venerdì 29 gennaio 2016

Palestinesi: Ignoranza e pregiudizi dei media occidentali

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Di recente, due giornalisti occidentali hanno chiesto di essere accompagnati nella Striscia di Gaza per intervistare i coloni ebrei che vi abitano.
No, questo non è l'inizio di una barzelletta. Questi giornalisti si trovavano in Israele alla fine del 2015 ed erano terribilmente seri.
Immaginate il loro imbarazzo quando gli è stato fatto notare che Israele si era ritirato da Gaza dieci anni fa.
Bisogna avere un po' di comprensione per loro. I colleghi stranieri erano dei novellini che volevano far colpo recandosi in luoghi "pericolosi" come la Striscia di Gaza per informare sui "coloni" che abitano lì. La loro richiesta, però, non ha colto nessuno di sorpresa, nemmeno i miei colleghi del posto.
Questi "giornalisti paracadutati", come vengono a volte chiamati, sono catapultati nella regione senza essere informati sui fatti essenziali del conflitto israelo-palestinese. Purtroppo, i corrispondenti come questi sono, più che l'eccezione, la norma. Questo mi ricorda un giornalista britannico particolarmente incompetente.
Quando Israele uccise nel 2004 lo sceicco Ahmed Yassin, fondatore e leader spirituale di Hamas, un quotidiano inglese inviò a Gerusalemme un cronista di nera per coprire l'evento. Per lui, la regione e anche Hamas erano territori inesplorati. I suoi superiori lo avevano mandato in Medio Oriente, egli disse, perché nessun altro era disposto ad andarvi.
Ebbene, il nostro eroe riferì dell'assassinio di Ahmed Yassin comodamente seduto al bar dell'American Colony Hotel, scrivendo nel pezzo di trovarsi nella Striscia di Gaza e di aver intervistato i parenti del leader di Hamas ucciso.

A volte, mi sento come una specie di parafulmine per queste storie. Un collega di Ramallah mi ha raccontato che qualche anno fa un corrispondente alle prime armi gli aveva chiesto di aiutarlo a preparare un'intervista a Yasser Arafat. Solo che Arafat era morto da molti anni. Fresco di scuola di giornalismo e ignorante in fatto di Medio Oriente, il novello giornalista era considerato dai suoi superiori un ottimo candidato per occuparsi del conflitto israelo-palestinese.
Dopo trent'anni che svolgo questa professione, conosco bene i giornalisti di questo tipo. Essi salgono su un aereo, leggono un articolo o due sul Times e si sentono pronti a fare gli esperti del conflitto israelo-palestinese.

Alcuni di loro mi hanno perfino assicurato che prima del 1948 esisteva uno Stato palestinese con Gerusalemme Est come sua capitale. Come i giovani colleghi male informati che nel 2015 volevano intervistare gli inesistenti coloni ebrei nella Striscia di Gaza, questi giornalisti furono alquanto sconcertati nell'apprendere che prima del 1967 la Cisgiordania era sotto il controllo della Giordania, mentre la Striscia di Gaza era governata dall'Egitto.
C'è qualche differenza tra un cittadino arabo di Israele e palestinese della Cisgiordania o della Striscia di Gaza? I miei colleghi stranieri potrebbero non essere in grado di dirlo. Lo Statuto di Hamas afferma davvero che il movimento islamista cerca di rimpiazzare Israele con un impero islamico? Se così fosse, i miei colleghi internazionali forse non saprebbero rispondere.
Un'illustre giornalista, diversi anni fa, chiese di visitare la città "distrutta" di Jenin, dove "migliaia di palestinesi furono massacrati da Israele nel 2002". La collega si riferiva all'operazione delle IDF nel campo profughi di Jenin, dove 60 palestinesi, molti dei quali armati, e 23 soldati delle Forze di difesa israeliane furono uccisi in una furiosa battaglia.
Indulgenza a parte, questo livello di ignoranza – e di pigrizia professionale – è difficile da immaginare nell'era di Internet.
Ma quando si tratta di coprire il conflitto israelo-palestinese, l'ignoranza sembra essere una benedizione. 
I pregiudizi o le idee sbagliate su ciò che accade qui affliggono i media internazionali. 
In cima alla lista, la dicotomia "bravo/cattivo" ragazzo. Qualcuno deve essere considerato il "bravo" ragazzo (questo compito viene assegnato ai palestinesi) e qualcun altro il "cattivo" (gli israeliani). E tutto va visto in questa ottica.
Eppure il problema è ancora più profondo. Molti giornalisti occidentali che coprono il Medio Oriente non sentono il bisogno di celare il loro odio per Israele e gli ebrei. Ma quando si tratta dei palestinesi, questi giornalisti non vedono il male. I giornalisti stranieri che lavorano come corrispondenti da Gerusalemme e Tel Aviv si rifiutano da anni di denunciare la corruzione finanziaria e le violazioni dei diritti umani che sono all'ordine del giorno sotto i regimi di Hamas e dell'Autorità palestinese (Ap). Forse hanno paura di essere considerati "agenti sionisti" o "propagandisti" per Israele.
Infine, ci sono i giornalisti locali ingaggiati dai reporter e dai media occidentali per aiutarli a coprire il conflitto. Questi giornalisti potrebbero rifiutarsi di collaborare se le notizie vengono riportate in chiave "antipalestinese". La "sofferenza" palestinese e la "cattiveria" dell'occupazione israeliana sono gli unici argomenti ammissibili. I giornalisti occidentali, dal canto loro, sono disposti a non irritare i loro colleghi palestinesi: non vogliono che gli venga negato l'accesso alle fonti palestinesi.


