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mercoledì 13 aprile 2016

Jihad guerra all'Occidente, Maurizio Molinari dialoga con Massimo Gramellini




Martedi 12 aprile  a Torino presso il Circolo dei Lettori Maurizio Molinari è stato intervistato 
da Massimo Gramellini sul tema del suo ultimo libro “Jihad, guerra all’Occidente”

MG “spesso sentiamo etichettare gli jihadisti come persone povere, di strato sociale basso, che non avendo
 nulla da perdere si votano alla violenza, ma è proprio così?
MM: non è assolutamente una questione di povertà, i tanti giovani che si mettono a seguire la jihad lo 
fanno perché seguono un ideale, un ideala forte e preciso. La jihad è una questione ideologica non una 
questione sociale.
Possiamo davvero dire che lo jihadismo è il primo vero grande fenomeno ideologico di questo secolo.   
I foreign fighters  sono spesso ragazzi nati in paesi europei di II e III generazione , con media/alta 
scolarizzazione, e anche all’interno del mondo arabo i seguaci di ISis sono appartenenti a ceti medi/alti  
di conoscenza dell’Islam
Si sentono parte di una ideologia al cui centro c’è  l’Islam, una sua deformazione, una sua forzatura 
diciamo che promuove la violenza richiamando la fede religiosa, grande collante:  l’ideologia della violenza
del potere di sottomettere tutti alla mia ideologia
L’ideologia si posa sulla fede religiosa, la richiama, e si pone l’obbiettivo di riportare alla società perfetta, 
quella cioè delle origini della fede islamica, obbligando tutti gli islamici a tale ritorno.

MG: abbiamo milioni di persone islamiche che in questo momento storico stanno cercando di entrare in 
Italia, alcuni profughi, alcuni no..  dobbiamo temere?
MM: per prima cosa occorre dire che molte delle persone in fuga stanno effettivamente scappando da
 situazioni di guerra civile, da violenze, fuggono proprio a causa della violenza portata da Isis
E poi per seconda cosa occorre prendere visione dei documenti del Califfato stesso, che è contrario alla
fuga della popolazione islamica dalle terre islamiche. Isis non vorrebbe che gli islamici prendessero al fuga, 
li vogliono tenere soggiogati e adepti a loro stessi, nelle terre dell’Islam. 
Per Isis la fuga degli islamici verso l’occidente è una sconfitta

MG: Se è una guerra ideologica all’interno dell’islam, perché Isis colpisce l’Europa? Se il loro scopo è sottomettere gli 
altri islamici alla loro visione, perchè colpire l’occidente?
MM: essenzialmente per due motivi.
Per reclutare nelle comunità islamiche presenti in europa, per farsi vedere dai ragazzi di II e III generazione
nati in europa, per farsi ammirare per la loro forza e spregiudicatezza. Il Califfato fa propaganda, vuole 
portare l’ideologia nelle comunità islamiche dell’europa, usa la spregiudicatezza della violenza per attirare consensi
La seconda ragione è una questione interna, una sfida all’interno del modno islmaico. Isis colpendo
 l’Europa, lancia un forte messaggio agli altri islamici: “io riesco a colpire addirittura l’Occidente, dimostro
 la mia forza la mia grandezza”. Un lait motiv: piu’ attacco un nemico grande piu’ sono grande io stesso.

MG: noi ragioniamo per Stati, ma qui lo Stato non c’è, non abbiamo uno Stato del Califfato. Dobbiamo pensare 
in termini diversi dal passato?
MM: Si, certamente. Qui abbiamo i clan le vecchie e tradizionali formazioni di stampo familiare e tribale  
tipiche del mondo arabo e islamico.
In questo mondo le tribu’  si uniscono , laddove un capo di carisma e forte riesce a tenere uniti piu’ clan e 
si formano le tribu.  Questi gruppi hanno anche una base religiosa e ideologica pertanto.. 
Spesso si innescano scontri tra tribu’, essenzialmente per il controllo di pozzi o terreni.
Isis non si presenta in maniera diversa, non c’è un capo di Stato con cui  l’occidente possa relazionarsi. 
Isis si rinnova, ri- modifica..
Le sue radici si possono ritrovare  nel 1928, ideologicamente, quando Hasan Al Banna fondò il gruppo dei 
Fratelli Musulmani, movimento che generò diversi filoni, spesso divenuti fondamentalisti.

