domenica 25 settembre 2016

Benjamin Netanyahu alle N.U. "Cooperate con Israele, abbracciate Israele,sognate con Israele"




Un paio di giorni fa il Primo Ministro israeliano è intervenuto alle Nazioni Unite con un discorso molto importante  e, prendendo la parola davanti all’Assemblea generale dell’Onu,  compie l'ennesimo passo (solenne e storico)  invitando il presidente dell’Autorità palestinese Abu Mazen a intervenire alla Knesset, il parlamento israeliano. 

Ma Netanyahu va oltre, e chiede di poter a sua volta intervenire davanti al Consiglio nazionale palestinese.
Questo è il discorso integrale di Benjamin Netanyahu alle Nazioni Unite (traduzione di Progetto Dreyfus) .
"Signor Presidente, Signore e Signori, 
Quello che sto per dire vi shockerà: Israele ha un futuro luminoso alle Nazioni Unite
Ora, so che sentire ciò da me sarà una sorpresa, perché anno dopo anno in piedi su questo podio ho sempre accusato le Nazioni Unite per la loro propensione ossessiva contro Israele. Le Nazioni Unite meritavano ogni parola sferzante - per la disgrazia dell'Assemblea Generale che lo scorso anno ha approvato 20 risoluzioni contro lo Stato democratico di Israele ed un totale di tre risoluzioni contro tutti gli altri paesi del pianeta.

Israele - venti; resto del mondo - tre.
E che dire dello scherzo di chiamare “Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite”, chi ogni anno condanna Israele più di tutti i paesi del mondo messi insieme. Mentre le donne vengono violentate sistematicamente, uccise, vendute come schiave in tutto il mondo, qual è l'unico paese che la Commissione delle Nazioni Unite sulle donne ha scelto di condannare quest'anno? Sì, avete indovinato - Israele. Israele. 
Israele, dove le donne pilotano aerei da combattimento, guidano grandi aziende, sono a capo di università, hanno per due volte presieduto la Suprema Corte e sono state presidente del Parlamento e Primo Ministro. 
E questo circo continua presso l'Unesco. Unesco, l'organismo delle Nazioni Unite incaricato di preservare il patrimonio mondiale. Ora, questo è difficile da credere, ma l'Unesco ha appena negato la connessione lunga 4000 anni tra il popolo ebraico e il suo luogo più sacro, il Monte del Tempio. Questo è assurdo come negare la connessione tra la Grande muraglia cinese e la Cina. 

Signore e signori, l'ONU, nata come forza morale, è diventata una farsa morale. Così, quando si tratta di Israele alle Nazioni Unite, penserete probabilmente che non cambierà mai niente, giusto? Bene, pensateci meglio. 
Vedete, tutto cambierà e molto prima di quanto pensiate. Il cambiamento avverrà in questa sala, perché a casa, i vostri governi stanno rapidamente cambiando il loro atteggiamento nei confronti di Israele. E prima o poi, ciò cambierà il modo in cui votate su Israele alle Nazioni Unite.

