venerdì 10 febbraio 2017

Tu B'shevat il Capodanno degli Alberi



Domani, 11 febbraio, e con vigilia questa sera  si celebra Tu BiShevat  anche conosciuto come Capodanno degli alberi. Il nome della festività significa 15 del mese di Shevat, ovvero il giorno centrale del mese di di Shevat.
E’ una festività minore durante la quale non vi è la proibizione di lavorare, però vi sono  alcuni divieti riguardo alla manifestazione di tristezza (durante questa ricorrenza sono ad esempio vietate le orazioni funebri).
La forma delle celebrazioni è diventata abbastanza definita solo in epoca moderna grazie al lavoro di Rabbi Y. Luria della città di Safad e dei suoi discepoli che nel 1600 elaborarono un “seder” simile a quello di Pesach:  e infatti si usano mangiare i frutti che nella Torah vengono associati alla terra di Israele.  frumento o cereali, orzo, uva, fichi, melograni, olive, datteri ed anche albicocche, mandorle, pistacchi, noci, agrumi, ecc. Viene consigliato il consumo o l'assaggio, quando possibile, di almeno 26 frutti, numero correlato al Tetragramma biblico. Il consumo dei frutti viene intercalato dalla lettura di brani della Torah e di commenti rabbinici.
Vediamo un po’ di storia:  la Torah racconta di come venne distribuita la terra di Israele alle dodici tribu' di Israele, laddove alla tribù dei Leviti e dei Cohen non venne assegnato alcun territorio dal quale ricavare sostentamento. Pertanto  vennero istituite le decime con le quali le altre tribù dovevano concorrere al sostentamento dei Leviti e dei Cohen.
La destinazione delle decime veniva decisa secondo il ciclo dei sette anni del calendario ebraico. Ogni anno una prima decima andava interamente alla tribù dei Leviti, e sulla parte rimanente di prodotto veniva applicata un'ulteriore decima che veniva differenziata a seconda dell'anno: nel terzo e sesto anno del ciclo essa veniva donata ai poveri; nel primo, secondo, quarto e quinto invece restava al produttore che, però, la doveva consumare personalmente a Gerusalemme. Il settimo anno, in quanto anno sabbatico, i prodotti della terra non vengono raccolti (eccetto quelli delle piante spontanee, non coltivate): la terra viene fatta riposare..
L'osservanza di questa regola prevedeva, però, la definizione di una sorta di inizio d'anno fiscale per calcolare a quale anno fossero da riferire i prodotti della terra e si identifico’ come inizio di anno il momento in cui le precipitazioni terminano, generalmente cominciano ad apparire i primi frutti degli alberi grazie alle piogge dell'anno precedente, la linfa formata sale dal tronco e le piante da frutta fanno sbocciare i primi fiori. In terra d'Israele questi eventi cadevano grossomodo durante la prima quindicina del mese di Shevat  e venne fissata al 15º giorno del mese di Shevat.
Considerando che le tasse sul prodotto venivano versate a raccolto avvenuto e non a Tu BiShvat, il festeggiamento rappresentava una sorta di ringraziamento per la fecondità della terra dell'anno e un'occasione di augurarsi un raccolto migliore per l'anno successivo.
 Già da inizio Novecento, in Israele, durante la festa di Tu BiShvat si usa piantare una gran quantità di alberi. Questo gesto simbolico viene associato al desiderio del popolo di Israele di rendere nuovamente verde un paese che, in epoca biblica, era descritto come stillante latte e miele, metafora per indicare un terreno rigoglioso dove l'agricoltura poteva fiorire facilmente.
E come detto, siccome Tu-BiShvat rappresenta una data importante per i precetti riguardanti la Terra di Israele, c'è l'abitudine di mangiare tutte le sette specie di frutti della terra per le quali viene lodata la Terra d'Israele: grano, orzo (frumento o cereali in genere), uva, fico, melograno, ulivo, dattero.
Alla festività di Tu BiShvat possono essere associati alcuni significati simbolici particolarmente importanti per il popolo ebraico:  l'attaccamento per la propria terra e la gioia nel poter godere dei frutti che, grazie al volere di Dio, ne sbocciano. L'attaccamento alla terra d'Israele è un tema centrale nell'ebraismo.

Una piccola nota: l’atto del piantare un albero è tenuto in  così grande considerazione che una massima rabbinica  afferma che, se vedessimo arrivare il Messia mentre stiamo piantando un albero, dovremmo finire di piantare l’albero prima di andargli incontro; poiché persino la venuta del Messia dipenderà dalla volontà e dalla capacità dell’uomo di continuare a “piantare gli alberi”, seguendo nelle azioni concrete il sentiero tracciato dal Creatore.

I rabbini si spinsero fino a sostenere che era “proibito abitare in una città priva di verde”, poiché  la contemplazione delle bellezze della natura è essenziale per lo sviluppo spirituale degli esseri umani.

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