MG: l’Occidente ha qualche responsabilità nella situazione, nella creazione di questi gruppi?non amo chi  
si da’ colpe che non ha, ma li abbiamo creati noi?
MM: è innegabile che vi siano colpe dell’Occidente.
Furono gli usa (insieme a Arabia Saudita e Pakistan nonché ai finanziamenti di Osama Bin Laden) a creare
 i  mujaheddin per usarli per fronteggiare l’avanzata russa in Afgahanistan
I mujaheddin "vinsero" quando l'Urss ritirò le truppe dall'Afghanistan nel 1989, seguite dalla 
caduta del regime di Najibullah nel 1992. Ma arrivati a questo punto  i mujaheddin non 
fondarono un governo unito, e, dopo la ritirata sovietica, si divisero in due fazioni, l'Allenza del Nord e il Talebani , che vennero a scontrarsi per il controllo del paese afghano e iniziarono una terribile guerra civile.
 I mujaheddin vennero a loro volta estromessi dal potere dai Talebani nel 1996.
Ma responsabilità deriva anche dal ritiro usa dall’Iraq, voluto dal presidente Obama  che in questo modo 
ha però lasciato il paese allo stato brado. Proprio dalle terre del nord abbandonate dall’esercito Usa, 
nasce e prende le mosse Isis.
Però vi è anche da dire che noi occidentali possiamo essere pacifisti o guerrafondai, ma in ogni caso  il 
mondo islamico ha logiche che vanno al di là del nostro intervento o non intervento.
Il Presidente Obama ha di certo molto indebolito la posizione Usa in MO: In Egitto ha sostenuto tre 
diversi presidenti in due anni, salvo sì abbandonarli subito dopo.
Hillary Clinton, con una visione forse piu’ approfondita del MO, non concordava sul ritiro dall’Iraq 
e probabilmente sarebbe stata la scelta migliore; sosteneva l’intervento contro Assad, in Siria, in sostegno dell’opposizione siriana, ma la sua linea non venne seguita. 
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: a sostenere l’opposizione è giunto Isis

MG IN Italia, abbiamo da temere?
MM:  i testi del Califfato sono chiari, le sue intenzioni sono messe nero su bianco e pertanto non serve far 
altro che leggere e dare il giusto peso a cio’ che è il loro intendimento, senza allarmismi ma senza 
sottovalutare.  Dai testi si legge che l’Italia è un bersaglio.
Il Califfato ha una visione apocalittica, di scontro inevitabile tra islam e infedeli. Scrivono che  una volta conquistata tutta la terra islamica, sino alla Turchia, allora si aprirà lo scontro con gli infedeli e la conquista
di Roma.

MG Ci sono rischi concreti di attentati?
MM:  Dobbiamo dire che gli italiani sono efficienti in campo di prevenzione attentati terroristici, 
soprattutto perché addestrati da anni di lotta alla mafia, che si comporta un po’ come Isis in effetti (clan 
famiglie, capi, violenza). La difesa italiana quindi parte avvantaggiata nel contrastare il fenomeno Isis e comprenderne le dinamiche. Chi meglio conosce il nemico meglio lo sa affrontare, per esempio dalle 
parole del procuratore Generale di Roma si comprende come questi dopo anni di lotta alla mafia, abbia 
gli strumenti per capire chi sia Isis e come si muove. L’Italia è un paese di transito e certamente è esposto
molti rischi, di fatto siamo una piattaforma strategica per arrivare nel resto dell’Europa, ma, attenzione, 
siamo anche terreno di caccia, caccia al terrorista. Solo lo scorso anno la nostra difesa ha individuato e 
espulso 465 persone sospette.

MG: esiste la possibilità che Isis si doti della cosiddetta bomba atomica “sporca”?  
MM:  Se il presidente Obama ha convocato un summit sulla prolificazione del nucleare dicendo che la sua
maggior paura è la creazione di bombe atomiche sporche, evidentemente sì, il pericolo è concreto e 
preoccupa non poco.
In Iraq Isis ha usato il temibile gas mostarda (nota mia: gas che provoca  piaghe grandi e dolorose e può 
causare anche cecità e danni all’apparato respiratorio. Al momento del contatto non si avverte dolore, ma 
in caso di alte concentrazioni la morte può sopraggiungere fino a una settimana dal contatto.) e non è 
impensabile possa arrivare ad avere del materiale nucleare, con cui magari attaccare gli Usa stessi.
Infatti è probabile che proprio gli Usa siano un bersaglio appettibile.  Al qaeda e Isis sono gruppi rivali, e 
mirano ad essere uno piu’ forte dell’altro.
Alqaeda compì un atto  di grande spregiudicatezza e ferocia, l’abbattimento delle torri gemelle nel 2001 a 
New York. Un gesto che fece sentire e percepire nel mondo islamica Alqaeda come grande. Logico che Isis
 possa voler dimostrare di essere ancora piu’ grande, con un atto terroristico di maggior portata.
Al momento l’allarme Isis è piu’ sentito in Europa che negli usa, mentre per Alqaeda era l’opposto.  
Cio’ perché ad oggi l’antiterrorismo Usa sta funzionando meglio che nel 2001.

MG Tuttavia gli Usa tendono a rintanarsi, a non essere interventisti nel MO attuale. Perché?
MM: non intervengono in parte per ragioni energetiche, hanno perso un po’ di interesse diciamo, ma 
soprattutto non intervengono perché  dalle analisi del Pentagono questa guerra per ora non ha definizioni 
di vittoria.
Nella seconda guerra mondiale per esempio, gli usa sapevano che raggiunta Berlino, la guerra sarebbe stata
 vinta. Con Isis non è così, raggiunta Raqqa, la guerra non è vinta. La guerra si sposta.
La vittoria prevede, oggi, la eliminazione fisica del nemico. Ma non è semplice, come faccio, anche volendo, ad uccidere tutti?
In assenza di definizioni di vittoria, gli usa non si sbilanciano

MG : il ritorno agli Stati nazionali di prima è possibile?
MM. no, almeno nei prossimi anni no. Gli Stati scomparsi e implosi non torneranno tanto presto. 
Nazioni come Siria, Iraq e Libia non si riformeranno a breve. Oggi la realtà è quella clanica, le tribu’,  
ogni ex nazione ha una serie di tribu’ che padroneggia un certo territorio L’idea di nazione non c’è, 
e anzi esiste il preciso rischio che la realtà clanica conquisti altri stati, tipo la Tunisia e la l’Egitto