Sempre più nazioni in Asia, in Africa, in America Latina, sempre più nazioni vedono Israele come partner potente - un partner nella lotta contro il terrorismo di oggi, un partner nello sviluppo della tecnologia di domani.
Oggi Israele ha relazioni diplomatiche con più di 160 paesi. Quasi il doppio di quando ero qui come ambasciatore di Israele circa 30 anni fa. E quei legami diventano più ampi e profondi di giorno in giorno. I leader mondiali apprezzano sempre più che Israele è un paese potente, con uno dei migliori servizi di intelligence del mondo. 
A causa della nostra esperienza senza pari e comprovate capacità nella lotta al terrorismo, molti dei vostri governi cercano il nostro aiuto nel mantenere i vostri paesi sicuri. Molti cercano anche di beneficiare dell'ingegnosità di Israele nell'agricoltura, nella sanità, nelle risorse idriche, nell'informatica e nell'integrazione dei grandi volumi di dati, nella connettività e nell'intelligenza artificiale - l'integrazione che sta cambiando il nostro mondo in ogni modo.
Considerate questo: Israele è leader mondiale nel riciclo delle acque reflue. Noi ricicliamo circa il 90% delle nostre acque di scarico. Non è straordinario? Dato che il successivo paese sulla lista ricicla solo il 20% delle sue acque reflue, Israele è una potenza globale dell'acqua. Quindi, se si ha un mondo assetato, e lo abbiamo, non c'è alleato migliore di Israele.
Che ne dite della sicurezza informatica? Questo è un problema che riguarda tutti. Israele conta un decimo dell'uno per cento della popolazione mondiale, ma l'anno scorso abbiamo attirato circa il 20% degli investimenti privati globali nella sicurezza informatica. Voglio che assimiliate questo numero. In informatica, il valore di Israele è enorme, 200 volte il proprio peso. Così Israele è anche una potenza informatica globale. Se gli hacker prendono di mira le vostre banche, gli aerei, le vostre reti elettriche e tutto il resto, Israele può offrire un aiuto indispensabile.
I governi stanno cambiando il loro atteggiamento nei confronti di Israele, perché sanno che Israele può aiutarli a proteggere i loro popoli, può aiutarli a sfamarli, li può aiutare a migliorare la loro vita. Questa estate ho avuto l'opportunità incredibile di vedere questo cambiamento in modo così vivo nel corso di una visita indimenticabile in quattro paesi africani. Questa è la prima visita in Africa da parte di un primo ministro israeliano negli ultimi decenni. Più tardi, oggi, incontrerò i leader di 17 paesi africani. Discuteremo come la tecnologia israeliana può aiutarli nei loro sforzi per trasformare i loro paesi. In Africa, le cose stanno cambiando. Anche in Cina, in India, in Russia, in Giappone, l'atteggiamento nei confronti di Israele è cambiato. Queste potenti nazioni sanno che, nonostante le sue ridotte dimensioni, Israele può fare una grande differenza in molte, molte aree che sono importanti per loro.
Ma ora vi sorprenderò ancora di più. 
Vedete, il più grande cambiamento di atteggiamento nei confronti di Israele è in atto altrove. E' in atto nel mondo arabo. I nostri trattati di pace con l'Egitto e la Giordania continuano ad essere ancore di stabilità in un Medio Oriente instabile. Ma devo dirvi questo: per la prima volta nella mia vita, molti altri Stati della regione riconoscono che Israele non è il loro nemico. Essi riconoscono che Israele è loro alleato. I nostri nemici comuni sono l'Iran e l'ISIS. I nostri obiettivi comuni sono la sicurezza, la prosperità e la pace. Credo che nei prossimi anni lavoreremo insieme per raggiungere questi obiettivi collaborando apertamente.
Quindi le relazioni diplomatiche di Israele sono in una fase niente di meno che rivoluzionaria. Ma in questa rivoluzione, non dimentichiamo mai che la nostra alleanza più cara, la nostra più profonda amicizia è con gli Stati Uniti d'America, la più potente e la più generosa nazione sulla terra. Il nostro legame indissolubile con gli Stati Uniti d'America trascende i partiti e la politica. Essa riflette, soprattutto, il sostegno enorme per Israele del popolo americano, il supporto che è a livelli record e per il quale siamo profondamente grati.
Le Nazioni Unite denunciano Israele; gli Stati Uniti sostengono Israele. E un pilastro centrale della difesa è il supporto costante degli Stati Uniti per Israele alle Nazioni Unite. Apprezzo l'impegno del presidente Obama per questa politica di lunga data degli Stati Uniti. Di fatto, l'unica volta che gli Stati Uniti hanno posto un veto in Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite durante la presidenza Obama è stato contro una risoluzione anti-Israele nel 2011. Come il presidente Obama ha giustamente dichiarato da questo podio, la pace non verrà da dichiarazioni e risoluzioni delle Nazioni Unite.
Credo che non sia lontano il giorno in cui Israele sarà in grado di contare su molti, molti paesi che ci sostengono alle Nazioni Unite. Di riflesso, lentamente ma inesorabilmente stanno arrivando al termine quei giorni in cui gli ambasciatori delle Nazioni Unite condannano Israele.
Signore e Signori, la maggioranza automatica di oggi contro Israele alle Nazioni Unite mi ricorda la storia, l'incredibile storia di Hiroo Onoda. Hiroo era un soldato giapponese che era stato inviato nelle Filippine nel 1944. Viveva nella giungla. Frugava per procurarsi il cibo. Evitava la cattura. Alla fine si arrese, ma solo nel 1974, circa 30 anni dopo la fine della seconda guerra mondiale. Per decenni, Hiroo si era rifiutato di credere che la guerra fosse finita. Mentre Hiroo era nascosto nella giungla, i turisti giapponesi nuotavano in piscine di alberghi di lusso americani nella vicina Manila. Infine, per fortuna, l'ex comandante di Hiroo fu inviato a convincerlo ad uscire dalla clandestinità. Solo allora Hiroo depose le armi.
Signore e Signori, signori delegati provenienti da così tanti paesi, ho un messaggio per voi oggi: abbandonate le armi. La guerra contro Israele alle Nazioni Unite è finita. Forse alcuni di voi non lo sanno ancora, ma sono sicuro che un giorno, in un futuro non troppo lontano riceverete anche voi il messaggio dal vostro presidente o dal vostro primo ministro che vi informa che la guerra contro Israele presso le Nazioni Unite è conclusa. Sì, lo so, ci potrebbe essere una tempesta prima della quiete. So che si parla di coalizzarsi contro Israele alle Nazioni Unite entro la fine dell'anno. Data la sua storia di ostilità nei confronti di Israele, qualcuno crede davvero che Israele permetterà alle Nazioni Unite di determinare la nostra sicurezza e i nostri interessi nazionali vitali? 
Non accetteremo alcun tentativo da parte delle Nazioni Unite di dettare condizioni ad Israele. 
La strada per la pace attraversa Gerusalemme e Ramallah, non New York. Ma indipendentemente da ciò che accadrà nei prossimi mesi, ho totale fiducia che negli anni a venire la rivoluzione nella posizione di Israele tra le nazioni finalmente penetrerà in questa sala delle nazioni. Ho tanta fiducia, infatti, che prevedo che tra una decina d'anni un primo ministro israeliano si alzerà in piedi proprio qui dove sono in piedi io e realmente applaudirà l'ONU. Ma voglio chiedervi: perché dobbiamo aspettare un decennio? Perché continuare a diffamare Israele? Forse perché alcuni di voi non comprendono che il pregiudizio ossessivo contro Israele non sia solo un problema per il mio paese, è un problema per i vostri paesi. Perché se l'ONU spende così tanto tempo per condannare l'unica democrazia liberale in Medio Oriente, ha molto meno tempo per affrontare la guerra, la malattia, la povertà, il cambiamento climatico e tutti gli altri gravi problemi che affliggono il pianeta.
Il milione e mezzo di siriani massacrati sono aiutati dalla vostra condanna di Israele? Lo stesso Israele, che tratta migliaia di siriani feriti nei nostri ospedali, tra cui un ospedale da campo che ho costruito al confine del Golan con la Siria. 
Lo sono i gay, che penzolano dalle gru in Iran, aiutati dalla vostra denigrazione d'Israele? Lo stesso Israele, dove i gay marciano orgogliosamente nelle nostre strade e siedono nel nostro parlamento, tra cui, sono orgoglioso di dire, anche nel mio stesso partito Likud. 
Lo sono i bambini, che muoiono di fame per la brutale tirannia nella Corea del Nord, aiutati dalla vostra demonizzazione di Israele? Israele, il cui know-how agricolo nutre gli affamati in tutto il mondo in via di sviluppo? 
Quanto prima l'ossessione delle Nazioni Unite per Israele finisce, meglio è. Meglio per Israele, meglio per i vostri Paesi, il meglio per le stesse Nazioni Unite.
Signore e signori, se le abitudini sono dure a morire alle Nazioni Unite, le abitudini palestinesi muoiono ancora più difficilmente. Il presidente Abbas ha appena attaccato da questo podio la Dichiarazione Balfour. Sta preparando una causa contro la Gran Bretagna per questa dichiarazione del 1917. Quasi 100 anni fa - parla come bloccato nel passato. I palestinesi potrebbero altrettanto bene citare in giudizio l'Iran per la Dichiarazione di Ciro, che ha permesso agli ebrei di ricostruire il nostro tempio di Gerusalemme 2500 anni fa. A pensarci bene, perché non una class action palestinese contro Abramo per l'acquisto di quel pezzo di terra a Hebron dove i patriarchi e le matriarche del popolo ebraico sono stati sepolti 4.000 anni fa? Non state ridendo. E' assurdo come questo. Citare in giudizio il governo britannico per la Dichiarazione Balfour? Sta scherzando? E questo viene preso sul serio qui? Il presidente Abbas ha attaccato la Dichiarazione Balfour, perché ha riconosciuto il diritto del popolo ebraico ad un focolare nazionale nella terra di Israele. Quando le Nazioni Unite hanno sostenuto la creazione di uno Stato ebraico nel 1947, hanno riconosciuto la nostra storia ed i nostri diritti morali nella nostra patria e per la nostra patria. Eppure oggi, quasi 70 anni dopo, i palestinesi si rifiutano ancora di riconoscere tali diritti - non il nostro diritto ad una patria, non il nostro diritto ad uno Stato, non il nostro diritto a nulla. E questo rimane il vero nocciolo del conflitto: il persistente rifiuto palestinese di riconoscere lo stato ebraico in qualsiasi confine. Vedete, questo conflitto non tratta di “insediamenti”. Non è mai stato.
Il conflitto infuriava per decenni prima che ci fosse un solo “insediamento”, quando la Giudea-Samaria e Gaza erano tutte in mani arabe. La Cisgiordania e Gaza erano in mani arabe e ci hanno attaccato ancora e ancora e ancora. E quando abbiamo sradicato tutti i 21 “insediamenti” a Gaza e ci siamo ritirati da ogni centimetro di Gaza, non abbiamo ottenuto la pace da Gaza - abbiamo ottenuto migliaia di razzi sparati da Gaza contro di noi. Questo conflitto infuria perché per i palestinesi, i veri insediamenti che stanno cercando sono Haifa, Jaffa e Tel Aviv. In ogni caso la questione degli “insediamenti” è reale e può e deve essere risolta in negoziati sullo status finale. Ma questo conflitto non ha mai riguardato gli “insediamenti” o la creazione di uno stato palestinese. E' sempre stato circa l'esistenza di uno Stato ebraico, uno Stato ebraico in qualsiasi confine esso sia.
Signore e Signori, Israele è pronto, sono pronto a negoziare tutte le questioni dello status finale, ma una cosa non potrò mai negoziare: il nostro diritto ad un solo ed unico stato ebraico.
Wow, il Primo Ministro di Israele sostenuto da applausi all'Assemblea Generale? Il cambiamento avviene prima di quanto pensassi. Se i “palestinesi” avessero detto sì a uno stato ebraico nel 1947, non ci sarebbe stata nessuna guerra, nessun rifugiato e nessun conflitto. E quando i palestinesi finalmente avranno detto sì ad uno stato ebraico, saremo in grado di porre fine a questo conflitto una volta per tutte. 

