giovedì 3 novembre 2016

Il Movimento BDS: dall'immoralità all'illegalità



Esiste un articolo del codice penale italiano, il 507, dal titolo “boicottaggio” che recita "Chiunque  mediante propaganda o valendosi della forza e autorità di partiti leghe o associazioni  induce una o piu' persone a non stipulare patti di lavoro o a non somministrare materie o strumenti necessari al lavoro ovvero a non acquistare gli altrui prodotti agricoli e industriali  è punito con la reclusione fino a tre anni.Se concorrono fatti di violenza o di minaccia si applica la reclusione da due a sei anni"
Dunque per il codice penale italiano il boicottaggio è un reato. Naturalmente il codice penale lo prevede all’interno della propria giurisdizione, ma lo richiamo unicamente per far comprendere che  il boicottaggio è un fatto ben preciso, è un’azione determinata e come tale anche sanzionata, poichè ha/puo' avere  profili di illiceità. 

La signora Mogherini, alto rappresentante agli Affari Esteri della Ue, solo in questi giorni, parlando del movimento BDS (boicotta disinvesti sanziona)  ha detto " L’invito a boicottare Israele fa parte della libertà di espressione”  per continuare affermando che  “l’Unione europea sostiene con forza il diritto dei cittadini a boicottare Israele” in quanto “l’UE difende la libertà di espressione e di associazione, in conformità con la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea che si applica agli Stati membri anche per quanto riguarda le azioni BDS (boicottaggio, disinvestimento e sanzioni) condotte entro i confini”.

​Cio' lascia perplessi ma non deve confondere.
Una cosa è la libertà di espressione e di opinione, altra cosa è il boicottare, che non è affatto "opinione" ma azione, e anzi puo' configurare un illecito. 
La Carta Fondamentale dell'Ue, citata dalla signora Mogherini, non dice in nessuna parte cio' che Ella sostiene, anzi la Carta si limita a invocare il diritto di pensiero, il diritto di opinione (art.10)  e quello di associazione(art.12)
Ma laddove una associazione persegua finalità criminali, questa libertà di associazione trova un limite. L’oggetto della associazione infatti deve essere lecito.
Impropriamente pertanto ritengo invocata la Carta dei diritti europei: il movimento BDS non è una manifestazione di pensiero o un’opinione (che sarebbe legittimo, certamente) ma è un movimento di azione, di disturbo, di invito a volte anche con forza al danneggiare palesemente una parte, in questo specifico caso l’economia di una Nazione.
E' follia pensare che si possa istigare, spesso non solo a parole,  a non comprare certi prodotti, a disinvestire, addirittura a sanzionare una Nazione  e credere che cio' sia libertà. Questa è violenza.

E il Bds non si schiera solo contro un prodotto, o una azienda particolare, ma contro accademici, contro artisti, scrittori, compagnie di danza, musicisti..
Diversi Paesi hanno ormai preso posizione contro il Movimento BDS, la Francia per esempio, ma decisioni che lo ritengono illegale si vanno moltiplicando (Spagna, Gran Bretagna..).  L'Italia?  no, al momento nessuna presa di posizione contro il BDS, anzi  le sopracitate parole della Mogherini  non sono rassicuranti in questo senso. 
Se Alan Dershowitz da tempo parla dell'immoralità del movimento BDS, io mi spingo oltre, il Movimento BDS è illegale, e come tale dovrebbe essere considerato

Ma perché nasce il movimento BDS? Che ragioni ha e cosa vuole esattamente?
Il movimento nasce in seno a organizzazioni palestinesi nel 2005; la finalità da raggiungere  è triplice:
1.       Fine dell'occupazione israeliana e della colonizzazione della terra palestinese
2.     piena uguaglianza per i cittadini arabo-palestinesi di Israele
3.     rispetto per il diritto al ritorno dei profughi palestinesi

1.       Ma Israele cosa “occupa”? Colonizza terra palestinese?

 Israele non occupa territori, né tanto meno colonizza terre arabe.  La Palestina, giova sempre ripeterlo, è una zona geografica che si estende nel vicino oriente tra gli stati di Siria, Giordania e Israele.  Non è mai esistito uno stato palestinese nei territori dell’attuale Israele, che dunque non sta occupando terre di altro stato.

Nel 1949 al termine di una guerra scatenata dagli stati di Giordania, Siria, Libano, Egitto contro Israele, si giunse all’accordo di Rodi, una serie di armistizi che Israele firmò con i nemici aggressori: con l'Egitto il 24 febbraio, con il Libano il 23 marzo, con la Transgiordania il 3 aprile e con la Siria il 20 luglio.  In questo modo vennero stabiliti dei confini armistiziali che comprendevano il 78 % della Palestina mandataria (attenzione palestina mandataria indica che non vi fosse affatto uno stato arabo di palestina, ma si fa riferimento a quella palestina lasciata dall’impero ottomano, e che era governata dalla Gran Bretagna) . La Striscia di Gaza e la Cisgiordania furono occupate rispettivamente da Egitto e Transgiordania.
Solo con il Libano si traccio’un confine che aveva dignità di confine di stato, gli altri erano linee armistiziali, la Transgiordania (poi Giordania) per esempio arrivava sino a Gerusalemme est.

Con l'eccezione degli accordi israelo-libanesi, gli altri accordi stabilivano chiaramente (su insistente richiesta degli Stati arabi) che le frontiere fissate non costituivano frontiere definitive e permanenti, o de jure. È in questo senso che alcune precauzioni furono menzionate negli accordi firmati, perché le linee stabilite non fossero considerate altrimenti che a fini militari.

Nel 1967, la situazione è calda, gli stati arabi vicini minacciano Israele, che si difende da una nuova invasione. Crollano le linee di armistizio e Israele ricostituisce i suoi territori.  Occupa, è vero,  il Sinai, egiziano, ma lo restituirà
Dal ‘67 ad oggi,  Israele non invade il confine di un altro Stato, perchè quelli del ‘49 non erano confini politici!

per confine in diritto internazionale si intende la  la linea che separa lo spazio soggetto al potere di uno Stato dallo spazio soggetto al potere di un altro Stato: il confine politico separa territori che hanno leggi e organizzazioni differenti. 



 Dal 1967 ad oggi Israele in Cisgiordania o a Gerusalemme est non sta occupando territori di un'altro Stato. E la stessa Giordania, non rivendica il territorio di Gerusalemme est, né la Cisgiordania.

La terminologia è sempre un veicolo importante per conquistare l'opinione pubblica, il ruolo che giocano le parole e le locuzioni è basilare, oggi soprattutto.
Se io scrivo che Israele occupa dei territori  l'impatto sull'utente medio è psicologicamente forte. Occupare implica qualcosa di illegale, allora Israele sta facendo una cosa cattiva, ed è malvagio.

Questa è da tempo la tecnica usata dai nemici di Israele, screditarlo agli occhi dell'Occidente, un Occidente sempre piu' sonnolente e sonnacchioso che non ha piu' voglia di pensare, di approfondire il tema... sul giornale si scrive "territorio occupato".. pochi si chiedono  s è proprio così.. la locuzione usata finisce per essere vera..per inerzia diventa vero che Israele occupa territori, che Israele qui e Israele là..
Persino degli accademici parlano di “territori occupati e colonizzati”.. questo è gravissimo, indica una ignoranza dei fatti e della storia notevolissimi.
Gaza venne lasciata completamente al mondo arabo musulmano, nel 2005 tutti gli ebrei ivi residenti, con case, attività, ecc..vennero fatti sloggiare dal Governo Israeliano.
E cosa è accaduto a Gaza?  Che questa striscia si è tramutata in un covo di terroristi, Hamas ha preso il potere e da allora applica metodi di violenza anche sulla popolazione di Gaza dissenziente.
Ora vi immaginate se nascesse uno stato palestinese nella Cisgiordania attuale, cioè un territorio  posto al centro di Israele?  Chi potrebbe garantire che anche qui il potere non finirebbe a gruppi di terroristi?
Senza contare che molte molte volte, sin dal 1933 sono state portate avanti proposte da parte ebraica di costituzione di uno stato arabo..nel 2000 Barak arrivò ad offrire il 99% della Cisgiordania. 
Arafat accettò?  No, perché il mondo arabo palestinese non vuole uno stato, ma vuole che non ve ne sia uno ebraico.  Avete mai sentito di una proposta da parte araba? No?
Per forza, da parte palestinese non ci sono proposte.