MG. Quando alcuni anni fa sono scoppiate le primavere arabe, le abbiamo accolte con un certo favore…
cosa è accaduto poi?
MM:  ci siamo resi conto che aveva ragione Bush padre, quando durante la prima guerra contro l’Iraq, 
seppur vincente, non arrivò a catturare e uccidere Saddam, ma lo lascio’ lì. Saddam teneva la nazione
Dobbiamo capire che gli Stati di questa zona del mondo sono nati allo smembramento dell’impero 
ottomano e su disegni occidentali, su modelli occidentali che non corrispondono alla mentalità araba. 
E infatti ora implodono, non reggono piu’, e stanno tornando a cio’ che era prima: tribu’ che si contendono
 il territorio.
Dove c’è un Rais forte (che significa anche duro, violento) allora lo Stato tiene. 
 Ne è un esempio l’Egitto con Al Sisi. Ma anche qui è chiaro l’intento di abbatterlo.
Cos’è infatti il caso Regeni?  Se guardiamo la superficie è un triste e doloroso caso di giovane uomo 
massacrato e di uno Stato che tentenna e rifiuta la collaborazione.
Ma se guardiamo piu’ a fondo, sotto sotto, si vede uno Stato teatro di una feroce guerra di potere, che 
arriva al punto di voler impedire al Presidente di far luce sul caso, con l’obiettivo cioè di mettere il rais in 
difficoltà di fronte al mondo occidentale.  Regeni è stato buttato su Al Sisi per fini meramente politici
L’Egitto è sull’orlo di una crisi, di una implosione e solo Al Sisi è al momento cio’ lo impedisce. 
Indebolire il rais significa far implodere l’Egitto.  E cio’ sarebbe peggio della guerra in Siria. L’Egitto ha 
90 milioni di cittadini e uno degli eserciti piu’ forti del MO. Se tutto fosse allo sbaraglio, assisteremmo a 
una guerra civile terribile.

MG: In questo scenario come è cambiato, se è cambiato l ruolo di Israele nel medio oriente?
MM: in effetti lo scenario è cambiato, sotto due punti di vista.
Molti regimi arabi sono islamici sunniti e si stanno avvicinando ad Israele in quanto sentono come 
minaccia l’Iran (che è sciita). In questo periodo, cosa assolutamente impensabile fino a poco tempo fa, vi 
sono ad esempio scambi commerciali tra Israele e gli Emirati Arabi.  E’ probabile che anche l’assenza 
degli usa dal MO contribuisca a spingere stati meno forti  verso Israele, vedendolo un po’ come sostituto 
degli Usa
Sono cambiate le dinamiche col mondo palestinese. Infatti Isis è molto contrariato dall’idea di uno stato
palestinese, Isis non vuole Stati, e pertanto contrasta in ogni modo l’idea di uno stato palestinese, 
anzi Isis  ha piu’ volte minacciato e bacchettato lo stesso Hamas.

MG. Nello scenario mediorientale si puo’ vedere ulteriore influenza della Russia?
MM: Putin è uno statista cinico spregiudicato rigido e spietato ma nella decomposizione del Medio Oriente
 trova certamente terreno, del resto come già detto l’assenza Usa  lascia molti varchi aperti. 
E se gli Usa osservano, Putin ha maggior volontà di esserci,
Il Califfato sta perdendo terreni in Iraq e Siria, cercherà pertanto a breve altre terre..la Libia su tutte è a
portata di mano.
 I membri di Isis in Libia si stimano in circa 2-3000, per lo piu’ non libici, ma tunisini o nordafricani che 
intendono far proselitismo nelle tribu’ della Libia, arruolano per Isis.
Si vede quindi come sia difficile far la guerra a questo soggetto, a Isis, e non è detto che l’invio di truppe 
possa essere positivo.
Putin, in Siria, ha utilizzano questo metodo:  massicci bombardamenti aerei, brutali, che hanno colpito indistintamente chiunque e poi invio di gruppi spiccioli su singole realtà a far rintanare il nemico
Ha cioè puntato all’eliminazione del nemico e non alla conquista di terre. Cio’ comporta però dar origine a
 una guerra infinita. Ricaccio il nemico, questo si riorganizza e torna alla ribalta.
Dovremmo ragionare su una nuova dottrina della sicurezza, dove la vittoria non è prendere Berlino 
(per tornare all’esempio di cui sopra) ma eliminare fisicamente il nemico.

MG: l’Europa potrebbe avere un esercito unito?
MM: questa crisi dovrebbe insegnarci a far fronte comune e portarci proprio a  questo: un esercito europeo, 
delle misure comuni.
I tre punti di crisi dell’europa sono: a) crisi economica b) immigrazione  c) terrorismo
Di fronte ad essi serve una posizione comune. Invece l’Europa si sta dimenticando delle frontiere esterne, 
per ripiegare sulle frontiere interne. Ed ecco allora l’Austria che erige il muro al Brennero.
Chiudere le frontiere di un singolo stato non serve.
I leader politici europei piu’ forti, quelli di Francia e Germania, si concentrano  sui problemi nazionali e 
non portano avanti misure comuni, non pensano in chiave europea.