Ora ecco la tragedia, perché, vedete, i palestinesi non sono solo intrappolati nel passato, i loro capi stanno avvelenando il futuro. Voglio che immaginiate un giorno nella vita di un ragazzo palestinese tredicenne, lo chiamerò Alì. 
Alì si sveglia prima della scuola, va a fare sport con una squadra di calcio che ha preso il nome da Dalal Mughrabi, un terrorista palestinese responsabile dell'omicidio di 37 israeliani in un autobus. 
A scuola, Alì partecipa ad un evento promosso dal Ministero della Pubblica Istruzione palestinese per onorare Baha Alyan, che l'anno scorso ha ucciso tre civili israeliani. Tornando a casa a piedi, Alì guarda in alto verso una statua imponente eretta solo poche settimane fa dall'Autorità Palestinese per onorare Abu Sukar, che ha fatto esplodere una bomba nel centro di Gerusalemme uccidendo 15 israeliani. 
Quando Alì torna a casa accende la TV e vede un alto ufficiale palestinese, Jibril Rajoub, che dice che se avesse avuto una bomba atomica, l'avrebbe fatta esplodere sopra Israele quel giorno stesso. 
Alì accende poi la radio e sente il consigliere del presidente Abbas, Sultan Abu al-Einein, sollecitare i palestinesi, ecco una citazione, "tagliate la gola agli israeliani ovunque li troviate"
Alì controlla il suo Facebook e vede un recente post del partito Fatah del presidente Abbas, che definisce il massacro di 11 atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco un "atto eroico". 
Su YouTube, Alì guarda una clip dello stesso presidente Abbas che dice: "Diamo il benvenuto ad ogni goccia di sangue versato a Gerusalemme." Citazione diretta. 
Durante la cena, Alì chiede a sua madre cosa succederebbe se uccidesse un ebreo e fosse finito in una prigione israeliana. Ecco quello che lei gli dice. Lei gli dice che avrebbe ricevuto migliaia di dollari ogni mese da parte dell'Autorità palestinese. In realtà, lei gli dice che se avesse ucciso altri ebrei, avrebbe ricevuto più soldi. Oh, e quando esce di prigione, Alì avrebbe avuto garantito un posto di lavoro con l'Autorità palestinese. 