Pertanto, l'indifferenza dei media internazionali di fronte all'attuale ondata di accoltellamenti e attacchi con autovetture contro gli israeliani non sorprende affatto. Sarebbe difficile trovare un giornalista o un media occidentale che chiami gli aggressori palestinesi "terroristi". In effetti, i titoli internazionali spesso si dimostrano più solidali con gli aggressori palestinesi che rimangono uccisi nei loro stessi attacchi piuttosto che con le vittime israeliane.
Ovviamente, non si può fare di tutta l'erba un fascio. Alcuni giornalisti americani, canadesi, australiani e europei sono molto competenti e imparziali. Purtroppo, però, essi sono una sparuta minoranza in mezzo ai media mainstream occidentali.
I reporter occidentali, soprattutto quelli che vengono "paracadutati" in Medio Oriente, farebbero bene a ricordare che il giornalismo in questa regione non è essere pro-Israele o filo-palestinesi. Piuttosto, significa essere "a favore" della verità, anche quando la verità si scontra con ciò che si preferirebbe credere.

giovedì 28 gennaio 2016

Lessico della violenza. Violenza delle parole


Il 28 gennaio 2016 il prof. Claudio Vercelli, storico e studioso in particolare della Shoah e delle deportazioni, è stato ospite dell’Associazione Italia Israele di Alba Bra Langhe e Roero ed ha tenuto una lezione ai ragazzi dell’istituto Einaudi di Alba, in occasione della Giornata della Memoria.
Una lezione molto diversa dalle solite in cui si affronta l'argomento della Shoah. 

Il professore ha iniziato proiettando l’immagine, che vedete qui sopra, di un uomo-topo, tratta dal libro Maus di Art Spiegelman. Questo artista statunitense, figlio di un sopravvissuto, per anni si era trovato di fronte al silenzio del padre, intuendo una realtà nascosta, ma il padre restava silente sulla cosa e deciso a non raccontare. 
Siamo nella New York anni ’80, il padre di Art è immigrato negli Usa da tempo eppure è alieno, non ha imparato bene l’americano, usa i verbi solo all’infinito o all’indicativo presente.
Poi un giorno, racconta, racconta che là da dove viene lui e quelli come lui, ebrei, ma anche russi polacchi slavi…erano considerati “topi”, pidocchi da eliminare.. chi nega che uccidere un parassita, un pidocchio, un topo sia fare del bene alla società civile?
E Art racconta nel suo libro a fumetti la storia del padre (“un padre che sanguina storia” dirà)  e la Shoah  in modo particolare: lui e gli altri trasformati in topi, anche graficamente. Così erano visti dal nazismo.

La lezione del professore non vuole parlare delle vittime. Ma dei carnefici. Capire la loro mente, le loro parole.
Analizziamo in particolare un discorso tenuto da Himmler, Reichsführer delle Ss, braccio destro di Hitler, il 4 ottobre 1943 a Posen, rivolto ai suoi uomini. Il discorso fu registrato ed è agli atti del processo di Norimberga (in corsivo e neretto  le parti del discorso)

È assolutamente sbagliato proiettare la nostra anima intrepida con i suoi sentimenti profondi, la nostra gentilezza, il nostro idealismo su popoli alieni. Un principio deve essere assoluto per una SS: dobbiamo essere onesti, corretti, leali e camerateschi con nostri consanguinei e con nessun altro. Quello che accade ai Russi, quello che accade ai Cechi, mi è assolutamente indifferente. Tutto il sangue buono che può trovarsi tra le diverse nazioni dovremo acquisirlo per noi, se necessario portando via i bambini e facendoli crescere tra noi”
La guerra nazista ha una particolarità: è una guerra di annientamento, non solo di espansione. Un esercito che voglia conquistare delle terre combatte l’esercito avversario ma non si pone l’obbiettivo di eliminare la popolazione che incontra, basta che questa popolazione non gli sia ostile.
Per il nazismo i nemici sono topi, parassiti, soggetti non umani da eliminare. L’obbiettivo delle SS non è una guerra di conquista territoriale ma di annientamento delle popolazioni, prima fra tutte quella ebraica. E Himmler qui pone l’accento su come “noi” il popolo tedesco  sia gentile, intrepido, di buoni sentimenti, mentre gli altri sono “alieni”, con cui non si deve avere correttezza, lealtà o altri sentimenti buoni. Anzi, laddove sia possibile, i bambini di questi alieni vanno sottratti per rieducarli in stile tedesco ed affidarli a famiglie tedesche.
Himmler parla a ruota libera in questo discorso, perché parla alle sue SS, tra camerati. Li sprona anche, facendo leva sul fatto che loro sono i buoni, sono coloro che hanno alti sentimenti. Gli altri popoli non sono così (sono alieni) non meritano nulla.  Punta molto sul “sangue”, sul vincolo sanguigno che unisce loro e li divide dagli “alieni”

Che gli altri popoli vivano confortevolmente o muoiano di fame mi interessa solo nella misura in cui ne abbiamo bisogno come schiavi per la nostra cultura; a parte ciò, il loro destino non mi interessa affatto. Che 10.000 donne russe periscano per esaustione mentre scavano una trincea anticarro mi interessa solo nella misura in cui la trincea anticarro è completata per la Germania. Non dobbiamo essere rozzi e spietati se non necessario, è chiaro
Passaggio importante del Reichsfurher.. gli altri non importano, anzi sono schiavi
Verrebbe da chiedersi cosa significhi cultura.  La cultura non è forse anche superamento dell’abbruttimento? Superamento di istituti vili e immorali come la schiavitù, il lavoro nero, l’usare gli altri?  L’ideologia nazista perviene al concetto che sia morale, assolutamente morale, l’uso di persone per fini propri, la loro schiavitù.   Come fa un tedesco, un uomo con la tradizione culturale tedesca alle spalle, fatta di libertà, ad appoggiare questa ideologia?  Semplice…il nazismo ha saputo far leva su sentimenti molto profondi utilizzando termini e fraseologie strategiche: per esempio presentando gli altri come parassiti, come topi, come batteri.. è morale eliminare il parassita, il pidocchio. E’ utile alla società. Quei parassiti avevano “causato la sconfitta della Germania nella Prima Guerra Mondiale”. Questo fu un cavallo di battaglia nel marketing tedesco. Era dunque morale, giusto anzi necessario, eliminarli.