MG. La popolazione araba è con Isis? E se no, perché non vediamo la loro dissociazione di fronte alle 
brutalità di isis?
MM: la grande maggioranza della popolazione araba non è con Isis, ma la minoranza violenta riesce ad 
imporre timore, con la forza ottiene paura e silenzio.
Noi oggi vediamo quella che Primo Levi chiamò “zona grigia”, ossia una maggioranza che assiste ma
non interviene, si chiude in casa.

MG.  Qual è  il focolaio di tutto?e cosa potrebbe cambiare la situazione?
MM. l’islam è un terreno di scontro tra islamici stessi, tra tribu’, tra chi vuole la modernità e chi vuole il 
ritorno alle origini
L’elemento fondamentale, a mio avviso, sarà la rivendicazione dei diritti delle donne.

Oggi la donna in molti paesi araboislamici è un soggetto privo di diritti o con diritti limitati. 
Ma le donne sono la maggioranza, loro sostengono le famiglie, loro hanno ruoli importanti nella vita 
quotidiana delle case.  Non ci vorrà molto che arriveranno a rivendicare diritti, i giusti diritti e questo 
potrebbe essere il tassello che cambierà le cose in questi paesi, un movimento di liberazione femminile.

domenica 29 novembre 2015

Israele è la causa di tutta la violenza in MO (Palestina Rossa). Ma è davvero così?

Giorni fa mi imbatto sulla pagina facebook di “Palestina rossa

La pagina si presenta con una foto raffigurante la bandiera palestinese e la scritta “Viva Palestina viva l’intifada”
E già qui mi chiedo come si possa permettere che qualcuno inciti alla rivolta, alla violenza, all’uccisione di persone..così impunemente.
Scorro la pagina e trovo un link secondo cui “Israele ha rapito 1000 bambini in meno di due mesi “  (fonte www.invictapalestina.wordpress.com).
Commento , in maniera civile e assolutamente non polemica né tantomeno offensiva, chiedendo cosa si pensi dei bambini palestinesi con indosso uniforme, armi in mano, che inneggiano a guerra, e sono arruolati come soldati.. I bambini palestinesi vedono violata la loro infanzia per colpa di Hamas che ne fa dei miliziani sin da neonati...e li fa letteralmente esplodere trasformandoli in kamikaze da adolescenti. ma su questo non vedo mai nessuna accusa. Se i bambini e la loro tutela interessano, dovrebbero interessare anche in questi casi .

Quelli di Palestina Rossa (che naturalmente non si presentano,  restano avvolti dal misterioso nome “palestina rossa”)   mi rispondono. 
Questa la testuale risposta “i bambini in Palestina sono costretti a lottare a causa dell'occupazione, che è la causa di tutta la violenza in Medio Oriente. Decaduto il sionismo ed il suo progetto coloniale e razzista anche i bambini palestinesi potranno tornare a vivere serenamente la loro infanzia. Maledetti sionisti criminali e maledetta ignoranza!”

Rilevo, tra me e me, che l’uso di terminologia offensiva in una conversazione dai toni pacati denota aggressività immotivata, forse per mancanza di ragioni da portare a sostegno, ma su questo non dico nulla, non cerco animosità.  
Replico che “i bambini non devono essere messi a combattere, mi pare ci siano adulti in grado di farlo. Un padre di famiglia non dovrebbe affatto prendere un bimbo e mettergli un fucile in mano, questo è violazione di diritti dell'infanzia. Hamas li arma, Hamas è criminale verso i bambini palestinesi. Non posso credere che voi /tu sia favorevole al farsi esplodere, al creare martiri...questo è integralismo portato all'eccesso. A danno dei bambini, dei LORO stessi bambini. Spero vivamente che il popolo palestinese (compreso quello in Siria e in Giordania...perchè in verità la Palestina non è solo Gaza) possa presto liberarsi dei suoi capi dittatoriali e terroristi, che però voi state aiutando in questo modo”
E posto uno dei tanti articoli  sul tema in cui si parla del grave problema  bambini in armi, tratto da Il messaggero  http://www.ilmessaggero.it/.../gaza.../notizie/1616485.shtml

La risposta è che “ Il messaggero non è una fonte attendibile..”  
(Mi chiedo se lo sia di piu’ un sito che si chiama invctapalestina!)  e invece di replicare al fatto in se, il mio interlocutore si trincera dietro un “  ..INTIFADA FINO ALLA VITTORIA!”
Rispondo che “ Francamente trovo criminale invitare alla lotta armata terroristica invece che invitare a calmare la situazione e trovare una soluzione pacifica e diplomatica.” 
Loro/sua risposta  “ ecco, per noi è la tua retorica criminale... pacifinta!”                    
In poche righe il motivo della mancanza di soluzione, finora, alla questione israelo – palestinese : due persone, terze rispetto alle parti in causa e che quindi dovrebbero essere moderate, che affrontano la questione. 
Io, certamente pro Israele, che propongo un’analisi delle sofferenze dei bambini palestinesi costretti a una vita da soldati a causa di capi dittatoriali e terroristi, e che invito alla calma e a trovare invece una soluzione diplomatica  e l’altra parte, chiaramente pro palestinese, che nemmeno ci prova a trovare una soluzione, no..solo rivolta..sino alla “vittoria” , vittoria che arriverà solo nel giorno della distruzione dello Stato d Israele.

