venerdì 10 febbraio 2017

Tu B'shevat il Capodanno degli Alberi



Domani, 11 febbraio, e con vigilia questa sera  si celebra Tu BiShevat  anche conosciuto come Capodanno degli alberi. Il nome della festività significa 15 del mese di Shevat, ovvero il giorno centrale del mese di di Shevat.
E’ una festività minore durante la quale non vi è la proibizione di lavorare, però vi sono  alcuni divieti riguardo alla manifestazione di tristezza (durante questa ricorrenza sono ad esempio vietate le orazioni funebri).
La forma delle celebrazioni è diventata abbastanza definita solo in epoca moderna grazie al lavoro di Rabbi Y. Luria della città di Safad e dei suoi discepoli che nel 1600 elaborarono un “seder” simile a quello di Pesach:  e infatti si usano mangiare i frutti che nella Torah vengono associati alla terra di Israele.  frumento o cereali, orzo, uva, fichi, melograni, olive, datteri ed anche albicocche, mandorle, pistacchi, noci, agrumi, ecc. Viene consigliato il consumo o l'assaggio, quando possibile, di almeno 26 frutti, numero correlato al Tetragramma biblico. Il consumo dei frutti viene intercalato dalla lettura di brani della Torah e di commenti rabbinici.
Vediamo un po’ di storia:  la Torah racconta di come venne distribuita la terra di Israele alle dodici tribu' di Israele, laddove alla tribù dei Leviti e dei Cohen non venne assegnato alcun territorio dal quale ricavare sostentamento. Pertanto  vennero istituite le decime con le quali le altre tribù dovevano concorrere al sostentamento dei Leviti e dei Cohen.
La destinazione delle decime veniva decisa secondo il ciclo dei sette anni del calendario ebraico. Ogni anno una prima decima andava interamente alla tribù dei Leviti, e sulla parte rimanente di prodotto veniva applicata un'ulteriore decima che veniva differenziata a seconda dell'anno: nel terzo e sesto anno del ciclo essa veniva donata ai poveri; nel primo, secondo, quarto e quinto invece restava al produttore che, però, la doveva consumare personalmente a Gerusalemme. Il settimo anno, in quanto anno sabbatico, i prodotti della terra non vengono raccolti (eccetto quelli delle piante spontanee, non coltivate): la terra viene fatta riposare..
L'osservanza di questa regola prevedeva, però, la definizione di una sorta di inizio d'anno fiscale per calcolare a quale anno fossero da riferire i prodotti della terra e si identifico’ come inizio di anno il momento in cui le precipitazioni terminano, generalmente cominciano ad apparire i primi frutti degli alberi grazie alle piogge dell'anno precedente, la linfa formata sale dal tronco e le piante da frutta fanno sbocciare i primi fiori. In terra d'Israele questi eventi cadevano grossomodo durante la prima quindicina del mese di Shevat  e venne fissata al 15º giorno del mese di Shevat.
Considerando che le tasse sul prodotto venivano versate a raccolto avvenuto e non a Tu BiShvat, il festeggiamento rappresentava una sorta di ringraziamento per la fecondità della terra dell'anno e un'occasione di augurarsi un raccolto migliore per l'anno successivo.
 Già da inizio Novecento, in Israele, durante la festa di Tu BiShvat si usa piantare una gran quantità di alberi. Questo gesto simbolico viene associato al desiderio del popolo di Israele di rendere nuovamente verde un paese che, in epoca biblica, era descritto come stillante latte e miele, metafora per indicare un terreno rigoglioso dove l'agricoltura poteva fiorire facilmente.
E come detto, siccome Tu-BiShvat rappresenta una data importante per i precetti riguardanti la Terra di Israele, c'è l'abitudine di mangiare tutte le sette specie di frutti della terra per le quali viene lodata la Terra d'Israele: grano, orzo (frumento o cereali in genere), uva, fico, melograno, ulivo, dattero.
Alla festività di Tu BiShvat possono essere associati alcuni significati simbolici particolarmente importanti per il popolo ebraico:  l'attaccamento per la propria terra e la gioia nel poter godere dei frutti che, grazie al volere di Dio, ne sbocciano. L'attaccamento alla terra d'Israele è un tema centrale nell'ebraismo.

Una piccola nota: l’atto del piantare un albero è tenuto in  così grande considerazione che una massima rabbinica  afferma che, se vedessimo arrivare il Messia mentre stiamo piantando un albero, dovremmo finire di piantare l’albero prima di andargli incontro; poiché persino la venuta del Messia dipenderà dalla volontà e dalla capacità dell’uomo di continuare a “piantare gli alberi”, seguendo nelle azioni concrete il sentiero tracciato dal Creatore.

I rabbini si spinsero fino a sostenere che era “proibito abitare in una città priva di verde”, poiché  la contemplazione delle bellezze della natura è essenziale per lo sviluppo spirituale degli esseri umani.

domenica 29 gennaio 2017

La memoria delle Leggi Razziali


Il Giorno della Memoria è passato anche quest’anno, ma naturalmente la “memoria” non si deve limitare ad un giorno all’anno e non si deve limitare ad alcuni fatti, dimenticandone altri, altrettanto gravi.
Il 27 gennaio è stato scelto, come tutti sanno, perché  fu il giorno in cui nel 1945 venne liberato il campo di Auschwitz.
Ma i campi di sterminio non furono l’unico grande orrore ed errore. La persecuzione contro gli ebrei non fu un affare puramente germanico, né solo nazista. Dov’era l’Italia? Dove erano e cosa facevano i nostri concittadini degli anni 30-40?
Dobbiamo infatti avere il coraggio di  ricordare che l’Italia si macchio’ di un grande orrore. Nel 1938 (l’anno in cui, a novembre, in Berlino si assisteva alla Notte dei Cristalli, uno dei rastrellamenti piu terribili del periodo), veniva approvato il  DECRETO-LEGGE 17 novembre 1938-XVII, n.1728 ossia un decreto a “difesa della razza”  che prevedeva e riporto il capo II  