Noi tedeschi che siamo il solo popolo al mondo ad avere un atteggiamento decente verso gli animali, assumeremo un atteggiamento decente anche verso questi animali umani, ma è un crimine contro il nostro stesso sangue preoccuparci di loro e attribuirgli ideali.
Si torna sul tema del “sangue”.. il nazista non deve preoccuparsi degli altri, né sono agli altri attribuibili degli ideali. Chi ha compassione, chi dovesse vedere nell’altro un “uomo” commetterebbe un vero e proprio crimine nei confronti del sangue tedesco.

Vi parlerò qui con grande franchezza di un argomento molto serio. Dobbiamo ora discuterne apertamente tra di noi, ma non di meno mai accennarne in pubblico, così come non abbiamo parlato e non parleremo mai di quando il 30 giugno (1934) abbiamo eseguito senza esitare il dovere che ci era stato ordinato, mettendo al muro i camerati traditori e fucilandoli. E’ stata una forma di discrezione per noi ovvia, grazie a Dio, quella che ci ha spinto a non discuterne mai, a non accennarvi mai. La cosa ha fatto rabbrividire tutti, ma tutti sapevano che l’avrebbero rifatto se avessero ricevuto l’ordine e fosse stato necessario.

Mi riferisco alla evacuazione degli ebrei, allo sterminio del popolo ebraico. 
Arriviamo ad un punto focale. Himmler parla con schiettezza, è tra i suoi, non ha remore, è sincero. Invita tutti a non parlarne mai in pubblico. Le cose sporche si fanno ma non deve restarne traccia (ecco perché è importante celebrare la Giornata della Memoria: è il nostro schiaffo al nazismo).
Il problema è l’evacuazione degli ebrei e  per “evacuazione” il Reichsfuher intende  “sterminio”.
Il nazismo aveva creato una terminologia molto complessa e fuorviante: evacuazione, deportazione, spostamento forzato..volti a non spaventare le popolazioni nemiche, a non metterli in allarme.  In fondo in tempo di guerra puo’ essere normale che la popolazione venga “spostata”  anche con la forza, o che venga evacuata… per ragioni militari.  Succede in ogni guerra.
Nel suo discorso però Himmler chiarisce bene cosa si deve intendere per “evacuazione” ossia lo sterminio del popolo ebraico. A tavolino il nazismo decreta la fine di un popolo, l’eliminazione fisica di un popolo.

Indi elogia i suoi uomini, i quali non si sono tirati indietro nell’ingrato ma utile compito
Si tratta di una di quelle cose che sono facili da dire. “Il popolo ebraico deve essere sterminato” sostiene ogni membro del partito. “E’ chiaro, è parte del nostro programma, la eliminazione degli ebrei, lo sterminio, ebbene, lo faremo”. Ma ecco che vengono tutti, gli 80 milioni di buoni tedeschi, e ognuno ha il suo ebreo decente da segnalare. Certamente gli altri sono maiali, ma questo è proprio un ebreo speciale. Di tutti coloro che parlano così nessuno ha dovuto assistere, nessuno ha dovuto sopportare. La maggioranza di voi sa che cosa significhi vedere cento cadaveri che giacciono insieme, cinquecento o mille. Essere passati attraverso tutto ciò e, a parte qualche caso, esempio di debolezza umana, essere rimasti decenti, questo ci ha reso duri. Questa è una pagina gloriosa nella nostra storia che non è mai stata scritta né sarà mai più scritta in futuro.

Pare chiaro che parte del programma nazista sia lo sterminio. Ma lamenta Himmler, molti si tirano indietro nel fare, lo approvano ma  ognuno ha un ebreo “speciale” da salvare. Himmler elogia i camerati, le SS che hanno fatto sino ad allora il “lavoro” e che sono rimasti “decenti e duri”, anzi quel lavoro li ha come formati  !!  Si tratta di aver intessuto un tassello di gloriosa storia della Nazione.  Hanno ucciso ma nel farlo hanno adempiuto alla loro morale, un atto di amore verso il proprio paese, il proprio sangue.

Abbiamo sottratto agli ebrei le loro ricchezze. ho dato l’ordine tassativo – e l’Ober gruppenfuhrer delle SS Pohl l’ha eseguito – che tutte queste ricchezze siano, naturalmente, restituite al Reich. Per noi stessi non ne abbiamo trattenute. Individui che abbiano contravvenuto a questo principio saranno puniti conformemente a un ordine che ho emesso in principio e che minaccia: chiunque sottragga anche solo un marco morirà. Un certo numero di SS, non molti, hanno disobbedito a questo ordine e moriranno, senza pietà. Abbiamo il dovere morale, abbiamo il dovere verso il nostro stesso popolo di uccidere questo popolo che voleva ucciderci. Ma non abbiamo alcun diritto di arricchirci anche solo di una pelliccia, un orologio, un marco o una sigaretta o altro. Solo perchè abbiamo sterminato un bacillo, non vogliamo esserne infettati e morirne. Non permetterò che compaia anche un solo bubbone che metta radici. Se dovesse comparire, noi lo sradicheremo. Non rimarrò inerte a osservare che la minima infrazione trovi spazio qui. Laddove si verifichi, la cancelleremo insieme. Approssimativamente, comunque, possiamo dire di avere adempiuto questo compito per amore del nostro popolo. E non ne abbiamo sofferto danno nella nostra interiorità, nella nostra anima, nel nostro carattere.”
Himmler è severo: combattere e annientare il popolo ebraico è una missione a favore del Reich. Pertanto al Reich e  solo al Reich devono andare tutte le ricchezze sottratte agli ebrei.  Per chi contravviene, per il soldato che intasca anche solo un marco, la pena è la morte.
Durissimo con i trasgressori degli ordini. Del resto il nazismo E’ ordine, porta ordine e lo pretende.
Finale scioccante per la nostra mentalità:  questo lavoro è stato fatto per il bene del paese, del popolo tedesco, non per crudeltà. Il nazista non è uomo crudele né criminale, libera il suo popolo dai topi. L’animo del tedesco che ha operato in questo modo è intatto, puro, integro, non criminale.
Questo è il pensiero dei carnefici, il pensiero che ha indottrinato milioni di tedeschi. Trasformandoli  da buoni padri di famiglia a carnefici.