Io, che non sono israeliana, e questo signore nascosto dallo pseudonimo di Palestina rossa, che non è palestinese, dovremmo essere terzi rispetto alla questione e trovare modo di analizzarla in maniera assolutamente civile E invece  no..dialogo impossibile…
Qui l’essenza del problema Israelo –palestinese… una parte propone un tavolo di trattativa, l’altra parte lo rifiuta assolutamente, non proponendo nulla di costruttivo, ma solo distruzione dello stato di Israele
Questo piccolissimo Stato, a detta di costoro, avrebbe sconvolto del tutto il Medioriente, e  “sarebbe la causa di tutta la violenza in Medioriente” (parole loro)

Ma è così?  Davvero un piccolo Stato come Israele ha il peso di stravolgere il MO? E  se Israele non fosse mai esistito, davvero in MO non avremmo avuto violenza?
Io ritengo che affermazioni del genere denotino una superficialità storica e politica nonché una mancanza di conoscenza dell’Islam, davvero notevoli
Sono certa che anche senza Israele, il vicino oriente avrebbe avuto le stesse vicissitudini
Il mondo arabo è sempre stato dilaniato da guerre intestine dovute alla millenaria  opposizione tra sciiti e sunniti quali correnti principali.
Partiamo da Maometto stesso, che a Medina crea  una comunità islamica con una Costituzione basata sul credo islamico.  Qui, per inciso Maometto arriverà a perseguitare e a cacciare dalla città gli Ebrei medinesi per accaparrarsi i loro beni, tutto questo solo quando le speranze di far convertire al suo  credo gli Ebrei si rivelò vana (tra l’altro l’ultima comunità ebraica chiesa pietà, e Maometto sgozzò tutti i maschi, prese come schiave tutti le donne e bambini).
Il profeta farà costruire a Medina una Moschea che diventerà anche la sua dimora.                    Maometto passerà da un atteggiamento difensivo a un atteggiamento offensivo contro la tribu' dominante  a La Mecca, i Quraysh. Le ostilità vengono aperte dai musulmani usando la tattica della razzia, quella usuale tra i beduini: indebolire il nemico economicamente e impadronirsi dei territori, oltre assaltare i carichi verso la Siria. 
I nemici vennero sgozzati e i loro idoli, statue, ecc.. distrutti (vi ricorda niente??)
 Nel corso del tempo l’Islam si è notevolmente frammentato ma era stato Maometto stesso a predire che la umma, dopo la sua morte, si sarebbe suddivisa in decine di tribù distinte e, così, è puntualmente andata.
In particola forte è la distinzione tra i sciiti e i sunniti
I sunniti costituiscono tra l'87 e il 90 per cento della popolazione complessiva di musulmani nel mondo. Gli sciiti costituiscono il restante della popolazione musulmana: tra il 10 e il 13 per cento.
- Il termine sunnita deriva dall'arabo Ahl al-Sunnah che significa “il popolo delle tradizioni” (cioè di Maometto). I sunniti ritengono di essere la scuola di pensiero più ortodossa e tradizionalista dell'Islam.
- Il termine sciita deriva dall'arabo Shi'atu Ali, ovvero “sostenitori [politici] di Ali”, genero di Maometto
I membri delle due scuole di pensiero hanno coesistito per centinaia di anni condividendo i princìpi fondamentali dell'Islam, spesso chiamati “i cinque pilastri”:
- Shahadatein: l'accettazione di un unico Dio e di Maometto come suo ultimo profeta;
- Salah: le cinque preghiere quotidiane obbligatorie;
- Zakah: la donazione del 2.5 per cento dello stipendio annuale ai poveri;
- Siam: il digiuno nel mese di ramadan;
- Hajj: il pellegrinaggio a La Mecca da fare almeno una volta nella vita (obbligatorio per tutti quelli che sono in grado di affrontarlo).
Questi princìpi sono pressoché identici, le differenze tra sciiti e sunniti riguardano i rituali, la legge, la teologia e il modo di organizzare la società

Ma esiste anche il JIHAD. Che non è uno dei 5 pilastri dell’islam, ma un dovere, prescritto da Dio attraverso il suo profeta Maometto. Nel Corano e in altri testi il termine jihad è spesso seguito dall'espressione fi sabil Allah "nel sentiero di Dio, e il jihad è uno dei cancelli del Paradiso. Jihad significa letteralmente "lotta", "sforzo" compiuto "sulla via di Dio" . È un concetto che è maturato, grazie all'elaborazione dei giuristi, nei primi due secoli dell'islam (ovvero dal VII al IX secolo d.C.). 


La tradizione classica prevede quattro tipi di jihad: con l'"animo", con la "parola", con la "mano" e, infine, con la "spada".
I primi tre, rivolti in modo precipuo ai singoli fedeli (con l'"animo") e all'intera comunità islamica (con la "parola", con la "mano"), sono considerati il "grande jihad", e mira alla pacificazione delle proprie passioni personali e al mantenimento del benessere della collettività. Quello con la "spada" è invece considerato il "piccolo jihad" ed è indirizzato all'esterno della comunità, sia per difenderla da un'aggressione armata, sia per far trionfare la parola di Dio sui territori non islamici.
Il jihad è obbligo individuale di tutti i credenti capaci di portare armi (anche donne e anziani e bambini, ciascuno secondo le proprie possibilità), ma solo in caso di aggressione (si tratta dunque di una guerra difensiva, come oggi in Iraq, Afghanistan, Cecenia e altri territori islamici considerati aggrediti). Ma il jihad può avere anche una valenza offensiva: in questo caso è un obbligo che ricade sull'intera comunità ed è sufficiente che solo un certo numero di musulmani lo esegua personalmente.  