Signore e signori, tutto questo è reale! Succede ogni giorno, sempre. Purtroppo, Alì rappresenta centinaia di migliaia di bambini palestinesi che vengono indottrinati all'odio in ogni momento, ogni ora. Si tratta di abusi su minori. Immaginate il vostro bambino durante questo lavaggio del cervello. Immaginate quello che ci vuole per un ragazzo o una ragazza per uscire liberamente da questa cultura dell'odio. Alcuni lo fanno ma troppi non lo fanno. 
Come può qualcuno di noi aspettarsi che giovani palestinesi sostengano la pace, quando i loro leader avvelenano le loro menti contro la pace? 
Noi in Israele non facciamo questo. Educhiamo i nostri figli alla pace. Abbiamo recentemente lanciato un programma pilota, per rendere lo studio della lingua araba obbligatorio per i bambini ebrei in modo che ci si possa capire meglio l'un l'altro, in modo che si possa vivere insieme fianco a fianco in pace. 
Naturalmente, come tutte le società anche Israele ha frange. Ma è la nostra risposta a quegli elementi marginali, è la nostra risposta a quegli elementi marginali che fa la differenza
Prendete il tragico caso di Ahmed Dawabsha. Non dimenticherò mai la visita, Ahmed in ospedale poche ore dopo essere stato attaccato. Un ragazzino, in realtà un bambino, è stato gravemente ustionato. Ahmed è stato vittima di un atto terroristico orribile perpetrato da ebrei. Giaceva fasciato e incosciente mentre medici israeliani lavoravano tutto il giorno per salvarlo. Nessuna parola può portare conforto a questo ragazzo o alla sua famiglia. Eppure, mentre ero al suo capezzale ho detto allo zio: "Questa non è la nostra gente. Questo non è il nostro modo". Poi ho ordinato misure straordinarie per portare gli assalitori di Ahmed davanti alla giustizia e oggi i cittadini ebrei di Israele accusati di aver attaccato la famiglia Dawabsha sono in carcere in attesa di giudizio
Ora, per alcuni, questa storia dimostra che entrambe le parti hanno i loro estremisti ed entrambe le parti sono ugualmente responsabili di questo conflitto apparentemente senza fine. Ma ciò che la storia di Ahmed dimostra in realtà è l'esatto contrario. Esso illustra la profonda differenza tra le nostre due società, perché mentre i leader israeliani condannano i terroristi, tutti i terroristi, arabi ed ebrei allo stesso modo, i leader palestinesi celebrano terroristi. Mentre Israele imprigiona la manciata di terroristi ebrei tra noi, i palestinesi pagano le migliaia di terroristi tra di loro. 

Così ho chiamato il Presidente Abbas: hai una scelta da fare. Puoi continuare ad alimentare l'odio come hai fatto oggi o puoi finalmente combattere l'odio e lavorare con me per stabilire la pace tra i nostri due popoli. Signore e Signori, sento un ronzio. So che molti di voi hanno rinunciato alla pace. Ma voglio che sappiate che io non ho rinunciato alla pace
Rimango impegnato ad una visione di pace sulla base di “due stati per due popoli”. Credo che come mai prima i cambiamenti in atto nel mondo arabo di oggi offrono un'occasione unica per far progredire la pace. 
Mi congratulo con il presidente dell'Egitto, al-Sisi, per i suoi sforzi per far progredire la pace e la stabilità nella nostra regione. Israele accoglie lo spirito dell'iniziativa di pace araba e accoglie un dialogo con gli stati arabi per far avanzare una pace più ampia. Credo che perché una pace più ampia possa essere pienamente raggiunta, i palestinesi debbano essere parte di essa. Sono pronto ad avviare negoziati per raggiungere questo obiettivo oggi - non domani, non la prossima settimana, oggi. 
Il presidente Abbas ha parlato qui un'ora fa. Non sarebbe stato meglio se invece di parlare uno dopo l'altro avessimo parlato tra di noi? 

Presidente Abbas, invece di inveire contro Israele alle Nazioni Unite a New York, ti invito a parlare al popolo israeliano alla Knesset a Gerusalemme. E sarei felice di venire a parlare al parlamento palestinese a Ramallah. 

Signore e Signori, mentre Israele cerca la pace con tutti i suoi vicini, sappiamo anche che la pace non ha più grande nemico delle forze dell'Islam militante. La scia di sangue di questo fanatismo attraversa tutti i continenti rappresentati qui. Attraversa Parigi e Nizza, Bruxelles e Baghdad, Tel Aviv e Gerusalemme, Minnesota e New York, da Sydney a San Bernardino. Così molti hanno sofferto la sua ferocia: cristiani ed ebrei, le donne, gli omosessuali, gli yazidi, i curdi e molti, molti altri. Eppure, il prezzo più alto, il prezzo più alto di tutti è stato pagato dai musulmani innocenti. Centinaia di migliaia senza pietà macellati. Milioni trasformati in profughi disperati, decine di milioni brutalmente soggiogati. 
La sconfitta dell'Islam militante sarà quindi una vittoria per tutta l'umanità, ma sarebbe soprattutto una vittoria per quei tanti musulmani che cercano una vita senza paura, una vita di pace, una vita di speranza. 
Ma per sconfiggere le forze dell'Islam militante, dobbiamo lottare senza tregua. Dobbiamo combattere nel mondo reale. Dobbiamo combattere nel mondo virtuale. Dobbiamo smantellare le loro reti, interrompere i loro finanziamenti, screditare la loro ideologia. Possiamo sconfiggerli e noi li sconfiggeremo. Il medievalismo non può competere con la modernità. La speranza è più forte dell'odio, la libertà più forte di paura. Possiamo farcela.