In una precedente presa di posizione di vari accademici, pure italiani, solo alcuni mesi fa, contro lo stato di Israele e in piena sintonia BDS, addirittura si chiedeva a Israele la demolizione del Muro..ossia il Kotel, il Muro del Pianto, luogo sacro e santo dell’ebraismo.   Una richiesta che rasenta la follia..
Oggi pare invece che tale richiesta sia avvalorata, in parte almeno, dalla recente risoluzione Unesco, fortemente voluta dai paesi arabi (passata grazie al silenzio dei paesi occidentali) che ha  negato di fatto  il legame millenario degli ebrei con la Città vecchia dove sorge il Muro del pianto, il luogo più sacro agli ebrei di tutto il mondo. Tra l'altro, nel testo presentato col fine di "tutelare il patrimonio culturale della Palestina e il carattere distintivo di Gerusalemme Est", i luoghi santi della Città Vecchia sono indicati solo con il nome arabo. 
Una risoluzione che getta francamente dubbi molto forti sulla reale utilità di un organismo come l'Unesco.


2.       2.  Riconoscere i diritti fondamentali dei cittadini arabo-palestinesi di Israele alla piena uguaglianza

La seconda richiesta del Movimento BDS è questa.  Una richiesta giusta, corretta, se non fosse che è già così.. 
Il movimento BDS chiede anche che nei paesi arabi-musulmani vengano riconosciuti pari diritti e piena uguaglianza ai cittadini ebrei e cristiani?
Il movimento BDS e chi lo sostiene sa che esistono paesi che ad oggi impiccano i cristiani, hanno leggi  discriminatorie nei confronti della donne, che NON hanno pari diritti degli uomini?  Sanno che in paesi come Iraq, Iran Arabia gli omosessuali sono considerati colpevoli di un crimine e condannati a morte? Sanno che le donne accusate di adulterio vengono lapidate (e sono accusate di adulterio anche se il rapporto è stato frutto di una violenza?)  sanno che l’Iran arruola bambini sin dai 12 anni? Che Arafat, e poi Abu Mazen, incentiva il martirio dei giovani, di ragazzini e ragazzine?  Sanno che l’educazione di Hamas comporta botte e violenze ai bambini sin da piccoli?  Perché non vedo levarsi nessuna voce contro queste palesi violazioni dei diritti umani?

3.   3.    Rispettare, proteggendo e promuovendo i diritti dei profughi palestinesi al ritorno nelle loro case e nelle loro proprietà come stabilito nella risoluzione 194 dell’ONU.

Premesso che i “rifugiati” arabi musulmani di palestina che se ne andarono nel 1948 lo fecero di loro volontà e perché così indotti dai loro capi che fecero guerra ad Israele, perché non chiediamo alla Russia di permettere il ritorno a Kaliningrad (ex Konisberg tedesca) dei profughi tedeschi costretti a fuggire?  Ah..dite che quelle persone sono ormai morte, se non altro per ragioni anagrafiche?   possibile…
Infatti gli unici rifugiati che esponenzialmente aumentano, anziche’ diminuire, sono quelli palestinesi. 
Ne abbiamo già parlato 
qui il curioso caso dei profughi palestinesi. Lo status di rifugiato palestinese è unico nella storia dei rifugiati… in quanto è un “titolo” che si eredita.. e così oggi abbiamo circa 7 milioni di rifugiati palestinesi..quasi nessuno dell’epoca del 1948..  Come pensate, cari accademici, sia logisticamente possibile inserire 7 milioni di persone, che tra l’altro non sono nate in Israele, né in quelle casa che definite di loro proprietà, in uno stato che ha 8 milioni di abitanti? 

Oggi i “profughi” palestinesi sono piu’ numerosi degli attuali abitanti di Israele, è gioco forza che non sia possibile dar loro spazio in Israele. Ma la maggior parte di essi non è nata in “Palestina”, neppure i loro genitori sono nati in Palestina.. non è pertanto corretto parlare del loro “ritorno” ?
Piuttosto auspichiamo che la qualità di profugo e rifugiato palestinese venga riportata negli stessi medesimi concetti previsti per tutti gli altri profughi e rifugiati  del mondo.

E L’italia?  Anche in Italia abbiamo il movimento BDS, in Italia votiamo, salvo poi correggere il tiro, in modo vergognoso. Il voto all'Unesco, anzi l'astensione, lascia perplessi e sbigottiti, poichè la Storia non si puo' riscrivere. Cio' che è innegabile (e l'afflato spirituale storico religioso tra Gerusalemme, il suo Tempio e cio' che ne resta con l'ebraismo E' innegabile) non puo' essere negato. 

L’Italia, così come le democrazie occidentali, non puo' che sostenere Israele, baluardo della civiltà e democrazia in Medio oriente, e incentivare la collaborazione multilivello: commerciale, politica e  accademica ed essere assolutamente contrario e contrariato dalla strumentalizzazione di boicottaggi vari il cui fine unico e ultimo è solo il voler isolare Israele, immotivatamente e ingiustamente, all'interno della Comunità Internazionale .
Chiudo ricordando le parole dell’attuale Primo Ministro, Matteo Renzi, pronunciate davanti alla Knesset   “l’esistenza dello stato d’Israele non è una gentile concessione della comunità internazionale, dopo la Shoah, ma precede di secoli ogni accordo internazionale. Chi boicotta Israele boicotta se stesso, tradisce il proprio futuro”.

Il boicottaggio è il nuovo antisemitismo, travestito con altri nomi (antisionismo, anti –coloni e via dicendo), ma il concetto, la sostanza, è sempre quella. Facciamo attenzione!




martedì 1 novembre 2016

Reuven Rivlin "davanti alla Storia non si puo' essere neutrali" da La Stampa 28.10.2016

GERUSALEMME
link originario la stampa


Le confederazioni per far convivere le tribù rivali del Medio Oriente, il dialogo con i sunniti, la Russia protagonista, la Realpolitik dell’America ma soprattutto il legame indissolubile con Gerusalemme, dove gli ebrei vivono da 4000 anni nonostante le «assurdità» dell’Unesco: sono idee e valori che Reuven Rivlin, presidente dello Stato di Israele, illustra a «La Stampa» anticipando l’agenda che discuterà con il capo dello Stato Sergio Mattarella, in arrivo domenica, nel segno di «radici comuni che ci permettono di guardare assieme al futuro».  

Cosa l’ha colpita di più del voto dell’Unesco su Gerusalemme?  
«La mia famiglia arrivò da Vilna, in Lituania, a Gerusalemme, sette generazioni fa e ora l’Unesco afferma che questa città non ha alcun legame con l’ebraismo. Gli ebrei sono qui da 4000 anni, Gesù visse nella Gerusalemme ebraica e Tito la distrusse, dando inizio alla Diaspora dove gli ebrei hanno sempre pregato verso Gerusalemme, fino al loro ritorno grazie al sionismo. Israele si può criticare, anche aspramente, per questa o quella politica, ma negare il legame fra gli ebrei e Gerusalemme è un’assurdità». 