Viene spesso chiesto: perché le vittime non si sono ribellate?
Dobbiamo considerare che le vittime non erano solo uomini nel fiore degli anni o militari, erano famiglie con neonati bambini donne vecchi, persone che non sapevano neppure imbracciare un’arma o lottare. Progressivamente si trovarono di fronte a leggi razziali (anzi razziste) che toglievano loro ogni diritto, anche di denunciare soprusi, avevano perso la garanzia anche di diritti base di fronte alla legge.  Erano state spogliate del denaro, delle case, messe in ghetti o su treni che li portavano a destinazioni per lungo tempo ignote.. anzi quando veniva detto loro che sarebbero state “evacuate”  molte persone tutto sommato pensavano che forse sarebbero andate a stare meglio..
Negli ultimi anni del nazismo uscì fuori la terminologia “soluzione finale”.   Cosa fosse lo sappiamo oggi..ma in allora no.

Un'altra riflessione che si porta spesso in questa giornata è: perché soffermarsi su questo massacro e non su altri?
Innanzi tutto occorre premettere che i massacri non sono “in competizione”. Lo sterminio nazista ha elementi assolutamente unici rispetto ad altri, e lo troviamo ben esemplificato nella parole del Reichsfuhrer : finalità del nazismo è l’eliminazione fisica del popolo ebraico, le SS sono nate solo per quello, non per conquistare terre, per combattere eserciti nemici. 
Se prendiamo ad esempio lo sterminio dei popoli del centro america (maya aztechi..), la loro sparizione non fu una precisa decisione di eliminazione .. fu una conseguenza della nuova cultura importata.  L’eliminazione dei nativi americani, allo stesso modo,  fu conseguenza del bisogno di terre dei nuovi arrivati. 
Per il nazismo lo sterminio del popolo ebraico fu una “gloriosa pagina di storia”  di cui non si dovrà mai parlare pubblicamente.  L’aspirazione era dunque un delitto perfetto: uccidi e non far sapere.  Stermina gli ebrei e fa in modo che nessuno ne conservi memoria., elimina le tracce.
Negli anni finali di guerra, si giunse a scavare le fosse  dove anni prima erano stati sepolti gli ebrei prelevare i corpi e bruciarli. Perché non rimasse traccia.
Questo il progetto: estirpiamo il bacillo, cancelliamo tutto cio’ che possa ricordarlo.  In futuro nessuno si ricorderà piu’ di questi  “topi”

La Giornata della Memoria non deve essere solo il ricordo delle tante vittime, ma serve a mandare all’aria quel progetto, a dire: io so e conservo memoria di questa ideologia terrificante dove degli uomini arrivarono a progettare lo sterminio di interi popoli, iniziando da quello ebraico, uno sterminio portato aventi con freddezza, con lucidità, con un programma preciso,  da persone che nella vita di ogni giorno non erano crudeli assassini, anzi si ritenevano persone esemplari.