 Subito dopo la morte del profeta Maometto nel 632, i musulmani si divisero in due rami con uno scisma drammatico :  il primo, i futuri sunniti, sosteneva che il nuovo leader della comunità musulmana, ovvero il legittimo califfo, fosse Abu Bakr, parente di Maometto e importante studioso islamico.
Il secondo ramo, i futuri sciiti, sosteneva che diventare califfo fosse invece un diritto riservato ai discendenti di Maometto e che quindi spettasse a Ali ibn Abi Talib, il genero del profeta, dal momento che Maometto non aveva figli maschi.
Molte scuole di pensiero sunnite ritengono che gli sciiti siano i peggiori nemici dell'Islam. A differenza degli ebrei e dei cristiani che sono considerati più semplicemente miscredenti e trattati come dhimmi, gli sciiti sono spesso visti come eretici e vengono accusati di venerare il loro Imam Ali e i suoi discendenti.

Califfato e Iman
Vediamo in breve cosa significano questi due termini
Nell'Islam sunnita il califfo è il leader dell'intera ummah, comunità musulmana, ed è una figura politica, mentre l'imam è semplicemente una figura religiosa che guida la preghiera in moschea.

Nell'Islam sciita invece la parola imam è anche sostituita a califfo, e i dodici imam riconosciuti ufficialmente dagli sciiti, tutti appartenenti alla famiglia del profeta Maometto, sono da loro considerati come i leader spirituali, religiosi e politici della ummah.  Gli sciiti a loro volte presentano ulteriori divisioni  tra la quali la principale è tra sciiti duodecimani (riconoscono 12 iman) e sciiti settimani (solo sette iman).

Nei Paesi a maggioranza sunnita gli sciiti appartengono spesso alle classi sociali più basse e vengono frequentemente perseguitati . Ciò ha aumentato il loro senso di oppressione, che ha radici profonde nella storia.
Undici dei dodici imam riconosciuti ufficialmente dagli sciiti sono infatti stati assassinati per mano dei regimi sunniti al potere (il dodicesimo sarebbe sparito e se ne attende il ritorno.. chiara la commistione cristologica). Pertanto, spesso gli sciiti si sono fatti notare sempre meno all'interno della società, vivendo talvolta anche nell'anonimato, finchè nel 1979  avviene qualcosa che ha del fenomenale: la rivoluzione iraniana che porta proprio gli sciiti al potere (e l’Iran sciita darà sempre piu’ fastidio ai sunniti).
Da lì, la loro voglia di mettere fine alle persecuzioni e di affermarsi politicamente anche negli altri Paesi islamici li ha spinti a riorganizzarsi socialmente formando partiti e gruppi militanti.

Vediamo alcuni paesi islamici:

Il governo dell'Arabia Saudita è composto principalmente da sunniti e la stessa monarchia al potere appartiene al ramo sunnita. L'Arabia Saudita è in costante competizione con l'Iran sciita, che teme potrebbe creare disordini all'interno delle comunità sciite che vivono nei Paesi del Golfo: sia l'Iran che l'Arabia Saudita aspirano infatti a diventare la principale potenza nella regione.

La maggioranza della popolazione del Bahrein è sciita. Tuttavia al potere vi è una monarchia sunnita. Ispirati dalla primavera arabanel 2011 gli sciiti hanno cominciato a manifestare per i loro diritti. Il governo del Bahrein e i suoi alleati, tra cui l'Arabia Saudita, hanno represso con violenza le proteste, uccidendo centinaia di civili.

Per molto tempo, la maggioranza sciita dell'Iraq è stata oppressa dal regime sunnita, dove si trovano la maggior parte dei luoghi sacri per i musulmani sciiti. Dopo la caduta del regime di Saddam Hussein nel 2003, sono saliti al potere gli sciiti e hanno cominciato a prendere di mira la comunità sunnita, torturata e perseguitata con squadroni della morte. In risposta alla crescente violenza nei loro confronti, i sunniti hanno organizzato diversi attacchi suicidi e attentati. La guerra civile non ha fatto che esasperare gli atteggiamenti nazionalistici degli sciiti al potere e ha in gran parte contribuito al rafforzamento del gruppo militante sunnita dell'Isis.

 Dopo la rivoluzione iraniana del 1979 che ha portato gli sciiti al potere, l'Iran ha cominciato a finanziare e incoraggiare le rivolte sciite nella regione orientale dell'Arabia Saudita, ricca di riserve di petrolio. Il governo iraniano sostiene anche il governo alauita (un ramo sciita) di Assad in Siria, che fa da ponte con il Libano, permettendo di continuare a finanziare le attività del gruppo militante sciita degli Hezbollah.