Da dove si genera, a suo avviso, tale «assurdità»?  
«A spiegarla non basta l’antisemitismo. C’è qualcosa di più: l’argomento dei palestinesi che gli ebrei non hanno nulla a che fare con questa terra. Gli ebrei sono venuti qui da oltre 70 Paesi ma il rigetto arabo del sionismo si è motivato con il fatto che fossero dei corpi estranei. Dietro tali risoluzioni c’è la volontà politica di affermare che Israele non ha diritto di esistere. Il rigetto palestinese delle nostre radici in questa terra è una tragedia perché mina la costruzione della convivenza. Nessuno può capirci meglio dell’Italia perché il Foro romano ha nell’Arco di Tito la prova concreta della Menorà catturata nel Tempio di Gerusalemme. Le nostre storie sono intrecciate». 

Cosa si aspetta dalla visita di Sergio Mattarella?  
«Sarà un onore ospitarlo. Lo aspettiamo a cuore aperto e guardando con fiducia al futuro comune. I nostri popoli e le nostre nazioni hanno radici comuni, dunque sono convinto che abbiamo davanti una Storia da scrivere assieme. Così come la Storia passata, la stessa vissuta da Gesù, ci accomuna. Giuseppe Flavio ha scritto nella lingua dell’Impero romano, dunque universale, fatti chiari sui romani, gli ebrei e Gerusalemme». 

Il premier Matteo Renzi ha avuto dure parole di condanna per la risoluzione dell’Unesco, smentendo di fatto l’astensione votata dal nostro ambasciatore. Cosa pensa della posizione italiana?  
«Davanti alla Storia non si può essere neutrali. Gerusalemme è da sempre simbolo di coesistenza e convivenza fra popoli, etnie e fedi». 

Israele ed Europa condividono i timori per il terrorismo jihadista. Cosa sta avvenendo in questa regione?  
«Il problema del Medio Oriente nasce dalla crisi del nazionalismo arabo e dal conseguente dilagare del terrorismo. In questa regione vi sono quattro nazioni - Egitto, Israele, Turchia e Iran - mentre altri Paesi hanno una natura etnica o tribale. In Siria a combattersi sono sette-otto eserciti, in Iraq vi sono tre etnie diverse: curdi, sciiti e sunniti. Sono tali motivi che consentono a Isis di proliferare. Ed è peggio di Al Qaeda perché Osama bin Laden voleva operare dentro gli Stati mentre Isis vuole distruggerli, sostituendoli con uno Stato islamico. Il terrore che ha colpito Israele si ripete contro altri Paesi, è un metodo di vita tribale. In Siria dopo la rivolta anti-Assad e in Libia dopo Gheddafi non vi sono dittatori in grado di dominare le tribù e dunque riemerge la violenza. È il fondamentalismo che spazza la regione, spinge la gente a fuggire verso l’Europa, sognando di arrivare in Germania o in Italia». 

È un processo inarrestabile o può essere fronteggiato?  
«Alla genesi c’è il conflitto fra differenti tribù, è una questione di ostilità fra sciiti-sunniti e al loro interno di ulteriori divisioni. Paghiamo le conseguenze della creazione di Stati fittizi, decisi a tavolino con gli accordi di Sykes-Picot nel 1916. L’unica maniera per fronteggiare tale processo è creare delle confederazioni per riunire etnie e tribù. Ad esempio in Iraq fra sunniti, sciiti e curdi che per vivere assieme devono essere separati ma avere accordi comuni sulle questioni strategiche. Ipotizzare di tenere al potere Assad non ha molto senso perché ha causato una strage immane, portando a far riemergere le differenze fra Aleppo e Damasco. Gli alawiti non andranno mai con i sunniti e viceversa. Per trovare un metodo di convivenza bisogna partire dalla tutela delle identità, le tribù non stanno assieme senza dittatori che glielo impongono. Solo le confederazioni possono impedire flussi di massa di profughi come quelli che arrivano in Europa. Solo le confederazioni fra etnie e tribù possono difendersi dalle idee di Isis che arrivano via Internet». 

La confederazione può essere una via d’uscita anche al conflitto fra israeliani e palestinesi?  
«Certo, il primo a suggerirlo fu Zeev Jabotinsky, uno dei primi leader sionisti, che previde cosa sarebbe avvenuto agli ebrei in Europa; riteneva che non c’era altra scelta all’emigrazione in Israele ma affermava con grande realismo che gli arabi li avrebbero rigettati. Nel 1923 diceva che l’unica maniera era “convivere con chi non ci accetta” costruendo “muri di ferro non per attaccare ma difendersi” e “tenendo finestre aperte per cogliere, appena possibile, opportunità di dialogo sul lato opposto” perché alla fine è sempre la convivenza che prevale. Noi dobbiamo vivere assieme ai palestinesi, non dobbiamo dominarli, bisogna vivere assieme con entità differenti ovvero in una confederazione. Per riuscirci bisogna creare fiducia, si è parlato in passato di confederazione anche con i giordani ma loro vogliono restare in uno splendido isolamento e potrà esservi solo a Ovest del Giordano». 

L’Europa accoglie molti migranti. Più Paesi si interrogano su come far coesistere le popolazioni nazionali con minoranze di origini diverse. Israele ha il 20% di cittadini arabi e lei più volte ne ha sottolineato il valore per la vita democratica. Qual è la ricetta della convivenza?  
«Bisogna accettare l’idea di vivere assieme, appartenendo alla stessa collettività. È un processo di maturazione interna, difficile ma inevitabile. I migranti che arrivano in Italia devono fare loro valori e ideali italiani così come l’Italia deve rispettarne l’identità. Qui è più difficile per il conflitto israelo-palestinese. Sotto certi versi siamo ancora nemici sebbene gli arabi hanno partiti e deputati. Siamo una nazione con diverse comunità e ciò comporta diverse responsabilità: gli ebrei non devono imporsi, la minoranza araba deve accettare lo Stato. La “Speranza d’Israele” è che ogni cittadino ebreo, cristiano o musulmano condivida l’idea di avere cura degli altri». 

Circolano indiscrezioni a raffica sui contatti fra Israele e Stati sunniti. Cosa c’è di vero?  
«Quando in Iran c’era lo Scià temeva gli Stati sunniti e per questo dialogava con noi, ora la situazione è rovesciata: l’Iran ha il nucleare e promuove il terrorismo dunque sono gli Stati sunniti a temerlo, e dialogano con noi. Israele è minacciato da due organizzazioni terroristiche – Hezbollah in Libano e Hamas a Gaza – sostenute dall’Iran ed ora i sunniti percepiscono simili minacce da Teheran. Inoltre, i sunniti vogliono allearsi con chi combatte non solo l’Iran ma anche Isis. Dunque, cercano noi. Isis non è solo un esercito ma un fenomeno che entra nelle teste dei musulmani. A capirlo bene sono i russi perché hanno avuto la Cecenia: comprendono il pericolo fondamentalista». 

Quanto conta oggi la Russia in Medio Oriente?  
«In questa regione il vuoto non esiste. Quando gli americani hanno iniziato a disimpegnarsi, i russi sono arrivati. I russi hanno sentito la pressione americana in Ucraina e hanno risposto difendendo i loro interessi nel Mar Nero e nel Mediterraneo Orientale, partendo dal porto di Latakia. Tutto ciò ha portato a tensioni Est-Ovest. Israele ne ha tratto le conseguenze: in Siria è la Russia che controlla lo spazio aereo e dobbiamo cooperare con loro. Ma abbiamo stabilito delle linee rosse come non consentire ad Iran ed Hezbollah di arrivare ai confini sul Golan.  

La Russia è destinata ad accrescere il proprio ruolo?  
«La Russia venne espulsa dal Medio Oriente nel 1856 con la guerra di Crimea, vi tornò nel 1956 dopo la crisi di Suez, sbarcando in Egitto. Poi con la fine della Guerra Fredda ci sono stati soprattutto gli americani ma la Russia è tornata ed è destinata a rimanerci perché Putin è determinato a difendere gli interessi russi e dei russofoni». 