martedì 26 gennaio 2016

Am yisrael chai, così ricordo la Giornata della Memoria


Nel 1961 il grande compositore russo Šostakovič scrisse la Sinfonia n. 13 in si bemolle minore (Op. 113, Babij Jar) in memoria degli ebrei trucidati a Babij Jar appunto (“il burrone della nonna”, 33 mila ebrei trucidati in due soli giorni).
Subito il governo sovietico, con cui già il compositore aveva dei “problemi”, lo riprese facendo notare che durante la guerra morirono anche molti russi non ebrei.  La risposta di Šostakovič fu “è vero, è certamente  vero, ma io ho scritto quest’opera per ricordare gli ebrei”
Perché riporto questo piccolo aneddoto?
Perché ad ogni giorno della Memoria, sento da piu’ parti frasi del tipo “ci sono stati anche altri eccidi nella storia, perché ricordare solo il genocidio ebraico?”
E la risposta è come quella del compositore russo: certamente ci sono stati altri eccidi, ma oggi, il 27 gennaio, si ricorda la Shoà, la catastrofe del popolo ebraico e di altri gruppi di persone invise al nazismo (omosessuali, zingari, dissidenti politici, testimoni di Geova). Se vogliamo istituire la giornata della Memoria anche per altri popoli ben venga, ma il 27 gennaio è la memoria della Shoà, di quel preciso fatto storico, non di altri.
 Il Giorno della Memoria cade il 27 gennaio di ogni anno, da quando è stato designato dalla risoluzione 60/7 dell'Assemblea delle Nazioni Unite del 1º novembre 2005, durante la 42ª riunione plenaria. 
Si è scelto il 27 gennaio poiché proprio in quel giorno, nel 1945, le truppe dell’Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschiwitz.
La macchina nazista mise in piede un portentoso piano di guerra:  la Shoà ha un elemento unico all’interno delle chiaramente tristi e denigrabili stragi di altri popoli, ed è la predeterminazione a tavolino della eliminazione di un popolo, il freddo calcolare e pianificare la distruzione dell’intero popolo ebraico. I nazisti non limitarono l’uccisione di ebrei a quelli tra costoro che avevano nazionalità tedesca o che facessero parte di un partito opposto a quello nazista., né limitarono l’uccisione a coloro che fossero di religione ebraica. Infatti per godere del triste privilegio di essere perseguitati e deportati bastava avere un nonno ebreo.  Molte persone furono deportate nei ghetti e poi nei campi senza che neppure fossero a conoscenza di avere un quarto di sangue ebraico..(evidentemente erano persone contaminate nella loro purezza e pertanto da …eliminare comunque)
La Shoà fu organizzata e portata a termine dal nazismo (ma non solo!)  mediante un complesso apparato amministrativo, economico e militare che coinvolse gran parte delle strutture di potere burocratiche del regime, con uno sviluppo progressivo, iniziò nel 1933   la segregazione degli ebrei tedeschi, e proseguì, sempre piu’ dura e violenta (ricordiamo la Notte dei Cristalli a Berlino..)  estendendosi a tutta l'Europa occupata dai nazisti e culminò con il programma denominato “soluzione finale”, cioè l’eliminazione fisica tramite camere a gas.
Fa tremare i polsi anche solo scriverne…è talmente agghiacciante che pare impossibile. Ma è, è stato.
L'annientamento degli ebrei in questa follia portata avanti sistematicamente dal nazismo non trova nella storia altri esempi a cui possa essere paragonato e per le sue dimensioni e per le caratteristiche organizzative e tecniche dispiegate dal nazismo.
Prendiamo il genocidio dei pellerossa, dei nativi americani. Certamente morirono milioni di persone e certamente abbiamo il dovere morale di ricordarle, ma la loro uccisione non venne deliberata a tavolino come finalità principale di un certo tipo di politica, i nativi americani morirono a causa dei colonizzatori, ma come conseguenza di guerre di conquista, perdita del loro ambiente, cambio dello stile di vita e soprattutto malattie, non per proposito deliberato, per programma deliberato di eliminazione.
Ecco pertanto la unicità della Shoà, la triste unicità.
La Shoà non è tuttavia responsabilità unica del nazismo, poiché in quasi ogni nazione europea vi furono collaborazionisti.
Vedasi a Parigi il grande rastrellamento del velodromo di inverno avvenuta nel luglio 1942 ad opera della  polizia francese che imprigionò in due soli giorni oltre 13.000 ebrei parigini (per poi farli deportare nei lager). Molte altre nazioni si mostrarono quanto mai solerti nel rastrellare e spesso massacrare i loro cittadini ebrei, anzi..ebrei non piu’ cittadini (Ucraina, Romania e via dicendo)
Ma anche in Italia la situazione fu terribile: le leggi razziali italiane del 1938 impietosamente distinguevano tra cittadini di serie A e cittadini di serie B, cui vennero tolti diritti civili e politici. Seguirono dal 1943 in poi i rastrellamenti di italiani ebrei.  Cosa fecero gli italiani non ebrei? Guardarono..accettarono (non tutti, ma molti, moltissimi).
Gli Usa, la GB la Russia, il Vaticano, chiusero gli occhi. 
Voltarsi di fronte ad un crimini rende complici di quel crimine.
Ma oggi raggiungiamo oggi vette di assoluta degenerazione storica: le stesse persone che onorano la memoria dei 6 milioni di ebrei sterminati, che domani saranno commossi e pronti a battersi il petto dicendo “mai piu’”, accusano al contempo  gli ebrei vivi di genocidio..e solitamente non sono ben viste le bandiere israeliane in queste commemorazioni dove al contrario spesso sbucano fuori bandiere inneggianti alla libertà della Palestina.
Premesso che il giorno della memoria non ha nulla a che vedere con le rivendicazioni –giuste o sbagliate che siano- di militanti pro Palestina, basta fare un rapido conteggio dei palestinesi oggi presenti al mondo per capire che non è in atto nessun genocidio, se consideriamo gli arabi palestinesi che alla proclamazione dello stato di Israele scelsero di andarsene divenendo rifugiati e il numero oggi di rifugiati (figli dei figli…perché come saprete, caso unico nel genere, la qualità di rifugiato palestinese passa in eredità) vediamo che sono divenuti circa 7 milioni!
I rifugiati palestinesi aumentano e  qualcuno dice che è in atto il loro genocidio?  I pellerossa hanno subito un genocidio..infatti oggi ve sono pochi individui, gli armeni hanno subito un genocidio, infatti il loro numero è diminuito e oggi si attesta a soli 8 milioni al mondo, gli ebrei hanno subito un genocidio, infatti gli ebrei in Europa e Russia si stimavano in circa 9.500.000 nel 1933  e scesero  nel   1945 a circa 3 milioni . Dove sono finiti?  Emigrati no, se non in minima parte poiché ad un  certo momento Usa e Svizzera chiusero le frontiere, e nella Palestina del Mandato Britannico vigeva il Libro Bianco ossia non era consentita l’immigrazione da parte di ebrei, se non in numero prestabilito ed esiguo.
Chiunque paragoni le guerre di difesa dello Stato di Israele a un genocidio contro la popolazione palestinese sta mistificando alla grande la verità storica e politica.
Qualcuno, quest’anno,  ha addirittura “inventato” il “Giorno della memoria antisionista”  con una antistoricità unica nel genere.

Dovremmo ricordare e commemorare i morti della Shoà  denunciando lo Stato sionista, cioè Israele?
La logica inizia a sbriciolarsi sotto il peso dell’ignoranza, ignoranza storica e ideologica.  Il sionismo paragonato al nazismo?  Solo chi non conosce né l’uno né l’altro puo’ arrivare a tale assurdità.  Il nazismo è una ideologia che intende(va) imporre un nuovo ordine ad una Nazione (avendo tra l’altro anche manie di espansionismo) basato su totalitarismo, xenofobia e razzismo. Teorizzava e auspicava una “razza nuova”, pura, nordica, superiore. Gli altri da eliminare
Nulla di tutto cio’ appartiene al sionismo, che è invece ideologia di aspirazione ad una propria terra, alla ricostituzione di una propria Nazione, non ha elementi xenofobi, razzisti né totalitari.
Lascio alle parole di Martin Luther King la spiegazione di “sionismo”. Il pastore americano scrisse una “lettera ad un amico antisionista” affrontando proprio questo tema.
Estratto da “Letter to an Anti-Zionist Friend”, di Martin Luther King   