"Degli appartenenti alla razza ebraica
  • Art. 8. Agli effetti di legge:
    a) è di razza ebraica colui che è nato da genitori entrambi di razza ebraica, anche se appartenga a religione diversa da quella ebraica; 
    b) è considerato di razza ebraica colui che è nato da genitori di cui uno di razza ebraica e l'altro di nazionalità straniera;
    c) è considerato di razza ebraica colui che è nato da madre di razza ebraica qualora sia ignoto il padre;
    d) è considerato di razza ebraica colui che, pur essendo nato da genitori di nazionalità italiana, di cui uno solo di razza ebraica, appartenga alla religione ebraica, o sia, comunque, iscritto ad una comunità israelitica, ovvero abbia fatto, in qualsiasi altro modo, manifestazioni di ebraismo. Non è considerato di razza ebraica colui che è nato da genitori di nazionalità italiana, di cui uno solo di razza ebraica, che, alla data del 1í ottobre 1938-XVI, apparteneva a religioni diversa da quella ebraica.
  • Art. 9. L'appartenenza alla razza ebraica deve essere denunziata ed annotata nei registri dello stato civile e della popolazione. Tutti gli estratti dei predetti registri ed i certificati relativi, che riguardano appartenenti alla razza ebraica, devono fare espressa menzione di tale annotazione.Uguale menzione deve farsi negli atti relativi a concessione o autorizzazioni della pubblica autorità. I contravventori alle disposizioni del presente articolo sono puniti con l'ammenda fino a lire duemila.
  • Art. 10. I cittadini italiani di razza ebraica non possono: 
    a) prestare servizio militare in pace e in guerra;
    b) esercitare l'ufficio di tutore o curatore di minori o di incapaci non appartenenti alla razza ebraica
    c) essere proprietari o gestori, a qualsiasi titolo, di aziende dichiarate interessanti la difesa della Nazione, ai sensi e con le norme dell'art. 1 R. decreto-legge 18 novembre 1929-VIII, n. 2488, e di aziende di qualunque natura che impieghino cento o più persone, nè avere di dette aziende la direzione nè assumervi comunque, l'ufficio di amministrazione o di sindaco;
    d) essere proprietari di terreni che, in complesso, abbiano un estimo superiore a lire cinquemila;
    e) essere proprietari di fabbricati urbani che, in complesso, abbiano un imponibile superiore a lire ventimila. Per i fabbricati per i quali non esista l'imponibile, esso sarà stabilito sulla base degli accertamenti eseguiti ai fini dell'applicazione dell'imposta straordinaria sulla proprietà immobiliare di cui al R. decreto-legge 5 ottobre 1936-XIV, n. 1743. Con decreto Reale, su proposta del Ministro per le finanze, di concerto coi Ministri per l'interno, per la grazia e giustizia, per le corporazioni e per gli scambi e valute, saranno emanate le norme per l'attuazione delle disposizioni di cui alle lettere c), d), e).
  • Art. 11. Il genitore di razza ebraica può essere privato della patria potestà sui figli che appartengono a religione diversa da quella ebraica, qualora risulti che egli impartisca ad essi una educazione non corrispondente ai loro principi religiosi o ai fini nazionali.
  • Art. 12. Gli appartenenti alla razza ebraica non possono avere alle proprie dipendenze, in qualità di domestici, cittadini italiani di razza ariana. I trasgressori sono puniti con l'ammenda da lire mille a lire cinquemila.
  • Art. 13. Non possono avere alle proprie dipendenze persone appartenenti alla razza ebraica: 
    a) le Amministrazioni civili e militari dello Stato;
    b) il Partito Nazionale Fascista e le organizzazioni che ne dipendono o che ne sono controllate;
    c) le Amministrazioni delle Provincie, dei Comuni, delle Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza e degli Enti, Istituti ed Aziende, comprese quelle dei trasporti in gestione diretta, amministrate o mantenute col concorso delle Provincie, dei Comuni, delle Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza o dei loro Consorzi;
    d) le Amministrazioni delle aziende municipalizzate;
    e) le Amministrazioni degli Enti parastatali, comunque costituiti e denominati, delle Opere nazionali, delle Associazioni sindacali ed Enti collaterali e, in genere, di tutti gli Enti ed Istituti di diritto pubblico, anche con ordinamento autonomo, sottoposti a vigilanza o a tutela dello Stato, o al cui mantenimento lo Stato concorra con contributi di carattere continuativo;
    f) le Amministrazioni delle aziende annesse o direttamente dipendenti dagli Enti di cui alla precedente lettera e) o che attingono ad essi, in modo prevalente, i mezzi necessari per il raggiungimento dei propri fini, nonché delle società, il cui capitale sia costituito, almeno per metà del suo importo, con la partecipazione dello Stato;
    g) le Amministrazioni delle banche di interesse nazionale;
    h) le Amministrazioni delle imprese private di assicurazione.
    "                                                                                                                                                                                                            Ma non solo, è di quegli anni anche il Manifesto della razza. Il ministro segretario del partito fascista ricevette un gruppo di studiosi fascisti, docenti nelle università italiane, che avevano, sotto l'egida del Ministero della Cultura Popolare, redatto o aderito, alle proposizioni che fissano le basi del razzismo fascista.                                                                                                                     
                                                                                qui trovate il manifesto  http://www.storiaxxisecolo.it/fascismo/fascismorazz1.htm  in cui si diceGli ebrei non appartengono alla razza italiana. Dei semiti che nel corso dei secoli sono approdati sul sacro suolo della nostra Patria nulla in generale è rimasto. Gli ebrei rappresentano l'unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia perché essa è costituita da elementi razziali non europei, diversi in modo assoluto dagli elementi che hanno dato origine agli Italiani”
Quindi, nei nostri giorni o momenti di "memoria", non pensiamo solo ai campi nazisti o agli eccidi delle SS, l’Italia non ha fatto di meglio , alcuni italiani sì, hanno visto il giusto e lo hanno fatto, ma la nazione emanò delle leggi atroci e ingiuste. Avvalorate da studiosi che dovrebbero vergognarsi delle affermazioni fatte nei loro studi “scientifici”


Questa che segue è la lettera, toccante e profonda di Emilio Foà, cittadino italiano ed ebreo, di Torino, lettera che egli indirizzò ai propri figli Giorgio e Franco.
Su gentile concessione della nipote, che ringrazio ancora, voglio farvela leggere a ricordo di chi in allora subì sulla propria pelle la vergogna italiana 
Fino al 1938 tutta la famiglia dei Foà continuò a vivere come una famiglia assolutamente normale, com'era, d'altronde
 “Vi lascio, miei figli, un nome onorato, sappiate conservarlo anche se qualche circostanza difficile si presentasse nella vostra vita.
Dovete amare e rispettare vostra madre. Essa ha condiviso con me gioie e dolori. Essa vi ha circondato di tutta la sua tenerezza, di tutto il suo amore , ha trepidato e sofferto per voi. Essa dovra' stare sempre al centro del vostro cuore con colei che sara' la compagna della vostra esistenza e la madre dei vostri figli.
Io non conoscero' questa vostra compagna, ma le direte un giorno che l' ho benedetta, chiunque essa sia, ma purche' porti a voi le stesse virtu' che ha portato a me vostra madre.
Giorgio, ora m' indirizzo a te. Tu sei il primogenito. Sarai presto un uomo. Spero di vivere fino al giorno in cui potro' avere la certezza che sarai un uomo. Sei nato nella nostra casa, raggio di luce per i nostri cuori, ed abbiamo marciato tanto insieme. Avrei voluto esserti piu' a fianco nei tuoi studi, ma dovevamo tutti e due lavorare.
Ho assoluta fede in te e nel tuo carattere. La tua coscienza e' diritta. Sarai medico. Conoscerai molte miserie. E dovrai essere umano piu' che umano. L' umanita' del medico vale la sua sapienza: una parola, un tratto di bonta' ti conquisteranno i cuori.
Ti farai onore come se lo fara' Franco, perche' Dio vi ha dato l' intelligenza. Ma bisogna lavorare, lavorare, lavorare. E un giorno conoscerai quale profonda dolcezza da il lavoro degli uomini. Ti abbraccio Dottor Giorgio Foa' con infinita commozione.
Affido anche a te Franco. Amalo e proteggilo. Io lo lascero' a mezza strada, e tu non sai quanto questo pensiero mi tormenti. Egli e' buono, egli e' generoso. Sara' il tuo compagno piu' sicuro, sara' l' uomo che non ti tradira' mai, come tu non tradirai mai lui. Dovete fare molto cammino insieme; fatelo fraternamente, con l' esempio costante dell' affetto che ha unito me e lo zio Arturo. Io voglio morire con la certezza che sarete sempre uniti anche voi due cosi.
Franco, piccolo Franco ..per quante mattine ti diro' : presto che e' tardi, quando ti accompagno alla tua scuola elementare, e diamo il saluto alla mamma prima di uscire di casa e filiamo via per la strada che da quattro anni facciamo insieme, nel sole e nella pioggia, io felice di averti vicino, tu col pensiero , forse , ai soldatini.
Franco, tu amerai Giorgio. Egli e' il tuo fratello maggiore . Che tu sia sempre a lui legato. Dio ti accompagnera' . Prenderai anche tu la laurea, ti farai la tua posizione. Quale? Quella che l' uomo molte volte puo' avere se vuole. Ma bisogna dare tutta la nostra volonta', bisogna che ogni giorno tu possa dire: ho speso bene la mia giornata. Ti vedo in un futuro lontano ed ho l' amara infinita tristezza di non poterti vedere che cosi, ultimo piccolo figlio mio che mi sorridi e mi baci la mano se un gesto impulsivo ti sfugge, piccolo figlio che ti ho avvolto di tutta la mia protezione perche' eri la piu' fragile vita della nostra casa.
Che cosa farai ? Quale, fra le tante strade tu prenderai? Dio, fa che io possa condurti almeno alla soglia di quella che segnera' il corso della tua esistenza !
E' questa la piu' fervida preghiera che alzo a Dio in cui ho sempre fermamente creduto; nel nome del quale moriro'.
Vi abbraccio, figli miei, con impeto d' amore. E voi amatevi sempre per la memoria di vostro padre.
Papa' Torino, 21 gennaio 1937

Nel 1938, come detto,  vennero emanate le leggi razziali.  Emilio, nel '39 viene  licenziato e, nonostante i suoi sforzi per trovare un altro lavoro, tutti gli voltarono le spalle. Vista la situazione, il 4 maggio del 1939 Emilio Foà  si suicido'. Venne trovato dal figlio Giorgio, allora 18enne,  nel suo studio . Si era sparato in testa.