Signore e Signori, 
Israele combatte questa battaglia mortale contro le forze dell'Islam militante ogni giorno. Manteniamo i nostri confini sicuri da ISIS, impediamo il contrabbando di armi camuffate da giocattoli a Hezbollah in Libano, contrastiamo gli attacchi terroristici palestinesi in Giudea e Samaria, in Cisgiordania e scoraggiamo gli attacchi missilistici da Gaza controllata da Hamas. 
Hamas è quella organizzazione terroristica che crudelmente, incredibilmente crudelmente si rifiuta di restituire i corpi di tre nostri cittadini e nostri soldati caduti. Oron Shaul e Hadar Goldin. 
I genitori di Hadar Goldin, Lia e Simcha Goldin, sono qui con noi oggi. Hanno la richiesta di seppellire il loro amato figlio in Israele. Tutto quello che chiedono è una cosa semplice: poter visitare in Israele la tomba del figlio Hadar caduto. Hamas rifiuta. Non può importargli di meno. 
Vi imploro di stare con loro, con noi, con tutto ciò che è decente nel nostro mondo contro la disumanità di Hamas - tutto ciò che è indecente e barbaro. Hamas infrange ogni regola umanitaria esistente, rinfacciateglielo. 
Signore e Signori, 
la più grande minaccia per il mio paese, alla nostra regione, e, infine, al nostro mondo resta il regime militante islamico dell'Iran. L'Iran cerca apertamente la distruzione di Israele. Minaccia paesi in tutto il Medio Oriente, sponsorizza il terrore in tutto il mondo. Quest'anno, l'Iran ha lanciato missili balistici in sfida diretta delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza. Ha speso la sua aggressione in Iraq, in Siria, nello Yemen. L'Iran, il principale sponsor mondiale del terrorismo ha continuato a sviluppare la sua rete del terrore globale. Quella rete del terrore si estende ora su cinque continenti. Quindi il mio punto per voi è questo: la minaccia che l'Iran rappresenta per tutti noi non è dietro di noi, è davanti a noi. Nei prossimi anni, ci deve essere uno sforzo sostenuto e unito per respingere l'aggressione dell'Iran e del terrore iraniano. Con i vincoli nucleari verso l'Iran un anno più vicini ad essere rimossi, voglio essere chiaro: Israele non permetterà al regime terrorista dell'Iran di sviluppare armi nucleari - non adesso, non tra dieci anni, mai!
Signore e Signori, 
sono qui davanti a voi oggi mentre l'ex presidente di Israele, Shimon Peres, sta lottando per la propria vita. Shimon è uno dei padri fondatori di Israele, uno dei suoi uomini di stato più audaci, uno dei suoi leader più rispettati. So che tutti siete uniti a me e uniti a tutto il popolo di Israele nell'augurargli refuah shlemah Shimon, una pronta guarigione.
 Ho sempre ammirato l'ottimismo senza limiti di Shimon e come lui, anch'io sono pieno di speranza. 
Sono pieno di speranza perché Israele è in grado di difendersi da sola contro ogni minaccia. Sono pieno di speranza perché il valore dei nostri uomini e donne combattenti non è secondo a nessuno. 
Sono pieno di speranza perché so che le forze della civiltà, in ultima analisi trionfano sulle forze del terrore. 
Sono pieno di speranza perché nell'era della innovazione, Israele - la innovation nation - è fiorente come mai prima. 
Sono pieno di speranza perché Israele lavora instancabilmente per promuovere l'uguaglianza e l'opportunità per tutti i suoi cittadini: ebrei, musulmani, cristiani, drusi, tutti. 
E io sono pieno di speranza perché, nonostante tutti gli scettici, credo che negli anni a venire, Israele forgerà una pace duratura con tutti i nostri vicini.
Signore e Signori, 
sono fiducioso di quello che Israele può compiere perché ho visto ciò che Israele ha compiuto. Nel 1948, anno dell'indipendenza di Israele, la nostra popolazione era di 800.000. La nostra principale esportazione erano arance. Allora la gente diceva che eravamo troppo piccoli, troppo deboli, troppo isolati, troppo demograficamente in inferiorità numerica per sopravvivere, per non parlare di prosperare. Gli scettici si sbagliavano su Israele, allora; gli scettici si sbagliano su Israele ora.
La popolazione di Israele è cresciuta dieci volte, la nostra economia quaranta volte. Oggi la nostra esportazione più grande è la tecnologia – la tecnologia israeliana che alimenta il mondo dei computer, telefoni cellulari, automobili e molto altro ancora.
Signore e signori, 
il futuro appartiene a coloro che innovano e questo è il motivo per cui il futuro appartiene a paesi come Israele. Israele vuole essere il vostro partner nel cogliere quel futuro, quindi chiedo a tutti voi: cooperate con Israele, abbracciate Israele, sognate con Israele. Sogno del futuro che possiamo costruire insieme, un futuro di progresso mozzafiato, un futuro di sicurezza, prosperità e pace, un futuro di speranza per tutta l'umanità, un futuro in cui, anche alle Nazioni Unite, anche in questa sala, Israele infine, inevitabilmente, prenderà il suo legittimo posto tra le nazioni.
Grazie."

martedì 3 maggio 2016

Yom HaShoa


Domani  è il 27 di Nissan.



E' lo  Yom Hashoah Ve-Hagvura”  il “Giorno (del ricordo) della Shoà e dell’eroismo”

Qualcuno potrà, dando una scorsa superficiale, sostenere che vi siano due giornate a ricordo della Shoa, essendo noi italiani abituati a ricordarla il 27 gennaio.
Ma è così? No, non è ffatto così.
Il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale (e non israeliana, nè ebraica) celebrata il 27 gennaio di ogni anno come giornata in commemorazione delle vittime dell'Olocausto . 
La Giornata è stata istituita con risoluzione 60/7 nel 2005  dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite . Venne scelto il 27 gennaio poichè n quel giorno, nel 1945, le truppe sovietiche liberarono il campo di  Auschwitz.
La Legge che stabilisce il “Giorno della Memoria” per l'Italia è di alcuni anni precedente ed è la Legge 20 luglio 2000, n. 211, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 177 del 31 luglio 2000 nella quale si legge:
“Istituzione del “Giorno della Memoria” in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti"
Potremmo dire che il 27gennaio rappresenta la presa di coscienza del mondo,   mentre lo Yom HaShoa è un ricordo piu' intimistico, uno sguardo, un ricordo, un non dimenticare dall'interno.
Il 27 gennaio è la memoria dal di fuori.
Il 27 gennaio non è il  Giorno memoriale ebraico; esso è il giorno nel quale le Istituzioni governative, accademiche, scolastiche, ecc. commemorano e riflettono.