Il Libano è sempre stato abbastanza stabile, vista l'assenza di una netta maggioranza sciita o sunnita all'interno del Paese. Il potere è distribuito ugualmente: il presidente del governo libanese deve essere un cristiano, il primo ministro un sunnita e il portavoce del parlamento uno sciita. I conflitti si concentrano principalmente nel nord del Paese, ai confini con la Siria, dove il gruppo militante sciita degli Hezbollah sostiene il governo di Assad.

In Pakistan, solo il 10-15 per cento della popolazione musulmana  è sciita e non ha alcuna influenza a livello politico. Per questo motivo gli sciiti del Paese sono spesso vittime di discriminazioni e attentati principalmente condotti dai due gruppi militanti sunniti alleati fra loro: Lashkar-e-Jhangvi e i Tehreek-e-Taliban Pakistan.

In Siria, il presidente al potere Bashar al-Assad appartiene alla minoranza degli alauiti (un ramo sciita). Le proteste contro il suo governo sono cominciate nel marzo del 2011 e sono state represse con la violenza. La guerra civile, tutt'oggi in corso, ha in parte contribuito a esasperare i sentimenti di odio e rancore tra sciiti e sunniti all'interno del Paese.  Qui abbiamo uan vera e propria guerra civile, con la popolazione piu’ benestante asseragliata con Assad, e la popolazione piu’ povera che è insorta.  L’Occidente ha a lungo guardato, permettendo in questo modo allo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, noto anche con la sigla “ISIS” capeggiato da  Abu Bakr al Bagdhadi  (vi dice niente…Abu Bakr…suocero/zio di Maometto?) di fare ingresso nel paese con i suoi militanti sunniti e proclamare nel 2014 Il Califfato con capitale Raqqa, da cui poi si è espanso fino a Mosul ed oltre.  ( Mi lasciano perplessa  quelli che si ostinano a sostenere che però Isis non è l’Islam quando l’acronimo è appunto “Stato Islamico dell’Iraq e del Levante”).

I ribelli houthi, presenti principalmente nel nord dello Yemen, sono sciiti e rappresentano circa un terzo della popolazione totale del Paese. Gli Houthi riescono a far diettere il presidente Hadi, riconosciuto dalla comunità internazionale, e hanno così preso il controllo, nonostante la maggioranza di tribù sunnite nel sud del Paese non li riconosca. Una coalizione di Paesi arabi sotto la guida dell'Arabia Saudita sostiene l'ex presidente Hadi contro i ribelli houthi, che sono pro-Iran. Vaste parti del territorio dello Yemen sono inoltre sotto il controllo del gruppo militante sunnita Al Qaeda nella penisola araba, che si contrappone sia agli houthi che al governo di Hadi.

In tutto questo panorama, dove vedete Israele? 
Israele come Stato neppure c’era ancora quando già sunniti e sciiti si scontravano a suon di sgozzamenti e violenze varie. Israele è sulla scena da 60 anni.. le guerre nel mondo arabo vanno avanti da 1400 anni!
In particolare merita attenzione tal Adb Al Wahhab che nel 1700 in risposta alla crisi che aveva colpito l’impero ottomano. Costui, dapprima sciita, elaborò una tesi assolutamente antisciita molto presto. Nacque con lui infatti il wahhbismo (il gruppo si definisce però “salafita”, cioè “i saggi”).
Tale corrente  propugna un ritorno  all’Islam delle origini, quello di Maometto e la società costituitasi a Medina, quello che considera il “vero Islam”

I punti principali della corrente salafita sono:
1.       Rispetto assoluto delle prescrizioni della sharia nella codificazione piu’ rigida
2.       Monoteismo assoluto che significa intolleranza per tutto ciò che sia idolo e pertanto odio verso il mondo sciita che venera i dodici iman.
3.       Ossessione per l’apostasia da cui deriva un rapporto di conflittualità con le altre due religioni permesse, cristianesimo ed ebraismo (ebrei che è bene ricordare dal Corano gli ebrei siano definiti “scimmie e maiali”). Questi sono comunque dhimmi, cioè soggiogati all’islam, giammai pari
4.       Dovere di ribellione al governo idolatrico anche se musulmano (vedi pertanto assassinio di Sadat, stragi di sciiti in Pakistan, Bangladesh e Iraq, le fatwà di Al Qaeda..ma anche la distruzione delle Torri gemelle o del Bataclan… simboli di apostasia)
E nel 1700 questo grande scisma porta all’obbiettivo di credere e volere uno stato arabo forte e sunnita, salafita (quello che propugna del resto oggi il Califfato). Attenzione, il concetto di “stato nazionale” e di “confine” è estranea alla concezione islamica della umma. E questo concetto è importante da tenere a mente.
Tutto il mondo islamico fu tragicamente segnato dall’emergere del whhabbismo, dilagarono violenze e uccisioni a danno dei musulmani “infedeli”. 
E Israele c’era? No..non esisteva nemmeno il sionismo a livello di pensiero ideologico

Gli attuali paesi arabi nascono come Stati a seguito del crollo dell’impero ottomano, sulla base del desiderio statunitense di legittimare le aspirazioni all’autodeterminazione dei popoli (Usa che, invece, nel secondo dopoguerra saranno piuttosto ostili verso la nascita dello Stato di Israele, contrariamente a quanto spesso si crede).

