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mercoledì 24 giugno 2015

Gli standard morali dell'IDF


"Possibili  crimini di guerra commessi sia da Israele che dai gruppi armati palestinesi" 
E' questa la conclusione a cui è giunta la Commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite sulla "guerra" del 2014, o meglio sull'operazione Margine Protettivo che Israele è stata costretta a portare avanti a seguito dei continui lanci di razzi, migliaia di razzi, sulla propria popolazione civile.
Non credo si possano mettere sullo steso piano un esercito regolare di uno Stato e una banda di terroristi, per prima cosa,  e, non secondariamente, mi sembra che  lanciare razzi su uno Stato vicino e  scavare tunnel sotto le sue case  sia un gesto -come dire- provocatorio? direi anche  criminale.
Perchè è chi si difende da attacchi quotidiani a doversi giustificare? a dover essere messo sotto processo?

Francamente stanca di sentire sciocchezze enormi non solo dal popolino ma anche da Commissioni varie, della cui bontà e imparzialità dubito fortemente, ho voluto capire un po' meglio e provare a conoscere chi compone questo "terribile" esercito.

Per prima cosa chiediamoci chi  componga questa fantomatica"commissione"
La Commissione che l’ha redatto è stato nominata da un Consiglio che si definisce ‘dei diritti umani’ e che in realtà fa tutto meno che prendersi cura dei diritti umani. 

Dalle parole del Primo Ministro: 
" Si tratta di un organismo che condanna Israele più di Iran, Siria e Corea del Nord messi insieme”. Lo ha detto ieri il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che ha aggiunto: “Il primo presidente nominato a capo della Commissione era un uomo che incitava contro Israele e che aveva anche preso soldi dai palestinesi. La Commissione aveva il mandato di indagare gli eventi a partire dal giorno dopo – ripeto: dopo – il sequestro dei tre adolescenti israeliani assassinati da Hamas a sangue freddo. E’ su queste basi che bisogna considerare le sue conclusioni. Israele si sta difendendo e lo fa in base al diritto internazionale. Non siamo gli unici a dirlo. La scorsa settimana è stato pubblicato un dettagliato rapporto professionale che ha valutato le nostre azioni come conformi al diritto internazionale, contro terroristi che sparano ai civili e si nascondono dietro ai civili. E’ la conclusione a cui è giunto anche un rapporto pubblicato da alti generali americani ed europei secondo i quali Israele si è difeso in conformità alle norme del diritto internazionale. Anzi, dicono: al di là di quelle norme. Uno degli alti generali ha detto che non c’è nessun altro paese che si sia comportato come Israele andando oltre la lettera della legge nel rispettare il diritto internazionale. Israele – ha concluso Netanyahu – non commette crimini di guerra. Israele si sta difendendo da una sanguinaria organizzazione terroristica che invoca la sua distruzione e che ha perpetrato innumerevoli crimini di guerra. Qualsiasi paese che voglia sopravvivere agirebbe allo questo modo. Ma la Commissione si aspetta che un paese, i cui cittadini sono stati attaccati da migliaia di missili, se ne stia fermo e passivo. Noi non siamo rimasti e non rimarremo fermi e passivi. Continueremo a intraprendere azioni forti e decise contro tutti coloro che cercano di attaccare noi e i nostri cittadini, e continueremo a farlo sulla base del diritto internazionale”.

E nell'ottica di conoscere davvero l'IDF lascerei la parola ai ragazzi, quelli che  compongono le fila dell'esercito, quelli che sono in prima linea nel difendere il loro Stato e la popolazione civile  (quanto segue sono interviste riprese da israele.net)


L’etica delle Forze di Difesa israeliane nella testimonianza dei soldati sul campo