Se Hillary Clinton dovesse diventare presidente Usa le tensioni Est-Ovest in questa regione potrebbero impennarsi...  
«Se la Clinton diventerà presidente si troverà davanti alla Russia. L’Italia e i suoi leader sanno bene quello che sappiamo noi: Russia e Usa duellano ma possono trovare interessi comuni». 

Quanto dice mi fa venire in mente Dan Segre, lo scrittore ebreo italiano che fu collaboratore di David Ben Gurion ed ambasciatore di Israele in Africa, sulla possibilità che lo Stato ebraico abbia davanti a sé un futuro di «neutralità». Cosa ne pensa?  
«I fondatori di Israele erano russi, come Ben Gurion, molti sognavano Marx e Lenin, la Russia fu una delle prime nazioni a riconoscerci e dalla Russia abbiamo ricevuto dagli Anni Novanta 1,5 milioni di immigrati. I pionieri sionisti non leggevano solo lo Zio Tom e la letteratura italiana ma anche Dostojevsky e Tolstoi. L’America è il nostro più grande alleato, ci sentiamo parte dell’Europa ed abbiamo una enorme comunità marocchina: siamo di tutte le origini, siamo parte del mondo libero ma siamo in Medio Oriente, circondati dalle sue guerre. La nuova situazione ci consente di dialogare con tutti; per questo ciò che ha scritto Dan Segre è molto vero, ha saputo guardare lontano. Al tempo stesso non dimentichiamo che il popolo ebraico è tornato alla sua terra e non abbiamo altro posto dove andare ad eccezione di Israele». 

venerdì 21 ottobre 2016

Storia di Israele: la dichiarazione Balfour

Qui sopra la Dichiarazione Balfour, ossia una lettera inviata dal segretario agli affari esteri inglese Arthur James Balfour al leader del Sionismo in Inghilterra Lord Walter Rothschild.  Prego notare la data, 1917. Siamo verso la fine della prima guerra mondiale, la Palestina è ancora territorio dell'Impero Ottomano, impero che imploderà con la sconfitta alla fine della guerra stessa, ma già si aveva sentore molto preciso della vittoria alleata e Francia Inghilterra meditavano su come diversi i territori di tale Impero
Ufficio Esteri
2 novembre 1917
Egregio Lord Rotschild,
E' mio piacere fornirle, in nome del governo di Sua Maestà, la seguente dichiarazione di simpatia per le aspirazioni dell'ebraismo sionista che è stata presentata, e approvata, dal governo.
"Il governo di Sua Maestà vede con favore la costituzione in Palestina di un focolare nazionale per il popolo ebraico, e si adoprerà per facilitare il raggiungimento di questo scopo, essendo chiaro che nulla deve essere fatto che pregiudichi i diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche della Palestina, né i diritti e lo status politico degli ebrei nelle altre nazioni"
Le sarò grato se vorrà portare questa dichiarazione a conoscenza della federazione sionista.
Con sinceri saluti
Arthur James Balfour

Perchè l'Inghilterra giunge a questo?  per ricompensare l'aiuto ricevuto durante la Guerra.
Infatti dietro le linee turche, nell'allora palestina, operava un gruppo di ebrei palestinesi  il famoso Nili Group (acronimo di Netzah Yisrael lo yeshakker la forza di Israele non mentirà) formato da Sarah e Aaron Aaronsohn, che forniva agli inglesi importanti e fondamentali informazioni di intelligence relative alla posizione delle forze nemiche e su come avanzare nel Sinai ).
Sarah venne catturata dai turchi e a seguito delle dure torture subite, si suicido'. Il fratello Aaron, che aveva speso gli anni passati a sviluppare l’agricoltura in Palestina (introducendovi il farro), andò in Inghilterra a convincere i politici inglesi che incontrava circa le enormi potenzialità della Palestina di diventare un luogo con un’agricoltura fiorente basata sull’impresa ebraica.


Anche Chaim Weizmann si trovava in Inghilterra, vi si era trasferito dalla Russia poco prima della Guerra (la Prima), era un chimico e diede un aiuto essenziale nello sviluppo di esplosivi. Divenuto capo del movimento Sionista in Inghilterra, persuase molti leader inglesi nell’appoggiare la nascita di uno Stato ebraico in Palestina.

Pertanto nel 1917 il governo britannico che a breve sarebbe divenuto possessore, in quanto vittorioso sull'Impero austroungarico e su quello ottomano, a riconoscimento del valore portato alla causa, promette sin da allora che in quella zona, in Palestina nascerà il nuovo Stato Ebraico.

Il Re Feisal al Hashemi,  primo Re di Siria dal 1918 al 1920 e primo Re del'Iraq dal 1921 al 1933, vedeva di buon occhio il movimento sionista ed ebbe a dire, il 5 marzo 1919:  
"Quando gli ebrei rientreranno nelle loro case, daremo loro un caloroso benvenuto. Essi hanno fatto il primo passo verso l'acquisizione dei loro diritti nazionali. 
Noi arabi, specie quelli colti, consideriamo con la piu' grande simpatia il movimento sionista. Lavoreremo insieme per un nuovo medioriente perchè i nostri movimenti si completano reciprocamente. 
Il movimento ebraico è nazionalista, non imperialista. Consideriamo la proposta sionista moderata e appropriata"


Per chi volesse approfondire la vicenda del gruppo Nili
http://iomeetiziana.blogspot.it/p/nili-lomonaco-massimo.html

mercoledì 28 settembre 2016

You're as young as your dreams, not as old as your calendar - Shimon Peres


Shimon Peres,  nato con il nome di Szymon Perski, è stato un politico israeliano, di origini polacche, Presidente di Israele dal 2007 al 2014.
Ma anche molto di piu'. 
Shimon Peres è stato uno dei Padri Fondatori dello Stato di Israele, una memoria storia di estrema importanza.

Da due settimane Peres era ricoverato in un ospedale vicino a Tel Aviv a causa di un ictus. Peres era sopravvissuto all’ictus e a un certo punto era anche stato messo in coma indotto, ma le sue condizioni sono progressivamente peggiorate. 

L’attuale primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha espresso il suo “personale dolore per la morte di un uomo amato dall’intera nazione”. 
Le condoglianze sono state inviate da numerosi capi di governo e di stato del mondo, con il presidente statunitense Barack Obama che ha definito Peres un suo “caro amico”, ricordando che “era guidato da una visione della dignità umana e del progresso con la consapevolezza che le persone con buone intenzioni possono ottenere buoni risultati insieme”.
Non dimentichiamo che tra le alte onoreficenze ricevute dall'ex Presidente Peres vi è anche la Medaglia d'Oro del Congresso degli Stati Uniti " Shimon Peres ha onorevolmente servito Israele per oltre 70 anni, durante i quali ha contribuito in maniera significativa agli interessi degli Stati Uniti e ha svolto un ruolo fondamentale nel forgiare il legame forte e indissolubile tra gli Stati Uniti e Israele" 

"Shimon Peres, un grande del nostro tempo, un uomo di pace". Lo scrive su Twitter il presidente del consiglio Matteo Renzi, dopo aver appreso la notizia della morte dell'ex presidente israeliano.