Aveva infatti un’assicurazione sulla vita e morire era l’unico modo per dar modo alla famiglia di avere un po’ di denaro per continuare a vivere. Scrisse esattamente 'Salvo così la mia famiglia' e poi se ne andò.

giovedì 26 gennaio 2017

27 gennaio, il ricordo della Shoà: onorare i morti difendendo i diritti di chi è vivo




Nel 1961 il grande compositore russo Šostakovič scrisse la Sinfonia n. 13 in si bemolle minore (Op. 113, Babij Jar) in memoria degli ebrei trucidati a Babij Jar appunto (“il burrone della nonna”, 33 mila ebrei trucidati in due soli giorni).
Subito il governo sovietico, con cui già il compositore aveva dei “problemi”, lo riprese facendo notare che durante la guerra morirono anche molti russi non ebrei.  La risposta di Šostakovič fu “è vero, è certamente  vero, ma io ho scritto quest’opera per ricordare gli ebrei”
Perché riporto questo piccolo aneddoto?
Perché ad ogni giorno della Memoria, sento da piu’ parti frasi del tipo “ci sono stati anche altri eccidi nella storia, perché ricordare solo il genocidio ebraico?”
E la risposta è come quella del compositore russo: certamente ci sono stati altri eccidi, ma oggi, il 27 gennaio, si ricorda la Shoà, la catastrofe del popolo ebraico e di altri gruppi di persone invise al nazismo (omosessuali, zingari, dissidenti politici, testimoni di Geova). Se vogliamo istituire la giornata della Memoria anche per altri popoli ben venga, certamente dobbiamo ricordare i drammi di ogni popolo, ma il 27 gennaio è la memoria della Shoà, di quel preciso fatto storico, non di altri.
 Il Giorno della Memoria cade il 27 gennaio di ogni anno, da quando è stato designato dalla risoluzione 60/7 dell'Assemblea delle Nazioni Unite del 1º novembre 2005, durante la 42ª riunione plenaria. 
Si è scelto il 27 gennaio poiché proprio in quel giorno, nel 1945, le truppe dell’Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschiwitz.

La macchina nazista mise in piede un portentoso piano di guerra:  la Shoà ha un elemento unico all’interno delle chiaramente tristi e denigrabili stragi di altri popoli, ed è la predeterminazione a tavolino della eliminazione di un popolo, il freddo calcolare e pianificare la distruzione dell’intero popolo ebraico. I nazisti non limitarono l’uccisione di ebrei a quelli tra costoro che avevano nazionalità tedesca o che facessero parte di un partito opposto a quello nazista., né limitarono l’uccisione a coloro che fossero di religione ebraica. Infatti per godere del triste privilegio di essere perseguitati e deportati bastava avere un nonno ebreo.  Molte persone furono deportate nei ghetti e poi nei campi senza che neppure fossero a conoscenza di avere un quarto di sangue ebraico..(evidentemente erano persone contaminate nella loro purezza e pertanto da …eliminare comunque)

La Shoà fu organizzata e portata a termine dal nazismo (ma non solo!)  mediante un complesso apparato amministrativo, economico e militare che coinvolse gran parte delle strutture di potere burocratiche del regime, con uno sviluppo progressivo, iniziò nel 1933   la segregazione degli ebrei tedeschi, e proseguì, sempre piu’ dura e violenta (ricordiamo la Notte dei Cristalli a Berlino..)  estendendosi a tutta l'Europa occupata dai nazisti e culminò con il programma denominato “soluzione finale”, cioè l’eliminazione fisica tramite camere a gas.
Fa tremare i polsi anche solo scriverne…è talmente agghiacciante che pare impossibile. Ma è, è stato.
L'annientamento degli ebrei in questa follia portata avanti sistematicamente dal nazismo non trova nella storia altri esempi a cui possa essere paragonato e per le sue dimensioni e per le caratteristiche organizzative e tecniche dispiegate dal nazismo.
Prendiamo il genocidio dei pellerossa, dei nativi americani. Certamente morirono milioni di persone e certamente abbiamo il dovere morale di ricordarle, ma la loro uccisione non venne deliberata a tavolino come finalità principale di un certo tipo di politica, i nativi americani morirono a causa dei colonizzatori, ma come conseguenza di guerre di conquista, perdita del loro ambiente, cambio dello stile di vita e soprattutto malattie, non per proposito deliberato, per programma deliberato di eliminazione.
Ecco pertanto la unicità della Shoà, la triste unicità.

La Shoà non è tuttavia responsabilità unica del nazismo, poiché in quasi ogni nazione europea vi furono collaborazionisti.
Vedasi a Parigi il grande rastrellamento del velodromo di inverno avvenuta nel luglio 1942 ad opera della  polizia francese che imprigionò in due soli giorni oltre 13.000 ebrei parigini (per poi farli deportare nei lager). Molte altre nazioni si mostrarono quanto mai solerti nel rastrellare e spesso massacrare i loro cittadini ebrei, anzi..ebrei non piu’ cittadini (Ucraina, Romania e via dicendo)
Ma anche in Italia la situazione fu terribile: le leggi razziali italiane del 1938 impietosamente distinguevano tra cittadini di serie A e cittadini di serie B, cui vennero tolti diritti civili e politici. Seguirono dal 1943 in poi i rastrellamenti di italiani ebrei.  Cosa fecero gli italiani non ebrei? Guardarono..accettarono (non tutti, ma molti, moltissimi).
Gli Usa, la GB la Russia, il Vaticano, chiusero gli occhi. 
Voltarsi di fronte ad un crimini rende complici di quel crimine.

Ma oggi raggiungiamo oggi vette di assoluta degenerazione storica: le stesse persone che onorano la memoria dei 6 milioni di ebrei sterminati, che domani saranno commossi e pronti a battersi il petto dicendo “mai piu’”, accusano al contempo  gli ebrei vivi di genocidio..e solitamente non sono ben viste le bandiere israeliane in queste commemorazioni dove al contrario spesso sbucano fuori bandiere inneggianti alla libertà della Palestina.

Premesso che il giorno della memoria non ha nulla a che vedere con le rivendicazioni –giuste o sbagliate che siano- di militanti pro Palestina, basta fare un rapido conteggio dei palestinesi oggi presenti al mondo per capire che non è in atto nessun genocidio, se consideriamo gli arabi palestinesi che alla proclamazione dello stato di Israele scelsero di andarsene divenendo rifugiati e il numero oggi di rifugiati (figli dei figli…perché come saprete, caso unico nel genere, la qualità di rifugiato palestinese passa in eredità) vediamo che sono divenuti circa 7 milioni!
I rifugiati palestinesi aumentano e  qualcuno dice che è in atto il loro genocidio?  I pellerossa hanno subito un genocidio..infatti oggi ve sono pochi individui, gli armeni hanno subito un genocidio, infatti il loro numero è diminuito e oggi si attesta a soli 8 milioni al mondo, gli ebrei hanno subito un genocidio, infatti gli ebrei in Europa e Russia si stimavano in circa 9.500.000 nel 1933  e scesero  nel   1945 a circa 3 milioni . Dove sono finiti?  Emigrati no, se non in minima parte poiché ad un  certo momento Usa e Svizzera chiusero le frontiere, e nella Palestina del Mandato Britannico vigeva il Libro Bianco ossia non era consentita l’immigrazione da parte di ebrei, se non in numero prestabilito ed esiguo.
Chiunque paragoni le guerre di difesa dello Stato di Israele a un genocidio contro la popolazione palestinese sta mistificando alla grande la verità storica e politica.