Dor Matot: “Ho prestato servizio nelle unità di soccorso a Shejaiya. Ci vennero spiegate le regole di ingaggio per i sei giorni che siamo rimasti lì. La sera prima dell’incursione di terra un ufficiale dei servizi di sicurezza venne a dirci che c’era troppa popolazione civile nel luogo dove eravamo diretti.Per questo non entrammo a Shejaiya in quel momento, anche se quella era la manovra tattica giusta per cui ci eravamo preparati. Dopo un riesame della situazione, siamo entrati il giorno successivo lungo una direttrice ormai preannunciata, dove i miliziani di Hamas aspettavano il nostro arrivo. Hamas aveva avuto il tempo di capire le nostre mosse, aveva capito come ognuna delle nostre operazioni tenesse in considerazioni gli aspetti umanitari e morali, e per questo erano pronti a riceverci. Avevano creato posti di osservazione nelle zone circostanti e avevano previsto il nostro arrivo a causa della decisione di non entrare finché c’era troppa popolazione civile. La prima sera in cui entrammo, fummo attaccati. Cinque dei nostri sono stati uccisi, altri 20 feriti. A dispetto di quanto viene detto contro le Forze di Difesa israeliane e il loro rispetto del diritto internazionale, in questo caso è stato evidentissimo che il nostro standard etico è costato la vita dei nostri soldati. A mio parere è importante che esistano organizzazioni come Breaking the Silence. Il problema è che Breaking the Silence fa un’opera distruttiva. Se inoltrassero le loro denunce attraverso le istituzioni adeguate, avrebbero luogo le inchieste e le illegalità verrebbero indagate, come è giusto. Quando invece bypassano il sistema giudico israeliano e diffondono le loro informazioni attraverso i mass-media in Israele e all’estero, ciò che fanno è presentare alla gente una realtà totalmente sbilanciata che serve solo ad aizzare l’odio che esiste già. Sostengono di rappresentare la verità: in realtà mostrano solo un piccolo campione di casi che non sono rappresentativi di tutta la vicenda. Hanno presentato 68 testimonianze, ma i soldati che hanno prestato servizio in combattimento la scorsa estate sono 40.000, e dunque si fa loro una grande ingiustizia. E le Nazioni Unite si basano sulle testimonianze di Breaking the Silence e altre organizzazioni simili. Il rapporto Onu che è stato appena pubblicato, così come i rapporti di Breaking the Silence, ignora completamente i miei amici che sono stati uccisi in nome dei valori etici delle nostre forze armate. Affermare che l’esercito israeliano ha agito immoralmente è falso, e la nostra situazione a Shejaiya ne è l’esempio migliore. I miliziani di Hamas ci aspettavano, siamo finiti in una trappola che era stata accuratamente preparata approfittando della nostra preoccupazione di non nuocere alla popolazione civile palestinese. Abbiamo visto le loro strutture, le gallerie, le case trasformate in trappole esplosive. Un quartiere civile? Quello era un fortino militare di Hamas sotto mentite spoglie”. 
(Da: Jerusalem Post, 23.6.15)

Dror Dagan, ufficiale medico nell’unità d’élite Duvdevan, racconta la sua esperienza dopo un attentato suicida del 2004 che aveva ucciso 11 persone a Gerusalemme. “Hamas da Betlemme aveva rivendicato l’attentato. Dopo un po’ i servizi di intelligence riuscirono a individuare il comandante militare di Hamas nella città. Venne mandata l’unità Duvdevan, e dopo una giornata passata a studiare l’ordine di battaglia decidemmo di catturare il terrorista. Si trattava di una missione molto complicata e pericolosa per ragioni di sicurezza sul terreno che non posso approfondire. Quando abbiamo fatto irruzione nella casa del comandante di Hamas e abbiamo iniziato a perlustrare le stanze, una donna – che avevamo identificato come la moglie del comandante – cadde svenuta. In quanto medico non ho esitato e mi sono precipitato a soccorrerla. Nel giro di un paio di minuti ci siamo resi conto lo svenimento era finto e che faceva parte di una trappola. Era un trucco, un modo per dare tempo al terrorista ricercato che all’improvviso è saltato fuori da dietro un’intercapedine del muro sparando all’impazzata in tutte le direzioni. Molti soldati caddero immediatamente feriti, me compreso. Un proiettile ha attraversato parte della mia testa, un altro mi si è conficcato nel midollo spinale. Dopo un lungo periodo di riabilitazione, sono ancora paralizzato dal torace in giù e sono considerato disabile al 100%. Sono stato colpito perché ero addestrato secondo i valori delle Forze di Difesa israeliane a soccorrere nello stesso modo ogni persona ferita, anche la moglie di un capo terrorista che sviene nel bel mezzo di una difficile operazione di arresto. E questo dice tutto. I nostri soldati vengono feriti e uccisi perché si comportano più umanamente e moralmente di qualsiasi altro esercito in guerra”.

“Mi chiamo Gal Shmul, sono un medico nelle unità di combattimento del 13esimo battaglione Golani. Circa quattro mesi prima dell’operazione Margine Protettivo, eravamo in servizio nei pressi del Monte Hermon e mi sono trovato a curare un ribelle siriano ferito che aveva perso un braccio. Sono riuscito a salvargli la vita. Dopo la cura, il ribelle ci ha detto che un giorno sarebbe andato a Gerusalemme. Durante l’operazione Margine Protettivo siamo stati mandati a Gaza. Dovevamo entrare un venerdì, ma ci hanno fatto aspettare perché ci hanno detto che c’erano ancora dei civili nella zona. Quando abbiamo ricevuto luce verde, ormai Hamas ci aspettava a Shujaiyya, usando i civili come scudi umani e nascondendosi negli ospedali e negli asili. I terroristi ci aspettavano nei tunnel, e questo perché avevamo mandato ai civili il preavviso di sgomberare: abbiamo perso totalmente il fattore sorpresa. Come risultato, otto dei miei compagni sono stati uccisi”.
Ofir Evron, del pronto soccorso militare, in servizio dal 2012 al 2015. “Nel nostro servizio siamo addestrati ad essere operativi entro sette minuti, una volta chiamati, anche se stiamo dormendo o siamo sotto la doccia: dopo tutto, il nostro lavoro è salvare vite umane. Come medici delle Forze di Difesa israeliane siamo impegnati a fornire assistenza a tutti, anche a costo di rischiare la nostra vita. Spesso venivamo chiamati per soccorre feriti palestinesi, che noi raggiungevamo in ambulanza e Dio solo sa quello che avrebbero potuto nascondere sotto i vestiti. Durante il mio servizio ho curato un centinaio di persone, ma gli israeliani li posso contare sulle dita di una mano. Il resto erano palestinesi. Sono fiera di aver servito nelle Forze di Difesa israeliane e sono orgogliosa di come opera il mio esercito”.
(Da: Israel HaYom, 23.6.15)
(tratto da israele.net