Il Giorno della Memoria del popolo ebraico (in Israele come nella Diaspora) cade il 27 Nissàn (poco dopo Pesach)  
Importante anche la scelta del giorno. Il mondo, le istituzioni, optano per  la liberazione di uno dei (tanti) campi di sterminio. Israele no. Israele sceglie la rivolta del ghetto di Varsavia (18 aprile 1943), sceglie l'azione a dimostrazione che non si trattò di "olocausto" sacrificale a non si sa chi, ma fu una "tragedia", un terribile momento per il popolo ebraico che pur tuttavia osò, seppur in condizioni disperate, ribellarsi, dire di "no", combattere per la propria sopravvivenza.

 La Knesset - il Parlamento israeliano- durante la seduta del 12 aprile 1951 scelse la data del 27 di Nissan come giorno dedicato alla celebrazione ed al ricordo di questo evento. 
Esso cade una settimana dopo la fine della festa di Pesach e una settimana prima di Yom Hazikaron – in memoria dei soldati di Israele caduti in guerra . 
Quest’ ultima ricorrenza è immediatamente seguita da Yom Haazmauth, festa dell’Indipendenza dello Stato d’Israele. 


mercoledì 13 aprile 2016

Jihad guerra all'Occidente, Maurizio Molinari dialoga con Massimo Gramellini




Martedi 12 aprile  a Torino presso il Circolo dei Lettori Maurizio Molinari è stato intervistato 
da Massimo Gramellini sul tema del suo ultimo libro “Jihad, guerra all’Occidente”

MG “spesso sentiamo etichettare gli jihadisti come persone povere, di strato sociale basso, che non avendo
 nulla da perdere si votano alla violenza, ma è proprio così?
MM: non è assolutamente una questione di povertà, i tanti giovani che si mettono a seguire la jihad lo 
fanno perché seguono un ideale, un ideala forte e preciso. La jihad è una questione ideologica non una 
questione sociale.
Possiamo davvero dire che lo jihadismo è il primo vero grande fenomeno ideologico di questo secolo.   
I foreign fighters  sono spesso ragazzi nati in paesi europei di II e III generazione , con media/alta 
scolarizzazione, e anche all’interno del mondo arabo i seguaci di ISis sono appartenenti a ceti medi/alti  
di conoscenza dell’Islam
Si sentono parte di una ideologia al cui centro c’è  l’Islam, una sua deformazione, una sua forzatura 
diciamo che promuove la violenza richiamando la fede religiosa, grande collante:  l’ideologia della violenza
del potere di sottomettere tutti alla mia ideologia
L’ideologia si posa sulla fede religiosa, la richiama, e si pone l’obbiettivo di riportare alla società perfetta, 
quella cioè delle origini della fede islamica, obbligando tutti gli islamici a tale ritorno.

MG: abbiamo milioni di persone islamiche che in questo momento storico stanno cercando di entrare in 
Italia, alcuni profughi, alcuni no..  dobbiamo temere?
MM: per prima cosa occorre dire che molte delle persone in fuga stanno effettivamente scappando da
 situazioni di guerra civile, da violenze, fuggono proprio a causa della violenza portata da Isis
E poi per seconda cosa occorre prendere visione dei documenti del Califfato stesso, che è contrario alla
fuga della popolazione islamica dalle terre islamiche. Isis non vorrebbe che gli islamici prendessero al fuga, 
li vogliono tenere soggiogati e adepti a loro stessi, nelle terre dell’Islam. 
Per Isis la fuga degli islamici verso l’occidente è una sconfitta

MG: Se è una guerra ideologica all’interno dell’islam, perché Isis colpisce l’Europa? Se il loro scopo è sottomettere gli 
altri islamici alla loro visione, perchè colpire l’occidente?
MM: essenzialmente per due motivi.
Per reclutare nelle comunità islamiche presenti in europa, per farsi vedere dai ragazzi di II e III generazione
nati in europa, per farsi ammirare per la loro forza e spregiudicatezza. Il Califfato fa propaganda, vuole 
portare l’ideologia nelle comunità islamiche dell’europa, usa la spregiudicatezza della violenza per attirare consensi
La seconda ragione è una questione interna, una sfida all’interno del modno islmaico. Isis colpendo
 l’Europa, lancia un forte messaggio agli altri islamici: “io riesco a colpire addirittura l’Occidente, dimostro
 la mia forza la mia grandezza”. Un lait motiv: piu’ attacco un nemico grande piu’ sono grande io stesso.

MG: noi ragioniamo per Stati, ma qui lo Stato non c’è, non abbiamo uno Stato del Califfato. Dobbiamo pensare 
in termini diversi dal passato?
MM: Si, certamente. Qui abbiamo i clan le vecchie e tradizionali formazioni di stampo familiare e tribale  
tipiche del mondo arabo e islamico.
In questo mondo le tribu’  si uniscono , laddove un capo di carisma e forte riesce a tenere uniti piu’ clan e 
si formano le tribu.  Questi gruppi hanno anche una base religiosa e ideologica pertanto.. 
Spesso si innescano scontri tra tribu’, essenzialmente per il controllo di pozzi o terreni.
Isis non si presenta in maniera diversa, non c’è un capo di Stato con cui  l’occidente possa relazionarsi. 
Isis si rinnova, ri- modifica..
Le sue radici si possono ritrovare  nel 1928, ideologicamente, quando Hasan Al Banna fondò il gruppo dei 
Fratelli Musulmani, movimento che generò diversi filoni, spesso divenuti fondamentalisti.