Qualcuno, lo scorso anno aveva addirittura “inventato” il “Giorno della memoria antisionista”  con una antistoricità unica nel genere.

Dovremmo ricordare e commemorare i morti della Shoà  denunciando lo Stato sionista, cioè Israele?
La logica inizia a sbriciolarsi sotto il peso dell’ignoranza, ignoranza storica e ideologica.  Il sionismo paragonato al nazismo?  Solo chi non conosce né l’uno né l’altro puo’ arrivare a tale assurdità.  Il nazismo è una ideologia che intende(va) imporre un nuovo ordine ad una Nazione (avendo tra l’altro anche manie di espansionismo) basato su totalitarismo, xenofobia e razzismo. Teorizzava e auspicava una “razza nuova”, pura, nordica, superiore. Gli altri da eliminare
Nulla di tutto cio’ appartiene al sionismo, che è invece ideologia di aspirazione ad una propria terra, alla ricostituzione di una propria Nazione, non ha elementi xenofobi, razzisti né totalitari.
Lascio alle parole di Martin Luther King la spiegazione di “sionismo”. Il pastore americano scrisse una “lettera ad un amico antisionista” affrontando proprio questo tema.
Estratto da “Letter to an Anti-Zionist Friend”, di Martin Luther King   

“(…) Tu dichiari, amico mio, che tu non odii affatto gli Ebrei, che tu sei solamente anti-sionista. Per questo dico che la verità risiede sulla cima della montagna, e che i suoi echi risuonano nelle verdi vallate della terra di Dio. Quando le persone criticano il sionismo, esse pensano agli Ebrei, e questa è  la verità di Dio.
L’antisemitismo, l’odio nei confronti del popolo ebraico, è stata e rimane una macchia sull’anima dell’umanità. Siamo pienamente convinti su  questo punto. E, di conseguenza, sappiamo anche questo: anti-sionismo significa intrinsecamente anti-semitismo, e sarà sempre così.
Perché? Per il semplice motivo che il sionismo è niente meno che il sogno e l’ideale del popolo ebraico di tornare a vivere in pace nella propria terra. Il Popolo ebraico, ce lo dicono le Scritture, un tempo ha potuto vivere unito in Israele. Gli ebrei sono stati espulsi dai tiranni romani, quegli stessi Romani che hanno crudelmente ucciso Nostro Signore. Condizionati dal pensiero della loro patria, ossessionati dal ricordo della loro nazione in cenere, il popolo ebraico è stato costretto a vagare in tutto il mondo. Ancora una volta, un’ennesima volta, il popolo ebraico è caduto nelle mani di un tiranno che lo ha sottomesso.
Il Popolo Nero conosce, amico mio,  che cosa significhi soffrire i tormenti della tirannia sotto un giogo a lui imposto. I nostri fratelli in Africa hanno pregato, invocato, chiesto, preteso il riconoscimento e la realizzazione del proprio diritto naturale a vivere in pace per diritto naturale nel proprio paese. Per chi anela a conquistare questo diritto inalienabile di tutta l’umanità, dovrebbe essere facile comprendere e sostenere il diritto del popolo ebraico a vivere sulla terra dell’antica Israele. Tutti gli uomini di buona volontà, dovrebbero esultare al compimento della promessa fatta da Dio per il suo popolo, che possa vivere nella gioia sulla sua terra “ricostruita” da loro e prima rubata.

Questo è il sionismo, niente di più, niente di meno.

Se ritieni che il Popolo ebraico meriti di avere uno Stato indipendente, allora sei un sionista. E’ così facile.
Sionismo non è una parolaccia. Si tratta di un credo che rafforza il diritto legittimo del popolo ebraico al’auto-determinazione.
Non devi essere un Ebreo per essere un sionista, allo stesso modo non è necessario essere una donna per essere una femminista, o una persona di colore per credere nella parità di diritti dei Neri.
Essere un sionista non significa ritenere che Israele sia perfetto o non faccia errori. E’ possibile sostenere l’aspirazione nazionale palestinese, e ancora essere un sionista 
 Come sionista è possibile essere in disaccordo con le politiche d’Israele, criticare apertamente il suo governo E’ possibile intervenire per sollecitare i governanti israeliani a modificare il loro operato, fino a rimostrare nei loro confronti.[ Accade ogni giorno, perché Israele democraticamente permette a ognuno di esprimere la propria opinione e non impicca i dissidenti alle gru, nota mia]
Ma non si può togliere il diritto ad Israele di esistere come Stato sovrano per il popolo ebraico.

E che cos’è l’anti-sionismo?

E’ la negazione al popolo ebraico di un diritto fondamentale, che noi reclamiamo giustamente per la gente d’Africa e che deve essere giustamente accordato a tutte le nazioni della terra. Questa è una discriminazione contro gli Ebrei, amico mio, solo perché sono ebrei. In una parola è anti-semitismo. L’antisemita coglie ogni occasione per esprimere il suo odio criminale nei confronti degli ebrei. Il tempo ha reso impopolare in Occidente proclamare apertamente il suo odio nei confronti degli ebrei. Stando così le cose, l’anti-semita deve inventare ogni volta nuove forme e nuovi preconcetti per il suo veleno.  Come dovrebbe gioire per questa nuova mascherata! Egli non odia gli ebrei, è soltanto anti-sionista. Amico mio, io non t’accuso deliberatamente di antisemitismo. So che è nel giusto chi sente come me un profondo amore per la verità e la giustizia, una repulsione per il razzismo, i pregiudizi, le discriminazioni. Ma io so che tu hai sbagliato, analogamente agli altri Stati che ritengono si possa essere anti-sionista, pur rimanendo fedeli ai principi che condividiamo sinceramente di cuore entrambi, tu ed io.
Anelo nel profondo del cuore e dell’anima che comprendiate questo. Quando le persone criticano il sionismo, si sbagliano: pensano agli Ebrei.

Martin Luther King "

 Oggi, anzi domani, chi vorrà davvero ricordare e commemorare gli ebrei morti nella Shoà (e le altre categorie di persone stigmatizzate) ha solo due cose da fare:
1.     1) stare oggi a fianco di Israele, a fianco di quegli ebrei vivi che giustamente desiderano vivere in pace nel loro Stato Nazionale.
2.   2) Condannare l’antisemitismo crescente in Europa. Mai piu’ significa questo: non accettare e non tollerare alcuna forma di antisemitismo (quindi neppure l’antisionismo). 
Onorare chi è morto si deve tradurre nel difendere i diritti di chi è vivo, garantire la libertà di pensiero, di religione, di parola ai figli ed eredi di quelle persone perseguitate. Non basta dire “mai piu’”.