E anche la questione tra palestinesi arabi e palestinesi ebrei ha connotati poco noti, tipo il palese schierarsi del Muftì di Gerusalemme con le forze dell’Asse (Hitler e Mussolini)  ritenendo che il modello antidemocratico da questi proposto fosse da imitare ed estendere (piu’ tardi Nasser, presidente dell’Egitto si rivolgerà ad una altra potenza antidemocratica, eleggendola a modello e interlocutore privilegiato, l’URSS di Stalin).
Nello stesso momento, negli anni della seconda guerra mondiale, gli ebrei di Palestina invece si schieravano con le truppe inglesi a difesa della democrazia nel mondo.

Il mondo musulmano palestinese è diviso in due correnti: una costituzionalista portata avanti dalla dinastia dei Nasashibi (che propendeva per la possibilità di un accordo territoriale) e una jiadhista (del Muftì che propende per il rifiuto di ogni accordo su territorio)
Si badi che la questione territoriale, nel mondo islamico, è assolutamente di secondo piano rispetto a quella religiosa e ideologica.
I non islamici sono colpevoli, in questa visione, di apostasia e di offesa al Corano, e vanno abbattuti, basti vedere che il Muftì nel 1936 rifiutava una divisione territoriale della Palestina tra due stati (ebraico e islamico), ma rifiutava anche, nel 1939, una seconda proposta di stato arabo palestinese su tutto il mandato britannico (come formulata nel Libro Bianco). Il problema non è mai stato il territorio, ma la religione, l’offesa all’islam (o presunta tale).

Del resto anche nel secondo dopoguerra il mondo palestinese ha sin da subito respinto la risoluzione Onu del ‘47  che prevedeva  due stati, attenzione: non ha solo rifiutato lo Stato ebraico,  ha rifiutato in toto la creazione di uno stato palestinese. Ed ancora con Arafat e poi con Abu Mazen ha sempre rifiutato ogni proposta di creazione di uno Stato, né le concessioni di territori da parte israeliana hanno smesso le violenze di Hamas (decisamente sunniti e jihadisti). 
Perché? 
Perché la questione non è né economica né di territorio, non principalmente almeno.

Le due correnti, costituzionalista e jihadista, si sono fronteggiate a lungo nel mondo palestinese musulmano, fino a che la corrente jihadista, con il Gran Mufti di Gerusalemme in testa, passò a “risolvere” il problema, con l’unico mezzo che conosceva: l’assassinio.
Infatti nel  1941 viene assassinato il leader costituzionalista della famiglia dei Nashashibi, nel 51 viene assassinato re Abdullah di Transgiordania sulla spianata delle Moschee a Gerusalemme, e nel 1958 vengono uccisi Re Feisal II e Nuri Al Said (tutti della corrente costituzionalista).
In questo modo  si apre la strada  alla non-soluzione nella questione mediorientale e  tra Israele e Palestinesi
Anzi il segretario della Lega Araba (Lega che non volle neppure riconoscere la legittimità stessa dell’Onu) disse di volere una “guerra di sterminio e di massacro della quale si parlerà come dei massacri dei mongoli e delle crociate
Da parte sionista prima e israeliana poi io non ho mai sentito delle frasi del genere.
La vittoria della parte jihadista ha portato conseguenze nefaste per la Palestina: il rifiuto da parte musulmana dello Stato di Israele, che come è detto non è una questione di territorio, ma religiosa, ha comportato il protrarsi di un conflitto che poteva nascere e chiudersi nel giro di poco tempo, oltre 60 anni fa.
Per la corrente jihadista quella terra (come del resto ogni terra in cui l’Islam sia stato, dall’Arabia ai paesi europei..)  è “dar al Islam”, terra su cui vige l’Islam,  pertanto non trattabile, non divisibile in nessun modo. Per questo oggi gli statuti di Hamas e di altri gruppi islamici terroristi indicano come loro finalità  “la distruzione dell’entità sionista” e non già e giammai l’accordo. 
Quelli di Palestina Rossa di cui all’inizio del racconto, senza rendersene probabilmente conto, si allineano alle posizioni jihadiste: di fronte al mio “cercare soluzioni politiche”  rispondono “intifada fino alla vittoria”!



Quindi, sicuri che il problema del Medio Oriente sia Israele?
Se questo Stato non fosse mai nato, i problemi tra sciiti e sunniti sarebbero stati gli stessi e ci sarebbero stati ugualmente,  avremmo il Califfato di Isis ugualmente, avremmo il pericolo Iraniano (e avremmo avuto la grande ascesa dell’Iran sciita ugualmente, fatto questo certamente piu’ destabilizzante della nascita di Israele per il MO) e la Palestina avrebbe vissuto e vivrebbe problematiche del tutto simili agli stati arabi limitrofi, dove le guerre e gli atti di violenza sono all’ordine del giorno e indipendenti dalla presenza o meno di Israele.

Della realtà l’Occidente non si rende conto e, ancora oggi di fronte al Califfato e ai suoi proclami chiari e precisi di intenti, chiude gli occhi, cercando giustificazioni impossibili.  Resta che già solo da un breve brevissimo excursus storico (certamente non esaustivo)  appare subito chiaro che l’esistenza di Israele non è certamente la fonte unica delle violenze in MO, anzi direi che l’esistenza o meno di Israele come Stato non ha modificato sostanzialmente cio’ che comunque il MO era ed è, una polveriera teatro di guerra tra islamici.