“(…) Tu dichiari, amico mio, che tu non odii affatto gli Ebrei, che tu sei solamente anti-sionista. Per questo dico che la verità risiede sulla cima della montagna, e che i suoi echi risuonano nelle verdi vallate della terra di Dio. Quando le persone criticano il sionismo, esse pensano agli Ebrei, e questa è  la verità di Dio.
L’antisemitismo, l’odio nei confronti del popolo ebraico, è stata e rimane una macchia sull’anima dell’umanità. Siamo pienamente convinti su  questo punto. E, di conseguenza, sappiamo anche questo: anti-sionismo significa intrinsecamente anti-semitismo, e sarà sempre così.
Perché? Per il semplice motivo che il sionismo è niente meno che il sogno e l’ideale del popolo ebraico di tornare a vivere in pace nella propria terra. Il Popolo ebraico, ce lo dicono le Scritture, un tempo ha potuto vivere unito in Israele. Gli ebrei sono stati espulsi dai tiranni romani, quegli stessi Romani che hanno crudelmente ucciso Nostro Signore. Condizionati dal pensiero della loro patria, ossessionati dal ricordo della loro nazione in cenere, il popolo ebraico è stato costretto a vagare in tutto il mondo. Ancora una volta, un’ennesima volta, il popolo ebraico è caduto nelle mani di un tiranno che lo ha sottomesso.
Il Popolo Nero conosce, amico mio,  che cosa significhi soffrire i tormenti della tirannia sotto un giogo a lui imposto. I nostri fratelli in Africa hanno pregato, invocato, chiesto, preteso il riconoscimento e la realizzazione del proprio diritto naturale a vivere in pace per diritto naturale nel proprio paese. Per chi anela a conquistare questo diritto inalienabile di tutta l’umanità, dovrebbe essere facile comprendere e sostenere il diritto del popolo ebraico a vivere sulla terra dell’antica Israele. Tutti gli uomini di buona volontà, dovrebbero esultare al compimento della promessa fatta da Dio per il suo popolo, che possa vivere nella gioia sulla sua terra “ricostruita” da loro e prima rubata.

Questo è il sionismo, niente di più, niente di meno.

Se ritieni che il Popolo ebraico meriti di avere uno Stato indipendente, allora sei un sionista. E’ così facile.
Sionismo non è una parolaccia. Si tratta di un credo che rafforza il diritto legittimo del popolo ebraico al’auto-determinazione.
Non devi essere un Ebreo per essere un sionista, allo stesso modo non è necessario essere una donna per essere una femminista, o una persona di colore per credere nella parità di diritti dei Neri.
Essere un sionista non significa ritenere che Israele sia perfetto o non faccia errori. E’ possibile sostenere l’aspirazione nazionale palestinese, e ancora essere un sionista 
 Come sionista è possibile essere in disaccordo con le politiche d’Israele, criticare apertamente il suo governo E’ possibile intervenire per sollecitare i governanti israeliani a modificare il loro operato, fino a rimostrare nei loro confronti.[ Accade ogni giorno, perché Israele democraticamente permette a ognuno di esprimere la propria opinione e non impicca i dissidenti alle gru, nota mia]
Ma non si può togliere il diritto ad Israele di esistere come Stato sovrano per il popolo ebraico.

E che cos’è l’anti-sionismo?

E’ la negazione al popolo ebraico di un diritto fondamentale, che noi reclamiamo giustamente per la gente d’Africa e che deve essere giustamente accordato a tutte le nazioni della terra. Questa è una discriminazione contro gli Ebrei, amico mio, solo perché sono ebrei. In una parola è anti-semitismo. L’antisemita coglie ogni occasione per esprimere il suo odio criminale nei confronti degli ebrei. Il tempo ha reso impopolare in Occidente proclamare apertamente il suo odio nei confronti degli ebrei. Stando così le cose, l’anti-semita deve inventare ogni volta nuove forme e nuovi preconcetti per il suo veleno.  Come dovrebbe gioire per questa nuova mascherata! Egli non odia gli ebrei, è soltanto anti-sionista. Amico mio, io non t’accuso deliberatamente di antisemitismo. So che è nel giusto chi sente come me un profondo amore per la verità e la giustizia, una repulsione per il razzismo, i pregiudizi, le discriminazioni. Ma io so che tu hai sbagliato, analogamente agli altri Stati che ritengono si possa essere anti-sionista, pur rimanendo fedeli ai principi che condividiamo sinceramente di cuore entrambi, tu ed io.
Anelo nel profondo del cuore e dell’anima che comprendiate questo. Quando le persone criticano il sionismo, si sbagliano: pensano agli Ebrei.

Martin Luther King 

 Oggi, anzi domani, chi vorrà davvero ricordare e commemorare gli ebrei morti nella Shoà (e le altre categorie di persone stigmatizzate) ha solo due cose da fare:
1.      stare oggi a fianco di Israele, a fianco di quegli ebrei vivi che giustamente desiderano vivere in pace nel loro Stato Nazionale.
2.      Condannare l’antisemitismo crescente in Europa. Mai piu’ significa questo: non accettare e non tollerare alcuna forma di antisemitismo (quindi neppure l’antisionismo). Nel 2016 un ebreo non deve aver timore di uscire da una Sinagoga o di indossare una kippah. Nel 2016 un omosessuale non deve aver timore di tenere la mano al suo compagno/a per strada. Nel 2016 un dissidente politico non deve temere di essere gambizzato o incarcerato a ragione delle sue idee.
Onorare chi è morto si deve tradurre nel difendere i diritti di chi è vivo, garantire la libertà di pensiero, di religione, di parola ai figli ed eredi di quelle persone perseguitate. Non basta dire “mai piu’”.






domenica 24 gennaio 2016

Rouhani e il falso mito della moderazione in Iran



Nelle prossime ore avremo in visita ufficiale il Presidente della Repubblica Islamica dell’Iran Hassan Rouhani, alla guida del Paese dal 2013. La visita era già programmata per novembre scorso, poi venne rimandata in concomitanza con i tragici attentati terroristici di Parigi.
L'Italia, come dichiarato dallo stesso Rouhani, rappresenterà in questo modo una sorta di  "porta d'ingresso" del regime iraniano in Europa.
Proprio per questo, come chiesto in un appello lanciato da diciotto associazioni nel novembre 2015 (tra cui progetto Dreyfus che ha lanciato l'hastag #diteloarouhani ), le istituzioni italiane dovrebbero farsi portavoce verso il presidente iraniano di ciò che Teheran deve ancora realizzare per essere riammesso a pieno titolo all'interno della Comunità internazionale.