"Un grande amico dell'Italia, era stato circa un mese fa, io lo avevo incontrato il 2 settembre al Forum Ambrosetti, è grande amico dell'Italia e soprattutto della pace. Lo ricordiamo tutti con affetto e con gratitudine, grande vicinanza del popolo italiano agli israeliani. E' una di quelle figure che vale doppio", ha affermato successivamente il premier ai microfoni di Rtl 102.5



La vita di Peres e quella di Israele si intrecciano fin dalla nascita dello Stato nel 1948. 
Vice-ministro, ministro, primo ministro e infine presidente. 
Da responsabile della politica estera israeliana, era stato uno dei fautori degli accordi di pace di Oslo nel 1993, per i quali aveva ricevuto il Nobel insieme all'allora premier Yitzhak Rabin e al presidente palestinese Yasser Arafat. 
Terminato il mandato presidenziale nel 2014, Peres era rimasto molto attivo sulla scena politica con un'agenda sempre piena, in particolare attraverso la sua Fondazione, il Centro Peres per la Pace di Jaffa che promuove il dialogo fra ebrei e arabi. 

http://iomeetiziana.blogspot.it/2014/03/peres-center-of-peace-parlarsi-oggi-per.html

Che la terra gli sia lieve


domenica 25 settembre 2016

Benjamin Netanyahu alle N.U. "Cooperate con Israele, abbracciate Israele,sognate con Israele"




Un paio di giorni fa il Primo Ministro israeliano è intervenuto alle Nazioni Unite con un discorso molto importante  e, prendendo la parola davanti all’Assemblea generale dell’Onu,  compie l'ennesimo passo (solenne e storico)  invitando il presidente dell’Autorità palestinese Abu Mazen a intervenire alla Knesset, il parlamento israeliano. 

Ma Netanyahu va oltre, e chiede di poter a sua volta intervenire davanti al Consiglio nazionale palestinese.
Questo è il discorso integrale di Benjamin Netanyahu alle Nazioni Unite (traduzione di Progetto Dreyfus) .
"Signor Presidente, Signore e Signori, 
Quello che sto per dire vi shockerà: Israele ha un futuro luminoso alle Nazioni Unite. 
Ora, so che sentire ciò da me sarà una sorpresa, perché anno dopo anno in piedi su questo podio ho sempre accusato le Nazioni Unite per la loro propensione ossessiva contro Israele. Le Nazioni Unite meritavano ogni parola sferzante - per la disgrazia dell'Assemblea Generale che lo scorso anno ha approvato 20 risoluzioni contro lo Stato democratico di Israele ed un totale di tre risoluzioni contro tutti gli altri paesi del pianeta.

Israele - venti; resto del mondo - tre.
E che dire dello scherzo di chiamare “Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite”, chi ogni anno condanna Israele più di tutti i paesi del mondo messi insieme. Mentre le donne vengono violentate sistematicamente, uccise, vendute come schiave in tutto il mondo, qual è l'unico paese che la Commissione delle Nazioni Unite sulle donne ha scelto di condannare quest'anno? Sì, avete indovinato - Israele. Israele. 
Israele, dove le donne pilotano aerei da combattimento, guidano grandi aziende, sono a capo di università, hanno per due volte presieduto la Suprema Corte e sono state presidente del Parlamento e Primo Ministro. 
E questo circo continua presso l'Unesco. Unesco, l'organismo delle Nazioni Unite incaricato di preservare il patrimonio mondiale. Ora, questo è difficile da credere, ma l'Unesco ha appena negato la connessione lunga 4000 anni tra il popolo ebraico e il suo luogo più sacro, il Monte del Tempio. Questo è assurdo come negare la connessione tra la Grande muraglia cinese e la Cina. 

Signore e signori, l'ONU, nata come forza morale, è diventata una farsa morale. Così, quando si tratta di Israele alle Nazioni Unite, penserete probabilmente che non cambierà mai niente, giusto? Bene, pensateci meglio. 
Vedete, tutto cambierà e molto prima di quanto pensiate. Il cambiamento avverrà in questa sala, perché a casa, i vostri governi stanno rapidamente cambiando il loro atteggiamento nei confronti di Israele. E prima o poi, ciò cambierà il modo in cui votate su Israele alle Nazioni Unite.