martedì 21 aprile 2015

Yom Ha Zikaron





Yom HaZikaron , la Giornata della Memoria dei Caduti delle Guerre di Israele e per le vittime Terrorismo cade ogni anno il quarto giorno di Iyar ( verso la fine di aprile o all'inizio di maggio, quest'anno cade il 22 aprile inizia pertanto questa sera, al tramonto) una settimana dopo la Giornata della Memoria (YomHaShoa) e due settimane dopo Pesach, nonchè il giorno precedente l'inizio di Yom HaAtzmaut (festa dell'indipendenza).

La giornata è dedicata alla commemorazione dei soldati e membri delle forze di sicurezza del paese , la memoria dei caduti  e delle vittime del terrorismo .Yom HaZikaron è stato formalmente decretato per legge nel 1963 , ma la pratica di commemorare i caduti in questo giorno è presente sin dal 1951 per celebrare il legame tra Independence Day e le persone che morirono per raggiungere e mantenere questa indipendenza .

La giornata, come sopra detto,  inizia la sera del quarto giorno di Iyar e termina la sera successiva con l'apertura delle celebrazioni del Giorno dell'Indipendenza .

Cerimonie commemorative dei caduti si svolgono in tutto il paese, e le bandiere sono a mezz'asta. 

 Alla vigilia di Yom HaZikaron una sirena suona alle 8 di sera e di nuovo alle ore 11 del mattino seguente . E 'consuetudine  stare in silenzio al suono delle sirene e volgere la memoria ai  soldati caduti in battaglia. 

Nel giorno più triste dell'anno, per 24 ore, Israele volge il suo pensiero a 23.320 eroi caduti. 
Israele riconosce così -e noi amici e fratelli di Israele con lui - che sarà per sempre in debito con quelli che hanno pagato il prezzo più alto per la libertà e l'esistenza di Israele stesso.  

lunedì 29 settembre 2014

Il Primo Ministro Netanyahu alle Nazioni Unite




Netanyahu: Hamas e Stato islamico condividono la stessa ideologia fanatica

Durante il suo discorso alle Nazioni Unite, il primo ministro ribadisce la posizione di Israele e sostiene che all'Iran non deve essere permesso di ottenere la bomba nucleare.
“Sconfiggere lo Stato islamico", ha detto poche ore fa il primo ministro Benjamin Netanyahu nel suo discorso all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Nel suo discorso, il primo ministro ha evidenziato un nesso tra la minaccia che Israele affronta con Hamas a Gaza e la minaccia che la comunità internazionale ha di fronte a se con lo Stato islamico. "Hamas, come lo Stato islamico, vuole un califfato", ha detto.

"L'obiettivo immediato di Hamas 'è quello di distruggere Israele, ma ha un obiettivo più ampio: la stessa ISIS", ha detto il primo ministro. "ISIS e Hamas sono rami dello stesso albero velenoso Quando si tratta di loro obiettivi finali:. Hamas è ISIS e ISIS è Hamas."
"La lotta di Israele contro Hamas è la lotta mondiale contro il militantismo", ha affermato Netanyahu. "La lotta contro l'Islam militante è indivisibile. Ecco perché la lotta di Israele contro Hamas è la vostra lotta. Israele sta combattendo cosa i vostri paesi potrebbero essere chiamati a combattere domani."

Hamas, Stato islamico, Hezbollah e altre organizzazioni militanti islamici "tutti condividono un'ideologia fanatica. Essi cercano di creare enclave continua espansione dell'Islam militante. Dove non c'è libertà o tolleranza", ha avvertito Netanyahu.

"I nazisti credevano in una razza superiore. Gli islamisti militanti credono ciecamente in una fede"

Di Rouhani dice “lacrime di coccodrillo'
Non diversamente da queste organizzazioni militanti dell'Islam, l'Iran è altrettanto pericoloso, il primo ministro ha detto: "L'Iran con armi nucleari sarà la più grave minaccia per noi -. Islamisti militanti con una bomba nucleare"

"Una cosa è confrontarsi con militanti islamici in un camioncino con un fucile, un'altra cosa quando hanno armi di distruzione di massa", ha detto 
 “Sconfiggere ISIS e lasciare l'Iran come potenza nucleare è vincere la battaglia e perdere la guerra," Netanyahu ha aggiunto.

"Il presidente iraniano Rouhani
era qui la scorsa settimana e versava lacrime di coccodrillo", accusa il primo ministro.

"Non fatevi ingannare da
l fascino manipolativo dell'offensiva iraniana", ha ammonito. "E progettato per un solo scopo: per sollevare le sanzioni e rimuovere gli ostacoli sul percorso dell'Iran alla bomba."