MG: l’Occidente ha qualche responsabilità nella situazione, nella creazione di questi gruppi?non amo chi  
si da’ colpe che non ha, ma li abbiamo creati noi?
MM: è innegabile che vi siano colpe dell’Occidente.
Furono gli usa (insieme a Arabia Saudita e Pakistan nonché ai finanziamenti di Osama Bin Laden) a creare
 i  mujaheddin per usarli per fronteggiare l’avanzata russa in Afgahanistan
I mujaheddin "vinsero" quando l'Urss ritirò le truppe dall'Afghanistan nel 1989, seguite dalla 
caduta del regime di Najibullah nel 1992. Ma arrivati a questo punto  i mujaheddin non 
fondarono un governo unito, e, dopo la ritirata sovietica, si divisero in due fazioni, l'Allenza del Nord e il Talebani , che vennero a scontrarsi per il controllo del paese afghano e iniziarono una terribile guerra civile.
 I mujaheddin vennero a loro volta estromessi dal potere dai Talebani nel 1996.
Ma responsabilità deriva anche dal ritiro usa dall’Iraq, voluto dal presidente Obama  che in questo modo 
ha però lasciato il paese allo stato brado. Proprio dalle terre del nord abbandonate dall’esercito Usa, 
nasce e prende le mosse Isis.
Però vi è anche da dire che noi occidentali possiamo essere pacifisti o guerrafondai, ma in ogni caso  il 
mondo islamico ha logiche che vanno al di là del nostro intervento o non intervento.
Il Presidente Obama ha di certo molto indebolito la posizione Usa in MO: In Egitto ha sostenuto tre 
diversi presidenti in due anni, salvo sì abbandonarli subito dopo.
Hillary Clinton, con una visione forse piu’ approfondita del MO, non concordava sul ritiro dall’Iraq 
e probabilmente sarebbe stata la scelta migliore; sosteneva l’intervento contro Assad, in Siria, in sostegno dell’opposizione siriana, ma la sua linea non venne seguita. 
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: a sostenere l’opposizione è giunto Isis

MG IN Italia, abbiamo da temere?
MM:  i testi del Califfato sono chiari, le sue intenzioni sono messe nero su bianco e pertanto non serve far 
altro che leggere e dare il giusto peso a cio’ che è il loro intendimento, senza allarmismi ma senza 
sottovalutare.  Dai testi si legge che l’Italia è un bersaglio.
Il Califfato ha una visione apocalittica, di scontro inevitabile tra islam e infedeli. Scrivono che  una volta conquistata tutta la terra islamica, sino alla Turchia, allora si aprirà lo scontro con gli infedeli e la conquista
di Roma.

MG Ci sono rischi concreti di attentati?
MM:  Dobbiamo dire che gli italiani sono efficienti in campo di prevenzione attentati terroristici, 
soprattutto perché addestrati da anni di lotta alla mafia, che si comporta un po’ come Isis in effetti (clan 
famiglie, capi, violenza). La difesa italiana quindi parte avvantaggiata nel contrastare il fenomeno Isis e comprenderne le dinamiche. Chi meglio conosce il nemico meglio lo sa affrontare, per esempio dalle 
parole del procuratore Generale di Roma si comprende come questi dopo anni di lotta alla mafia, abbia 
gli strumenti per capire chi sia Isis e come si muove. L’Italia è un paese di transito e certamente è esposto
molti rischi, di fatto siamo una piattaforma strategica per arrivare nel resto dell’Europa, ma, attenzione, 
siamo anche terreno di caccia, caccia al terrorista. Solo lo scorso anno la nostra difesa ha individuato e 
espulso 465 persone sospette.

MG: esiste la possibilità che Isis si doti della cosiddetta bomba atomica “sporca”?  
MM:  Se il presidente Obama ha convocato un summit sulla prolificazione del nucleare dicendo che la sua
maggior paura è la creazione di bombe atomiche sporche, evidentemente sì, il pericolo è concreto e 
preoccupa non poco.
In Iraq Isis ha usato il temibile gas mostarda (nota mia: gas che provoca  piaghe grandi e dolorose e può 
causare anche cecità e danni all’apparato respiratorio. Al momento del contatto non si avverte dolore, ma 
in caso di alte concentrazioni la morte può sopraggiungere fino a una settimana dal contatto.) e non è 
impensabile possa arrivare ad avere del materiale nucleare, con cui magari attaccare gli Usa stessi.
Infatti è probabile che proprio gli Usa siano un bersaglio appettibile.  Al qaeda e Isis sono gruppi rivali, e 
mirano ad essere uno piu’ forte dell’altro.
Alqaeda compì un atto  di grande spregiudicatezza e ferocia, l’abbattimento delle torri gemelle nel 2001 a 
New York. Un gesto che fece sentire e percepire nel mondo islamica Alqaeda come grande. Logico che Isis
 possa voler dimostrare di essere ancora piu’ grande, con un atto terroristico di maggior portata.
Al momento l’allarme Isis è piu’ sentito in Europa che negli usa, mentre per Alqaeda era l’opposto.  
Cio’ perché ad oggi l’antiterrorismo Usa sta funzionando meglio che nel 2001.

MG Tuttavia gli Usa tendono a rintanarsi, a non essere interventisti nel MO attuale. Perché?
MM: non intervengono in parte per ragioni energetiche, hanno perso un po’ di interesse diciamo, ma 
soprattutto non intervengono perché  dalle analisi del Pentagono questa guerra per ora non ha definizioni 
di vittoria.
Nella seconda guerra mondiale per esempio, gli usa sapevano che raggiunta Berlino, la guerra sarebbe stata
 vinta. Con Isis non è così, raggiunta Raqqa, la guerra non è vinta. La guerra si sposta.
La vittoria prevede, oggi, la eliminazione fisica del nemico. Ma non è semplice, come faccio, anche volendo, ad uccidere tutti?
In assenza di definizioni di vittoria, gli usa non si sbilanciano

MG : il ritorno agli Stati nazionali di prima è possibile?
MM. no, almeno nei prossimi anni no. Gli Stati scomparsi e implosi non torneranno tanto presto. 
Nazioni come Siria, Iraq e Libia non si riformeranno a breve. Oggi la realtà è quella clanica, le tribu’,  
ogni ex nazione ha una serie di tribu’ che padroneggia un certo territorio L’idea di nazione non c’è, 
e anzi esiste il preciso rischio che la realtà clanica conquisti altri stati, tipo la Tunisia e la l’Egitto