Sempre più nazioni in Asia, in Africa, in America Latina, sempre più nazioni vedono Israele come partner potente - un partner nella lotta contro il terrorismo di oggi, un partner nello sviluppo della tecnologia di domani.
Oggi Israele ha relazioni diplomatiche con più di 160 paesi. Quasi il doppio di quando ero qui come ambasciatore di Israele circa 30 anni fa. E quei legami diventano più ampi e profondi di giorno in giorno. I leader mondiali apprezzano sempre più che Israele è un paese potente, con uno dei migliori servizi di intelligence del mondo. 
A causa della nostra esperienza senza pari e comprovate capacità nella lotta al terrorismo, molti dei vostri governi cercano il nostro aiuto nel mantenere i vostri paesi sicuri. Molti cercano anche di beneficiare dell'ingegnosità di Israele nell'agricoltura, nella sanità, nelle risorse idriche, nell'informatica e nell'integrazione dei grandi volumi di dati, nella connettività e nell'intelligenza artificiale - l'integrazione che sta cambiando il nostro mondo in ogni modo.
Considerate questo: Israele è leader mondiale nel riciclo delle acque reflue. Noi ricicliamo circa il 90% delle nostre acque di scarico. Non è straordinario? Dato che il successivo paese sulla lista ricicla solo il 20% delle sue acque reflue, Israele è una potenza globale dell'acqua. Quindi, se si ha un mondo assetato, e lo abbiamo, non c'è alleato migliore di Israele.
Che ne dite della sicurezza informatica? Questo è un problema che riguarda tutti. Israele conta un decimo dell'uno per cento della popolazione mondiale, ma l'anno scorso abbiamo attirato circa il 20% degli investimenti privati globali nella sicurezza informatica. Voglio che assimiliate questo numero. In informatica, il valore di Israele è enorme, 200 volte il proprio peso. Così Israele è anche una potenza informatica globale. Se gli hacker prendono di mira le vostre banche, gli aerei, le vostre reti elettriche e tutto il resto, Israele può offrire un aiuto indispensabile.
I governi stanno cambiando il loro atteggiamento nei confronti di Israele, perché sanno che Israele può aiutarli a proteggere i loro popoli, può aiutarli a sfamarli, li può aiutare a migliorare la loro vita. Questa estate ho avuto l'opportunità incredibile di vedere questo cambiamento in modo così vivo nel corso di una visita indimenticabile in quattro paesi africani. Questa è la prima visita in Africa da parte di un primo ministro israeliano negli ultimi decenni. Più tardi, oggi, incontrerò i leader di 17 paesi africani. Discuteremo come la tecnologia israeliana può aiutarli nei loro sforzi per trasformare i loro paesi. In Africa, le cose stanno cambiando. Anche in Cina, in India, in Russia, in Giappone, l'atteggiamento nei confronti di Israele è cambiato. Queste potenti nazioni sanno che, nonostante le sue ridotte dimensioni, Israele può fare una grande differenza in molte, molte aree che sono importanti per loro.
Ma ora vi sorprenderò ancora di più. 
Vedete, il più grande cambiamento di atteggiamento nei confronti di Israele è in atto altrove. E' in atto nel mondo arabo. I nostri trattati di pace con l'Egitto e la Giordania continuano ad essere ancore di stabilità in un Medio Oriente instabile. Ma devo dirvi questo: per la prima volta nella mia vita, molti altri Stati della regione riconoscono che Israele non è il loro nemico. Essi riconoscono che Israele è loro alleato. I nostri nemici comuni sono l'Iran e l'ISIS. I nostri obiettivi comuni sono la sicurezza, la prosperità e la pace. Credo che nei prossimi anni lavoreremo insieme per raggiungere questi obiettivi collaborando apertamente.
Quindi le relazioni diplomatiche di Israele sono in una fase niente di meno che rivoluzionaria. Ma in questa rivoluzione, non dimentichiamo mai che la nostra alleanza più cara, la nostra più profonda amicizia è con gli Stati Uniti d'America, la più potente e la più generosa nazione sulla terra. Il nostro legame indissolubile con gli Stati Uniti d'America trascende i partiti e la politica. Essa riflette, soprattutto, il sostegno enorme per Israele del popolo americano, il supporto che è a livelli record e per il quale siamo profondamente grati.
Le Nazioni Unite denunciano Israele; gli Stati Uniti sostengono Israele. E un pilastro centrale della difesa è il supporto costante degli Stati Uniti per Israele alle Nazioni Unite. Apprezzo l'impegno del presidente Obama per questa politica di lunga data degli Stati Uniti. Di fatto, l'unica volta che gli Stati Uniti hanno posto un veto in Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite durante la presidenza Obama è stato contro una risoluzione anti-Israele nel 2011. Come il presidente Obama ha giustamente dichiarato da questo podio, la pace non verrà da dichiarazioni e risoluzioni delle Nazioni Unite.
Credo che non sia lontano il giorno in cui Israele sarà in grado di contare su molti, molti paesi che ci sostengono alle Nazioni Unite. Di riflesso, lentamente ma inesorabilmente stanno arrivando al termine quei giorni in cui gli ambasciatori delle Nazioni Unite condannano Israele.
Signore e Signori, la maggioranza automatica di oggi contro Israele alle Nazioni Unite mi ricorda la storia, l'incredibile storia di Hiroo Onoda. Hiroo era un soldato giapponese che era stato inviato nelle Filippine nel 1944. Viveva nella giungla. Frugava per procurarsi il cibo. Evitava la cattura. Alla fine si arrese, ma solo nel 1974, circa 30 anni dopo la fine della seconda guerra mondiale. Per decenni, Hiroo si era rifiutato di credere che la guerra fosse finita. Mentre Hiroo era nascosto nella giungla, i turisti giapponesi nuotavano in piscine di alberghi di lusso americani nella vicina Manila. Infine, per fortuna, l'ex comandante di Hiroo fu inviato a convincerlo ad uscire dalla clandestinità. Solo allora Hiroo depose le armi.
Signore e Signori, signori delegati provenienti da così tanti paesi, ho un messaggio per voi oggi: abbandonate le armi. La guerra contro Israele alle Nazioni Unite è finita. Forse alcuni di voi non lo sanno ancora, ma sono sicuro che un giorno, in un futuro non troppo lontano riceverete anche voi il messaggio dal vostro presidente o dal vostro primo ministro che vi informa che la guerra contro Israele presso le Nazioni Unite è conclusa. Sì, lo so, ci potrebbe essere una tempesta prima della quiete. So che si parla di coalizzarsi contro Israele alle Nazioni Unite entro la fine dell'anno. Data la sua storia di ostilità nei confronti di Israele, qualcuno crede davvero che Israele permetterà alle Nazioni Unite di determinare la nostra sicurezza e i nostri interessi nazionali vitali? 
Non accetteremo alcun tentativo da parte delle Nazioni Unite di dettare condizioni ad Israele. 
La strada per la pace attraversa Gerusalemme e Ramallah, non New York. Ma indipendentemente da ciò che accadrà nei prossimi mesi, ho totale fiducia che negli anni a venire la rivoluzione nella posizione di Israele tra le nazioni finalmente penetrerà in questa sala delle nazioni. Ho tanta fiducia, infatti, che prevedo che tra una decina d'anni un primo ministro israeliano si alzerà in piedi proprio qui dove sono in piedi io e realmente applaudirà l'ONU. Ma voglio chiedervi: perché dobbiamo aspettare un decennio? Perché continuare a diffamare Israele? Forse perché alcuni di voi non comprendono che il pregiudizio ossessivo contro Israele non sia solo un problema per il mio paese, è un problema per i vostri paesi. Perché se l'ONU spende così tanto tempo per condannare l'unica democrazia liberale in Medio Oriente, ha molto meno tempo per affrontare la guerra, la malattia, la povertà, il cambiamento climatico e tutti gli altri gravi problemi che affliggono il pianeta.
Il milione e mezzo di siriani massacrati sono aiutati dalla vostra condanna di Israele? Lo stesso Israele, che tratta migliaia di siriani feriti nei nostri ospedali, tra cui un ospedale da campo che ho costruito al confine del Golan con la Siria. 
Lo sono i gay, che penzolano dalle gru in Iran, aiutati dalla vostra denigrazione d'Israele? Lo stesso Israele, dove i gay marciano orgogliosamente nelle nostre strade e siedono nel nostro parlamento, tra cui, sono orgoglioso di dire, anche nel mio stesso partito Likud. 
Lo sono i bambini, che muoiono di fame per la brutale tirannia nella Corea del Nord, aiutati dalla vostra demonizzazione di Israele? Israele, il cui know-how agricolo nutre gli affamati in tutto il mondo in via di sviluppo? 
Quanto prima l'ossessione delle Nazioni Unite per Israele finisce, meglio è. Meglio per Israele, meglio per i vostri Paesi, il meglio per le stesse Nazioni Unite.
Signore e signori, se le abitudini sono dure a morire alle Nazioni Unite, le abitudini palestinesi muoiono ancora più difficilmente. Il presidente Abbas ha appena attaccato da questo podio la Dichiarazione Balfour. Sta preparando una causa contro la Gran Bretagna per questa dichiarazione del 1917. Quasi 100 anni fa - parla come bloccato nel passato. I palestinesi potrebbero altrettanto bene citare in giudizio l'Iran per la Dichiarazione di Ciro, che ha permesso agli ebrei di ricostruire il nostro tempio di Gerusalemme 2500 anni fa. A pensarci bene, perché non una class action palestinese contro Abramo per l'acquisto di quel pezzo di terra a Hebron dove i patriarchi e le matriarche del popolo ebraico sono stati sepolti 4.000 anni fa? Non state ridendo. E' assurdo come questo. Citare in giudizio il governo britannico per la Dichiarazione Balfour? Sta scherzando? E questo viene preso sul serio qui? Il presidente Abbas ha attaccato la Dichiarazione Balfour, perché ha riconosciuto il diritto del popolo ebraico ad un focolare nazionale nella terra di Israele. Quando le Nazioni Unite hanno sostenuto la creazione di uno Stato ebraico nel 1947, hanno riconosciuto la nostra storia ed i nostri diritti morali nella nostra patria e per la nostra patria. Eppure oggi, quasi 70 anni dopo, i palestinesi si rifiutano ancora di riconoscere tali diritti - non il nostro diritto ad una patria, non il nostro diritto ad uno Stato, non il nostro diritto a nulla. E questo rimane il vero nocciolo del conflitto: il persistente rifiuto palestinese di riconoscere lo stato ebraico in qualsiasi confine. Vedete, questo conflitto non tratta di “insediamenti”. Non è mai stato.
Il conflitto infuriava per decenni prima che ci fosse un solo “insediamento”, quando la Giudea-Samaria e Gaza erano tutte in mani arabe. La Cisgiordania e Gaza erano in mani arabe e ci hanno attaccato ancora e ancora e ancora. E quando abbiamo sradicato tutti i 21 “insediamenti” a Gaza e ci siamo ritirati da ogni centimetro di Gaza, non abbiamo ottenuto la pace da Gaza - abbiamo ottenuto migliaia di razzi sparati da Gaza contro di noi. Questo conflitto infuria perché per i palestinesi, i veri insediamenti che stanno cercando sono Haifa, Jaffa e Tel Aviv. In ogni caso la questione degli “insediamenti” è reale e può e deve essere risolta in negoziati sullo status finale. Ma questo conflitto non ha mai riguardato gli “insediamenti” o la creazione di uno stato palestinese. E' sempre stato circa l'esistenza di uno Stato ebraico, uno Stato ebraico in qualsiasi confine esso sia.
Signore e Signori, Israele è pronto, sono pronto a negoziare tutte le questioni dello status finale, ma una cosa non potrò mai negoziare: il nostro diritto ad un solo ed unico stato ebraico.
Wow, il Primo Ministro di Israele sostenuto da applausi all'Assemblea Generale? Il cambiamento avviene prima di quanto pensassi. Se i “palestinesi” avessero detto sì a uno stato ebraico nel 1947, non ci sarebbe stata nessuna guerra, nessun rifugiato e nessun conflitto. E quando i palestinesi finalmente avranno detto sì ad uno stato ebraico, saremo in grado di porre fine a questo conflitto una volta per tutte. 