"Permettere che ciò accada sarebbe un grave pericolo per il nostro futuro comune.
Una volta che che l'Iran produrrà bombe atomiche, vedrete scomparire il fascino e il sorriso", ha continuato.

Netanyahu
è stato appaludito quando ha ribadito che "le capacità nucleari dell'Iran devono essere completamente smantellate."



'Hamas usa i bambini per proteggere i suoi razzi'
Facendo il punto sulla lotta contro Hamas e sull'operazione Margine Protettivo, il primo ministro ha chiesto ai delegati "Che cosa fareste se i vostri paesi fossero colpiti da migliaia di razzi, contro le vostre città?"

«
Non lascereste di certo che i terroristi sparassero razzi a portata di città con impunità", ha detto Netanyahu, rispondendo alla sua stessa domanda.

"Israele giustamente si è difesa sia contro gli attacchi di razzi sia contro i tunnel del terrore", ha detto.

Hamas, Netanyahu ha detto, ha combattuto una guerra di propaganda. "Hamas ha cinicamente usato
i palestinesi e le scuole delle Nazioni Unite come scudi e siti di stoccaggio, mentre sparava verso Israele." Il premier israeliano ha poi risposto alle accuse del presidente dell'Autorità Palestinese Mahmoud Abbas, che nel suo discorso alle Nazioni Unite aveva additato Israele per aver commesso un genocidio a Gaza durante l'Operazione protettiva Edge.

"Non abbiamo deliberatamente di mira i civili a Gaza e ci scusiamo per ogni vittima civile", ha detto Netanyahu. "Nessun altro paese e nessun altro esercito nella storia
aunto noi per evitare vittime tra la popolazione civile del loro nemico. Abbiamo agito moralmente rispetto a qualsiasi altro esercito del mondo. I Soldati israeliani non meritano nessuna condanna, ma solo ammirazione”

Hamas, d'altra parte, "stava facendo tutto il possibile per indirizzare le vite dei civili", ha detto.

Hamas ha deliberatamente messo i suoi razzi dove i bambini palestinesi
vivevano e giocavano", ha continuato Netanyahu, tirando fuori una foto di France 24 relazione durante la guerra, mostrando bambini di Gaza che giocano nei pressi di un lanciarazzi. "Signore e signori, questo è un crimine di guerra. Israele ha usato i suoi missili per proteggere i bambini - Hamas usa i bambini per proteggere i suoi missili "ha detto.


Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite un 'ossimoro'

Netanyahu ha censurato il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, e li ha criticati per la loro ipocrisia nel condannare Israele per le sue azioni, mentre "l'invio di un messaggio ai terroristi di tutto il mondo è stato : Utilizzate i bambini come scudi umani"

"La CDU ha tradito la sua nobile missione di proteggere gli innocenti. Il Consiglio dei diritti umani è diventato il Consiglio per i Diritti
dei terroristi", ha detto Netanyahu. "Anche il termine 'Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite' è un ossimoro."

Secondo Netanyahu,
questo "pregiudizio contro Israele" del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite è una nuova forma di antisemitismo.

'Sono disposto a fare un compromesso'
Il primo ministro ha
affrontato il tema dei negoziati di pace israelo-palestinesi, dichiarando che si sono fermati nel mese di aprile..

"Sono pronto a fare un compromesso storico", ha detto.

"Un riavvicinamento più ampi
o tra Israele e il mondo arabo può contribuire a facilitare la pace israelo-palestinese", ha detto Netanyahu. "Israele è pronto a lavorare con i partner arabi per affrontare i pericoli e cogliere le opportunità. C'è un nuovo Medioriente: presenta nuovi rischi, ma anche nuove opportunità. Dobbiamo sconfiggere il jihadismo ed eliminare il rischio del nucleare iraniano. Abbiamo bisogno del mondo arabo per realizzare la pace con i Palestinesi"

L'iniziativa di pace araba, invece, "dovrebbe essere aggiornato in base alle realtà attuali."

"In ogni accordo di pace
inisterò sempre sul fatto che Israele debba potersi difendersi da sé," ha sottolineato il primo ministro "

Netanyahu ha concluso il suo intervento citando il profeta Isaia: 

"Per amore di Sion non tacerò,
per amore di Gerusalemme non mi concederò riposo,
finché non sorga come aurora la sua giustizia
e la sua salvezza non risplenda come una fiaccola"
 
"Cerchiamo di accend
ere una fiaccola della verità e della giustizia per salvaguardare il nostro futuro comune."

lunedì 18 agosto 2014

Consacrati attraverso il sacrificio: la santità della divisa IDF

da Semplicemente Freund

Riporto il testo scritto sul Jerusalem Post di qualche giorno fa da M. Freud, presidente di Shavei Israel, un'organizzazione che ha sede a Gerusalemme, ed assiste le tribù perdute e le comunità ebraiche nascoste che cercano di tornare al popolo ebraico.
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Settant'anni fa, gli ebrei venivano gasati ad Auschwitz e lavoravano fino alla morte a Majdanek. Ora indossano l'uniforme dell'IDF e orgogliosamente portano armi, combattendo contro coloro che cercano la nostra distruzione.