Le autorità italiane infatti applaudono a questa visita  e guardano con fin troppa simpatia a Rouhani, per ragioni evidentemente economiche, dimentichi del resto.
 Ma possono le ragioni economiche sopperire e soppiantare ogni altra questione? Ed è davvero cambiato l’Iran dal precederete presidente Ahmadinejad? Conosciamo davvero l’Iran?
La Costituzione dell’Iran , recente rispetto a molte costituzioni europee, è del 1979, l’anno della rivoluzione di Khomeyni .
Recita:
Il governo dell’Iran è una Repubblica islamica
E’ un sistema che si basa sulla fede in :
1.non c’è dio al di fuori di Dio, nella sua sovranità esclusiva, nei suoi comandamenti e nella necessità di sottomettersi al suo ordine
2. la rivelazione divina e il suo ruolo fondamentale nella formazione delle leggi
5. l’imanato, la sua direzione permanente e il suo ruolo fondamentali nello sviluppo  continuo della rivoluzione islamica”
E poi andando avanti troviamo
Art. 57  “nella repubblica islamica godono di sovranità i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario, esercitati sotto la supervisione della guida religiosa (iman). La guida della rivoluzione ne coordina i rapporti reciproci
Art. 61 il potere giudiziario è esercitato dai tribunali giudiziari, ch devono essere istituiti in conformità delle norme islamiche. Ad essi compete..l’esecuzione delle leggi di Dio

Una nazione dunque rivoluzionaria per sua stessa definizione costituzionale e  basata sulla legge religiosa, addirittura sulla supervisione dell’autorità religiosa . Un po’ come se i nostri tre poteri, in Italia, fossero condizionati dal placet del Papa per ogni questione..
Forse non tutti sanno che per l’Islam è permessa la taqiyya  ossia la pratica del mentire per il bene dell’Islam. Questo per dare  la possibilità di infiltrarsi nei paesi non islamici, mentire sulle vere finalità di cio’ che si sta facendo, avendo sempre come fine la supremazia dell’Islam
La taqiyya è alla base della propaganda musulmana presente oggi in Occidente, a partire dall’affermazione secondo cui l’Islam promuoverebbe l’uguaglianza dei diritti per le donne, fino ai tentativi di incrementare il numero percepito di musulmani nel mondo. Tutto questo è concepito con lo scopo di portare più persone possibili all’islam.
La taqiyya (che significa “per proteggersi da, per mantenere se stessi”), include anche la dissimulazione da parte dei musulmani nel dare l’apparenza di non essere religiosi, in modo da non creare sospetti. Sotto queste mentite spoglie un musulmano, se necessario, può mangiare carne di maiale, bere alcolici, e persino rinnegare verbalmente la fede islamica, fintanto che “non lo intenda nel suo cuore”. Se il risultato ultimo di una menzogna è percepito dai musulmani come utile per l’islam o utile per portare qualcuno alla “sottomissione” ad Allah, allora la menzogna può essere permessa attraverso la taqiyya.
Con Rouhani la Costituzione non è cambiata, la legge fondamentale resta questa, l’Iran continua ad essere una Repubblica Teocratica. La legge di fondo è quella di Dio
Pertanto un presidente Iraniano a capo di una nazione per sua stessa definizione “islamica”, teocratica, che applica i principi della fede, certamente non si sottrae alla taqiyya.  Parla e firma accordi sapendo che non dovrà rispettarli, perché egli segue la religione islamica non gli accordi o le consuetudini tipiche della diplomazia occidentale. Questo sarebbe bene tenerlo a mente quando si stringono accordi con l’Iran

La Comunità internazionale ha, a suo tempo, plaudito all’elezione di Rouhani, considerandolo un moderato. Ma a ben vedere le parole di Rouhani, le promesse fatte, si sono rivelate fumo negli occhi  . 
Il nuovo Governo ha nettamente aumentato le condanne a morte.
Secondo quanto dichiarato da Nessuno tocchi Caino, sono stati impiccati 2277 detenuti. Un numero che, per percentuale di popolazione, rende l'Iran il primo Paese al mondo per uso della pena capitale (che riguarda anche minori). Un crimine inaccettabile, soprattutto per un Paese come l'Italia, da sempre in prima fila per l'approvazione della Moratoria internazionale contro la pena di morte.
L’Iran il primo Paese ad essere attraversato da una Primavera (nel 2009-2011), la cosiddetta "Primavera Persiana" repressa nel sangue.
Purtroppo, nonostante l’apparenza di “moderato” e “riformista”, sotto Rouhani l'arresto di intellettuali, artisti e giornalisti è addirittura peggiorato. Come è peggiorata la condizione delle donne, spesso attaccate con l'acido dagli Hezbollah, con l'accusa di essere malvelate. Senza dimenticare che, nella legislazione iraniana, sono vigenti leggi che considerano la donna inferiore all'uomo o prevedono la pena capitale per gli omosessuali.