Ora ecco la tragedia, perché, vedete, i palestinesi non sono solo intrappolati nel passato, i loro capi stanno avvelenando il futuro. Voglio che immaginiate un giorno nella vita di un ragazzo palestinese tredicenne, lo chiamerò Alì. 
Alì si sveglia prima della scuola, va a fare sport con una squadra di calcio che ha preso il nome da Dalal Mughrabi, un terrorista palestinese responsabile dell'omicidio di 37 israeliani in un autobus. 
A scuola, Alì partecipa ad un evento promosso dal Ministero della Pubblica Istruzione palestinese per onorare Baha Alyan, che l'anno scorso ha ucciso tre civili israeliani. Tornando a casa a piedi, Alì guarda in alto verso una statua imponente eretta solo poche settimane fa dall'Autorità Palestinese per onorare Abu Sukar, che ha fatto esplodere una bomba nel centro di Gerusalemme uccidendo 15 israeliani. 
Quando Alì torna a casa accende la TV e vede un alto ufficiale palestinese, Jibril Rajoub, che dice che se avesse avuto una bomba atomica, l'avrebbe fatta esplodere sopra Israele quel giorno stesso. 
Alì accende poi la radio e sente il consigliere del presidente Abbas, Sultan Abu al-Einein, sollecitare i palestinesi, ecco una citazione, "tagliate la gola agli israeliani ovunque li troviate". 
Alì controlla il suo Facebook e vede un recente post del partito Fatah del presidente Abbas, che definisce il massacro di 11 atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco un "atto eroico". 
Su YouTube, Alì guarda una clip dello stesso presidente Abbas che dice: "Diamo il benvenuto ad ogni goccia di sangue versato a Gerusalemme." Citazione diretta. 
Durante la cena, Alì chiede a sua madre cosa succederebbe se uccidesse un ebreo e fosse finito in una prigione israeliana. Ecco quello che lei gli dice. Lei gli dice che avrebbe ricevuto migliaia di dollari ogni mese da parte dell'Autorità palestinese. In realtà, lei gli dice che se avesse ucciso altri ebrei, avrebbe ricevuto più soldi. Oh, e quando esce di prigione, Alì avrebbe avuto garantito un posto di lavoro con l'Autorità palestinese. 

Signore e signori, tutto questo è reale! Succede ogni giorno, sempre. Purtroppo, Alì rappresenta centinaia di migliaia di bambini palestinesi che vengono indottrinati all'odio in ogni momento, ogni ora. Si tratta di abusi su minori. Immaginate il vostro bambino durante questo lavaggio del cervello. Immaginate quello che ci vuole per un ragazzo o una ragazza per uscire liberamente da questa cultura dell'odio. Alcuni lo fanno ma troppi non lo fanno. 
Come può qualcuno di noi aspettarsi che giovani palestinesi sostengano la pace, quando i loro leader avvelenano le loro menti contro la pace? 
Noi in Israele non facciamo questo. Educhiamo i nostri figli alla pace. Abbiamo recentemente lanciato un programma pilota, per rendere lo studio della lingua araba obbligatorio per i bambini ebrei in modo che ci si possa capire meglio l'un l'altro, in modo che si possa vivere insieme fianco a fianco in pace. 
Naturalmente, come tutte le società anche Israele ha frange. Ma è la nostra risposta a quegli elementi marginali, è la nostra risposta a quegli elementi marginali che fa la differenza. 
Prendete il tragico caso di Ahmed Dawabsha. Non dimenticherò mai la visita, Ahmed in ospedale poche ore dopo essere stato attaccato. Un ragazzino, in realtà un bambino, è stato gravemente ustionato. Ahmed è stato vittima di un atto terroristico orribile perpetrato da ebrei. Giaceva fasciato e incosciente mentre medici israeliani lavoravano tutto il giorno per salvarlo. Nessuna parola può portare conforto a questo ragazzo o alla sua famiglia. Eppure, mentre ero al suo capezzale ho detto allo zio: "Questa non è la nostra gente. Questo non è il nostro modo". Poi ho ordinato misure straordinarie per portare gli assalitori di Ahmed davanti alla giustizia e oggi i cittadini ebrei di Israele accusati di aver attaccato la famiglia Dawabsha sono in carcere in attesa di giudizio. 
Ora, per alcuni, questa storia dimostra che entrambe le parti hanno i loro estremisti ed entrambe le parti sono ugualmente responsabili di questo conflitto apparentemente senza fine. Ma ciò che la storia di Ahmed dimostra in realtà è l'esatto contrario. Esso illustra la profonda differenza tra le nostre due società, perché mentre i leader israeliani condannano i terroristi, tutti i terroristi, arabi ed ebrei allo stesso modo, i leader palestinesi celebrano terroristi. Mentre Israele imprigiona la manciata di terroristi ebrei tra noi, i palestinesi pagano le migliaia di terroristi tra di loro. 

Così ho chiamato il Presidente Abbas: hai una scelta da fare. Puoi continuare ad alimentare l'odio come hai fatto oggi o puoi finalmente combattere l'odio e lavorare con me per stabilire la pace tra i nostri due popoli. Signore e Signori, sento un ronzio. So che molti di voi hanno rinunciato alla pace. Ma voglio che sappiate che io non ho rinunciato alla pace. 
Rimango impegnato ad una visione di pace sulla base di “due stati per due popoli”. Credo che come mai prima i cambiamenti in atto nel mondo arabo di oggi offrono un'occasione unica per far progredire la pace. 
Mi congratulo con il presidente dell'Egitto, al-Sisi, per i suoi sforzi per far progredire la pace e la stabilità nella nostra regione. Israele accoglie lo spirito dell'iniziativa di pace araba e accoglie un dialogo con gli stati arabi per far avanzare una pace più ampia. Credo che perché una pace più ampia possa essere pienamente raggiunta, i palestinesi debbano essere parte di essa. Sono pronto ad avviare negoziati per raggiungere questo obiettivo oggi - non domani, non la prossima settimana, oggi. 
Il presidente Abbas ha parlato qui un'ora fa. Non sarebbe stato meglio se invece di parlare uno dopo l'altro avessimo parlato tra di noi? 

Presidente Abbas, invece di inveire contro Israele alle Nazioni Unite a New York, ti invito a parlare al popolo israeliano alla Knesset a Gerusalemme. E sarei felice di venire a parlare al parlamento palestinese a Ramallah. 

Signore e Signori, mentre Israele cerca la pace con tutti i suoi vicini, sappiamo anche che la pace non ha più grande nemico delle forze dell'Islam militante. La scia di sangue di questo fanatismo attraversa tutti i continenti rappresentati qui. Attraversa Parigi e Nizza, Bruxelles e Baghdad, Tel Aviv e Gerusalemme, Minnesota e New York, da Sydney a San Bernardino. Così molti hanno sofferto la sua ferocia: cristiani ed ebrei, le donne, gli omosessuali, gli yazidi, i curdi e molti, molti altri. Eppure, il prezzo più alto, il prezzo più alto di tutti è stato pagato dai musulmani innocenti. Centinaia di migliaia senza pietà macellati. Milioni trasformati in profughi disperati, decine di milioni brutalmente soggiogati. 
La sconfitta dell'Islam militante sarà quindi una vittoria per tutta l'umanità, ma sarebbe soprattutto una vittoria per quei tanti musulmani che cercano una vita senza paura, una vita di pace, una vita di speranza. 
Ma per sconfiggere le forze dell'Islam militante, dobbiamo lottare senza tregua. Dobbiamo combattere nel mondo reale. Dobbiamo combattere nel mondo virtuale. Dobbiamo smantellare le loro reti, interrompere i loro finanziamenti, screditare la loro ideologia. Possiamo sconfiggerli e noi li sconfiggeremo. Il medievalismo non può competere con la modernità. La speranza è più forte dell'odio, la libertà più forte di paura. Possiamo farcela.