Giaceva precariamente sul bracciolo della poltrona, le sue rughe copiose tradivano il lungo duro sgobbare che chi la indossava aveva recentemente subito. Se potesse parlare, se  potesse in qualche modo descrivere ciò che aveva visto e sentito negli ultimi mesi a Gaza, la grigia uniforme verde oliva di mio figlio avrebbe  sicuramente una bella storia da raccontare.

Guardavo il tessuto resistente, l’ho preso e tenuto in mano  per valutare la sua consistenza come un gioielliere esperto che scruta una pietra preziosa. Ma prima che lo sapessi, i miei pensieri si erano allontanati, vagando dal tessuto nella mia mano  a questioni più lontane, meno materiali.

Questo, mi sono detto, è quello che mio figlio ha indossato durante la sua incursione nell’ Hamastan  (n.d.t. territorio di Hamas, ossia Gaza), da dove lui e la sua unità erano fortunatamente usciti illesi.

Questo è l'abbigliamento con cui  aveva dormito e combattuto, questo è l'abito che lo ha accompagnato per settimane, che ha assorbito il sudore e le sue esperienze.

La sua uniforme, mi resi improvvisamente conto, aveva un legame irrevocabile con lui, un legame che io non potrò mai avere
Questo pezzo di abbigliamento senza pretese era stato in guerra con lui e  con lui era tornato indietro, mentre io, suo padre, avevo potuto fare poco più che pregare e stare in preoccupazione, da lontano.

Il semplice fatto che indossasse questa divisa, che lo ha identificato come israeliano, è stato sufficiente ad indurre uomini armati palestinesi e cecchini a sparare contro di lui.

«Che cosa ho fatto?" Mi sono chiesto in un momento impulsivo di colpa. Il mio ragazzo, il bambino che avevo portato a vivere in Israele quando aveva appena un anno di età, stava effettuando il servizio militare e rischiando la sua vita per il suo paese, mentre i giovani della sua età tornati in America stavano festeggiando la loro strada verso l'università.

Questa uniforme, questa collezione di fili, più di ogni altra cosa, simboleggiava il sacrificio che stava facendo, dando tre dei migliori anni della sua vita per proteggere la Terra di Israele e del popolo di Israele.

"Ho fatto la cosa giusta?" mi sono chiesto, ponendo una domanda che i genitori attraverso i secoli hanno usato per tormentare se stessi.
Ho afferrato la divisa sempre più saldamente, chiudendo  la mano a pugno, come per punirla per le mie  proprie azioni.

Ma il sionista dentro di me ha scacciato via la dose fugace di colpa auto-imposta, e mi ha mi riportato con forza alla realtà.
Per amor di Dio, mi ha rimproverato, non ti rendi conto di quello che hai tra le mani?
E 'un pezzo di storia ebraica, un elemento che innumerevoli ebrei negli ultimi 2000 anni potevano solo sognare: Un uniforme ebraica che appartiene ad un esercito ebraico con il compito di difendere gli ebrei nella loro terra.

Che cosa potrebbe esserci di piu’ santo? Settant'anni fa, gli ebrei venivano gasati ad Auschwitz o lavoravano sino alla morte a Majdanek. Oggi  hanno messo su l'uniforme dell'IDF e orgogliosamente portano armi, combattendo contro coloro che cercano la distruzione degli ebrei.

Tale indumento, che rappresenta la rivoluzione avvenuta nell’esistenza ebraica quando il popolo ebraico ha riguadagnato la propria sovranità nel 1948, ecco, tale indumento,  che solo un momento prima aveva causato in me la messa in discussione di alcuni dei miei più importanti nelle decisioni della vita, ha cominciato ad assumere una nuova importanza.

La divisa dell’ IDF, come quella che tenevo in mano, aveva restaurato il nostro orgoglio nazionale e rinvigorito il nostro senso collettivo del destino. Esso simboleggiava il ritorno del popolo ebraico alla scena mondiale, e la fine della nostra dipendenza da balia degli altri, un precursore tangibile per l'era messianica.

La mia presa ha iniziato ad allentarsi.

E poi mi sono ricordato due storie molto particolari di due rabbini di mondi molto diversi, entrambi i quali sottolineano quanto sia essenziale  apprezzare ciò che una generazione speciale ha il privilegio di vivere.

Una volta, uno studente si avvicinò al capo rabbino haredi Shlomo Zalman Auerbach per chiedere il permesso di recarsi in Galilea, mentre la yeshiva era in sessione, per pregare sulle tombe dei giusti.
 Dopo aver ascoltato la domanda, il rabbino rispose: "Per pregare sulle tombe dei giusti, non c'è bisogno di andare in Galilea. Si può andare invece al Monte Herzl, alle tombe dei soldati che sono morti in santificazione del nome di Dio ".