martedì 24 gennaio 2017

In Palestina regnano corruzione e nepotismo



Il presidente americano Obama giusto poche ore prima della cerimonia di giuramento del suo successore, ha firmato per l'invio di ben 221 milioni di dollari ai palestinesi, soldi che verranno destinati non solo ai territori controllati dal presidente palestinese Abbas ma anche a Gaza di Hamas sotto la voce "aiuti umanitari" 
La stessa amministrazione ha stanziato  4 milioni per il programma sul cambiamento climatico e poco più di un milione per le agenzie dell'Onu. 
Nessuno si chiede mai dove vanno davvero questi soldi, anche l'Europa, Italia inclusa, versa denaro ai palestinesi, che tutto sommato se andasse a costruire scuole, comprare libri, materiali didattici, apparecchiature mediche  potrebbe essere certamente apprezzato.
Ma sono denari destinati all'aiuto della popolazione, finiscono nelle mani di Hamas (per la quale  "materiale didattico" è comprare armi e insegnare ai bambini ad ammazzare), finiscono a finanziare armi, tunnel, atti terroristici.
Ho trovato estremamente interessate l'articolo pubblicato da italiaisraeletoday.it   "In Palestina regnano corruzione e nepotismo" e vi riporto il link per poterlo leggere. Evidentemente i nostri soldi non aiutano la sanità della Palestina, laddove "La firma di un medico o delle autorità sanitarie è la merce più preziosa in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza. Questa firma permette ai pazienti di ricevere cure mediche gratuite in Israele e altri paesi.
La mancanza di regole chiare che sanciscono chi abbia diritto a questo privilegio ha agevolato una diffusa corruzione in seno al sistema sanitario palestinese" 
"Lo scandalo dei permessi medici è un’ulteriore prova del fatto che Hamas e l’Autorità palestinese sfruttano spudoratamente la loro popolazione per scopi politici e finanziari. L’Ap approfitta del suo potere per rilasciare permessi medici al fine di esercitare pressioni sui palestinesi della Striscia di Gaza affinché si rivoltino contro Hamas. I suoi funzionari vendono i permessi in cambio di moneta sonante. Hamas, che continua a tenere in ostaggio l’intera Striscia, ha le sue idee su come il denaro vada speso. Gli ospedali di Gaza sarebbero attrezzati meglio se Hamas usasse il denaro per costruire centri medici anziché tunnel utilizzati per contrabbandare armi dall’Egitto e compiere attacchi contro Israele. Se i permessi medici vengono venduti al miglior offerente palestinese, allora ci si chiede: ‘Quanto costa un permesso per fare chiarezza sul comportamento dei leader palestinesi?’."

venerdì 13 gennaio 2017

Il pericolo del giustificare il terrorismo


Alcuni giorni fa, l’8 gennaio 2017, si è verificato un ennesimo vile attentato terroristico. Un uomo alla guida di un camion è piombato addosso a un gruppo di giovani ventenni e ne ha  uccisi 4. Gesto tra l’altro molto barbaro perché dopo averli investiti, ha inserito la retromarcia ed ripassato loro sopra.
Negli ultimi tempi abbiamo visto spesso fatti del genere, dal tir a Nizza, a quello a Berlino, e sempre vi è stata giusta ed  unanime condanna del mondo.
Questa volta no, o comunque molto meno. Perché  i ragazzi in questione erano a Gerusalemme, erano militari, erano israeliani. E l’attentatore, a cui prontamente una guida turistica in loco, ha sparato uccidendolo, era palestinese.
Pertanto la condanna non è piu’ così forte, da un parte infatti molti vedono, erroneamente sia chiaro, l’oppressore, e dall’altra la figura (artatamente creata in questi decenni) del “povero palestinese a cui è stata rubata la terra”. E quindi schiere di esperti a sostenere che non è lo stesso terrorismo di Nizza o di Berlino, qui è diverso.
Ho letto commenti, di gente comune, del tenore “sono contrario all’uccisione di chiunque..ma qui in effetti..in fondo..quello Stato lì..” 
Insomma a detta di costoro, l’uccisione di cittadini israeliani sarebbe meno grave dell’uccisione di francesi o tedeschi o italiani ecc..perchè il loro Stato è “cattivo, fa gli insediamenti” ecc. insomma le solite infondate e antistoriche accuse che si muovono ad Israele.
Seguendo la logica di questi soggetti, dovremmo uccidere (e non sarebbe grave)  ogni cinese che vediamo, perché be’, sapete la Cina è quel terribile Stato che ha occupato (lui sì ha davvero occupato) il Tibet, ha violato per decenni i basilari diritti umani, dovremmo poter uccidere ogni russo che vediamo perché la Russia ha invaso l’Ucraina, occupa le isole Curili giapponese, ha per decenni segregato i dissidenti al regime politico (e anche oggi i diritti umani non sono così rispettati), dovremmo poter uccidere  ogni iraniano, ogni saudita e via dicendo perché i loro Stati sono costantemente indicati come i maggiori violatori dei diritti umani!  Dovremmo poter uccidere anche i gazawi..pechè il loro Stato sostiene e da’ vita ad Hamas, uno dei peggiori gruppi terroristici.
Ma voi, lo fareste? Uccidereste qualcuno per il semplice fatto che lo Stato di cui è cittadino fosse, diciamo, poco virtuoso? lo riterreste moralmente giustificato?
Io no, perché se la Cina o la Russia o il Cile o un qualunque altro paese si dovesse macchiare di crimini, cio’ non potrebbe MAI significare che qualcuno sia autorizzato ad ucciderne i cittadini, né che la morte di quei cittadini abbia meno valore rispetto a quella di altre persone.
Non starò qui a ripetere che i) Israele non occupa alcun territorio di altro Stato, ii) che è dal 1948 che si offre alla parte palestinese uno Stato e che questi lo hanno sempre rifiutato perché molto piu’ interessati a distruggere quello altrui, non starò a ripetere che iii)questa situazione di “profughi palestinesi” non ha nessuna emergenza di tipo umanitario ma piuttosto è una  macchina da soldi che non vogliono certamente perdere.
Così come non entrerò nel merito della recente risoluzione Onu che condanna gli insediamenti poiché  proviene da quella stessa organizzazione che ha nel consiglio di Sicurezza paesi come Cina e Russia che bellamente occupano davvero stati altrui senza che nessuno se ne scandalizzi. Proviene da quella stessa Onu che nella nella Commissione dei Diritti dell'Uomo vede sedere Bangladesh China Cuba Iraq Qatar Arabia Saudita, Emirati arabi e Venezuela. Praticamente come fare una commissione per i diritti del topo formata da soli gatti!
Possiamo ritenere credibile tale organizzazione? Possiamo ritenere corrette, eque, e imparziali le sue risoluzioni?  Chiaramente no
Pertanto resta il fatto dell’ennesimo attentato terroristico del filone  islamico/jihadista avvenuto a Gerusalemme, in cui il terrorista, un ragazzo palestinese di 28 anni è stato fermato da un cittadino israeliano che si trovava in loco.  Non ci sono giustificazioni di nessun tipo a fronte di un gesto di terrorismo così deliberato. 
Naturalmente, mentre Israele piangeva queste quattro giovani vite, Hamas festeggiava a dolci e pasticcini ed esaltava l’attentatore come modello ed eroe.  
E’ un attentato del terrore, come gli altri avvenuti in Europa, è ancor piu’ scioccante semmai proprio per la gioia manifestata da alcuni per queste uccisioni.