Signore e Signori, 
Israele combatte questa battaglia mortale contro le forze dell'Islam militante ogni giorno. Manteniamo i nostri confini sicuri da ISIS, impediamo il contrabbando di armi camuffate da giocattoli a Hezbollah in Libano, contrastiamo gli attacchi terroristici palestinesi in Giudea e Samaria, in Cisgiordania e scoraggiamo gli attacchi missilistici da Gaza controllata da Hamas. 
Hamas è quella organizzazione terroristica che crudelmente, incredibilmente crudelmente si rifiuta di restituire i corpi di tre nostri cittadini e nostri soldati caduti. Oron Shaul e Hadar Goldin. 
I genitori di Hadar Goldin, Lia e Simcha Goldin, sono qui con noi oggi. Hanno la richiesta di seppellire il loro amato figlio in Israele. Tutto quello che chiedono è una cosa semplice: poter visitare in Israele la tomba del figlio Hadar caduto. Hamas rifiuta. Non può importargli di meno. 
Vi imploro di stare con loro, con noi, con tutto ciò che è decente nel nostro mondo contro la disumanità di Hamas - tutto ciò che è indecente e barbaro. Hamas infrange ogni regola umanitaria esistente, rinfacciateglielo. 
Signore e Signori, 
la più grande minaccia per il mio paese, alla nostra regione, e, infine, al nostro mondo resta il regime militante islamico dell'Iran. L'Iran cerca apertamente la distruzione di Israele. Minaccia paesi in tutto il Medio Oriente, sponsorizza il terrore in tutto il mondo. Quest'anno, l'Iran ha lanciato missili balistici in sfida diretta delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza. Ha speso la sua aggressione in Iraq, in Siria, nello Yemen. L'Iran, il principale sponsor mondiale del terrorismo ha continuato a sviluppare la sua rete del terrore globale. Quella rete del terrore si estende ora su cinque continenti. Quindi il mio punto per voi è questo: la minaccia che l'Iran rappresenta per tutti noi non è dietro di noi, è davanti a noi. Nei prossimi anni, ci deve essere uno sforzo sostenuto e unito per respingere l'aggressione dell'Iran e del terrore iraniano. Con i vincoli nucleari verso l'Iran un anno più vicini ad essere rimossi, voglio essere chiaro: Israele non permetterà al regime terrorista dell'Iran di sviluppare armi nucleari - non adesso, non tra dieci anni, mai!
Signore e Signori, 
sono qui davanti a voi oggi mentre l'ex presidente di Israele, Shimon Peres, sta lottando per la propria vita. Shimon è uno dei padri fondatori di Israele, uno dei suoi uomini di stato più audaci, uno dei suoi leader più rispettati. So che tutti siete uniti a me e uniti a tutto il popolo di Israele nell'augurargli refuah shlemah Shimon, una pronta guarigione.
 Ho sempre ammirato l'ottimismo senza limiti di Shimon e come lui, anch'io sono pieno di speranza. 
Sono pieno di speranza perché Israele è in grado di difendersi da sola contro ogni minaccia. Sono pieno di speranza perché il valore dei nostri uomini e donne combattenti non è secondo a nessuno. 
Sono pieno di speranza perché so che le forze della civiltà, in ultima analisi trionfano sulle forze del terrore. 
Sono pieno di speranza perché nell'era della innovazione, Israele - la innovation nation - è fiorente come mai prima. 
Sono pieno di speranza perché Israele lavora instancabilmente per promuovere l'uguaglianza e l'opportunità per tutti i suoi cittadini: ebrei, musulmani, cristiani, drusi, tutti. 
E io sono pieno di speranza perché, nonostante tutti gli scettici, credo che negli anni a venire, Israele forgerà una pace duratura con tutti i nostri vicini.
Signore e Signori, 
sono fiducioso di quello che Israele può compiere perché ho visto ciò che Israele ha compiuto. Nel 1948, anno dell'indipendenza di Israele, la nostra popolazione era di 800.000. La nostra principale esportazione erano arance. Allora la gente diceva che eravamo troppo piccoli, troppo deboli, troppo isolati, troppo demograficamente in inferiorità numerica per sopravvivere, per non parlare di prosperare. Gli scettici si sbagliavano su Israele, allora; gli scettici si sbagliano su Israele ora.
La popolazione di Israele è cresciuta dieci volte, la nostra economia quaranta volte. Oggi la nostra esportazione più grande è la tecnologia – la tecnologia israeliana che alimenta il mondo dei computer, telefoni cellulari, automobili e molto altro ancora.
Signore e signori, 
il futuro appartiene a coloro che innovano e questo è il motivo per cui il futuro appartiene a paesi come Israele. Israele vuole essere il vostro partner nel cogliere quel futuro, quindi chiedo a tutti voi: cooperate con Israele, abbracciate Israele, sognate con Israele. Sogno del futuro che possiamo costruire insieme, un futuro di progresso mozzafiato, un futuro di sicurezza, prosperità e pace, un futuro di speranza per tutta l'umanità, un futuro in cui, anche alle Nazioni Unite, anche in questa sala, Israele infine, inevitabilmente, prenderà il suo legittimo posto tra le nazioni.
Grazie."

martedì 3 maggio 2016

Yom HaShoa


Domani  è il 27 di Nissan.



E' lo  Yom Hashoah Ve-Hagvura”  il “Giorno (del ricordo) della Shoà e dell’eroismo”

Qualcuno potrà, dando una scorsa superficiale, sostenere che vi siano due giornate a ricordo della Shoa, essendo noi italiani abituati a ricordarla il 27 gennaio.
Ma è così? No, non è ffatto così.
Il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale (e non israeliana, nè ebraica) celebrata il 27 gennaio di ogni anno come giornata in commemorazione delle vittime dell'Olocausto . 
La Giornata è stata istituita con risoluzione 60/7 nel 2005  dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite . Venne scelto il 27 gennaio poichè n quel giorno, nel 1945, le truppe sovietiche liberarono il campo di  Auschwitz.
La Legge che stabilisce il “Giorno della Memoria” per l'Italia è di alcuni anni precedente ed è la Legge 20 luglio 2000, n. 211, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 177 del 31 luglio 2000 nella quale si legge:
“Istituzione del “Giorno della Memoria” in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti"
Potremmo dire che il 27gennaio rappresenta la presa di coscienza del mondo,   mentre lo Yom HaShoa è un ricordo piu' intimistico, uno sguardo, un ricordo, un non dimenticare dall'interno.
Il 27 gennaio è la memoria dal di fuori.
Il 27 gennaio non è il  Giorno memoriale ebraico; esso è il giorno nel quale le Istituzioni governative, accademiche, scolastiche, ecc. commemorano e riflettono.

Il Giorno della Memoria del popolo ebraico (in Israele come nella Diaspora) cade il 27 Nissàn (poco dopo Pesach)  
Importante anche la scelta del giorno. Il mondo, le istituzioni, optano per  la liberazione di uno dei (tanti) campi di sterminio. Israele no. Israele sceglie la rivolta del ghetto di Varsavia (18 aprile 1943), sceglie l'azione a dimostrazione che non si trattò di "olocausto" sacrificale a non si sa chi, ma fu una "tragedia", un terribile momento per il popolo ebraico che pur tuttavia osò, seppur in condizioni disperate, ribellarsi, dire di "no", combattere per la propria sopravvivenza.

 La Knesset - il Parlamento israeliano- durante la seduta del 12 aprile 1951 scelse la data del 27 di Nissan come giorno dedicato alla celebrazione ed al ricordo di questo evento. 
Esso cade una settimana dopo la fine della festa di Pesach e una settimana prima di Yom Hazikaron – in memoria dei soldati di Israele caduti in guerra . 
Quest’ ultima ricorrenza è immediatamente seguita da Yom Haazmauth, festa dell’Indipendenza dello Stato d’Israele.