E poi c'è una storia che riguarda il rabbino Joseph B. Soloveitchik, capo della scuola rabbinica RIETS alla Yeshiva University di New York. Conosciuto come "il Rav," che era una figura centrale nell'ortodossia americana.
 Una volta egli venne  interrogato da uno studente che avrebbe dovuto  servire nella IDF e il cui compito sarebbe stata la pulizia e la manutenzione dei serbatoi. Spesso la sua uniforme si sarebbe sporcata ed egli voleva sapere se aveva bisogno di cambiare il suo abbigliamento prima di recitare la Minha, la preghiera del pomeriggio. Lo studente spiegò  che non sapeva se sarebbe stato possibile farlo, ma certamente sarebbe stato difficile e molto scomodo.
 Stupito, il Rav guardò lo studente e disse: "Perché hai bisogno di cambiarti? Già indossi bigdei kodesh, abiti sacri ".

Può essere difficile per la mente moderna  concepire un capo di abbigliamento come “santo, sacro”, in particolare nel nostro tempo, in cui l'industria della moda ci ha insegnato a vedere l'armadio come un accessorio di bellezza fisica.
Ma l'uniforme dell'IDF è davvero unica. E 'stata elevata ad uno status speciale dai secoli di nostalgia ebraica, e santificata con il sacrificio di tanti giovani uomini e donne israeliane che hanno combattuto per difendere questo paese.

E non è solo una maglietta e un paio di pantaloni, ma un distintivo di onore per tutti coloro che lo indossano, quello che fornisce la nostra società con un senso di coesione e lo scopo esistenziale.

Quale genitore non sarebbe orgoglioso di vedere il suo bambino vestito da questa uniforme? Normalmente, sono i figli che guardano ai loro padri come i più grande di eroi della vita, in carne e sangue.
Ma, come ho posato con cura la divisa di nuovo sulla sedia, teneramente appiattita nelle sue pieghe, mi sono reso conto che quando tuo figlio torna a casa da una guerra in difesa del popolo ebraico, è vero il contrario, tu vedi tuo figlio come il piu’ grande eroe 

sabato 14 giugno 2014

Israele: tre ragazzi rapiti nella West bank


Solo pochi giorni fa assistevamo ad un “abbraccio”, patrocinato da Sua Santità, con la speranza di pace, solo pochi giorni fa si formava e inaugurava il nuovo “governo palestinese” a cui l’occidente, entusiasta (!!),  augurava di lavorare per la pace..ma ecco che dopo solo pochi giorni si ode la voce –vera- di Hamas (con cui Abu Mazen, quello dell’abbraccio fraterno e portatore di pace di soli otto giorni fa, si è alleato), che esorta i membri del suo braccio armato in Cisgiordania a colpire soldati e civili israeliani per “difendere i prigionieri nelle carceri israeliane”. “Chiediamo agli uomini della resistenza in Cisgiordania, soprattutto alle Brigate Al-Qassam – ha scritto lunedì su Facebook il portavoce di Hamas, Hussam Badran – di compiere il loro dovere prendendo di mira soldati e coloni occupanti”. 

Ed ecco..giovedi sera tre giovani israeliani spariscono..tre giovani studenti di una scuola rabbinica di una colonia nei pressi di Gush Etzion.

Yaakov Naftali Ben Rachel Devorah
Gilad Michael ben Bat Galim
Eyal ben Iris Teshura



Questi sono i nomi dei tre ragazzi che sono scomparsi; dopo i primi momenti e dopo le stesse parole delle famiglie che ribadiscono di non avere alcun motivo per credere che i ragazzi abbiano deciso di lasciare la casa per conto proprio, non resta che accettare il fatto che gli stessi siano stati vittime di rapimento, nella  West Bank, probabilmente con una azione studiata a tavolino e pianificata nei minimi dettagli. Anche se le rivendicazioni si sono susseguite da parte di vari gruppi, secondo lo Shin Bet dietro c’è la longa mano di Hamas. A conferma di questa ipotesi l’annuncio fatto ieri sera dai terroristi alla popolazione palestinese di ostacolare con tutti i mezzi l’esercito israeliano nella ricerca dei tre ragazzi, anche con azioni violente.

Ieri sera il fatto è stato rivendicato da un semi sconosciuto gruppo salafita di Hebron, 'Daulat al-Islam'.
 Sul tavolo degli investigatori - secondo i media - varie ipotesi: dalla peggiore, il timore di una fine cruenta, alla possibilità che subito dopo il possibile rapimento i tre ragazzi siano stati separati, rendendo così più difficile il ritrovamento, al loro eventuale spostamento fuori Israele, via Negev - la zona desertica nel sud del paese - e, probabilmente, via Giordania. L'ultimo avvistamento dava i tre allievi della ultraortodossa Makor Chaim Yeshivah impegnati a fare l'autostop.
Il Governo israeliano ieri sera ha detto di ritenere responsabili della sorte dei tre ragazzi il nuovo Governo di Unità Nazionale Palestinese.

 “Le forze di sicurezza sono ormai quasi certe che i tre ragazzi adolescenti sedicenni studenti di una yeshiva siano stati rapiti e si trovino in Cisgiordania dopo la scomparsa nella zona di Gush Etzion. Le forze di sicurezza stanno conducendo ricerche per verificare se ci sia una connessione tra una macchina bruciata scoperta nei pressi di Hebron e gli adolescenti scomparsi. Una fonte di stato ha detto che "l'evento è da inserirsi nell'escalation di violenza in Giudea e Samaria in atto da quando Abu Mazen ha permesso all'organizzazione terroristica Hamas di partecipare al governo palestinese".