In ogni caso, ho trovato questa bellissima risposta dell’Ambasciatore israeliano a Roma, Ofer Sachs, diretta a La repubblica e testualmente la riporto. 
Caro Direttore, ho letto con delusione l'articolo di Renzo Guolo pubblicato lunedì sul suo quotidiano. L'autore insiste a mettere in correlazione questioni politiche che sono oggetto di contenzioso fra Israele e i Palestinesi.
Critica il legame delineato dal primo ministro Netanyahu fra l'attentatore palestinese dì Gerusalemme e l'Isis. Ma è evidente a qualsiasi persona avveduta che l'utilizzo dì camion come mezzi per compiere attentati di massa non viene fuori dal nulla, e che l'attentatore ha bensì tratto ispirazione dai simili attentati compiuti a Berlino e a Nizza. Inoltre, l'attentatore ha ripetutamente espresso simpatia e solidarizzato con l'Isis sui social network, e, come noto, un attentato "in stile Isis" non richiede certo alcuna "ufficiale" affiliazione all'organizzazione.
Quanto invece alla distinzione operata dall'autore fra Hamas, che ha festeggiato l'attentato terroristico a Gerusalemme, e Isis, è bene ricordare che Hamas è riconosciuta come organizzazione terroristica da Ue e Usa e che essa è responsabile dì molte centinaia di vittime di attentati terroristici in ristoranti, autobus, locali, discoteche, hotel. Il fatto, inoltre, che vi siano delle divergenze ideologiche fra Hamas e Isis, come ve ne sono fra Isis e Al Qaeda, o fra decine di altre organizzazioni jihadiste attive nel mondo, non vuol dire affatto che Hamas non costituisca un ulteriore ramo di quello stesso albero avvelenato che è l'Islam radicale jihadista, che predica il terrorismo per l'uccisione di persone innocenti.
Tengo a sottolineare, infine, che Israele e il suo governo chiaramente non sono immuni da critiche. Un aspro e lungo dibattito sulla questione israelo-palestinese è in atto anche in seno alla società israeliana. La soluzione del conflitto israelo-palestinese è un interesse di entrambe le parti, e non sono certo necessarie prediche di morale.
Il tentativo di estrapolare una questione di una contesa, nello specifico quella degli insediamenti, di isolarla e trasformarla nell'unica questione su cui si fonda il conflitto israelo-palestinese è illusorio nel migliore dei casi, o nel peggiore è malafede. Vi sono molte altre questioni: Gerusalemme, il riconoscimento del diritto del popolo ebraico a uno Stato sovrano, il diritto del ritorno, i confini, la campagna d’istigazione palestinese alla violenza, le esigenze di sicurezza.
All'autore non verrebbe mai in mente di affermare che una delle suddette questioni, che stanno tanto a cuore agli israeliani (come l'istigazione palestinese alla violenza, o la sicurezza, per esempio), possa costituire una giustificazione per qualsiasi azione terroristica da parte di un cittadino israeliano contro il popolo palestinese. Quando, malauguratamente, anche a margine della società israeliana dei civili hanno agito con estrema violenza o terrorismo nei confronti dei nostri vicini palestinesi, l'establishment e la società israeliana tutta hanno condannato e non festeggiato, e il sistema giudiziario ha processato e punito i responsabili con la dovuta severità.
Non si può considerare il terrorismo con una doppia morale, perché il terrorismo è terrorismo, senza alcuna giustificazione, e, come ha ribadito il Presidente del Consiglio Gentiloni, «dovunque colpisca il terrorismo, colpisce tutti noi. Per questo continueremo a combatterlo senza tregua»."


mercoledì 28 dicembre 2016

Il Foglio "Netanyahu è certo della premeditazione di Obama"



Una interessante analisi sull'astensione al voto da parte degli Usa nella risoluzione del Consiglio di Sicurezza 2334 di venerdi 23 dicembre.
Netanyahu non avrebbe dubbi sul fatto che l’Amministrazione Obama preparasse da tempo la decisione “vergognosa” di astenersi al voto della risoluzione che condanna la politica degli insediamenti di Israele in Cisgiordania e Gerusalemme est. 
“L’Amministrazione Obama ha iniziato questo processo – ha detto il premier – l’ha promosso, l’ha coordinato e ha chiesto che passasse”. 
Erano 36 anni che, in seguito al veto americano, non veniva approvata all’Onu una risoluzione di condanna dei settlement, e pochi pensano che si tratti di una decisione dell’ultimo minuto. Gli Usa naturalmente negano

" Di fronte alle tante bozze di risoluzione circolate all’Onu nell’ultimo anno, i diplomatici israeliani hanno definito gli ultimi mesi di governo di Obama una “kill zone”, racconta il Wall Street Journal: con la vittoria di Donald Trump, il presidente si sarebbe sentito libero di mostrare la sua politica reale – ostile – nei confronti di Israele. Grande preoccupazione aveva creato il discorso del 4 dicembre di John Kerry, segretario di stato.
Kerry aveva definito gli insediamenti “un ostacolo alla pace”, come è scritto anche nella risoluzione 2334. L’incontro, qualche giorno dopo, del segretario di stato americano con il capo dei negoziatori palestinesi, Saeb Erekat, ha convinto la diplomazia di Israele che fosse in corso una “collusione” contro Netanyahu tra americani e palestinesi. 
A guidare l’iniziativa sulla definizione di “illegalità” degli insediamenti è stato l’Egitto, membro non permanente del Consiglio di sicurezza, che aveva “messo in blu” la risoluzione – pronta per il voto – mercoledì sera. A quel punto la tentazione di astenersi da parte dell’America è risultata chiara in Israele: Netanyahu (che è anche ministro degli Esteri) ha chiamato Kerry al telefono, senza ottenere alcuna garanzia (“gli amici non se la prendono con gli amici al Consiglio di sicurezza”), e così si è rivolto al futuro presidente Trump  che è intervenuto su Twitter ribadendo la necessità del veto e ha telefonato al rais egiziano, Abdel Fattah al Sisi, chiedendo e ottenendo una proroga del voto
Ma di fronte al tentennamento dell’Egitto, Malesia, Nuova Zelanda, Senegal e Venezuela hanno preso in mano la risoluzione e organizzato il voto, passato con 14 voti a favore (compreso l’Egitto), zero contrari, l’astensione americana, un grande applauso e una spiegazione dell’ambasciatrice americana all’Onu, Samantha Power, del perché dell’astensione. 
Il premier israeliano ieri ha detto che Israele “non mostrerà l’altra guancia” e ha convocato nel giorno di Natale gli ambasciatori di dieci dei paesi che hanno votato per la risoluzione, compreso l’ambasciatore americano Daniel Shapiro. Netanyahu ha predisposto delle misure contro quelle agenzie dell’Onu che continuano a mostrare ostilità nei confronti di Israele, e lavora per una risoluzione che fissi alcune regole per i dipendenti dell’Onu rendendoli responsabili per ogni dichiarazione che eccede il loro mandato, che incitino alla violenza o siano antisemite. La reazione di Israele non è dettata tanto dalla natura della risoluzione 2334, che non è vincolante, quanto dalle ripercussioni legali e dalla possibilità che questa svolta americana consolidi una strategia anti Israele già in atto in Europa.
Poi c’è Obama. La discordia tra il presidente e Netanyahu è leggendaria, abbiamo sentito diplomatici di lungo corso usare espressioni terribili per definire il rapporto tra i due leader; sappiamo che da tempo Washington fa pressioni su Israele per gli insediamenti. Ma un’astensione all’Onu è più di una ratifica di un rapporto deturpato, è anche più, come scrive il Wall Street Journal, di un’espressione “della petulanza di Obama”: è la dimostrazione di un’enorme “animosità”. Che trova riscontri da molte parti, in Israele e in Europa, dove si celebra – vedi il resoconto del Monde – la “fine del l’impunità diplomatica” di Israele, e del detestato premier Netanyahu"
(Paola Pedruzzi, Il Foglio)

