di Gaza. La comunità internazionale, ha detto Netanyahu, si è resa conto che il mondo arabo, salvo poche eccezioni, non si è schierato con Hamas. “Questo segna un cambiamento”, ha osservato, giacché ex stati nemici si ritrovano ora a cooperare nella lotta contro gli islamisti estremisti in Medio Oriente. La collaborazione tra forze moderate per distruggere lo “Stato Islamico” apre la strada a “nuove opportunità” e a un nuovo orizzonte diplomatico per Israele. 
Il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen), ha aggiunto Netanyahu, “deve scegliere da che parte stare, e noi speriamo che continui a cercare la pace con Israele: siamo sempre ansiosi di trovare validi interlocutori di pace per risolvere il conflitto, e saremmo ben lieti che le forze di Abu Mazen tornassero nella striscia di Gaza”. Ma se Hamas ricominciasse da domani a scavare tunnel terroristici, ha aggiunto il primo ministro, Israele “avrebbe tutto il diritto difendersi”.

La missione di Israele a Gaza era chiara, ha poi detto Netanyahu: “Colpire duramente le strutture di Hamas e garantire un prolungato periodo di pace per la popolazione israeliana. E infatti Hamas è stata colpita duramente. Mille terroristi uccisi, compresi molti comandanti; distrutte migliaia di arsenali, rampe di lancio e nascondigli di armi, insieme a centinaia di covi e centri di comando”, mentre le batterie “Cupola di ferro” e i pronti interventi contro i commando di terroristi infiltrati dai tunnel e dal mare hanno impedito a Hamas di compiere “le stragi di civili israeliani” che ha cercato per tutto il tempo di realizzare. Netanyahu ha ricordato che sin dall’inizio dell’operazione Israele ha accettato incondizionatamente tutti i cessate il fuoco proposti dall’Egitto e da altri, mentre Hamas ha sempre cercato di imporre le sue condizioni, facendo saltare ben undici tregue. “Ma Hamas non ha realizzato nessuna delle sue condizioni – ha poi sottolineato – Per smettere di lanciare razzi pretendevano un porto e non l’hanno ottenuto; pretendevano un aeroporto e non l’hanno ottenuto; pretendevano la scarcerazione dei terroristi riarrestati dopo il rapimento e assassinio dei tre ragazzi adolescenti israeliani e non l’hanno ottenuta; pretendevano risarcimenti e fondi per pagare gli stipendi dei loro uomini e non li hanno ottenuti; pretendevano che i negoziati fossero condotti dalla Turchia o dal Qatar e non l’hanno ottenuto”. 
D’altra parte, ha continuato Netanyahu, Israele è sempre stato pronto a sostenere la riabilitazione umanitaria di Gaza, a condizione di poter controllare il materiale che entra nella striscia di Gaza perché non venga usato dai terroristi, e questo è ciò che accadrà.



Netanyahu ha riconosciuto che sconfiggere completamente le organizzazioni terroristiche è impresa quasi impossibile per gli stati democratici e ha fatto l’esempio degli Stati Uniti che non hanno sconfitto totalmente al-Qaeda. “Non posso dire con certezza che sia stato raggiunto l’obiettivo di una calma duratura – ha detto – ma certamente è stato raggiunto l’obiettivo di infliggere a Hamas un duro colpo. E se Hamas dovesse ricominciare a sparare, Israele risponderebbe con ancora più forza di quanta ne abbia impiegata prima di quest’ultimo cessate il fuoco”.
Hamas è rimasta “sorpresa dall’intensità della nostra risposta” alla sua violazione dell’ultima tregua, martedì scorso. “Avevo detto che non avremmo accettato una continua guerra d’attrito – ha ricordato Netanyahu – e che avremmo reagito per porvi fine”. Quando sono morti alcuni capi e sono crollati interi palazzi usati dai terroristi, Hamas ha dovuto capire che il prezzo era troppo alto. “Non intendiamo tollerare uno stillicidio di razzi su nessuna parte di Israele”, ha spiegato.
Hamas, ha detto Netanyahu, fa di tutto per presentare un’immagine di vittoria, ma sappiamo cosa rischiano i palestinesi che non partecipano alle celebrazioni. In realtà, secondo il primo ministro israeliano, le operazioni a Gaza e le conseguenti trattative al Cairo hanno dimostrato che la strategia di Hamas basata sulla violenza e la guerra, oltre che costare prezzi altissimi non consegue nessuno dei suoi obiettivi.
Netanyahu ha elogiato l’unità e il sostegno dimostrati dalla popolazione di Israele nei 50 giorni di combattimenti e ha aggiunto: “Quelli di Hamas non si rendono conto di quanto sia forte e unita la nostra nazione”.

(Da: Jerusalem Post, Times of Israel, 27.8.14)