Lo Shin Bet e il Comando Centrale dell'IDF stanno gestendo la scomparsa dei ragazzi come un rapimento da parte di una cellula terroristica perché, tra le altre cose, i loro telefoni cellulari hanno smesso di emettere il segnale di localizzazione esattamente nello stesso luogo sono stati visti l'ultima volta - tra Kfar Etzion e l'insediamento Alon Shvut - . L'ambasciatore americano in Israele, Dan Shapiro è stato informato che uno degli israeliani mancanti è anche un cittadino americano.


Le forze di sicurezza scrutano aree aperte a Gush Etzion a piedi, in auto e utilizzando ogni altro dispositivo di osservazione. L'agenzia di stampa palestinese Ma'an ha riferito che l'esercito sta setacciando zone a sud di Hebron e ha istituito posti di blocco in diversi punti. Le forze dell'IDF hanno fatto irruzione alcune case ed effettuato un paio di arresti mentre allo stesso tempo, droni israeliani sarebbero stati visti sorvolare la parte meridionale del Monte Hebron. Le ore immediatamente successive sono determinanti in quanto in altri episodi di questo tipo, gli ostaggi sono stati uccisi immediatamente dopo il rapimento.

Il primo ministro Netanyahu ha contattato le famiglie dei ragazzi scomparsi assicurando loro che Israele farà tutto il possibile per portarli a casa. Il primo ministro si è anche incontrato nel suo ufficio di Tel Aviv con alti funzionari della sicurezza dove ha chiarito come "Israele veda l'Autorità Palestinese come responsabile della sicurezza dei ragazzi".

Il portavoce dell'IDF ha fatto un annuncio ufficiale per avvisare il pubblico di non credere alle voci che si sono diffuse in tutto il paese a partire da stamattina riguardo l'irruzione in una casa e della conseguente liberazione di due dei ragazzi, una svolta che il portavoce ha negato con decisione. "Sto chiedendo a tutti di comportarsi in modo responsabile. Non c'è alcuna verità dietro alle voci che qualcuno sta diffondendo", ha detto il portavoce.

Il capo di stato maggiore Benny Gantz ha incaricato tutte le unità dell'esercito pertinenti, tra cui una unità di fronte a situazioni in ostaggio, di aumentare il loro livello di allerta e di prepararsi a qualsiasi scenario.” (da pagina facebook di Progetto Dreyfus)


Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha tenuto una riunione di emergenza del gabinetto di sicurezza presso il quartier generale delle forze armate (Idf) a Tel Aviv, a cui hanno partecipato anche il ministro della Difesa, Moshe Yaalon, il collega della Pubblica Sicurezza, Yitzhak Aharanovich, il capo dello Shin bet, Yoram Cohen e il capo di Stato maggiore dell'Idf, Banny Gantz. "Israele ritiene l'Anp responsabile dell'incolumità dei rapiti", si legge in un comunicato dell'ufficio del premier. "So che state soffrendo, siate forti, lo Stato d'Israele farà ogni sforzo per i vostri figli", ha fatto sapere Netanyahu alle famiglie.

ll segretario di Stato Usa, John Kerry, ha parlato con il presidente palestinese Abu Mazen dell'intera vicenda e già ieri a Londra aveva "espresso la sua preoccupazione" per la scomparsa dei ragazzi in un incontro con il ministro della Giustizia israeliano, Tzipi Livni, e in una successiva telefonata con l'Autorità nazionale palestinese. Livni ha esortato Kerry a lavorare con Abu Mazen per aiutare il ritorno a casa dei ragazzi.

lunedì 7 aprile 2014

Cristiani alle armi per difendere Israele “È l’unica nazione che ci protegge” - La Stampa, M. Molinari

Grande balzo in avanti delle reclute arabo-israeliane di fede cristiana nell’esercito dello stato ebraico nella seconda metà del 2013
 

Pronunciare il “Padre Nostro” e farsi il segno della croce prima di arruolarsi nell’esercito non è qualcosa di molto comune fra le reclute israeliane ma l’aumento dei volontari cristiani sta moltiplicando proprio simili momenti. Nella seconda metà del 2013 gli arabo-israeliani di fede cristiana arruolatisi nell’esercito sono stati 84, ovvero l’equivalente dei totale dei 18 mesi precedenti, e il balzo in avanti fa discutere, sebbene si tratti ancora di un numero ristretto in una comunità di circa 120 mila anime.

A sostenere la necessità di arruolarsi è il “Forum per il reclutamento dei cristiani” di Gabriel Nadaf, il sacerdote greco-ortodosso convinto del bisogno di «vestire la divisa israeliana per difendere la nostra minoranza» in un Medio Oriente dove i cristiani vengono «perseguitati ed uccisi» in più Paesi, a cominciare dalla Siria. È proprio Nadaf a pregare assieme alle reclute cristiane, dicendogli «voi non sparerete ma proteggerete perché il Messia ha detto di non uccidere ma non ha detto di non difendere, e la Terra Santa va difesa». Per il capitano cattolico maronita Shadi Haloul, 38 anni, portavoce del Forum e riservista, «il numero delle reclute cristiane cresce a seguito di quanto sta avvenendo in Medio Oriente dove siamo perseguitati ovunque e l’unica nazione che ci difende è Israele».  