Si profila l'ipotesi tutt'altro che irrealistica di un vero tranello sortito contro Israele, ultimo atto di un Presidente Usa che ha sempre mostrato ostilità verso Israele e il suo Governo.
L'amministrazione Obama ha sempre puntato molto sul congelamento della costruzione degli insediamenti, come fosse unico requisito necessario per la pace tra israeliani e palestinesi.
Eppure basta vedere cosa è accaduto dopo il ritiro israeliano da Gaza. La città è diventata un covo per il terrorismo di Hamas.  La stessa cosa accadrebbe nella Cisgiordania.  Ed è follia pensare che non sarebbe così.
Non per supponenza, ma la visione di Obama sulla questione non è affatto realistica nè condivisibile.
La mossa, preordinata o meno del 23 dicembre all'Onu,  resta una vigliaccata, e verso Israele, e verso il successore alla Presidenza Usa.
Meglio farebbe l'uscente Obama a dedicarsi a scrivere biglietti di saluti, nella speranza di non ritrovarlo, come da voci percepite, quale prossimo segretario generale dell'Onu

lunedì 26 dicembre 2016

Il colpo di coda di un presidente finito: Obama e la risoluzione contro Israele




Venerdi 23 dicembre il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha emanato una risoluzione sui famosi “insediamenti israeliani”  condannandoli come “illegali”  ove previsti nei “territori palestinesi occupati” . Si badi che tra questi “territori” l’onu inserisce anche Gerusalemme Est, cioè una parte della capitale dello Stato di Israele (un po’ come se ci dicessero che Roma non è italiana ma è un territorio occupato illegalmente  perché di appartenenza dello Stato del vaticano, il che sarebbe piu’ corretto che definire Gerusalemme una città araba palestinese poiché prima dello Stato di Israele, in palestina non vi è mai stata una nazione Palestinese)
 “Israele rifiuta l’indegna risoluzione anti-israeliana delle Nazioni Unite e non vi si atterrà”. Questo il comunicato diffuso venerdì sera dall’ufficio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu dopo l’approvazione della suddetta risoluzione
Durissima, ma condivisibile, la presa di posizione israeliana “Il Consiglio di Sicurezza che ha approvato, con l’astensione degli Stati Uniti, questa risoluzione non fa nulla da cinque anni per fermare il massacro di mezzo milione di persone in Siria, ma non trova di meglio che rivolgere le sue attenzioni contro Israele, unica vera democrazia in Medio Oriente, e definire il Muro del Pianto “territorio occupato”. E aggiungono: “L’amministrazione Obama non solo non ha protetto Israele dalla fissazione ossessiva delle Nazioni Unite, ma ha anche collaborato con le Nazioni Unite alle spalle di Israele. Israele attende con ansia di lavorare con il neoeletto presidente Donald Trump e con tutti gli amici nel Congresso, repubblicani e democratici, per sventare gli effetti nocivi di questa risoluzione assurda”.
“Votando a favore di questa risoluzione – ha dichiarato l’ambasciatore d’Israele alle Nazioni Unite, Danny Danon – avete di fatto votato no: no ai negoziati, no al progresso e a una vera possibilità di vita migliore per israeliani e palestinesi. Avete votato no alla concreta possibilità di pace”.

David Horovitz sul Times of Israel  scrive “la decisione dell’amministrazione Obama contraddice la posizione tenuta per decenni dagli Stati Uniti secondo cui le divergenze fra israeliani e palestinesi (compresa la questione dei confini definitivi) possono essere risolte solo attraverso i negoziati e non con l’imposizione di diktat dall’esterno. La decisione si fa beffe degli impegni e delle posizioni precedenti della stessa amministrazione Obama, in particolare quando cinque anni fa bloccò con il veto una risoluzione del tutto simile a questa, spiegando che il Consiglio di Sicurezza “non è la sede giusta per affrontare le questioni che devono essere risolte dalle parti stesse”. 

Ma perché Israele è tanto arrabbiata per l’astensione Usa? Per capirlo è necessario spiegare in poche parole come funziona il consiglio di sicurezza dell’Onu
L’Onu è dotata di una Assemblea, in cui sono rapresentati tutti gli Stati membri e tutti hanno diritto al voto, e dal Consiglio di Sicurezza, il cui scopo è stabilito dall'articolo 24 dello Statuto delle Nazioni Unite, "la responsabilità principale del mantenimento della pace e della sicurezza internazionale".
Il Consiglio 15 membri, di cui  5 membri permanenti e 9 a rotazione tra tutti i paesi membri dell’Onu.
Chi sono i 5 paesi membri permanenti?  Sono i Paesi che fondarono l’Onu, i Paesi che vinsero al Seconda Guerra Mondiale: Usa, GB, Russia, Francia, Cina (fino al 1971 Taiwan)
Ogni decisione per essere approvata ha bisogno della maggioranza di almeno 9 dei 15 membri. Ma, attenzione, ogni membro permanente ha il diritto di veto, ossia basta che uno dei paesi tra Cina, Russia, Usa, Francia o GB dica “no, pongo il voto” e anche se tutti gli altri 14 paesi fossero a favore, la decisione non passa.
Venerdi il Consiglio di Sicurezza  ha emanato una discutibile risoluzione, e si resta stupefatti che l’amministrazione Obama si sia astenuta, non abbia posto il veto a una risoluzione tanto bislacca, che va contro non solo ad Israele ma anche alle possibilità di distensione

Secondo la risoluzione, gli insediamenti "costituiscono una flagrante violazione del diritto internazionale e un grande ostacolo per costruire la soluzione dei due stati, così come una pace giusta, duratura e completa". Inoltre, il Consiglio ribadisce che non riconoscerà alcuna modifica alle linee tracciate nel 1967 salvo diverso accordo tra le due parti attraverso i negoziati. Così, condanna "tutte le misure volte ad alterare la composizione demografica, il carattere e lo stato del territorio palestinese occupato dal 1967, compresa Gerusalemme Est, in cui accadono confische e  demolizioni di case palestinesi.
Dimenticando tuttavia che le linee del 1967 non sono confini di stato, né lo erano quelle del 1949, pure linee armistiziali, crollate nel momento in cui gli Stati arabi hanno tentato di distruggere Israele.
L’Onu mostra di non avere conoscenza storica né geografica, oltre che etnica, perché  i “palestinesi” sono proprio gli ebrei, divenuti “israeliani” solo nel 48 quando nacque il loro Stato.

La reazione di Israele è giunta puntuale, con l'ambasciatore presso il Palazzo di Vetro che ha parlato di "risoluzione scandalosa": "Né il Consiglio di sicurezza dell'Onu né l'Unesco possono spezzare il legame fra il popolo di Israele e la terra di Israele", ha affermato Danny Danon. In merito all'astensione americana Danon ha messo in evidenza che "ci si attendeva che il maggiore alleato agisse in linea con i valori che condividiamo e che mettesse il veto su una scandalosa risoluzione. Non ho dubbi sul fatto che la nuova amministrazione americana e il nuovo segretario generale dell'Onu apriranno una nuova era in termini di relazioni dell'Onu con Israele".

"Gli Stati Uniti hanno abbandonato Israele, il loro unico alleato in Medio Oriente", ha dichiarato il ministro per le Infrastrutture Pubbliche e l'Energia ed esponente di punta del Likud, Yuval Steinitz.

Ed ecco come si è espresso il Premier Benjamin Netanyahu
“ Cittadini di Israele, vorrei rassicurarvi. La risoluzione che è stata adottata ieri alle Nazioni Unite è distorta e vergognosa, ma la supereremo. La risoluzione stabilisce che il quartiere ebraico della Città Vecchia di Gerusalemme è 'territorio occupato'. Questa affermazione  è delirante.
La risoluzione stabilisce che il Muro Occidentale è 'territorio occupato'. Anche questo è delirio. Non c'è niente di più assurdo che chiamare territorio il Muro Occidentale e il quartiere ebraico “occupati”.
Vi è un tentativo qui, che non avrà successo, di imporre la terminologia di “insediamento permanente” su Israele.
Si potrebbe ricordare che l'ultimo che ha cercato di fare questo fu  Carter, un presidente estremamente ostile a Israele, e che proprio di recente ha detto che Hamas non è un'organizzazione terroristica. Carter fece passare decisioni radicali contro di noi alle Nazioni Unite simili a quella recente. Ci opponemmo anche allora.
Tutti i presidenti americani da Carter in poi hanno accolto l'impegno americano a non cercare di dettare i termini di cosa sia “insediamento” o meno in Israele al Consiglio di Sicurezza. E ieri, in piena contraddizione di questo impegno, compreso un impegno esplicito dello stesso presidente Obama nel 2011, l'amministrazione Obama ha effettuato una manovra anti-Israele vergognosa alle Nazioni Unite.