Ecco  un estratto di   Human Rights (IHR), 27/01/2015:
- La Repubblica Teocratica dell'Iran ha un sistema giuridico basato sulla sharia nel quale la pena di morte è prevista per omicidio, rapina a mano armata, stupro, blasfemia, apostasia, rapimento, tradimento, spionaggio, terrorismo, reati economici, reati militari, cospirazione contro il Governo, adulterio, prostituzione, omosessualità, reati legati alla droga. L’impiccagione è il metodo preferito con cui è applicata la sharia in Iran ma avviene tramite le gru per assicurare una morte più lenta e dolorosa.  [pensate che nel 2011 il Giappone smise la vendita di gru all’Iran dopo aver saputo che veniva usate per le impiccagioni!]
- Nell’aprile 2013, il Consiglio dei Guardiani dell’Iran ha reinserito la lapidazione nel codice penale come punizione per le persone condannate per adulterio. In caso di lapidazione, il condannato viene avvolto da capo a piedi in un sudario e interrato; un carico di pietre viene portato sul luogo e funzionari incaricati compiono l’esecuzione. L’art. 104 del Codice Penale stabilisce che “le pietre non devono essere così grandi da provocare la morte con uno o due colpi”, in modo che la morte sia lenta e dolorosa.
- In Iran convertirsi al cristianesimo o ad altra religione è considerato un crimine capitale, mentre ai cristiani è permesso convertirsi all’Islam. I convertiti al cristianesimo sono perseguitati e costretti a riunirsi clandestinamente, mentre i missionari sono di solito espulsi e a volte incarcerati per aver distribuito Bibbie. Gruppi bahai e cristiani subiscono arresti arbitrari, detenzioni prolungate e confisca dei beni. Dalla rivoluzione islamica del 1979, il Governo ha giustiziato più di 200 Bahai.
- Nel nuovo Codice il termine “omosessuale” ha rilevanza penale e i rapporti sessuali tra due individui dello stesso sesso sono considerati crimini “Hudud” e soggetti a punizioni da 100 frustate fino all’esecuzione. Se la parte attiva è un non-musulmano e la parte passiva un musulmano, entrambi saranno condannati a morte.
- Il regime si è abbattuto in particolare nei confronti delle donne. La loro segregazione ha avuto un’accelerazione dopo la prima elezione di Mahmoud Ahmadinejad, il quale già durante il suo mandato di sindaco di Teheran inaugurò la separazione di donne e uomini negli ascensori. Le autorità iraniane hanno iniziato pattugliamenti di polizia nella capitale per arrestare le donne vestite in un modo giudicato sconveniente. I sostenitori della linea dura dicono che un velo inappropriato è una “questione di sicurezza” e che una “moralità spregiudicata” mette in pericolo l’essenza della Repubblica Islamica.
- Secondo i dettami della Sharia iraniana, quali pene troviamo anche torture, amputazioni degli arti, fustigazioni e altre punizioni crudeli, disumane e degradanti. Non si tratta di casi isolati e avvengono in aperto contrasto con il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici che l’Iran ha ratificato e che queste pratiche vieta. Migliaia di ragazzi subiscono ogni anno frustate per aver bevuto alcolici o aver partecipato a feste con maschi e femmine insieme o per oltraggio al pubblico pudore.


Resta poi l’interrogativo dell’Iran sul piano internazionale.  L’accordo sul nucleare è stato visto con grande positività dal mondo occidentale, quale piano per la “stabilità della regione”.. già ampiamente violato da Rouhani (con il silenzio che sa di accondiscendenza di Obama) tale accordo già mostra il suo fallimento.
Infatti non solo nella regione si è subito verificato un grave scontro ( recente crisi Arabia Saudita - Iran), ma l'Iran non ha in alcun modo moderato il suo sostegno al terrorismo internazionale (vedi sostegno ad Hezbollah in Libano). Cosi come non ha in alcun modo cambiato il suo atteggiamento verso Israele - di cui continua a invocarne pubblicamente la distruzione - e il suo notorio negazionismo.
Tra le altre cose infatti l’Iran, e lo stesso Rouhani non meno del predecessore, nega la Shoà e certamente la visita del presidente iraniano nei giorni a ridosso della Giornata della Memoria (27 gennaio, ricordo della Shoà) non pare particolarmente azzeccata, anzi  risulta persino offensiva.
 Forse non tutti sanno che  il regime iraniano ha deciso di organizzare (non prima volta) una "competizione di vignette" negazioniste della Shoah, con premi che vanno dai 15000 ai 5000 dollari.  Quanto meno di dubbio gusto..
E noi, in Italia, accogliamo, con gli onori di una grande personalità, un uomo che permette e anzi promuove tali scempi, dalle pene di morte alle violenze, discriminazioni, torture al negazionismo storico.

L’Italia deve avere la consapevolezza di ricevere al visita di un Presidente che a parole si definisce moderato ma che nei fatti applica senza pietà la violenza, la discriminazione e la tortura.
L’Italia avrà la forza e la capacità di non tacere, di levare con forza la propria voce ponendo condizioni precise e insistendo per il rispetto dei diritti civili e umani in Iran? O sulla falsariga di un Presidente Usa del tutto assente e senza spina dorsale, accetterà e si piegherà ad ogni decisione iraniana? Svenderemo la nostra civiltà in nome di un possibile tornaconto economico?
L’Italia, quale “porta d’ingresso” del governo iraniano in Europa, ha il dovere di porre la questione del rispetto dei Diritti Umani al centro di ogni incontro e intesa con rappresentanti iraniani. Usiamo questa visita per denunciare le violazioni di cui l'Iran si fa continuamente protagonista.
“I vostri leader hanno sempre avuto un atteggiamento moderato nei nostri confronti. Nelle nuove condizioni, potete essere per noi uno dei partner più importanti. Consideriamo il vostro Paese un amico in Europa”, cosi recentemente Rouhani in una intervista.  Mi sovviene la taqyya di cui sopra, o forse semplicemente l’Italia sta facendo esattamente il gioco dell’Iran
 Chiamatemi pessimista, ma personalmente credo che le strette di mano con questo rappresentante della nazione teocratica dell’Iran andrebbero molto soppesate, per le ragioni umanitarie sopradette e per ragioni politiche.

L’Iran è una nazione molto potente, anche ricca, ma altamente destabilizzante del  medio oriente. Il suo volersi porre al di fuori di una Comunità di Stati, il suo essere e voler continuare ad essere “battitore libero” , le sue continue violazioni dei diritti umani, il suo non prendere le distanze dal terrorismo ed anzi finanziarlo, la sua non celata intenzione di distruggere lo Stato di Israele,  non ne fa una nazione in cui riporre fiducia nè tantomeno con cui stringere accordi.