Sono parole che fanno scalpore perché in Israele sono gli ebrei ed i drusi a servire sotto le armi - tre anni gli uomini, due le donne - mentre in genere cristiani e musulmani sono esentati. In particolare, i cristiani sono sempre stati ai margini della vita militare considerandosi anzitutto palestinesi. Ma il Forum di padre Nadaf sembra esprimere l’affermarsi di un’opinione diversa dentro famiglie e villaggi cristiani, concentrati in Galilea. «Servire nell’esercito aiuta l’integrazione nella società israeliana che offre molte opportunità di lavoro, crescita e sviluppo» sostiene Haloul, secondo il quale «i cristiani in Medio Oriente hanno la possibilità di rafforzarsi e prosperare solo nella democrazia israeliana».

Padre Nadaf è in procinto di ricevere dalle forze armate lo status ufficiale di “cappellano militare” e ciò significa che potrà recarsi in qualsiasi base per portare conforto religioso ai soldati cristiani, proprio come fanno i rabbini per quelli ebrei. A criticare aspramente l’approccio di Nadaf è l’ex patriarca latino di Gerusalemme Michel Sabbah, accusandolo di «tradimento dell’identità palestinese» al pari di quanto fatto da alcuni deputati arabi della Knesset. Ma il sacerdote greco-ortodosso non fa passi indietro: «Sostengo l’integrazione dei cristiani nella società israeliana e la chiave per riuscirci è il servizio militare, i cristiani servono negli eserciti di molte nazioni e possono farlo anche qui, tanto più che gli ebrei non sono nostri nemici, il Cristianesimo viene dall’Ebraismo».

Fra le giovani reclute che condividono tale approccio c’è Faras Mattar, 19 anni, di Cana, secondo il quale «Israele difende tutti i suoi cittadini ed il voglio fare la mia padre, difendere la mia famiglia e nazione, senza curarmi di chi afferma il contrario». Jennifer Jozel, 17 anni, in settembre si arruolerà nell’aviazione e vuole essere assegnata alle batterie dell’”Iron Dome” che proteggono città e villaggi: «Quando i razzi cadono non distinguono fra ebrei e non, minacciano tutti ed io voglio difendere tutti».

(Maurizio Molinari su La Stampa 6.4.2014)

venerdì 28 marzo 2014

Israele, paese in mano ai giovani

Israele è un paese retto dai giovani, nelle mani dei giovani.

Sono tutti quei ragazzi e ragazze che a 19 anni appena partono per il loro periodo di leva (3 anni per i ragazzi e 2 per le ragazze). Chi vuole, volontariamente, puo’ prolungare questo periodo sino a 5 anni.

Nella mia ultima visita in Israele ho potuto recarmi al confine con la Striscia di Gaza ed anche in visita ad una base militare.
E’ sorprendente trovarsi di fronte ad un ragazzino (faccio fatica a scrivere uomo ma solo per via dell’aspetto) dal faccino imberbe, il fisico adolescenziale che a 21 anni, mitra a spalla, ti parla dei “suoi uomini” e scopri che lo stesso ha 500 soldati sotto il suo comando.

Le Forze di Difesa Israeliane (Tzva Hahagana Le Yisrael o Tsahal o IDF) sono di elevatissimo livello qualitativo addestrativo ed operativo. In caso di necessità, Tsahal puo’ triplicare le proprie unità in poche ore grazie alla mobilitazione dei  riservisti
A parte la grande bellezza delle soldatesse, si resta colpiti dalla grande maturità e serietà accompagnate dalla vitalità tipica dell’età di questi soldati-ragazzi. 

Voglia di vivere e di permettere ai propri concittadini di vivere. Sicuri. Ed è cosi’ che ci sente in Israele, sicuri. Loro vegliano su tutti.

Prima dell’università, i giovani israeliani dedicano anni della loro vita al mantenimento della sicurezza nazionale, e lo fanno con maturità e alta professionalità. 
Senza Tsahal (l’esercito appunto) ci sarebbe ancora Israele?  Temo francamente di no.
Provoca un certo effetto vedere giovani donne e uomini passeggiare armati per le vie della città, di ogni città,è vero,  ma qui, in questa Nazione,  è una necessità, è questione di sopravvivenza e del singolo  e dello Stato. 

Il soldato di leva è più che mai il figlio della nazione. 
Tsahal è parte dell’identità nazionale ed ha fatto la nazione.   “Mai piu’ Masada cadrà”  questo giurano le giovani reclute quale proponimento di non lasciarsi mai piu’ massacrare da un nemico.  
Mai Israele cadrà grazie ai suoi angeli in divisa.






Yom Hazikaron   2013   http://www.youtube.com/watch?v=txDm6KQrzbg  Giornata a ricordo dei caduti in  battaglia