Vorrei dirvi che la risoluzione che è stata adottata, non solo non porta la pace più  vicino,ma anzi la spinge più lontano.
Forse la verità fa male. Pensate a questa assurdità, mezzo milione di esseri umani vengono massacrati in Siria. Decine di migliaia di persone vengono massacrati in Sudan. L'intero Medio Oriente sta andando in fiamme e l'amministrazione Obama e il Consiglio di Sicurezza scelgono di coalizzarsi contro l'unica democrazia in Medio Oriente - lo Stato di Israele. Che vergogna.
Amici miei, vorrei dirvi, la prima notte di Chanukah, che noi rifiutiamo questa risoluzione a titolo definitivo, proprio come abbiamo respinto la risoluzione delle Nazioni Unite che ha determinato che il sionismo era una forma di  razzismo. Ci è voluto tempo, ma quella risoluzione è stata revocata; ci vorrà del tempo, ma anche questo sarà risolto.
Ora vi dirò come sarà annullata. Sarà annullata non a causa dei nostri ritiri, ma a fronte della nostra fermezza e quella dei nostri alleati.
Vi ricordo che ci siamo ritirati da Gaza, sradicato le comunità ebraiche lì presenti. Forse questo ci è stato riconosciuto dalle Nazioni Unite? Ha fatto migliorare le nostre relazioni alle Nazioni Unite? No, anzi siamo stati colpiti con migliaia di razzi da Gaza e alle Nazioni Unite siamo stati colpiti con il rapporto Goldstone!
Così vi dirò ciò che è chiaro, lo so, per la stragrande maggioranza dei cittadini israeliani: abbiamo imparato questa lezione, e noi non ci cascheremo piu’.   Ma voglio anche dire un'altra cosa: non siamo soli. Ho parlato ieri sera con molti leader americani. Mi ha fatto piacere sentire da parte dei membri del Congresso americano, da democratici e repubblicani, che si troveranno a combattere una guerra a tutto campo contro questa risoluzione con tutto il potere a loro disposizione. Ho sentito le stesse cose anche da parte dei nostri amici nella nuova amministrazione, che ha detto che si troveranno a combattere una guerra a tutto campo contro la risoluzione. E ho sentito questo dall’ opinione pubblica americana e la politica americana - repubblicani, democratici, ebrei e non ebrei. I leader del Congresso e l'amministrazione americana in arrivo, mi hanno detto in modo inequivocabile: 'Siamo stufi di questo e non continuerà. Cambieremo questa risoluzione. Non permetteremo a nessuno di danneggiare lo Stato di Israele '. Essi dichiarano la loro intenzione di approvare una legge per punire i paesi e gli organismi che cercano di danneggiare Israele. Si dice che questo comprenderà anche la stessa ONU. Vi ricordo che l'Onu riceve un quarto, il 25%, del suo bilancio dagli soli Stati Uniti.
Nel mio più recente discorso alle Nazioni Unite, nel mese di settembre, ho detto che la tempesta era prevedibile proprio alle Nazioni Unite e da lì si deve migliorare, dalle Nazioni Unite. La risoluzione che è stata approvata in sede Onu di ieri fa parte del canto del cigno del vecchio mondo che è prevenuto contro Israele, ma, amici miei, stiamo entrando in una nuova era. E proprio come ha detto il presidente eletto Trump ieri, accadrà molto prima di quanto si pensi. Nella nuova era c'è un prezzo molto più elevato per coloro che tentano di danneggiare Israele, e che il prezzo sarà preteso non solo dagli Stati Uniti, ma da Israele.
Due paesi con i quali abbiamo rapporti diplomatici hanno cosponsorizzato la risoluzione contro 
di noi alle Nazioni Unite; pertanto, ho ordinato ieri che i nostri ambasciatori sono richiamati 
da Senegal e dalla Nuova Zelanda. Ho ordinato che tutta l'assistenza di Israele al Senegal dovrà 
essere fermato, e daremo piu’ sostegno a questo Paese. 
Coloro che lavorano con noi trarranno vantaggio perché Israele ha molto da dare ai paesi del mondo. Ma chi lavora contro di noi non avrà piu’ vantaggi da noi - perché ci sarà un prezzo diplomatico ed economico per le loro azioni contro Israele.
Inoltre, ho incaricato il ministero degli Esteri di completare, entro un mese, una rivalutazione di tutti i nostri contatti con le Nazioni Unite, compreso il finanziamento di Israele alle istituzioni delle Nazioni Unite e la presenza di rappresentanti delle Nazioni Unite nel nostro paese. Ma io non aspetto e  già ora ho ordinato di fermare circa 30 milioni di NIS quali finanziamento per cinque istituzioni delle Nazioni Unite, cinque organi delle Nazioni Unite che sono particolarmente ostili a Israele. Ho già ordinato che i finanziamenti saranno fermati e non ci saranno piu’. 
Vogliamo migliorare le nostre relazioni con le nazioni del mondo. Ma ci vorrà più tempo, e ho detto anche questo, il miglioramento delle relazioni  con i paesi dei cinque continenti si riflette anche nelle loro decisioni in istituzioni internazionali come le Nazioni Unite.
 Ma vorrei dire un'altra cosa, e ascoltate attentamente quello che sto dicendo. Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, è molto probabile che la risoluzione scandalosa di ieri sera accelererà questo processo, perché è la goccia che ha fatto traboccare il vaso. La risoluzione di ieri sera è una chiamata alle armi per tutti i nostri molti amici negli Stati Uniti e nel resto del mondo, gli amici che sono stufi della ostilità delle Nazioni Unite nei confronti di Israele, e che intendono portare un cambiamento fondamentale nelle Nazioni Unite. Pertanto, questa sera vi dico nel linguaggio delle nostre fonti, il dolce sarà ancora uscita dalla amaro e coloro che vengono a maledire saranno coloro che ci benediranno”
 
Intanto ieri, 25 dicembre, per la giornata di Natale il premier israeliano Benjamin Netanyahu, che conserva anche la titolarità degli Esteri, ha convocato, individualmente, tutti gli ambasciatori dei Paesi che hanno votato a favore della risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu contro le colonie in Cisgiordania, per esprimergli il forte disappunto del suo governo.
 
Qualcuno avrà storto il naso sulla convocazione nel giorno di natale, ma io credo che sia stato appositamente scelta questa data.  Israele ha sempre mostrato grande rispetto per ogni confessione religiosa, e ogni religione è liberamente praticabile in Israele (cosa non tanto scontata nel resto del Medio Oriente), Netanyhau ha evidentemente scelto di mostrare il pugno forte proprio a quei paesi che si mostrano ostili ad Israele. Del resto il porgere l’altra guancia non funziona quasi mai.  Ma vi è anche da dire che i fatti richiedevano una presa di posizione immediata. 
Il nostro Primo Ministro ha fatto gli auguri di Hanukkah agli ebrei presenti in Italia e nel Mondo?  Perché il suo omologo israeliano lo ha fatto, lo fa ogni anno. E permette ad ogni cristiano di praticare liberamente la propria fede.
In Europa siamo giunti invece a chiedere agli ebrei di nascondersi, di non esporre in modo visibile
ad esempio la chippà..per non essere aggrediti..
E’ necessario scegliere da che parte stare, non per odio verso qualcuno (giacchè stare con Israele non è e non deve essere odiare gli arabi o gli islamici o i palestinesi) ma per senso di giustizia e correttezza verso chi è osteggiato da sempre e ingiustamente. Io scelgo la giustizia, scelgo di stare di Israele, ogni giorno.