MG. Quando alcuni anni fa sono scoppiate le primavere arabe, le abbiamo accolte con un certo favore…
cosa è accaduto poi?
MM:  ci siamo resi conto che aveva ragione Bush padre, quando durante la prima guerra contro l’Iraq, 
seppur vincente, non arrivò a catturare e uccidere Saddam, ma lo lascio’ lì. Saddam teneva la nazione
Dobbiamo capire che gli Stati di questa zona del mondo sono nati allo smembramento dell’impero 
ottomano e su disegni occidentali, su modelli occidentali che non corrispondono alla mentalità araba. 
E infatti ora implodono, non reggono piu’, e stanno tornando a cio’ che era prima: tribu’ che si contendono
 il territorio.
Dove c’è un Rais forte (che significa anche duro, violento) allora lo Stato tiene. 
 Ne è un esempio l’Egitto con Al Sisi. Ma anche qui è chiaro l’intento di abbatterlo.
Cos’è infatti il caso Regeni?  Se guardiamo la superficie è un triste e doloroso caso di giovane uomo 
massacrato e di uno Stato che tentenna e rifiuta la collaborazione.
Ma se guardiamo piu’ a fondo, sotto sotto, si vede uno Stato teatro di una feroce guerra di potere, che 
arriva al punto di voler impedire al Presidente di far luce sul caso, con l’obiettivo cioè di mettere il rais in 
difficoltà di fronte al mondo occidentale.  Regeni è stato buttato su Al Sisi per fini meramente politici
L’Egitto è sull’orlo di una crisi, di una implosione e solo Al Sisi è al momento cio’ lo impedisce. 
Indebolire il rais significa far implodere l’Egitto.  E cio’ sarebbe peggio della guerra in Siria. L’Egitto ha 
90 milioni di cittadini e uno degli eserciti piu’ forti del MO. Se tutto fosse allo sbaraglio, assisteremmo a 
una guerra civile terribile.

MG: In questo scenario come è cambiato, se è cambiato l ruolo di Israele nel medio oriente?
MM: in effetti lo scenario è cambiato, sotto due punti di vista.
Molti regimi arabi sono islamici sunniti e si stanno avvicinando ad Israele in quanto sentono come 
minaccia l’Iran (che è sciita). In questo periodo, cosa assolutamente impensabile fino a poco tempo fa, vi 
sono ad esempio scambi commerciali tra Israele e gli Emirati Arabi.  E’ probabile che anche l’assenza 
degli usa dal MO contribuisca a spingere stati meno forti  verso Israele, vedendolo un po’ come sostituto 
degli Usa
Sono cambiate le dinamiche col mondo palestinese. Infatti Isis è molto contrariato dall’idea di uno stato
palestinese, Isis non vuole Stati, e pertanto contrasta in ogni modo l’idea di uno stato palestinese, 
anzi Isis  ha piu’ volte minacciato e bacchettato lo stesso Hamas.

MG. Nello scenario mediorientale si puo’ vedere ulteriore influenza della Russia?
MM: Putin è uno statista cinico spregiudicato rigido e spietato ma nella decomposizione del Medio Oriente
 trova certamente terreno, del resto come già detto l’assenza Usa  lascia molti varchi aperti. 
E se gli Usa osservano, Putin ha maggior volontà di esserci,
Il Califfato sta perdendo terreni in Iraq e Siria, cercherà pertanto a breve altre terre..la Libia su tutte è a
portata di mano.
 I membri di Isis in Libia si stimano in circa 2-3000, per lo piu’ non libici, ma tunisini o nordafricani che 
intendono far proselitismo nelle tribu’ della Libia, arruolano per Isis.
Si vede quindi come sia difficile far la guerra a questo soggetto, a Isis, e non è detto che l’invio di truppe 
possa essere positivo.
Putin, in Siria, ha utilizzano questo metodo:  massicci bombardamenti aerei, brutali, che hanno colpito indistintamente chiunque e poi invio di gruppi spiccioli su singole realtà a far rintanare il nemico
Ha cioè puntato all’eliminazione del nemico e non alla conquista di terre. Cio’ comporta però dar origine a
 una guerra infinita. Ricaccio il nemico, questo si riorganizza e torna alla ribalta.
Dovremmo ragionare su una nuova dottrina della sicurezza, dove la vittoria non è prendere Berlino 
(per tornare all’esempio di cui sopra) ma eliminare fisicamente il nemico.

MG: l’Europa potrebbe avere un esercito unito?
MM: questa crisi dovrebbe insegnarci a far fronte comune e portarci proprio a  questo: un esercito europeo, 
delle misure comuni.
I tre punti di crisi dell’europa sono: a) crisi economica b) immigrazione  c) terrorismo
Di fronte ad essi serve una posizione comune. Invece l’Europa si sta dimenticando delle frontiere esterne, 
per ripiegare sulle frontiere interne. Ed ecco allora l’Austria che erige il muro al Brennero.
Chiudere le frontiere di un singolo stato non serve.
I leader politici europei piu’ forti, quelli di Francia e Germania, si concentrano  sui problemi nazionali e 
non portano avanti misure comuni, non pensano in chiave europea.

MG. La popolazione araba è con Isis? E se no, perché non vediamo la loro dissociazione di fronte alle 
brutalità di isis?
MM: la grande maggioranza della popolazione araba non è con Isis, ma la minoranza violenta riesce ad 
imporre timore, con la forza ottiene paura e silenzio.
Noi oggi vediamo quella che Primo Levi chiamò “zona grigia”, ossia una maggioranza che assiste ma
non interviene, si chiude in casa.

MG.  Qual è  il focolaio di tutto?e cosa potrebbe cambiare la situazione?
MM. l’islam è un terreno di scontro tra islamici stessi, tra tribu’, tra chi vuole la modernità e chi vuole il 
ritorno alle origini
L’elemento fondamentale, a mio avviso, sarà la rivendicazione dei diritti delle donne.

Oggi la donna in molti paesi araboislamici è un soggetto privo di diritti o con diritti limitati. 
Ma le donne sono la maggioranza, loro sostengono le famiglie, loro hanno ruoli importanti nella vita 
quotidiana delle case.  Non ci vorrà molto che arriveranno a rivendicare diritti, i giusti diritti e questo 
potrebbe essere il tassello che cambierà le cose in questi paesi, un movimento di liberazione femminile.